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Pretty Little Liars Recensioni

Pretty Little Liars | Recensione 6×13 – The Gloves are on

In un episodio di questo tipo risulta particolarmente difficile per me capire quale sia l’inizio e quale sia la fine di questa storia labirintica. È successo più di quanto mi aspettassi, hanno rivelato segreti che credevo avrebbero occupato interi archi di episodi, ma è ciò che non viene detto e che non viene mostrato a preoccuparmi davvero, perché sono proprio quei dubbi, quei sospetti e le paure che ne derivano ad alimentare quella fiamma che cresce episodio dopo episodio, finale dopo finale, pronta a bruciare chiunque si trovi nelle vicinanze, senza distinzioni. Ancora una volta non posso esimermi dal notare quanto il nastro sembri destinato a riavvolgersi continuamente, a ricalcare gli stessi passi compiuti all’inizio di tutto, e più le ragazze combattono tenacemente per allontanarsi dal loro passato e dai loro errori, più si ritrovano attratte, quasi come risucchiate da un vortice, da Rosewood, dalle sue storie, da quei segreti che nascono istantaneamente ad ogni passo indietro che tutte loro compiono. E, a peggiorare una situazione già abbastanza grave, ci pensa il travolgente potere di un dubbio, la paralizzante sensazione di non conoscere più neanche quelle persone a cui cinque anni prima avrebbero affidato la vita.

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Mi sembra quasi che Rosewood rappresenti per tutte le ragazze la realizzazione concreta della metafora delle sabbie mobili, una trappola che ti immobilizza quasi all’istante, privandoti di ogni via di fuga, e più ti dimeni nell’estrema speranza di liberarti dalla sua morsa, più vai a fondo, sotto il peso dei tuoi stessi movimenti e, in questo caso, dei tuoi stessi segreti, sempre più pesanti, sempre più d’intralcio nel tentativo di ritrovare quel punto d’appoggio che da sempre aveva rappresentato la loro unica salvezza.

Hanna è, secondo me, al momento, l’emblema di una giovane donna sul proverbiale orlo di una crisi di nervi. Più continua a ripetere di non essere più al liceo, più, quasi “karmicamente”, la sua intera realtà si trasforma, per assumere le esatte fattezze di quella che aveva lasciato in quella stessa città, cinque anni prima. Hanna cerca di aggrapparsi disperatamente alla possibilità, ormai remota, che la sua nuova vita non le sfugga dalle mani, che la sua relazione perfetta con Jordan percorra tutte le fasi tipiche di una favola moderna, che i suoi sacrifici nell’ambito lavorativo alla fine diano i loro frutti e, soprattutto, che le indagini sulla morte di Charlotte si chiudano abbastanza in fretta da rilasciare le catene che la tengono imprigionata a Rosewood. Ma ogni giorno che passa le dimostra, con più realismo di quanto voglia accettare, che quella vita che sperava di abbracciare presto inizia a diventare quasi un’illusione o un miraggio e alla fine di tutto, ciò che più le risulta difficile capire, è che ancora una volta lei per prima è l’artefice di questo cambiamento.

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Hanna si ritrova quindi a dover fare i conti con le conseguenze delle sue recenti azioni e questo la rende visibilmente nervosa, tanto da ricominciare a sfogare tutte le preoccupazioni sulla prima fonte di zucchero che incontra sulla sua strada. Quasi ingenuamente, forse, Hanna ha cancellato il filmato della sicurezza dell’hotel che vedeva Aria protagonista, per quello stesso fine che tante volte in passato era stato la causa principale dei loro problemi: proteggersi l’un l’altra. Anche quando ci sono troppe domande e poche risposte, anche quando il dubbio diventa preponderante, il loro primo istinto è sempre quello di guardarsi le spalle perché sanno troppo bene ormai che nessun altro crederebbe alla loro verità, tanto vale allora vivere nella bugia. Ma ancora una volta Hanna subisce l’effetto boomerang delle sue azioni e inevitabilmente Lorenzo risale con facilità a lei, alle sue evidenti bugie, ai suoi vani tentativi di non spazzare via il suo futuro e quello di sua madre in un colpo solo. Unico sostegno sincero in questo momento è il ritrovato Lucas, più impegnato e ricco di come l’avevamo lasciato, ma in fondo ancora disposto a tutto pur di aiutare Hanna nei suoi periodi più bui.

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In trappola nei suoi segreti, Hanna cerca disperatamente una via di fuga e all’improvviso la possibilità concreta che Ezra si riveli il colpevole della storia non è più un’opzione così terribile per lei, perché metterebbe in fretta la parola fine a un capitolo che non ha intenzione di proseguire. Per quanto si illuda di uscire illesa da questo nuovo tornado, Hanna si rende conto di non poter ancora tornare al suo raggiante futuro, ma soprattutto di non poter neanche contare su quel passato che adesso assume forme che non si sarebbe mai aspettata e che la colpiscono in pieno volto con insospettabile sorpresa.

