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Pretty Little Liars Recensioni

Pretty Little Liars | Recensione 7×02 – Bedlam

In maniera sorprendente e incoraggiante, il secondo episodio della settima stagione di Pretty Little Liars spicca il volo dopo una partenza dubbiosa e in sordina, raggiungendo in fretta, a mio parere, la stessa intensità narrativa della season première e la stessa profondità psicologica dei dieci episodi che hanno composto la 6A, forse una delle migliori parentesi dell’intera serie. Inaspettatamente infatti, forse a causa dell’inevitabile timore di una puntata di transizione o puramente “filler” e quindi fine a se stessa, non solo la storia progredisce in modo sostanziale, permettendo alle liars di porsi in fretta le giuste domande, ma anche i personaggi ottengono singolarmente spazi fondamentali che esulano dall’aspetto di coppia (comunque sempre presente, altrimenti chi li sente gli shipper? Già così le stressano la vita a quella povera donna!) e si concentrano principalmente secondo me sul loro percorso di crescita e soprattutto di accettazione di sé e l’esempio migliore di questa caratterizzazione sta nelle parole di Aria Montgomery, Hanna Marin e, nonostante la sua situazione attuale, Alison DiLaurentis.

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Dal punto di vista della storyline centrale della stagione, l’episodio parte a mio parere in modo poco convincente ma già dalle prime scene il potere delle parole si afferma prepotentemente anche sulla storia. Se il ritorno a casa di Hanna infatti può sembrare più frettoloso ed emotivamente “sterile” di quanto ci aspettassimo dopo gli eventi della première, ancora una volta è Mary Drake a fare da padrona in un momento che per Hanna assume sfumature certamente paradossali ma che, vissuto dall’esterno, ci permette di guardare oltre la nostra prima impressione del personaggio e cominciare invece a vederne la profondità celata dietro quell’espressione così perennemente inquietante. Per quanto le sue azioni siano certamente deprecabili e nonostante il suo coinvolgimento nel rapimento di Hanna e nella distruzione graduale della sanità mentale di Alison, Mary Drake sembra (verbo indispensabile quando si parla di PLL) voler accennare in entrambi i casi una parvenza di empatia verso le ragazze, e se all’inizio riporta a casa sana e salva Hanna dopo averla ritrovata in fuga da quella stessa prigione che probabilmente lei, A.D. e Rollins avevano organizzato, è di fronte alle condizioni di già disperate in cui versa Alison che Mary appare più umana di quanto avessimo immaginato nel finale della sesta stagione.

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Se è vero che fidarci di lei, delle sue parole e soprattutto delle sue emozioni, sia certamente avventata come reazione, è anche vero che personalmente sono portata ad avvertire un’onestà di base nelle azioni e nelle motivazioni di Mary Drake, come se in lei ci fosse un bisogno di raccontare la sua storia, la sua verità e soprattutto la sua persona, che per troppo tempo è stata uno dei tanti segreti inconfessabili di Jessica DiLaurentis. La libertà (anche a tratti oscura) che si legge nei suoi occhi quando ammette davanti ad Hanna di non essere più un segreto ormai è pari solo allo sguardo comprensivo che sembra rivolgere ad Alison in ospedale, rivedendo se stessa nella ragazza che ha appena aiutato a distruggere così come Jessica, a suo dire, ha fatto con lei per tutta la sua vita.

