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Pilot Addicted Rubriche & Esclusive

Pilot Addicted | Those Who Kill

Nuova sere, nuovo pilot e quindi nuovo articolo! Oggi parleremo insieme di Those Who Kill, remake americano a cura di A&E della serie danese Den som dræber.

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Those who kill è una serie americana, basata su un prodotto danese, ed è attualmente trasmessa dal canale A&E. I protagonisti, Chloe Sevigny e James D’Arcy, non hanno la classica faccia da americani, il che mi fa pensare che, chi ha riadattato lo show, abbia voluto mantenere alcuni aspetti cupi dell’originale; non vediamo infatti bellocci e bellocce da copertina, neanche tra le vittime, il che è un punto a favore per quanto mi riguarda. Per chi è fan di 24, nel ruolo del capitano, ritroviamo il nostro amico James Morrison che, a quanto pare, non può fare a meno di essere il capo di un’unità investigativa, che sia del CTU o della polizia. Devo dire che, inizialmente, Those who kill non mi ha colpito più di tanto. La trama di questo primo episodio sa un po’ troppo di “già visto”. Diciamolo, di detective con aria tormentata che si rivolgono a un professore, per chiedere una consulenza su un serial killer, ne abbiamo conosciuti decisamente troppi. L’aspetto di questo show che, a mio parere, merita di essere approfondito, si svela davvero negli ultimi 5 minuti del pilot e queste sono cose che mi fanno imbestialire: proprio quando sei lì che pensi, “ok, posso farne a meno, questa non la seguo”, succede qualcosa di inaspettato, un evento al quale un addicted come noi non può resistere… La maledetta curiosità di sapere cosa c’è dietro a quel dettaglio, la maniacale smania di unire i puntini, seminati qua e là dagli autori durante l’episodio, e culminati in un gigantesco punto interrogativo non può essere ignorata, quindi: per me è sì, io una chance gliela darò, almeno per un’altra puntata.
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A quanto pare, ultimamente, le serie danesi vanno un casino… O gli americani hanno finito le idee.
Those who kill è un crime/drama in 10 puntate in onda su A&E (quella di Bates Motel, per intenderci) che ha come protagonisti una detective della Omicidi molto inquietante, Chloe Sevigny, e uno psicologo forense altrettanto inquietante, interpretato da James D’Arcy.
Piccolo avvertimento che mi pare doveroso: se siete aracnofobici saltate la sigla che, per quanto concettualmente bella, fa senso.
Ho sentimenti contrastanti nei confronti di questa prima puntata. Da un lato ha il pregio di avere un ritmo serrato ed un paio di soluzioni che mi hanno fatto saltare sulla sedia, un caso che viene risolto a fine puntata e le basi per una trama orizzontale che promette bene.
Dall’altro i dubbi sulla protagonista, molto semplicemente non mi piace, su alcuni attori che ho trovato mediocri, sulla storia, perché 10 puntate son tante e mi pare che molte cartucce le abbiano già sparate.
Se cercate qualcosa che vi faccia stare sempre sull’attenti direi che fa al caso vostro.
La curiosità c’è, continuerò nella visione e, se dovessi dare un voto, sarebbe un bel 7 e mezzo.
Fran

Riassumendo a grandi linee quello che abbiamo visto durante il pilot (trasmesso la scorsa settimana, su A&E), durante il ritrovamento di un cadavere di una donna in stato mummificato, si forma la collaborazione (già vista in televisione e al cinema) tra una detective della omicidi ed un esperto forense sulle tematiche legate agli omicidi seriali. La cosa più comune e magari già vista, a mio parere è stata solo questa, poiché lo show si sviluppa su tutt’altra linea d’azione.
Infatti sia la detective Catherine (una sofferente Chloe Sevigny), che il docente di criminologia Thomas (James D’Arcy), rappresentano per ora due figure atipiche.
Entrambi infatti hanno un rapporto morboso/dipendente dalla figura del serial killer: Catherine perché nasconde un passato a cui forse è legato l’omicidio del fratello, mentre Thomas, oltre ad aver avuto situazioni in sospeso con la polizia, nel corso delle indagini era talmente “impegnato” da non riuscire quasi a distinguere il limite tra LA SUA mente e quella del pazzo di turno.
Nel pilot vediamo l’insolita coppia risolvere il caso di giovani donne in procinto di cambiare la loro vita, che scompaiono e diventano preda di un sociopatico che le sceglie proprio in base a questo particolare: ma non è tutto qui.
Entrambi conoscono ossessivamente la figura dell’assassino seriale, e usano quest’empatia con i loro modus operandi per raggiungere i massimi livelli nel loro lavoro.
Ho trovato sia la storia che le interpretazioni molto intense; con colpi di scena (soprattutto visivi) mai prevedibili. L’unico difetto che, a lungo termine potrebbe avere uno show del genere, è che la serialità di un caso ad episodio potrebbe far apparire la storia ripetitiva, e a mio parere, sarebbe magari più interessante, che uno o al massimo due assassini seriali analizzati e inseguiti durante la prima stagione, portassero alla risoluzione dell’omicidio del fratello di Catherine.
Visione da continuare, assolutamente e come voto darei un bel 8 ½.
damonmary

Premetto che mi ero persa il trailer di questa serie nel mix di tutte le nuove del midseason, ma i miei amici e colleghi di TA mi hanno subito messa al corrente della cosa e, considerato il genere, non potevo non dargli una chance.
Those Who Kill, nonostante sia una remake americano, tendenzialmente mira a conservare alcuni dei tratti distintivi della serie originale danese: le atmosfere più fredde e cupe, le musiche, i protagonisti poco stereotipati, e non posso spingermi oltre coi paragoni poichè non ho visto la serie madre.
Alla base c’è un concept del crime drama abbastanza noto: una poliziotta tormentata che cerca la collaborazione di un esperto forense, altrettanto problematico, col fine ultimo di risolvere un caso che la riguarda in prima persona. Nel frattempo i due risolveranno insieme altri casi particolari, come quello di quest’episodio.
Le cose con mi hanno convinto sono poche: la sigla che per quanto ben realizzata è di un creepy allucinante e non voglio più vederla in vita mia, l’altra è la protagonista interpretata da Chloe Sevigny. Non so se l’apatia che trasmette la donna sia o meno voluta, fatto sta che per il momento la sua performance non mi ha del tutto convito, mentre quella del suo collega James D’arcy l’ho trovata più in character.
I prodotti dalle radici del nord europa solitamente sono sempre ben apprezzati ed originali anche se qualcosa i già visto è sempre presente, in ogni caso questo pilot fornisce delle buone basi per lo sviluppo di una storia dalle potenzialità interessanti, inoltre l’analisi psicologica dei personaggi è sempre ricca di sfumature in questi casi, di conseguenza potremmo trovare qualche nuovo spunto considerato il genere. Sicuramente come primo episodio, nonostante i difettucci, invoglia a proseguire nella visione e tiene un bel ritmo che non annoia, sicuramente proseguirò nella visione per vedere cosa riescono a tirare fuori.
Lu
Cosa ne avete pensato di questo pilot? Proseguirete nella visione? Diteci pure le vostre impressioni su questo pilot nei commenti! Vi ricordo inoltre di seguire le pagine amiche Together We Fandom e Sei Telefilm Dipendente Se…

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