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Pretty Little Liars Recensioni

Pretty Little Liars | Recensione 6×01 – Game On, Charles

Tra i tanti aggettivi con cui hanno descritto il ritorno di Pretty Little Liars con la sua inedita sesta stagione, ce n’è stato uno che mi ha colpito particolarmente: “DISTURBING”, ossia “inquietante”, “sconvolgente”, nel senso più profondo del termine, riferendosi a quella sensazione così oscura che arriva addirittura a trasmetterti un senso di disturbo emotivo, qualcosa che ti smuove completamente e si insinua in maniera non troppo subdola nella tua mente lasciandoti in balia di immagini e pensieri che non hanno un riscontro visivo e quindi possono assumere nella tua immaginazione qualsiasi forma e significato, nonché a mio parere la sensazione peggiore che si possa vivere. Ecco, così con un solo termine, avevano descritto il nuovo Pretty Little Liars. “Esagerati”, avevo pensato tra me e me, “Cosa potrebbe mai succedere di così estremo? È pur sempre PLL no?”, ebbene con questa serie tv ho imparato che c’è sempre una prima volta. Negli anni in cui ho seguito PLL ho sempre assistito a una prima volta: la prima volta in cui non capivo Spencer, la prima volta in cui avrei voluto svegliare Aria a suon di cannoni, la prima volta in cui ho davvero ammirato Emily, la prima volta in cui Hanna non aveva fame … beh l’ultima non sono sicura che ci sia realmente stata ma andiamo avanti perché quello che voglio dire è che con questa season prèmiere, per la prima volta, ho desiderato che l’episodio finisse, e in fretta anche, e NON perché mi annoiava o perché avevo altro da fare, ma in tutta sincerità perché mi ha spaventata a morte, come non mi era mai successo con PLL. Quindi comincio questa recensione con una promessa: il prossimo che nega l’animo di thriller di questa serie tv, lo rinchiudo nella Dollhouse personalmente e tante care cose!

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GAME ON, CHARLES
tumblr_npcliaMqmp1qff77eo4_250Secondo me Pretty Little Liars va vissuto e interpretato in due modi diversi ma complementari: da una parte con un punto di vista analitico, con il quale cerchiamo di osservare e decifrare quanti più dettagli possibili, formulando teorie che verranno prontamente smontate e cercando di far combaciare quanti più pezzi del puzzle riusciamo a rimettere insieme; dall’altra parte con un punto di vista più soggettivo, emotivo, da non sottovalutare secondo me perché troppe volte, accecati dalle nostre cospirazioni, perdiamo di vista anche quelle poche certezze che dovremmo avere, in primis l’amore incondizionato che lega Spencer, Aria, Hanna e Emily. “Game on, Charles”, la frase pronunciata da Spencer “Badass” Hastings nel caveau personale di Charles è emblematica a mio parere per intraprendere un discorso analitico sull’episodio. Charles, chiunque lui sia, è stanco di giocare con le bambole, stanco di messaggini e segreti rivelati, stanco di vedere le sue prede piegate ma mai spezzate e di nuovo in piedi più forti di prima. Il livello a cui Charles porta la sua punizione o vendetta o qualsiasi sia la ragione dietro le sue azioni è tragicamente alto e ciò che più mi terrorizza è pensare che tutto questo sia solo l’inizio e che il suo obiettivo finale sarà ancora più distruttivo di quanto non lo sia già stata la Casa delle Bambole. Tutto in questo episodio mi fa pensare a un doppio significato, ogni singola scena mi sembra una sorta di metafora per quella che sarà l’evoluzione della storia e dei suoi personaggi e soprattutto per quel cambiamento dal quale non si torna indietro. Sì perché per quanto in questi anni le ragazze siano state segnate e tormentate da questa figura misteriosa e dai suoi giochi pericolosi, io credo che tutte loro siano state sempre in grado di resistere davvero, di non permettere ad A di cambiarle, di entrare sotto la loro pelle, di allontanarle dalla loro forza e da chi sono sempre state fondamentalmente. E quando le ragazze hanno trovato per la prima volta la loro via di fuga nel finale della quinta stagione, le persone che sono uscite da quel bunker erano nel bene o nel male le stesse che Charles aveva rinchiuso. Ciò che credo è che Charles non abbia mai avuto l’intenzione di farlo accadere nuovamente. E qui si cambia registro.

