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Perché “Firefly” ci è rimasta nel cuore

Correva l’anno 2002 quando la Fox, dopo aver mandato in onda solo quindici episodi, decise di cancellare la serie “Firefly”. Non poteva sapere che i fan non gliel’avrebbero mai perdonato.

A distanza di sedici anni la serie può ancora vantare un fandom nutritissimo che non riesce a rassegnarsi alla sua chiusura. Ogni incontro del cast, fosse anche per prendere un caffè, riaccende le speranze per un, ahimè improbabile, revival.

Ma cos’è che ha reso questa serie tanto speciale?

Più che un equipaggio una famiglia. Il vero punto di forza di “Firefly”, prima ancora della trama e dell’umorismo trascinante, è l’equipaggio della “Serenity”. Tutti i suoi membri (perfino Jayne, anche se in maniera riluttante) sono in realtà parte di una disfunzionale, ma rodata famiglia.
Possono anche esserci screzi e momenti di malumore, ma nessuno può permettersi di torcere un capello a uno di loro senza scatenare una rappresaglia da parte del resto del gruppo.
Sono estremamente protettivi soprattutto nei confronti di Kaylee, che è un po’ la cucciola del gruppo. La sua amicizia con Inara e il suo rapporto quasi padre-figlia con Mal sono uno dei pilastri della serie.

L’umorismo irresistibile. Potrei citarvi mille momenti in cui questa serie mi ha fatto ridere fino alle lacrime (uno su tutti, Mal vestito da adorabile mogliettina). Ciononostante, gli autori sono riusciti a non scadere mai nel volgare e nello scontato, mantenendo sempre uno humor abbastanza raffinato.
La cosa ammirevole è che, nonostante il sottotesto smaccatamente comico, le scene drammatiche all’interno dello show sono riuscite a risultare sempre credibili e toccanti.

La mitologia intricata. Nonostante i primi episodi fossero principalmente stand-alone, Whedon aveva già cominciato a gettare le basi per una trama orizzontale incredibilmente complessa. Alcune domande hanno trovato risposta nel film, altre sono rimaste, ahimè, senza risposta.
Ancora oggi, a distanza di più di quindici anni, ci sono dubbi che mi tormentano. Cosa si nascondeva nel passato del pastore Buck? Chi dava realmente la caccia a River e perché (so che questa domanda ha teoricamente trovato risposta nel film, ma non sono ancora convinta che fosse il finale originariamente pensato da Whedon)? Come sarebbe finita fra Kaylee e Simon? E fra Mal e Inara? (A quest’ultima domanda è forse meglio non rispondere, visto che Whedon ha in seguito rivelato che il personaggio di Inara era destinato a morire).

La sigla. Al giorno d’oggi ci scaldiamo tanto per la sigla di “Game of Thrones”, ma volete mettere la struggente bellezza dell’opening di “Firefly”?

“Take my love, take my land, take me where I cannot stand.
I don’t care, I’m stil free, you can’t take the sky from me.”

Il cast. “Firefly” è stato il banco di prova per un gruppo di attori che hanno finito per diventare estremamente popolari. Basta pensare a Nathan Fillion (“Castle”), Morena Baccarin (“V”, “Homeland”, “Gotham”), Adam Baldwin (“Chuck”, “The Last Ship”) e Gina Torres (“Suits”).

Allora, vi ho fatto venire nostalgia? Non so voi, ma io mi sono pronta per un bel rewatch!

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2 comments

Babonga 14 ottobre 2018 at 20:04

Gli sta bene ben gli sta, la fox comprata dalla disney, non gliela perdoneremo mai, per firefly e altre serie che la fox su tutte le emittenti ha cancellato.
Speriamo che col nuovo corso le serie ache se cancellate vengano almeno finite con episodi speciali che chiudani i conti in sospeso. CRIBBIO!
🙂

Reply
MooNRiSinG
MooNRiSinG 14 ottobre 2018 at 21:32

Esatto, “Firefly” ha avuto la fortuna di avere il film, “Serenity”, grazie alla testardaggine di Whedon e del cast, ma sono molte (troppe) le serie di Fox che non hanno ricevuto una degna conclusione 🙁

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