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Pretty Little Liars Recensioni

Pretty Little Liars | Recensione 6×03 – Songs of experience

Se il resto della stagione sarà così, io non reggo, vi avverto anticipatamente. Quindi è così quando Marlene King decide di dare davvero delle risposte? Beh wow, ragazzi, wow! Tre su tre, nessun punto debole, nessuna scena lasciata al caso, nessuna parola non detta, Pretty Little Liars è diventato uno tsunami emotivo, mi travolge dall’inizio alla fine dell’episodio, si impossessa della mia mente, mi lascia in preda a sensazioni che provi solo quando una serie tv riesce ad entrarti dentro e tra un respiro affannoso e l’altro, mi emoziona più di quanto riesca a dire quando capisco di essere sulla loro stessa lunghezza d’onda e (FORSE) di non essermi mai sbagliata su questa serie e sulla sua incredibile creatrice.

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Devo ancora riordinare le idee perché c’è veramente troppo da dire su questo episodio e vorrei capire da dove iniziare. Ma se leggete le mie recensioni credo che sappiate bene quale sarà il mio punto di partenza, è sempre lo stesso, dalla mia prima recensione, dalla prima volta che ho guardato questa serie tv: comincio dal cuore dello show, comincio dall’amicizia che lega Spencer Hastings, Aria Montgomery, Emily Fields e Hanna Marin. Fin dall’inizio io ho sempre creduto che la prima tessera di questo domino labirintico fosse soltanto una e il suo nome è Alison DiLaurentis. Per me era sempre colpa di Ali e in parte è effettivamente ancora così, è colpa sua se Mona è cresciuta pensando di non essere abbastanza, di essere debole e sola e questo sentimento l’ha trasformata in una ragazza indubbiamente disturbata; è colpa di Alison se Jenna, Mona, Lucas, Andrew vedevano Aria, Spencer, Hanna e Emily come un prolungamento di sua maestà Ali, come le sue fedeli ancelle create a sua immagine e somiglianza; è colpa di Alison se le ragazze hanno pagato per tutto questo tempo per i suoi errori, hanno chiesto scusa per lei, hanno creato scuse, hanno nascosto segreti ed errori. Ma è quasi paradossale pensare al momento in cui le cose sono cambiate e alla ragione per cui adesso non è più colpa di Alison. Nella loro guerra contro A, Spencer, Aria, Hanna e Emily dovevano essere le vittime, dovevano soffrire, litigare, allontanarsi, dovevano essere sole così come A era sempre stato, dovevano provare il suo dolore ma qualcosa è andato storto nel suo piano e giorno dopo giorno, A ha assistito alla realizzazione di ciò che più odiava: amore puro e incondizionato, nessuna di loro era mai davvero sola, nessun litigio durava tanto da separarle, nessun pericolo era fatale perché loro erano insieme, nessun dolore era troppo forte da sopportare perché il suo peso veniva diviso egualmente tra loro quattro. So bene di aver ripetuto questo concetto dalle settordici alle millemila volte ma sentirlo dire da una delle ragazze, immaginare uno sceneggiatore che scrive al suo computer queste parole ha dell’incredibile per me perché adesso non è più colpa Ali, adesso la ragione per cui Charles le perseguita, il motivo per cui non riesce ad andare avanti e a dimenticarle non è Alison ma è la loro amicizia, è quel legame che lui vuole spezzare da sempre perché non riesce a capirlo, perché lui non l’ha mai provato. Hanna l’ha capito, tutte loro hanno dovuto capirlo, perché Charles in quel bunker per una volta ha vinto e ha dimostrato ad ognuna di loro di poterle mettere l’una contro l’altra, di poter portare tutte loro a farsi del male a vicenda, a ferire le persone che più amano. Tornare a casa significava per le ragazze dover essere al sicuro, era la speranza o l’illusione di poter tornare alla normalità, di riprendere dallo stesso punto in cui avevano lasciato come se quel momento non fosse mai accaduto ma la verità è che non possono farlo perché tutto ciò che le rendeva forti era la loro unione e adesso non sanno più come stare insieme, non sanno più come essere amiche.

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Tornare a scuola doveva essere il loro primo passo e Hanna ci prova, con tutta la sua dolcezza e la sua innocenza, lei prova a riportarle insieme, a ricostruire ciò che è stato distrutto ma è terribile vederla entrare da sola perché Spencer, Aria e Emily non riescono a raggiungerla e ognuna di loro prova invece a cercare una spiegazione, a cercare una risposta ai loro perché.