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Come prima punizione, le ragazze si ritrovano costrette a trascorrere più di 24 ore all’interno del recinto elettrificato fuori dal bunker, lasciate in balia di qualsiasi evento atmosferico e prive ovviamente di cibo e acqua ma a dimostrazione della loro forza e della loro perseveranza di cui parlavo, le liars non si arrendono, mantenendo anche se a stento ognuna la sua caratteristica: Spencer protettiva, Hanna affamata, Emily fiduciosa, Aria sarcastica tanto da strappare anche un sorriso alle sue amiche e infine Mona, geniale e sopravvissuta. Di fronte a un istinto di sopravvivenza che forse non aveva previsto, Charles passa al piano B o forse semplicemente al nuovo livello del piano A, che gli si addice di più in ogni caso. Le porte del bunker si riaprono e mentre le ragazze rientrano nella loro prigione forse ignorano che questa volta ne usciranno inevitabilmente cambiate. Una volta dentro, Charles le attacca nuovamente con un gas soporifero, non prima di aver portato via Mona con quella maschera antigas che le aveva regalato. E l’ennesimo risveglio delle liars è stato il primo momento in cui ho capito davvero il significato dell’aggettivo DISTURBING.

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Aria è la prima ad aprire gli occhi e toccare con mano il loro nuovo incubo: coperte esclusivamente da un lenzuolo bianco, violate della più intima privacy, le liars sono distese su freddi piani in acciaio, gli stessi usati in obitorio e ho amato particolarmente il modo in cui Aria ha avvicinato la sua mano al corpo di Hanna sperando vivamente che fosse soltanto addormentata. Fortunatamente tutte e quattro le ragazze si risvegliano e sorvolando sulla paura di Emily di aver perso qualche organo non vitale (perché è sempre la più macabra?), Spencer è ovviamente la prima a pensare a una spiegazione razionale (“Of course she did” cit. Aria) ossia farle credere morte dalle loro famiglie in modo da fermare le ricerche. Anche Mona torna tra loro, nuovamente nei panni di Alison. Quindi si ricomincia e ognuna nella propria stanza. E qui respiro affannoso, pugno nello stomaco e immaginazione senza freni. Non appena le porte delle stanze si richiudono automaticamente, ascoltiamo tutte le ragazze urlare terrorizzate per qualcosa all’interno, dopodiché il buio. Non sappiamo esattamente quanto tempo sia passato ma quando le porte si riaprono, le persone che escono da quelle stanze non sono le stesse che ci sono entrate.

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Abbigliate in maniera molto simile al look che portavano ai tempi della prima stagione, è qualcosa di più profondo ad essere cambiato per sempre, qualcosa che le ha sconvolte e distrutte, qualcosa che non riescono neanche ad esprimere, non prima di essere al sicuro fuori da quel bunker e tutto ciò che riescono a fare è tornare insieme, di nuovo, perché qualunque cosa sia successa tra le loro quattro mura potranno affrontarlo e superarlo soltanto insieme. Mentre Mona è rinchiusa in una sorta di pozzo chiamato non a caso “The hole”, le liars vengono “condotte” nella fedele riproduzione della stanza di Ali e viene loro obbligato di prepararsi ad accogliere la vera Alison. Confuse e in balia di emozioni che prendono a turno il sopravvento sulla razionalità, le ragazze incassano un altro duro colpo di fronte alla consapevolezza delle sofferenze che stanno vivendo adesso le loro famiglie, all’oscuro di qualsiasi informazione sulla loro salute.

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Mentre Hanna sembra soffrire particolarmente la distanza da sua madre, questa volta è Aria “freaking” Montgomery a tirare fuori la grinta e a promettere a Charles vendetta, prontamente riportata alla calma da Emily e da Spencer che, stanca di essere una vittima, sta al gioco ma progetta la propria via di fuga.

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Mentre il tempo viene costantemente riportato indietro da Charles e da tutti quei piccoli particolari che ha raccolto negli anni, Aria e Spencer trovano un messaggio di Mona che non lascia presagire nulla di buono. Ma il momento è arrivato e Charles non è l’unico a saper giocare. Riunite tutte nel caveau Spencer mostra alle amiche il filmato che ritrae Jessica DiLaurentis felice e circondata da quelli che presumibilmente sono i suoi figli: Alison, Jason e Charles DiLaurentis. Non ci impiega molto infatti Spencer ad anagrammare le frasi misteriose che avevano trovato nello specchio di Mona e ad unire in seguito il filmato nel caveau e quella sensazione prettamente familiare che aveva provato stando a pochi centimetri dal suo aguzzino e il risultato non poteva che essere l’inevitabile: Charles è un DiLaurentis.

