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Pretty Little Liars Recensioni

Pretty Little Liars | Recensione 6×04 – Don’t Look Now

E … respiriamo. Con questo quarto episodio, Pretty Little Liars ha scelto di concedermi un po’ di tregua e non attaccarmi emotivamente come un pitbull che morde l’osso. In compenso però, dopo 42 minuti di pura ansia, mi ha lasciata con l’incredibile consapevolezza di aver ricevuto delle informazioni ma di aver capito meno di quanto sapessi la settimana scorsa, come solo questo show riesce a fare. Focalizzata più sulla storia che sui personaggi come invece era successo nei primi tre episodi, la puntata ha cercato di compiere inevitabili passi avanti nel mondo di Charles, nel passato dei DiLaurentis e nel futuro delle ragazze e della loro guerra con A che adesso sembra essere tornata al punto di partenza. Ma il cambiamento più evidente è quello che tutte loro sentono e notano ogni giorno fingendo di non vederlo, sperando che col tempo semplicemente passi e che un giorno possano tornare a vivere una normalità che adesso somiglia tanto a un miraggio.

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Ciò che mi ha colpito particolarmente in questo episodio è stato quello che non si vedeva, sono state tutte le parole taciute, sono state tutte quelle emozioni che le ragazze provano ad esternare ma che non riescono mai davvero ad esprimere del tutto perché lasciarle andare significherebbe rendersi più vulnerabili di quanto non siano già state. Per questo motivo tra di loro aleggia una sorta di tacito accordo per cui cercano la verità ma non rivelano la loro, parlano di Charles ma non delle sue azioni, restano insieme ma insieme non lo sono mai davvero, non come prima, non come è sempre stato.

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Nel magazzino in cui vengono conservati i documenti del Radley, Hanna e Emily provano ad affrontare una realtà che continuano a respingere ma tutto ciò che resta alla fine è soltanto l’ennesimo muro che sembra ergersi tra ciò che erano e ciò che sono diventate.

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Ancora sole quindi nel loro mondo e nel loro dolore, sono principalmente Spencer e Aria a preoccuparmi davvero perché se una insegue una forzata soluzione, l’altra continua a tenere tutto dentro, credendo di poter dimenticare e di poter tenere tutto sotto controllo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica.
Spencer si ritrova nuovamente in uno dei luoghi più bui della sua persona e se da una parte questo aspetto rischia di distruggere giorno dopo giorno un animo da sempre puro e fondamentalmente buono, dall’altra parte è inutile negare lo spessore che sia il personaggio che la sua magnifica interprete Troian Bellisario assumono in questi momenti. Guidata dal bisogno di scoprire la verità e tornare a respirare ma confusa da una dipendenza che prende il sopravvento, Spencer diventa il ritratto più estremo e tristemente realistico di quello che una persona sarebbe in grado di fare pur di procurarsi la sua dose, pur di ottenere quella pillola che adesso sembra l’unico rimedio a tutti i suoi problemi. Penso che la scena in cui Spencer rovista nella spazzatura di Aria in cerca delle sue medicine sia probabilmente una delle più forti che siano state mostrate in questa serie in quanto rappresenta l’estrema conseguenza di un trauma ormai prolungato che ha prosciugato progressivamente la serenità e la speranza di un’adolescente obbligata da tempo a vivere e a comportarsi come un’adulta. E quell’unica certezza che ancora resisteva contro tutto e tutti adesso sembra essere irrimediabilmente distrutta, lasciando Spencer in balia di sé stessa e come abbiamo notato troppe volte, Spencer sa diventare facilmente il suo peggior nemico. I momenti con Ezra sono stati probabilmente i miei preferiti nell’episodio in quanto il loro è sempre stato un rapporto particolare. Uniti dall’amore che provano per Aria, Spencer e Ezra hanno vissuto diversi alti e bassi ma alla fine Ezra si è dimostrato meritevole della stima e della simpatia che tutti hanno provato nei suoi confronti fin dall’inizio ma ciò che più mi colpisce positivamente è assistere alla sua purezza nel rapportarsi con quelle ragazze che non solo erano sue studentesse ma che più di tutto sono le migliori amiche della ragazza che lui ama e questo lo spinge sempre, seppur in punta di piedi, a cercare di aiutarle per quanto gli sia concesso. Evidente a chiunque abbia intenzione di notarlo, l’abisso in cui Spencer sta ricadendo non sfugge all’attenzione di Ezra che presenta la nuova pasticcera del Brew forse nel momento meno opportuno essendo suo malgrado esattamente tutto ciò che Spencer avrebbe dovuto evitare.

