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Penny Dreadful Recensioni

Penny Dreadful | Recensione 3×08/3×09 – Perpetual Night / The Blessed Dark [SERIES FINALE]

Where is it now, the glory and the dream?

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Ed eccomi qui, a commentare un season finale che si è rivelato essere un finale di serie, piena di rabbia e frustrazione per tutte le storie che c’erano ancora da raccontare e che non verranno mai raccontate, non a noi, non in una quarta stagione che non vedrà mai la luce. Come ad esempio la storia di Jekyll, relegato a ruolo di mero assistente, meno di un personaggio comprimario, senza storyline quando avrebbe potuto essere il più interessante della stagione, quel tocco di novità, così pieno di potenzialità da far male. Perché fa male non averlo visto agire, non aver visto il percorso che ci eravamo immaginati per il suo personaggio fin dalla premiere di stagione. E poi mi hanno illusa che Dorian si sarebbe finalmente reintegrato nel gruppo e invece no, non gli hanno concesso nemmeno l’ultimo saluto alla cara Vanessa, a cui comunque si era legato e non poco nel corso della primissima stagione. E parliamo di Catriona, così forte e fiera, un personaggio femminile di quelli di fronte ai quali vorremmo solo inchinarci, a noi introdotta con la speranza di una strada narrativa che urlava splendore, e ridotta a soldatino destinato a sparire non si sa bene dove. E Victor, il caro Victor che dopo aver passato otto episodi e mezzo – senza contare quelli della seconda stagione – a struggersi per Lily, suo unico pensiero, all’improvviso si è svegliato ed è tornato a combattere di fianco a sir Malcolm e agli altri senza nemmeno chiedersi cosa stesse accadendo, dove fosse Vanessa, quale fosse il nemico, dove fossero finiti tutti nel lasso di tempo che lui ha passato rinchiuso nel proprio laboratorio a complottare con Jekyll. E Lily, destinata a una vita in cui probabilmente non troverà mai la pace interiore, tormentata dal suo essere immortale e non sapere come gestire questa responsabilità e il suo essere ancora Brona, perché lei è Brona. E mi viene voglia di sbattere la testa contro il muro al pensiero del potenziale di Ethan Chandler, che nella sua corsa alla ricerca di Victor poteva inciampare in lei e scoprire che Brona esisteva ancora, ma non era più Brona o forse lo era fin troppo. E poi ovviamente Dracula, Dracula che ha perso nuovamente l’amore della propria vita, Dracula che si ritrova a scappare quando in realtà potrebbe ancora combattere, potrebbe ancora avere la meglio, potrebbe ancora far vincere l’oscurità, ma Dracula ha dei sentimenti in fondo e il dolore per la perdita di Vanessa prevale su tutto, almeno per il momento. Salvo che non ci sarà un seguito a questo momento, perché hanno deciso di troncare la serie così, urlando ai quattro venti che loro sapevano che questa sarebbe stata l’ultima stagione e illudendosi che facendo morire Vanessa – la protagonista – noi potessimo credere che effettivamente il tutto fosse stato concepito fin dal principio per finire qui, quando no, non è andata propriamente così. L’unica ‘gioia’ che ci viene concessa è la conferma del fatto che è stato l’indiano a trasformare Ethan in lupo, se di gioia si può parlare.

Eppure oltre a questo, oltre alla rabbia per la chiusura di una serie che aveva ancora così tanto da offrire, ci sono anche la meraviglia, il rispetto, l’incredulità, perché quell’unica storyline che hanno deciso di chiudere in maniera definitiva, l’hanno chiusa con così tanta poesia e così tanta bravura da parte degli attori che io ho eletto la scena della morte di Vanessa Ives a mia nuova scena preferita in assoluto. Penny Dreadful non poteva avere un lieto fine, anche se fosse durata più di tre misere stagioni, anche se ci avessero regalato altri dieci anni di questa fantastica serie, era comunque destinata ad avere esattamente questo finale. E c’è una strana poesia in questo tipo di dolore, nel dolore derivante dal sacrificio di un personaggio così forte, forte al punto che eravamo tutti convinti che in fondo Vanessa avrebbe vinto anche stavolta, e come poteva non vincere? E in un certo senso ha vinto, perché in fondo se n’è andata alle sue condizioni, ha scelto per se stessa l’unica strada che avrebbe garantito la salvezza delle vite presenti e future di tutte le persone alle quali teneva.