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Ma la parte più bella della scena nel caveau è un’altra ed è per l’esattezza il momento in cui le liars DIVENTANO tutto ciò che Charles pensava che fossero: le considerava stronzette? Beh, adesso lo sono! Spencer, Aria, Hanna e Emily reagiscono per davvero, “giocando” per la prima volta con una luce negli occhi e una consapevolezza diverse, con la voglia di fare male tanto quanto gliene è stato fatto. “Game on, Charles”, adesso si gioca sul serio, e fermando la pellicola Spencer, Aria, Hanna e Emily cominciano a bruciare l’intero caveau, gli effetti personali, i ricordi, in poche parole Charles guarda come le sue bambole preferite tagliano i loro fili e bruciano ciò che resta della sua anima, obbligandolo a sbloccare l’intero bunker.

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Braccato ormai anche dall’insolito team di salvataggio di cui parlerò a breve, Charles è costretto ad accettare il primo scacco matto al re e a permettere alle ragazze di salvare Mona ed uscire sane e salve dalla loro prigione.
Ciò che Aria, Spencer, Emily e Hanna infatti non sapevano è che dall’altra parte del recinto, nessuno si era arreso, nessuno aveva smesso di cercarle e più di tutti non si erano fermati Ezra Fitz, Caleb Rivers, Toby Cavanaugh e sorprendentemente Alison DiLaurentis. Nonostante l’impegno onesto per la prima volta (come vi dicevo, tante prime volte in questo show!) della polizia di Rosewood nella ricerca delle ragazze e del loro aguzzino, riconosciuto con certezza nella persona di Andrew Campbell, Alison, Toby, Caleb e Ezra decidono di fare squadra per conto loro, rendendo Alison la più appetibile delle esche e cercando in questo modo di arrivare direttamente al covo di A e quindi alle ragazze. Alison probabilmente non mi convincerà mai, questo dovreste saperlo ormai, ma come avevo anticipato nelle mie precedenti recensioni, forse la prigione è stata per lei la chiave di volta della sua storia, l’unico vero specchio in cui ha potuto vedere la persona che è sempre stata, nonché forse la ragazza che, volente o nolente, ha fatto cadere la prima tessera del domino. La Alison che ho visto in questo episodio è una ragazza che era disposta davvero a mettere a rischio la sua vita per salvare quella delle sue amiche, noncurante di quelle che sarebbero state le conseguenze per lei. In realtà però, nell’ambito delle indagini è stata una scena in particolare ad affascinarmi immensamente ossia la pagina di diario che la Tanner leggeva, un diario presumibilmente appartenente a Andrew Campbell.

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Come potete leggere dallo screen che vi riporto, questa pagina di diario esprime tutto il risentimento che il suo autore provava per le ragazze ma come avevo in qualche modo intuito, tra le sue parole si evince una forte sensazione di invidia e gelosia nei loro confronti, per il loro modo di essere, per la popolarità e più di tutto per la loro amicizia. La frase che più mi terrorizza è “I fantasize about watching them scream, about watching what it takes to make them turn on each other”, e odio questa frase perché è esattamente la mia paura più grande, ossia che il suo obiettivo finale sia quello di separarle e renderle sole così com’è sempre stato anche lui. Con il caso di Marion Cavanaugh e la storia del Radley prossimo alla chiusura riportate in modo sottile in gioco, Charles attira Alison, seguita da Caleb e Ezra, fino alle porte del suo bunker ma non riesce a portare a termine la sua missione a causa del diversivo creato dalle ragazze.

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Nel finale, Aria, Spencer, Hanna e Emily si ricongiungono con Ezra, Toby, Caleb e Alison ma quello che sembra un lieto fine è soltanto l’inizio del capitolo conclusivo della storia, una storia che presenta adesso un nuovo giocatore: Sara Harvey, la ragazza scomparsa lo stesso giorno della presunta morte di Alison, e tenuta prigioniera da Charles probabilmente fin da allora.