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Di fronte all’inevitabile quindi Ezra prova a dissuadere Spencer dall’abbracciare la sua oscurità ma con una drastica ammissione la ragazza si mostra in tutta la sua fragilità esprimendo un bisogno di chiusura e di liberazione troppo profondo e drammatico per poter essere alleviato, soprattutto non da lui, e le uniche persone che potrebbero farlo adesso sono lontane mille miglia.

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Conseguenza della sua mente in costante movimento, Spencer sembra ricordare a sprazzi momenti vissuti nella Dollhouse e uno in particolare si insinua nella sua già compromessa stabilità ossia il giorno in cui, dopo notti insonni, si risvegliò nella ricostruzione della sua stanza ricoperta di sangue non suo. Personalmente i ricordi di Spencer rimangono per me un forte dubbio in quanto com’era successo nella quarta stagione, sotto l’effetto di quelle pillole, la sua mente elabora scenari possibili ma non reali, come tutti quei flash che all’epoca la convinsero di essere stata lei a colpire Alison, ciò che è certo però è che con Spencer stiamo raggiungendo ancora una volta il punto più oscuro della serie e qualunque cosa avverrà da qui in poi, tra immaginazione e realtà, sarà sempre espressione di una mente geniale e di un carattere fragile compromessi inevitabilmente da un evento traumatico.

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p.s. Curiosità non richiesta : l’interprete di Sabrina è una delle più care e vecchie amiche di Troian Bellisario. Interessante? No? Ok, andiamo avanti!

tumblr_nqg8z334IN1skm2kno2_250Con Aria la situazione è decisamente diversa per alcuni tratti ma in egual modo preoccupante dal mio punto di vista. Anche con lei infatti ritorniamo nella Dollhouse e come ho sempre immaginato, Aria è stata la più difficile da piegare nascondendo nei suoi 50 cm di altezza più forza e ribellione di quanto si possa immaginare. Nel suo gioco con Aria, Charles ha sempre cercato di dimostrarle di non poter vincere contro di lui, distruggendo ogni volta tutti i suoi tentativi di resistenza e obbligandola alla fine a piegarsi al suo volere. La reazione di Aria a tutto questo è pura negazione, è la convinzione di poter andare avanti semplicemente non parlando o pensando al passato, è la ricerca continua e incessante di risposte, fossero anche quelle sbagliate. Ciò che mi preoccupa del suo comportamento però è quella strana luce che vedo nei suoi occhi, come se stesse cercando di aggrapparsi a una rabbia che facilmente si trasforma in odio, a un cinismo che diventa sempre più consapevole e razionale e che rischia in questo modo di assumere le fattezze di un’ossessione, la stessa che per anni guida Charles nelle sue azioni. Ancora un volta ci si focalizza sulla sua passione per la fotografia e per quei soggetti che sembrano essere diventati per lei un pensiero fisso: la sua stanza e le sue bambole, una stanza che adesso non sente più sua e una bambola che le assomiglia più di quanto abbia mai voluto. Tramite le sue foto Aria si rende conto di non essere affatto lontana da Charles e dai suoi ricatti, grazie alle sue foto riesce ad accettare almeno in parte ciò che le è successo ma credo anche che proprio quelle foto potranno diventare in un futuro non troppo lontano una chiave fondamentale per raggiungere la verità. Completamente sola anche lei, una piccola consolazione arriva dal ritorno di Byron e dai suoi tentativi di essere per lei il padre che merita.

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Hanna e Emily sono in qualche modo le ragazze che stanno affrontando meglio il loro ritorno a casa ma questo non significa che siano libere da preoccupazioni e problemi. Il problema di Emily per me ha un nome e cognome: Sara Harvey. Distante dalle sue amiche più di quanto mi piaccia vederla, Emily continua ad avvicinarsi sempre di più a Sara, una ragazza che conosce a malapena e di cui certamente vede solo ciò che lei vuole mostrare, essendo anni luce lontana dal capire ciò che Sara possa aver vissuto nei suoi circa tre anni di prigionia. Sta di fatto che, come penso dall’inizio, qualsiasi sia la verità di Sara, vittima o carnefice che sia, quella ragazza continua a non convincermi e la sua fragilità mi sembra tanto la stessa maschera indossata da Alison dopo il suo ritorno a Rosewood. Sentendosi quasi in diritto di aiutare un cucciolo sperduto, Emily sta abbassando troppo le difese con una ragazza che senza troppi problemi è già riuscita a fare breccia nella sua vita e a trovare forse un perfetto punto di osservazione, allontanandosi invece dalle uniche persone di cui possa davvero fidarsi.