L’episodio di settimana scorsa si era chiuso con lei che accettava Dracula, con lei che si concedeva a lui consapevolmente, ma è stato davvero così? Quel I accept myself mi fa pensare che lei non abbia ceduto a lui, ma che abbia semplicemente ceduto al fatto che per quanto possa lottare, l’oscurità cercherà sempre di farla sua, le darà sempre la caccia mettendo in pericolo non solo lei ma anche sir Malcolm, Ethan, Victor, tutte le persone che la circondano e addirittura il mondo intero. Abbiamo visto come si è ridotta Londra dopo che lei si è concessa al Dragone, una città maledetta infestata da una nebbia innaturale e maligna, con rospi che risalgono dalle tubature e topi che affollano in branco le strade cittadine, quasi fossero una nuova versione delle piaghe bibliche che si abbatterono sull’antico Egitto. E Vanessa non avrebbe mai voluto questo, ma nel profondo dell’animo sapeva che questa era l’unica via d’uscita, l’unica speranza di salvezza per tutti quanti. Perché prima o poi la cavalleria sarebbe arrivata, e a quel punto non avrebbero avuto altra scelta se non quella di ucciderla per spezzare la maledizione che si era abbattuta sulla città. È stato il suo ultimo atto di coraggio, la sua ultima dimostrazione di forza. Dracula l’avrebbe difesa fino alla fine dei tempi, si trovava al sicuro come paradossalmente non lo era mai stata prima, eppure ha scelto di farsi trovare, ha scelto di farsi uccidere. E come dicevo prima, non riesco a togliermi dalla testa il pensiero che questo possa essere stato il suo piano fin dal principio.

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With a kiss, with love…

Ed è così che si chiude la storia di Vanessa Ives, e nonostante tutto il dolore che ne segue, lei riesce a mettere fine alla propria esistenza circondata da quella fede che aveva rinnegato all’inizio della stagione e, soprattutto, circondata dall’amore.
L’amore paterno di sir Malcolm, l’amore quasi materno della Seward, l’amicizia di Victor e di Catriona, tutti pronti a rischiare la propria vita pur di salvarla.
E poi l’amore di Ethan, soprattutto l’amore di Ethan, che affronta Dracula regalandoci il cliché dello scontro vampiro-lupo, uno sviluppo talmente prevedile in cui però non c’è stato nulla di banale o di scontato. L’amore di Ethan, così puro e così incondizionato da assencondarla nella sua scelta di farla finita, quando sarebbe stato così facile e così egoistico caricarsela in spalla e trascinarla lontano da lì, costringerla a vivere una vita che però lei non voleva più avere. L’amore di Ethan che non l’ha abbandonata per un secondo, che l’ha fatta sentire compresa e amata fino all’ultimo istante della sua esistenza.
E infine, l’amore che Eva Green ha infuso in questo personaggio al quale ha dato l’anima.
Farewell, Vanessa Ives.

Ma a prescindere dal mio mini sfogo iniziale, ogni singolo personaggio ha avuto diritto alla propria dose di questa poesia così malinconicamente tragica.

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A partire da Lily, protagonista di un monologo che mi ha procurato i brividi – inchiniamoci anche a Billie Piper – in cui sfoga tutta la propria rabbia e tutto il proprio dolore, la propria disperazione, i propri rimpianti. Quelli di Lily Frankenstein, ma anche e soprattutto quelli di Brona Croft, in una confessione dalla sincerità disarmante di tutte le emozioni che covava dentro, disarmante al punto che Victor stesso capisce che non può più né far finta che siano fatti l’uno per l’altra, né tenerla prigioniera di un mondo al quale non appartiene. Ed è così che Lily va a dare l’ultimo saluto a Dorian prima di andarsene, prima di lasciarsi quel mondo alle spalle e partire per l’avventura più grande e difficile di tutte, ovvero la ricerca di se stessa. E lo fa tornando nel luogo in cui è sepolta la piccola Sarah, ripartendo da quel dolore e da quel lutto che non ha mai avuto veramente il tempo o la volontà di elaborare.

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E poi c’è Dorian, Dorian che riprende il controllo del proprio palazzo, Dorian che è costretto a dire addio a Lily anche se non vuole, nonostante sappia che lei è stata solo tossica per lui e che non potranno mai trovare un punto in comune che non sia la loro immortalità.
I’ll always be there. Ecco cos’è Dorian, un immortale che non sa cosa farsene dell’immortalità, che è stanco di essa e di tutto ciò che comporta. Dopo aver provato ogni singola emozione esistente, dopo aver cercato conforto ed eccitazione nella depravazione più assoluta ed essere arrivato al punto in cui non era più in grado di provare nulla, ora lo ritroviamo qui, circondato e sopraffatto dal senso di abbandono, un abbandono che sperava di non dover mai più fronteggiare perché aveva finalmente trovato qualcuno a lui affine, almeno all’apparenza. Dorian ricomincia a provare emozioni quando si rende conto di essere rimasto inesorabilmente solo, ed è un concetto così distruttivamente doloroso da avermi fatto piangere per lui. Letteralmente.