Emily era, prima di questo episodio, il personaggio con a seguito il bagaglio emotivo più pesante perché infarcito di segreti e sensi di colpa che non riuscivamo a vedere nella loro totalità. In un colpo solo invece, sorprendentemente, Emily sembra rivelarsi apertamente, lasciando cadere tutte le sue maschere, forse troppo in fretta per credere davvero che non ci sia dell’altro sotto la superficie delle prime confessioni. Ciò che mi sembra ovvio purtroppo è che Emily sia ancora definita dal bisogno di avere un obiettivo, di avere qualcosa in cui credere, qualcosa per cui valga la pena lottare e vivere e non solo ciondolare senza meta tra segreti e paure. Dopo aver affrontato con sua madre la dura verità riguardante i suoi studi e dopo aver cercato con coraggio delle risposte dall’inquietante Sara Harvey, che sembra intenzionata a spingere al limite i suoi sensi di colpa e la sua paranoia, Emily è costretta a rivelare anche il più importante dei suoi segreti, ma l’aspetto migliore della storia è che finalmente capisce di non essere più sola e di poter nuovamente contare sull’unica costante della sua vita che non l’ha mai giudicata e che, proprio come sei anni fa, semplicemente l’ascolta e l’accetta per ciò che è, rimettendo sul volto di Emily un sorriso sincero che non vedevo ormai da tempo. Ad Hanna, Emily racconta di aver ritrovato, anche solo momentaneamente, quell’obiettivo di cui ha bisogno per andare avanti, quella consapevolezza di essere utile e di essere magari una speranza per una coppia lontana che sogna di diventare una famiglia.

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Scongiurato, quindi, il pericolo di un problema di salute, per quanto sia forse meno drammatico rispetto alle nostre idee a riguardo, credo che il segreto di Emily, così come il suo senso di colpa per non aver aiutato Sara la famosa sera della rivelazione, sia perfettamente in linea con la personalità della ragazza, con l’estrema bontà che da sempre la caratterizza e con quel bisogno innato di porgere la sua mano a chiunque le chieda aiuto.

La chiave di lettura della storia di Spencer Hastings è secondo me, ancora una volta come nella prima stagione, la solitudine. Lontana da quella città che racchiudeva troppi incubi e pochi sogni, lontana da quelle persone che erano diventate per lei una famiglia migliore di quella biologica, Spencer si ritrova nel tanto atteso mondo reale, in quella normalità che desiderava più di ogni altra cosa ma che adesso forse ha un sapore diverso da ciò che si aspettava perché è completamente sola a viverla. Diversamente da Emily, Spencer ha sempre avuto un obiettivo, la sua vita non è mai stata priva di un compito da portare a termine o di un’attività con cui riempire le sue giornate, il problema di Spencer però è sempre stato quello di circondarsi di missioni in cui non crede, di impegni che non la rispecchiano davvero e soprattutto di persone che non la conoscono. E proprio tra queste persone ritroviamo adesso sua sorella Melissa, più acida e tagliente di come l’avevamo lasciata, esattamente come piace a noi.

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Per quanto abbia sempre sperato che le sorelle Hastings potessero avere, fuori da influenze altrui, un rapporto vagamente decente, non posso non ammettere il fascino dei loro duelli verbali. Più di tutto mi ha sempre sorpreso e quasi infastidito la capacità di Melissa di “leggere” facilmente, come pagine di un libro, tutti i lati più “oscuri” di sua sorella, tutti quegli aspetti che Spencer cerca inutilmente di nascondere anche a se stessa ma che per qualche motivo, diventano evidenti per Melissa quanto insegne luminose nel cuore della notte. Melissa pone Spencer di fronte a una verità che lei per prima non voleva accettare ma ancora una volta ciò che Melissa non riesce davvero a capire di sua sorella è la sua sostanziale bontà, l’incapacità di fare del male volutamente e soprattutto forse l’incredibile divario che separa il suo rapporto con Spencer da quello che invece lega sua sorella ad Hanna, Aria e Emily. La storia con Caleb, per quanto innegabilmente strana possa sembrarci, è diametralmente opposta alla cotta adolescenziale per Ian o Wren, è lontana da quel desiderio inconscio, che secondo me caratterizzava Spencer, di prevalere anche solo una volta su sua sorella Melissa, Caleb ha rappresentato per Spencer, dal momento in cui l’ha incontrato in Spagna, la sua possibilità di non essere più sola, di avere al suo fianco qualcuno di simile (perché simili lo sono sempre stati) che riuscisse a capirla e a sostenerla quando nessun altro sembrava riuscirci. Ma come dicevo, se Caleb non è Wren, Hanna certamente non è Melissa. Incapace ormai di negare a se stessa quei sentimenti che quasi la spaventano, Spencer fa essenzialmente tutto ciò che speravo facesse, ossia essere completamente onesta con Hanna e rimettersi alle sue decisioni perché per quanto il suo legame con Caleb la spaventi, credo che l’idea di ferire Hanna o di compromettere la loro amicizia la terrorizzi ancora di più. Dal suo canto Hanna, seppur sorpresa, reagisce con la maturità che mi aspettavo, facendo un passo indietro e lasciando ufficialmente a Spencer la strada libera per qualsiasi evoluzione il suo rapporto con Caleb prenderà in futuro.