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Perché Charles DiLaurentis? Chi è Charles DiLaurentis? Queste sono le domande che attanagliano Spencer, che martellano la sua mente ogni minuto di ogni giorno, queste sono le domande che diventano per lei quasi una sorta di orizzonte, quella linea immaginaria che crediamo di poter raggiungere ma che ogni volta diventa sempre più labile, sempre più distante. Ma conosciamo bene Spencer, non si arrenderà, dovesse anche distruggersi nella lotta e l’unica persona che può concederle quelle risposte che brama è Alison e non lascerà correre, non crederà all’ennesima bugia, non crederà alle parole e alle storie raccontate dalla famiglia DiLaurentis. Mi rendo conto che troppo spesso dedico ad Alison circa tre parole della mia recensione, del tipo “si, c’era anche Ali in questo episodio” ma forse la sua vicinanza a Spencer mi ha permesso di vedere qualcosa di diverso, ha lasciato che vedessi il suo lato più nascosto, il suo senso di colpa, la sua convinzione di non poter mai davvero cambiare. Spencer in qualche modo attacca Alison perché sa bene che ci sono troppe cose che ancora non vuole dire, ma Alison in fondo non prova neanche a nasconderle come lei sa fare. Ancora una volta, com’era accaduto nel precedente episodio, il confronto tra Spencer e Alison inizia in un modo e poi prende tutta un’altra piega perché forse per la prima volta da quando sono amiche, Alison si è mostrata a Spencer in tutta la sua fragilità, le ha mostrato le sue debolezze, le sue paure, il suo timore di non poter avere la sua seconda chance, di essere indissolubilmente legata al suo nome, alla sua storia, alla sua celebrità e di essere sempre considerata “lo scheletro nell’armadio”, come dicevo la prima tessera di un domino di cui non si scorge la fine.

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Anche il confronto tra Toby e Spencer esprime benissimo questo dualismo interiore che dilania Alison perché Toby non riesce a fidarsi e di certo non gli si può dar torto ma Spencer ha visto Alison, ha visto ciò che è diventata e se c’è stato un tempo in cui la considerava amica forse può farlo di nuovo, forse anche lei merita la sua seconda possibilità.

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E di fronte a Lorenzo, Spencer fa qualcosa che mi ha dato i brividi e mi ha anche un po’ commosso: semplicemente si è presentata, ha presentato le sue amiche e poi lo ha guardato e gli ha detto “Siamo amiche di Alison” e chiedete a Charles, a Mona, a Jenna e a Shana se questo significa qualcosa.
La ricerca di Spencer però non si ferma ad Alison e credo che non si fermerà finché questa storia non sarà davvero conclusa quindi la mossa successiva era prevedibile.

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Jason DiLaurentis è come sempre un libro aperto, un libro criptato, secretato, bruciato e poi rimesso insieme dalla cenere ma ormai troppi segreti sono stati svelati, troppi corpi sono stati disseppelliti dal giardino e anche Jason non può tacere, non più. Ciò che scopriamo grazie a lui è che i DiLaurentis sono stati campioni mondiali nella competizione “Peggiori Genitori dell’Universo” perché proprio come Jessica convinceva la piccola Ali di aver trovato e visto solo un pacco regalo anziché due, così Kenneth persuadeva Jason a credere di avere soltanto un amico immaginario, un amico tutto suo di nome CHARLIE.

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La verità quindi è che Charlie era più concreto di quanto Jason potesse credere, Charlie viveva davvero nella sua realtà più di quanto mister Biscuit facesse in quella di Hanna e dopo aver trovato finalmente, grazie all’astuzia e alla diligenza di Aria, la prova della sua esistenza, Alison e Jason decidono di lottare per la verità per la prima volta e di ottenere da Ken tutte quelle risposte che le ragazze meritano … e che anche noi meritiamo!

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tumblr_nq2jczR72M1qa1h7zo7_250Questo mi riconduce ad Aria, un personaggio che amo da sempre e mi piace osservarla, capirla, inquadrarla e provare insieme a lei a cercare le soluzioni di cui ha bisogno per andare avanti. La domanda che preme Aria in questo momento riguarda Andrew, riguarda una persona di cui si fidava e che adesso invece si è trasformato dinanzi ai suoi occhi in una figura amorfa, in un volto vuoto che non riesce a vedere e non riesce a capire. Perché l’ha fatto? Come l’ha fatto? Aria guarda le sue foto e cerca di scorgere una verità, cerca di trovare una conferma che le permetterebbe di chiudere finalmente questo capitolo della sua vita senza pensare a ciò che è successo prima, senza pensare a ciò che ancora potrebbe succedere se davvero lui non fosse il suo “uomo nero”, se non fosse quel colpevole che tanto desidera. Ezra è meraviglioso con lei, la fa sorridere, le dà fiducia, l’accompagna in piani a dir poco rischiosi ma proprio quando crede di avere in mano le carte giuste per vincere la partita, Aria si ritrova solo con del fumo tra i suoi pugni ben stretti e tornare indietro, chiedere scusa, non è più un’opzione disponibile.