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Ma proprio come è accaduto nella première, è ancora una volta il confronto tra Mary & Spencer a lasciarmi in balia di dubbi che non riesco a sbrogliare ma che comunque rendono i loro momenti insieme degni di essere visti e vissuti. Che la folle teoria di un legame parentale tra le due sia effettivamente vera o meno, credo che Troian Bellisario e Andrea Parker abbiano creato in questo contesto una chimica nuova e diversa rispetto al passato, e se da una parte Spencer ne approfitta ogni volta per provare a conoscere e studiare la persona che diventa sempre di più ai loro occhi il nemico numero uno, dall’altra, strategicamente o no, Mary lascia sempre nei loro incontri una parte di sé, che sembra appartenerle davvero ma che non la rende necessariamente vera. Eppure nel suo racconto su come la parola di Jessica sia sempre stata decisiva rispetto alla sua nelle fasi più importanti e tragiche della sua vita, Mary sembra attingere a un dolore autentico che non ho potuto fare a meno di paragonare proprio a quella sensazione di impotenza che ha sempre attanagliato Spencer nella sua crescita nei confronti della perfezione imposta come standard da Melissa. E se le sue parole risultassero effettivamente veritiere, un altro paragone necessario sarebbe quello tra Jessica e Alison, entrambe in grado di forgiare, con le proprie azioni, il loro incubo peggiore, i loro “mostri”. E proprio queste sfumature nuove e umane nella personalità di Mary Drake sono forse alla base di quel tentativo di Emily di provare a rimediare a quello che sembra già essere il loro ennesimo errore di valutazione tramite un “patto con il Diavolo”. Per quanto la mancanza di fiducia delle ragazze in Alison non sia assolutamente biasimabile considerati i numerosi trascorsi in cui Alison ha dato prova di non essere degna di tale fiducia, è anche inutile negare che il rapporto di Emily con Ali sia sempre stato differente rispetto a quello delle altre ragazze, e per quanto anche lei abbia accettato presto la concreta possibilità secondo cui Ali possa aver ucciso Charlotte, “consegnandola” in questo modo nelle mani di A.D., una parte di sé comincia già a rinnegare la sua decisione, non riuscendo a lasciar andare le sorti di Ali e continuando a lottare per la sua sicurezza, aspetto di Emily che a volte, per me, oscilla troppo facilmente tra l’insopportabile ingenuità e una genetica predisposizione a vedere sempre il meglio nelle persone. Sta di fatto che per la prima volta nella sua storia, credo che il tormento interiore di Emily e il suo legame storico con Alison possano essere davvero la chiave necessaria per svegliare le menti e aprire effettivamente gli occhi sulle forze che remano contro tutte loro. Convinta infatti del pericolo a cui adesso Alison è esposta, Emily è la prima a spingere Spencer e Aria nella direzione di Elliott Rollins, cominciando lentamente a far cadere quella maschera di perfezione che il dottore ha indossato dal primo giorno ed è sempre Emily, in seguito, ad accettare di collaborare con Mary Drake pur di riuscire a far visita ad Alison, rendendosi così conto dell’improvviso deterioramento della sua condizione ma soprattutto dello strano legame che unisce Mary e Rollins, portando in questo modo la storia a un nuovo, interessante livello.

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E mantenendo l’attenzione proprio su Alison, non posso, e questa volta non voglio, esimermi dal provare empatia per le sorti in cui versa questo personaggio al momento e per la profondità dimostrata non solo da una sorprendente interpretazione di Sasha Pieterse, ma anche dal modo in cui le sue scene sono state scritte, mostrando in modo sottile quanto la fragilità della sua condizione mentale abbia riportato a galla sia i suoi traumi più radicati, come l’abbandono di sua madre che troppo velocemente l’aveva creduta persa seppellendola come uno dei suoi tanti segreti, sia forse i suoi sentimenti per l’unica persona che in fondo l’ha amata per davvero. Se è vero che non sono quasi mai stata favorevole alla storia tra Alison e Emily, è anche vero che vedere la tenacia con cui ancora si appoggiano l’una all’altra nei momenti più difficili è degno di ammirazione. Almeno fino al momento in cui Alison non ricomincerà inevitabilmente a stuzzicare il mio killer interiore e conoscendola, potrebbe accadere prima di quanto io immagini.

