Poldark | Recensione Prima Metà Terza Stagione

“Poldark” è tornato. Da qualche settimana, infatti, la BBC One ci sta nuovamente allietando con il suo drama ambientato nella Cornovaglia di fine XVIII secolo.

Sin dall’inizio di questa nuova stagione sono stati introdotti nuovi personaggi, che hanno contribuito a creare nuove e interessanti dinamiche.
Partiamo, però, da quelli che già conoscevamo e iniziamo con i Warleggan.
George ovviamente si è riconfermato ancora una volta come uomo arrogante, arrivista e meschino, suo zio anche, con l’aggravante di essere volgare e misogino; l’unico lato positivo di George, infatti, è che almeno lui è innamorato di Elizabeth. Elizabeth che, invece, ha avuto un’evoluzione del tutto negativa, con alcune piccole eccezioni: il disgusto provato nei confronti della decisione del marito ai danni della povera cameriera, che dopo essere stata aggredita deve anche subire l’ulteriore affronto di rischiare una condanna solo per la sete di potere di George, e l’aver risparmiato alla giovane cugina il matrimonio con il viscido vicario (per ora).
Sebbene da una parte sia comprensibile che Elizabeth provi dell’acredine nei confronti di Ross, poiché si è sentita ferita dall’atteggiamento di lui, che dopo essersi presentato a tarda sera a casa sua ed essersela portata a letto l’ha bellamente ignorata, sebbene sia comprensibile anche che in lei il tutto sia stato esacerbato dalla possibilità che il bambino che portava in grembo potesse essere di Ross e non di George (come in effetti sembra essere) e dal costante timore, dunque, che prima o poi tale somiglianza diventi evidente (anche se finora il bambino sembra assomigliare più a lei), è impossibile negare che la donna sembra diventare sempre più simile alla madre, nonché in qualche modo allo stesso George. O, quantomeno, che si faccia plagiare da lui senza fermarsi minimamente a riflettere. E questa sua crescente dipendenza da quella sorta di calmante non sembra presagire nulla di buono.

Ross e Demelza, nonostante il sospetto di lei in merito al piccolo Valentine e nonostante gli screzi dovuti all’imprudenza di Ross, sembrano finalmente aver raggiunto una sorta di equilibrio nel loro matrimonio.
Ross si è dimostrato ancora una volta cieco dinanzi alle possibilità presentategli, che gli avrebbero fornito l’occasione di fare la cosa giusta e di aiutare la popolazione, non accettando il ruolo di magistrato e lasciando il posto a George, che ovviamente si è confermato ancora una volta un flagello per i poveri abitanti di quelle zone; Demelza, invece, è ulteriormente maturata, sino ad arrivare a comprendere di dover assumere una posizione netta e prendere decisioni anche se Ross non è d’accordo, proprio perché lui potrebbe non essere sempre presente per far fronte agli avvenimenti e alle macchinazioni dei Warleggan.
Tuttavia, impossibile negare l’eroismo di Ross, che è disposto a tutto pur di salvare i suoi amici, e non ammirare la sua costante preoccupazione, dunque il suo costante affetto, per il figlio di Francis e per l’anziana zia Aghata, che ancora una volta si conferma unica nel suo genere, nel suo spirito indomabile, nel suo sarcasmo e nella sua saggezza, anche (e per la quale di certo tutti fanno il tifo).

Non abbiamo visto moltissimo Caroline Penvenen, visto che il problema principale è stato la scomparsa di Dwight, ma è evidente come anche lei abbia avuto un’evoluzione che l’ha portata a esprimere finalmente quella bontà e considerazione per i meno fortunati di cui è sempre stata caratterizzata.
La scena del matrimonio tra lei e Dwight è stata davvero bella.
La situazione di Dwight è la vera fonte di drammaticità della storia fino a questo momento ed è una delle parti migliori sebbene sia così terribile, non solo perché ovviamente porterà a un’evoluzione del nobile e romantico dottore, ma anche perché ricorda il periodo storico e quanto fosse terribile ciò in cui la Rivoluzione Francese, nata per desiderio di una maggiore giustizia sociale, si trasformò: il Terrore, che causò la morte di innumerevoli vittime innocenti.

Tra i nuovi personaggi abbiamo ovviamente Sam e Drake, i due fratelli di Demelza, Morwenna e il giovane Geoffrey Charles.
Inutile dire che Drake e Morwenna, entrambi di animo gentile, sono adorabili e di un romanticismo incredibile nella sua delicatezza, ma in effetti le preoccupazioni di Demelza non sono infondate.
Sam, invece, nonostante le buone intenzioni rivelate sinora sembra essere bigotto quanto il defunto padre. Si può solo sperare che la vita con la sorella e il cognato gli apra la mente.
A spiccare, però, è il giovane Geoffrey Charles: adorabile. Tanto simile al padre fisicamente, quanto simile a Ross per temperamento; così giovane eppure già così forte, deciso e consapevole. C’è ovviamente da sperare che il patrigno non sfoghi su di lui la sua meschinità e che, pertanto, il bambino riesca a essere in qualche modo sempre protetto da lui sin quando non sarà abbastanza grande per badare a se stesso, e che egli diventi sempre più importante.
E vedremo se il giovane Tenente Armitage avrà un qualche ruolo importante nel prosieguo della stagione.

Infine, c’è da dire che in questa terza stagione la fotografia, uno degli elementi che hanno caratterizzato questo show sin dal suo esordio, è diventata ancora più bella. Incredibile, vista la qualità già eccelsa dimostrata dagli inizi della serie (e della quale l’opening è prova), ma vero. Ci sono state delle riprese veramente splendide, sulla spiaggia, tra i fiori…

Insomma, questa prima metà della stagione è stata davvero bella. Speriamo lo sia anche la seconda!
Bene, per ora mi fermo qui e vi do appuntamento ad agosto, quando terminerà la messa in onda!

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Sam
Simona, che da bambina voleva diventare una principessa, una ballerina, una cantante, una scrittrice e un Cavaliere Jedi e della quale il padre diceva sempre: “E dove volete che sia? In mezzo ai libri, ovviamente. O al massimo ai cd.” Questo amore incondizionato per la lettura e la musica l'ha portata all'amore per le più diverse culture (forse aiutato dalle origini miste), le lingue (in particolare francese e inglese) e a quello per i viaggi. Vorrebbe tornare a vivere definitivamente a Parigi (per poter anche raggiungere Londra in poco più di due ore di treno). Ora è una giovane legale con, tralasciando la politica, una passione sfrenata per tutto ciò che all'ambito legale non appartiene, in particolare cucina, libri e, ovviamente, telefilm. Quando, di recente, si è chiesta in che momento, di preciso, sia divenuta addicted, si è resa conto, cominciando a elencare i telefilm seguiti durante l'infanzia (i preferiti: Fame e La Famiglia Addams... sì, nel fantasy ci sguazza più che felicemente), di esserci quasi nata. I gusti telefilmici sono i più vari, dal “classico”, allo spionaggio, all'ambito legale, al “glamour”, al comedy, al fantastico in senso lato, al fantascientifico, al “giallo” e via dicendo. Uno dei tanti sogni? Una libreria. Un problema: riuscirebbe a vendere i libri o vorrebbe tenerli per sé?

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