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Andrew è innocente e dentro di sé anche lei lo sapeva e il ritratto che lui dipinge di Aria e delle sue amiche diventa adesso quasi più veritiero di quanto non lo sia mai stato.

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L’unica circostanza in cui non riesco ancora a inquadrare Aria riguarda la sua ritrovata passione per la fotografia. Qual è il significato di queste scene? Cosa non riesco a vedere in questi momenti? Cosa pensa davvero Aria dietro quell’obiettivo? Sta di fatto che le risposte a queste domande mi affascinano e mi inquietano al tempo stesso.

Hanna è stata un po’ un cucciolo in questo episodio e assistere al suo bisogno disperato di rimettere insieme i pezzi della sua amicizia con le ragazze è stato davvero difficile per chi come me ama e vive PLL principalmente per quel legame. Ad aiutarla c’è una persona che adoro e che spero di rivedere ancora: la dott.ssa Sullivan, la psicologa che per prima capii davvero le ragazze e soprattutto scoprì chi si nascondeva dietro il primo cappuccio nero. Ancora una volta la Sullivan si mette completamente a disposizione di Hanna e delle sue amiche ma se non le considerava totalmente pazze prima, temo che adesso potrebbe ricredersi! Sul punto di accettare l’aiuto della dott.ssa per affrontare il loro trauma, Spencer, Aria, Hanna e Emily vengono nuovamente fermate da Charles che minaccia la vita di Sara in cambio del loro silenzio, della loro omertà, quasi come un ritorno alle origini. Ma ciò che le ragazze non hanno potuto fare con la Sullivan avviene inevitabilmente dopo, quando tornano insieme al punto di partenza, ossia quando Andrew viene rilasciato.

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Fuori dalla stazione di polizia infatti, Aria, Spencer, Emily e Hanna sono nuovamente insieme e adesso non possono più evitarsi, non possono rimandare ancora una conversazione che aveva ormai i minuti contati. La verità viene fuori eppure non è così liberatoria come tutti pensano, non questa volta.

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È vero, nessuna di loro ha fatto del male alle altre ma giunte a questo punto poco importa, sono troppo intelligenti per non capire che non era quello l’obiettivo e che tutto ciò che Charles voleva era fare una dimostrazione, mostrare a tutte loro di aver vinto nel momento in cui azionavano un interruttore, nell’istante in cui la loro amicizia subiva un colpo dal quale ancora non sanno come riprendersi e purtroppo le azioni di Spencer rappresentano la prima vera conseguenza di questo trauma ancora vivo, di una ferita ancora aperta.

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tumblr_nq2jczR72M1qa1h7zo1_250Infine c’è Emily, il cui look era onestamente geniale, amate tutti Mandi Line! (Avete notato il tema militare dei suoi vestiti no?) Ma ciò che più mi preoccupa della storyline di Emily al momento è Sara Harvey. Emily ha abbracciato, letteralmente e metaforicamente, la sua storia, la sua sofferenza, il suo trauma e ciò che vorrebbe vedere è probabilmente una ragazza che ancora può essere salvata, una ragazza che merita di tornare a vivere e per lei, sia Emily che sua madre, sembrano disposte davvero ad offrirle tutto l’amore che a quanto pare Sara non ha mai davvero ricevuto nella sua famiglia. Ma c’è qualcosa in Sara che mi spaventa davvero e non mi convince anche se non riesco a mettere a fuoco i miei dubbi. Che sia sindrome di Stoccolma o stress post traumatico, Sara non è un’adolescente come tutte le altre e temo che non lo sarà mai più e la sua scena finale è per me solo l’inizio del suo percorso.

Una menzione la merita anche il nuovo arrivato Lorenzo perché mi piace pensare che possa essere per Alison la sua seconda possibilità, la sua chance di mostrare all’unica persona che non la conosce chi vuole essere, di mostrare che tipo di ragazza può diventare.
In conclusione io continuo a credere che Charles non sia solo lì fuori e l’identità della persona che lo aiuta secondo me va cercata tra i volti di Sara Harvey e di Mona Vanderwaal. Per quanto riguarda la sua storia, in molti dicono che alla fine proveremo anche compassione per lui ma tutto ciò che io riesco vedere è un’amicizia immensa spezzata a causa della sua invidia e quattro ragazze colpevolizzate solo per quell’amore incondizionato che le lega e per questo non merita compassione da parte mia.
Kisses, Walkerit-A

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