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TO BE YOURSELF

Ma come ho già detto all’inizio, al di là dello sviluppo della storia orizzontale in questi primi episodi, è stata la caratterizzazione psicologica dei personaggi a colpirmi particolarmente in questo frangente. Per quanto riguarda Hanna, voglio sperare che ciò a cui abbiamo assistito sia soltanto l’inizio di una rinascita di cui questo personaggio ha estremamente bisogno secondo me. Quell’alone di arrendevole cinismo che si trasforma rapidamente in un’autocommiserazione onestamente poco tollerabile quando si ritrova nei paraggi di Caleb sino ad arrivare a un nuovo assurdo capovolgimento da femme fatale nell’ufficio di Jordan, sono stati tutti aspetti di Hanna che a inizio episodio mi hanno fatto temere il peggio per questo personaggio, per quanto potessi anche provare empatia per il trauma appena vissuto. Ma continuare a vagare in quell’ormai fastidiosa oscillazione che l’ha caratterizzata per l’intera 6B sarebbe stato a mio parere un errore e una debolezza narrativa imperdonabile, per questo motivo mi ha sorpreso e anche entusiasmato assistere finalmente alla rinascita di Hanna Marin, ai suoi primi passi compiuti in una direzione che magari non avrà una meta già stabilita ma che almeno potrà davvero sentire completamente sua, nel bene e nel male, diventando così il suo nuovo punto di partenza.

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Consapevole ormai di non poter più recuperare quel passato così sicuro e accomodante che ha vissuto con Jordan, Hanna fa ciò che probabilmente avrebbe dovuto fare molto tempo prima, lasciando libero un uomo che l’amava certamente più di quanto lei amasse lui (e forse anche se stessa al momento) e abbracciando finalmente quel futuro che Lucas ancora le offre e che per la prima volta dopo anni forse sarà la sua possibilità di riconoscersi e tornare ad essere la persona che è sempre stata, con o senza un uomo al suo fianco.

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E se questo percorso di accettazione di sé sembra agli esordi con Hanna, potremmo invece definirlo all’epilogo per Aria, secondo me l’unico personaggio che anche nella 6B ha mantenuto, tra pregi e difetti, un’evoluzione costante e fedele a quella personalità matura, creativa e romantica che ha costruito e difeso nel corso degli anni. Giunta a un punto della sua vita in cui i suoi sforzi in campo creativo sembrano finalmente ripagati, Aria è pronta anche ad accettare di non poter più mentire a se stessa quando crede di riuscire a fare a meno di Ezra nella sua quotidianità, in un quadro che evidentemente adesso non include più Liam. Ancora intrappolata però in un triangolo lavorativo in cui i ruoli di Ezra e Liam si sono improvvisamente scambiati, Aria si ritrova nuovamente e inevitabilmente al centro di un fuoco incrociato, con Liam che non sa ancora se considerarla una “vittima” o una “manipolatrice”. E proprio in quel momento invece Aria si accetta completamente e si mostra esattamente per ciò che è e che è sempre stata. Guardandosi indietro, Aria riconosce i suoi errori, le sue debolezze, le scelte giuste o sbagliate che hanno caratterizzato la sua vita fino a quel momento, le conseguenze che ne sono derivate e che ha sempre affrontato a viso aperto, il suo rapporto forse troppo stretto con la vita e con la morte, e in tutti questi momenti lei rivede se stessa, la persona che è diventata, una persona che le piace perché continua a rialzarsi, perché continua ad essere se stessa. E.E. Cummings ha scritto: “To be nobody but yourself in a world that’s doing its best to make you somebody else, is to fight the hardest battle you are ever going to fight. Never stop fighting.” e credo che queste parole si sposino perfettamente con quell’affermazione di sé che Aria ci offre in questo episodio, con quella lezione che forse possiamo cogliere nel suo percorso così lineare ma vissuto sempre pienamente, con passione, con coraggio e con paura, con tutti quegli aspetti quasi antitetici che caratterizzano questo personaggio a volte così fragile eppure così forte, so little, so big.

