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Outlander Recensioni

Outlander – Chi è davvero il selvaggio?

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Questa quarta stagione di “Outlander” continua a sorprendere piacevolmente, mischiando tensione e commozione e senza mai dimenticare di porre l’accento sulle questioni spinose dell’epoca di cui narra, intenzione evidente in questa puntata già dal titolo, “Savages”.

Con un salto temporale in avanti rispetto allo scorso, l’episodio ci ha condotto direttamente alla vita generalmente ormai stabilizzata di Claire e Jamie (e Ian) a Fraser Ridge, che ha portato con sé l’approfondirsi dei rapporti con il popolo Cherokee, come ci è stato mostrato nella splendida e delicata scena iniziale; la stessa ha avuto altri due scopi: farci comprendere appieno la tragedia destinata ad abbattersi e introdurre il primo dei tanti indizi su ciò che stava per avvenire nel XX Secolo. Nei primi sette minuti, infatti, abbiamo avuto ben tre riferimenti alla presenza di Brianna “in quei luoghi”; in particolare, con Jamie è stata riportata sullo schermo la questione dei suoi sogni, che come i lettori sanno ha rilevanza.


(Come ci era stato detto nella terza stagione, il coniglio rappresenta Brianna ed è dunque un parallelismo con quello già visto a Culloden da Jamie.)

Tutta la parte nel XVIII Secolo è stata costruita per condurci ai due punti centrali della puntata: la questione “selvaggi” e, dunque, mantenimento della pace, e il tanto atteso ritorno di Murtagh. E bisogna dire che la narrazione è stata fluida, costruendo gradualmente la tensione destinata a scoppiare e la commozione del ritrovare quella persona tanto amata.
Nonostante i cambiamenti apportati (anche perché nei romanzi si è in una sorta di momento di transizione a questo punto e dunque non c’è bisogno di riportare tutto sullo schermo, potendo concentrare gli eventi per inserire tutto ciò che ha davvero rilevanza), ancora una volta ci siamo trovati in una generale aderenza ai libri; le differenze dovevano accrescere il dramma, in particolare nella parte della famiglia Muller.
Proprio questa sezione del racconto ci ha mostrato una situazione sempre estremamente difficile in quei tempi e ancora una volta è stato sottolineato come gli Europei si ritenessero superiori, liquidando le popolazioni indigene come “selvaggi”, per poi dimostrarsi come i veri selvaggi della situazione, trascinati dalle differenze culturali e linguistiche, dominati da pregiudizi e, soprattutto, superstizioni. Elementi, questi ultimi due, che portano a vedere motivazioni oscure nei gesti più semplici e gentili e in questo modo conducono inevitabilmente alla violenza. L’esito così tragico (più che nel romanzo) è stato causato dalle azioni dello stesso Muller, sfociate nell’orrore vero e proprio.
In questa parte è stata resa davvero molto bene l’angoscia di Claire, trovatasi da sola in mezzo al nulla a dover affrontare un uomo “impazzito” a causa di dolore e superstizione, essendo lei stessa addolorata per la perdita di persone che riteneva più che pazienti, amici. Claire è una donna forte e coraggiosa e anche in quella situazione lo ha dimostrato, ma era pur sempre sola in una situazione tutt’altro che facile e senza la possibilità di chiedere aiuto, in caso di bisogno.

Il filone narrativo che ha seguito Jamie è stato più lieto, per quanto non privo di problematiche, riportando l’attenzione alla questione delle tasse e quindi introducendo quella dei Regolatori, in cui è stata coinvolta una vecchia conoscenza, molto amata da lettori e spettatori.
Murtagh è finalmente tornato.
Dopo il cambio del suo destino (Murtagh sarebbe dovuto morire a Culloden… un mutamento che personalmente mi ha reso molto felice) era chiaro che il personaggio dovesse riapparire in questa stagione e proprio in America, ma nonostante questo è stato davvero emozionante vederlo inquadrato alle richieste di Ian. E ancora più emozionante è stato l’incontro con Jamie. In quei momenti Murtagh ha osservato il figlioccio proprio come un padre, valutandone la prestanza fisica e compiacendosene, per l’evidente ottima salute del suo “ragazzo”. Altrettanto commovente il suo incontro con Claire, con la quale ha sempre avuto un rapporto un po’ più profondo rispetto a quello dei romanzi.



Il suo coinvolgimento coi Regolatori è un cammino pericoloso e forse si potrebbe obiettare che da Murtagh, conoscendo lui la verità su Claire e avendo aiutato lei e Jamie nel tentativo di bloccare la Rivolta Giacobita, ci si sarebbe aspettati forse un atteggiamento più cauto e tuttavia non si può negare come questa svolta presenti degli aspetti interessanti.
Inoltre, impossibile non chiedersi se Murtagh non sia destinato a prendere il posto di un personaggio dei romanzi in eventi che riguardano Jocasta (no spoiler… Personalmente ritengo che non sarebbe affatto una cattiva idea anzi).

Infine, Roger e Brianna. Ancora una volta i parallelismi e i richiami si sono sprecati, riportandoci nei luoghi che hanno dato inizio alla storia di Claire e dunque anche a quella di Brianna. Un cerchio che si chiude e uno che si apre, tutto che inizia ancora una volta, proprio da quei luoghi.
La disperazione di Roger era tangibile (ancora una volta “Bravo!” a Richard Rankin), la lettera di Brianna bellissima e finalmente, finalmente Bree è diretta al XVIII Secolo.
E ora grande attesa per il percorso di Brianna e la rezione di Roger a tutto questo.


Appuntamento alla prossima settimana con “Blood of My Blood”, che ci riporterà alcuni personaggi amati!

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