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Hanna invece si ritrova quasi nella posizione opposta a quella di Emily ma a mio parere anche più giustificabile e comprensibile, ossia quella fase in cui probabilmente sarebbe in grado di dubitare anche della sua stessa ombra.

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Hanna è visibilmente stanca e arrabbiata, per tutto, per le bugie, i segreti, i ricatti, i rapimenti e i soprusi, per la distanza con le uniche persone che vorrebbe vicine, per la vicinanza di chi la ama forse troppo, per ogni singolo DiLaurentis. La reazione di Hanna in questo episodio è forse la più sana perché mi sembra davvero l’unica che nel bene o nel male stia cercando di affrontare il trauma, di allontanare il timore di parlare e di esprimere i suoi sentimenti, sia che questo significhi contrastare Alison e i suoi racconti, sia che la porti a chiedere spazio a colui che vuole solo proteggerla. Sulla questione Haleb onestamente non ho assolutamente niente da rimproverare alla storia perché penso che sia stata una decisione perfettamente in linea con le vicende. Che Caleb sia il ragazzo perfetto lo abbiamo ripetuto allo sfinimento ma i problemi a mio parere sono due: il primo è la sua iperprotettività, un aspetto che una ragazza che ha appena subito un rapimento non può davvero sopportare; il secondo sta nell’imperfezione di Hanna perché se Caleb ha raggiunto ora un tale equilibrio da essere considerato un po’ il fidanzato ideale, Hanna al momento è tutt’altro che stabile e per quanto questa relazione sia importante per lei, ci sono solo altre tre persone in grado di capire il suo bisogno di guarire da sola, senza pressioni o recinzioni perché tante volte le ragazze non sono state al sicuro neanche nelle loro case.

 

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Il filo conduttore dell’episodio sono inevitabilmente Alison & Jason DiLaurentis. Ho apprezzato molto la schiettezza di Ali nel rivelare alle ragazze tutte le informazioni ricevute immediatamente dopo il confronto con suo padre. Ciò che apprendiamo dalle parole di Ali e Ken DiLaurentis è l’identità di Charles: fratello di poco minore di Jason (non gemello dunque), Charles a quanto pare aveva mostrato dalla più tenera età gravi problemi mentali costringendo dunque i suoi genitori a rinchiuderlo al Radley e a rinnegare in questo modo la sua esistenza. La parte più bella del racconto avviene nel momento in cui Ken DiLaurentis sembra convinto dell’impossibile colpevolezza di Charles perché … wait for it … Charles è morto. La reazione delle ragazze è la stessa del mondo intero: BUGIA, e per dimostrarlo Spencer, Aria, Hanna e Emily raggiungono il magazzino in cui tutti i file dei pazienti del Radley sono conservati per poi essere distrutti e radere in questo modo al suolo quell’unico posto ricco di segreti e di risposte. Le informazioni che riescono a rubare in pochi minuti confermano soltanto il disturbo che affliggeva il ragazzo tanto da spingerlo al suicidio (almeno stando alle conoscenze di Ken) all’età di sedici anni ma porta in gioco un nuovo nome: Carol, prozia di Ali e Jason, scomparsa anni prima ma assidua visitatrice di Charles all’istituto di igiene mentale. Il team di ricerca che decide di seguire questa pista è insolito e comprende Spencer, Hanna e i fratelli DiLaurentis. Guidati dai ricordi e dalle segnalazioni di Jason, le ragazze raggiungono la dimora abbandonata di Carol dove troppo casualmente ritrovano la tomba di Charles e nonostante i dubbi e le proteste di Hanna, tutti sembrano convincersi dell’effettiva dipartita del terzo figlio.

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Personalmente il comportamento di Jason mi è sembrato particolarmente sospetto ma ciò che è certo è che l’unica a sapere tutta la verità è sempre stata Jessica DiLaurentis, da sempre disposta a tutto pur di proteggere i suoi figli, dovesse anche fingere la morte di uno di loro.

Astenendomi volontariamente da teorie e ipotesi, adesso vi lascio nella speranza di ritrovarvi la prossima settimana dopo quello che sarà senza dubbi l’ennesimo episodio esplosivo di questa incredibile sesta stagione.
Kisses, Walkerit-A

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