E se vogliamo parlare di cuori infranti, non possiamo non nominare John Clare, che compie un atto di amore puro e incodizionato esattamente come Ethan. John Clare che perde per colpa della malattia il figlio che aveva appena ritrovato, che non doveva fare altro che andare a bussare alla porta di Frankenstein per riaverlo, John Clare che decide di non farlo, di non condannarlo a un’esistenza priva di umanità e di calore come quella a cui è condannato lui. Decide di non cedere all’egoismo, di auto condannarsi a una vita di solitudine e di privarsi degli affetti che aveva appena ritrovato pur di non condannare anche il suo prezioso Jack a un’esistenza maledetta. E mi ha spezzato il cuore, la sua purezza d’animo mi ha spezzato il cuore in pezzettini talmente piccoli che non so nemmeno dove siano finiti.

Apro una parentesi per Renfield, a cui viene dato infine spessore – anche se è l’ennesimo personaggio a cui viene negata una conclusione – a cui viene tolta l’etichetta di viscido parassita per mostrarcelo per ciò che realmente è. Una creatura che cercava solo un posto al quale appartenere, un amico che gli tendesse la mano e lo guidasse, il conforto di un affetto sincero.

E infine abbiamo Ethan e sir Malcolm. Ecco l’altra scena che mi rimarrà per sempre impressa nel cuore, quella in cui li vediamo entrambi nella stanza di Vanessa, in questa camera che trasuda sofferenza e al tempo stesso amore, nonostante ormai sia vuota e destinata a rimanerlo. Sometimes quiet is violent, mi verrebbe da citare, ed è così tremendamente vero, perché nella quiete di quella stanza vuota in cui non si consumeranno più drammi in realtà si sta consumando il dramma più grande di tutti, che è quello della perdita. Sir Malcolm ha perso di nuovo una figlia – I’ll miss her to my bones – mentre Ethan ha perso l’amore della propria vita senza nemmeno averlo mai avuto, non realmente. E li vediamo così, lì in quella stanza e anche al funerale, ad appoggiarsi l’uno all’altro perché ormai sono diventati a tutti gli effetti padre e figlio. E io non ho davvero parole per commentare l’evoluzione di questo rapporto, iniziato nel pilot della serie come ‘rapporto di lavoro’ fra due completi estranei e terminato nell’affetto più vero.

Ed è finita così, con una miriade di fili lasciati lì a penzolare, con gli animi devastati e i cuori infranti.
Finisce così Penny Dreadful, con la voce fuori campo di John Clare, con l’offerta di un’ultima e straziante poesia.
Vorrei essere in grado di fare giustizia a questa serie con le mie parole, ma la verità è che non esistono parole per renderle giustizia. Sono state tre stagioni di perfezione pura, a livello narrativo, a livello emotivo, a livello recitativo. Ho passato le mie recensioni a elogiare in particolar modo Eva Green, ma la verità è che ogni singolo interprete qui presente è riuscito a sublimare il proprio personaggio. Rimane il rimpianto di tutte queste storyline lasciate un po’ in sospeso, di tanti cerchi che non si sono chiusi e di una leggera fretta nell’arrivare alla conclusione, ma nonostante questo non si può recriminare nulla a questa serie, non in maniera seria.

E insomma, finisce così.
E vorrei ringraziare ognuno di voi per avermi fatto compagnia in questa avventura, per aver letto le mie recensioni e averle commentate – e vorrei ringraziare una volta di più Telefilm Addicted che mi ha dato l’opportunità di cimentarmi nel commento di una serie che non poteva in nessun modo essere presa con leggerezza. È stato un onore e anche una sfida, e sorvolerò sul piccolo dettaglio che tutto quello che mi ritrovo a recensire – Lucifer escluso, almeno quello – venga inesorabilmente cancellato.

Grazie, davvero di cuore.
-Elsa

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1 comment

Federicuccia 23 Giugno 2016 at 08:38

sometimes quiet is violent…come quella che ho provato io quando è apparsa quella scritta, “the end”…insopportabile.

la notizia della cancellazione è stata come ricevere una coltellata, dritta al cuore!

goodbye Penny

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