Aria Montgomery mi sembra al momento la più stabile delle ragazze dal punto di vista individuale. Sebbene anche lei riesca inconsciamente a tuffarsi in quella vasca di segreti viscosi nei quali poi lotta inutilmente per uscirne, Aria è anche l’unica a mio parere a non essere davvero spaventata dal suo passato, a non aver paura della sua storia con Ezra e soprattutto a non temere quelli che crede essere i suoi lati più oscuri.

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Innamorata come sempre delle sue parole ma respinta inevitabilmente da tutti quei dubbi che adesso prendono il sopravvento, Aria non sembra disposta a rinunciare ad Ezra, a tutto quello che ha rappresentato per lei, e anche quando non riesce a riconoscerlo, lei sceglie di difenderlo incondizionatamente, fosse anche da quell’accusa che purtroppo lei stessa non riesce a respingere o da quelle scadenze che mettono a rischio il suo futuro e che Aria decide di fare proprie, iniziando a completare quell’opera che Ezra non riesce più a riconoscere come sua.

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Mentre le ragazze quindi ricominciano lentamente a conoscersi nelle persone che sono diventate in questi cinque anni, facendo affidamento su quel sentimento che ancora le lega e che va soltanto alimentato come una volta, Mona e Alison fanno sentire la loro presenza anche quando non compaiono nelle loro vite, la prima agendo nell’ombra, diventando nuovamente invisibile e riappropriandosi quindi di quella posizione in cui diventa letale, e la seconda tramite le parole di Hanna che mette bene in chiaro una verità: dovunque lei sia, Alison non è più l’amica che avevano ritrovato, forse non lo è mai stata. E in tutto questo, mentre ognuna di loro intraprende una nuova strada, un unico messaggio è destinato a riportarle insieme, senza lettere, senza maschere o felpe, la giostra ricomincia a girare e questa volta scendere sarà ancora più difficile.

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Travolta come poche volte prima, sempre vostra, Walkerit-A.

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2 comments

Al
Al 28 Gennaio 2016 at 22:19

Via il dente, via il dolore – la storia tra Spencer e Caleb poteva essere un disastro da telenovela ed invece Marlene l’ha risolta bene: cioè, se proprio ci deve essere, almeno che non sia una cosa squallida, all’oscuro da Hannah, che potrebbe creare un baratro fra le ragazze.
Comunque questo episodio mi ha lasciato un po’ perplessa: il segreto di Sara Harvey mi è parso un po’ forzato (se inizialmente l’avevo visto come un parallelismo con the Jenna thing, ora mi ricredo totalmente); Hannah che ricade nel solito circolo vizioso, sembra che ogni minimo errore che fa debba ricadere su sua madre e se non ci fosse stato Lucas sarebbe sicuramente stata sopraffatta dalle circostanze; ma la cosa che più mi ha stupito è stata l’aggressione a Ezra. Ora ok che è traumatizzato e che questi cinque anni l’anno senza dubbio cambiato moltissimo, ma addirittura che sia stato lui ad uccidere Charlotte? e con tanta convinzione! E’ come se tutto quello che hanno passato gli si stia riversando addosso e che le ragazze siano disposte a tutto pur di fuggire a questa situazione e fuggire da Rosewood, anche addossare la colpa al primo sospetto facile.
Chi sta cercando di incastrarle stavolta è cosciente di tutte queste fragilità e senza dubbio le userà a suo favore.

Reply
WalkeRita 29 Gennaio 2016 at 18:35

HAI FATTO CENTRO secondo me! è esattamente quello che penso anch’io e che infatti ho scritto, è brutto da dire ma credo che le ragazze (Aria per ovvi motivi un po’ di meno) quasi “sperassero” che il colpevole fosse Ezra perchè così sarebbe finito tutto in fretta. Poi magari l’avrebbero aiutato, coperto, qualsiasi cosa, ma avere la certezza di conoscere la verità sta diventando vitale per loro perchè più vanno avanti, più si rendono conto in realtà di tornare indietro! E proprio questi passi indietro che stanno compiendo, con gli stessi errori e gli stessi segreti, come hai ben detto, saranno il punto di forza di questa nuova minaccia che saprà esattamente come e dove colpire! Il problema maggiore è che loro 4 sono purtroppo ancora molto distanti quando il loro legame quasi simbiotico è sempre stata la loro unica possibilità di salvezza! Concordo come hai letto anche su Spencer & Caleb, speravo che fosse gestita “alla” One Tree Hill e non “alla” Gossip Girl! Grazie mille per il commento!!!!!

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