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LET’S ALL STICK TOGETHER – ALWAYS

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Il punto di vista emotivo dell’episodio per me si riassume in queste due piccole battute, pronunciate rispettivamente da Emily e Spencer. Onestamente non avevo dubbi che Marlene King avrebbe inserito nella prèmiere un momento del genere perché mi piace pensare di aver capito come funzione, anche se in parte, la sua meravigliosa mente machiavellica e geniale e SO che ama quel legame puro e immenso che ha creato tra Spencer, Aria, Hanna e Emily almeno quanto me. Come ho già detto, secondo me è esattamente quel legame, quell’amicizia che più infastidisce non solo Charles ma che negli anni ha disturbato anche Mona o Alison o chiunque abbia osservato le ragazze dall’esterno di un circolo esclusivo che loro forse non sanno neanche di aver creato ma che in fondo esiste ed è reso sempre più forte dall’affetto che le lega. Riuscire a credere di farcela, di superare quell’incubo sempre più oscuro che stanno vivendo, pensare di poter affrontare qualunque cosa sia successa nelle loro stanze nel bunker, è possibile per loro quattro esclusivamente se restano insieme, perché possono essere allontanate dalle loro famiglie e dai loro fidanzati, ma non possono sopravvivere lontane l’una delle altre, non possono continuare a combattere se non insieme, con la consapevolezza che se una di loro cade, le altre sono pronte a prenderla, a fermarla quando è sul punto di esplodere, a consolarla quando la sua vita cade a pezzi. Qualunque cambiamento o trauma Spencer, Aria, Hanna e Emily abbiano vissuto o vivranno in seguito saranno in grado di affrontarlo finché saranno insieme, ed è solo quando questo non accadrà che Charles potrà davvero sentire di aver vinto.

E adesso permettetemi un piccolo ANGOLO DELLE TEORIE. Una mia recente convinzione crede che Mona sia in realtà una sorta di alleata di Charles e nonostante determinati momenti visti in questo episodio, non sono ancora del tutto certa che la mia teoria non abbia una base di realtà. Che sia razionale o più che altro una sindrome di Stoccolma, la vicinanza tra Mona e Charles non è casuale secondo me, più che altro perché sono persone incredibilmente simili, che nel tempo hanno sviluppato gli stessi desideri e più di tutto hanno cercato a lungo il loro posto nel mondo, un posto in cui non essere soli e poter avere quell’amore incondizionato che lega le ragazze. Quindi chissà, non mi sorprenderebbe se Mona & Charles avessero sempre lavorato insieme dal momento in cui il gioco di Mona fu rubato da Charles e magari questa ritrovata alleanza tra la giovane Vanderwaal e le liars è soltanto l’ennesima maschera che la ragazza indossa perché adesso la sua lealtà è indirizzata a qualcun altro. Ma chi è questo qualcun altro allora? Chi è Charles DiLaurentis?

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Per tutti questi mesi ci hanno detto che nel corso della storia abbiamo già incontrato Charles senza maschera quindi se pensare in grande non funziona, proviamo con la soluzione più semplice. Tutto ci porta a credere che Charles sia il fratello (gemello?) di Jason e allora mi chiedo: e se Charles FOSSE Jason, o almeno chi noi crediamo sia Jason? Tornerebbero tanti piccoli dettagli, come la sua presenza sul treno di Halloween o quella particolare scena in cui Mona lo cura amorevolmente ma soprattutto tornerebbe la sua continua presenza nella vita (e nella casa) delle ragazze.

 

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Pretty Little Liars è ufficialmente tornato con un episodio che non avrebbe mai potuto essere migliore di quello che è stato. Inquietante, oscura, catartica, questa prèmiere ha impostato secondo me un nuovo spirito, ha aperto un nuovo capitolo della serie, finalmente pronta infatti a dare tutte quelle risposte che cerchiamo da sempre. Raggiungendo un livello qualitativo inedito e mostrando un’evoluzione che va percepita con estrema attenzione, Pretty Little Liars dimostra ancora una volta di aver già scritto una pagina indelebile nella storia delle serie tv. Con lo stesso genere, provate a fare di meglio ora!
Kisses, Walkerit-A

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2 comments

Samantha 4 Giugno 2015 at 12:23

Hi my friend! Come promesso (o minacciato, scegli tu) approfitto della tua recensione a PLL, per un piccolo salutino. Come ben sai, non seguo la serie (e sorry, non ho nemmeno intenzione di cominciare), ma considerato che sul fronte “Revenge”, come più volte ti ho detto, mi leggevi praticamente nel pensiero, non ho dubbio alcuna che se seguissi questo telefilm la penserei esattamente come te. Quindi, sulla fiducia, dico: bellissima recensione e concordo con te su tutto!
Alla prossima.

Ps: ricorda, un Jack Porter è per sempre!

Reply
WalkeRita 4 Giugno 2015 at 13:06

TESORO!!!!!!!!! Awwww che bello, grazie!!!!!!! Adorerei commentare con te PLL, sarebbe il massimo!!! Magari potresti farci un pensierino!!! 😀 NEVER FORGET: Un Jack Porter è per sempre!!

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