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A pagare invece un futuro ancora incerto e grigio che non rispecchia affatto la sua persona e soprattutto il suo potenziale è Spencer Hastings. Vederla aggrappata a una relazione che personalmente ho difeso ma che adesso mi appare totalmente sbagliata a causa di un comportamento tutt’altro che onorevole da parte di Caleb fa quasi male. Fin dall’inizio il cognome Hastings ha significato sicurezza, certezze, successo in qualsiasi ambito della vita, ma per qualche ragione, per quanto la sua tenacia e la sua forza instancabile la rendessero una macchina di guerra, Spencer non ha mai davvero inquadrato il suo futuro, non ha mai trovato quella possibilità di essere se stessa e contemporaneamente di sfruttare a pieno un potenziale che non ha eguali. Vederla dunque così dimessa, insicura, ai margini della sua vita e al fianco di un ragazzo che per me non la merita diventa quasi una nota stonata nell’economia generale dell’episodio ma soprattutto nel quadro generale di ciò che questo personaggio è stato e ha fatto nel corso degli anni. Spencer Hastings non ha attraversato l’inferno per poi tornare indietro più forte di prima solo per lasciarsi piegare da una relazione finita male, c’è bisogno che la gerarchia venga ristabilita a Rosewood e che Spencer si riprenda il posto che le spetta … il primo.

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Concludendo, il gioco di Elliott Rollins continua a mostrarsi in tutta la sua crudeltà mentre la vicinanza dei suoi metodi con gli obiettivi di A.D. diventa sempre più insistente, suggerendo forse un legame molto stretto con il misterioso Uber A e se la triade punitiva è effettivamente accomunata dall’affetto per Charlotte, dopo sua madre e l’uomo che l’amava, a chiusura del cerchio potrebbe esserci magari un fratello o una sorella. Ma paradossalmente e sorprendentemente, potrebbe essere l’insospettabile Emily Fields a rovinare i loro piani con una ritrovata e speriamo non solo momentanea furbizia.

 

Til the next time, Walkerit-A

 

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2 comments

Al
Al 1 Luglio 2016 at 10:47

Sempre sul pezzo, anche questa recensione mi trova perfettamente d’accordo! In questa puntata ho provato empatia per due personaggi a sorpresa. Alison è sempre stata la mia spina nel fianco, tanto che a volte nemmeno mi capacitavo del l’attaccamento ostinato che avevano le liars nei suoi confronti, però vederla così esposta e indifesa mi ha fatto un certo effetto (sarà che Rollins è uber-odioso quindi batte tutto l’astro nei confronti di Ali). E poi Mary Drake che quasi quasi non mi verrebbe voglia nemmeno di considerarla un nemico. Pensare a quella santa donna di Jessica come sorella suscita tutta la mia empatia. Non sono del partito che vede una possibile parentela fra lei e Spencer, ma credo piuttosto che la loro affinità derivi da un background in qualche modo simile; Spencer ha toccato il lato oscuro più di ogni altra delle ragazze e forse questo la rende più incline a cercare di guardare nel pozzo di segreti che è Mary Drake.

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WalkeRita 2 Luglio 2016 at 18:02

Ciao!! Grazie davvero per le tue parole!! Anch’io concordo molto col tuo pensiero! Non ho mai fatto segreto della mia antipatia per Alison, c’è stata una breve parentesi in cui mi è quasi piaciuta ossia la 6A ma già nella 6B sembrava volesse lottare per tornare ad essere insopportabile! Però come hai ben detto, alla fine vederla così indifesa e in balia di quell’Ian 2.0 non è carino e mi è dispiaciuto vedere come provasse in tutti i modi a cercare aiuto in Emily! Su Spencer & Mary non so cosa pensare, in PLL in fondo quasi tutto è possibile, però ad ogni modo mi piacciono perchè sembrano davvero simili nelle esperienze familiari … beh, più o meno, Melissa sarà anche bitchy ma non è Jessica thank god! Alla prossima!

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