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Outlander Recensioni

Outlander – America… La bellissima?

Una porta si chiude, una si apre… la stagione di uno show finisce, un altro ricomincia. “Outlander” è tornato. (Finalmente, diciamolo, lo stiamo pensando tutti!)

L’episodio è stato di certo introduttivo per tutto ciò che ci aspetta durante questa stagione (che forse si preannuncia più lunga del solito, visto che dovrebbe terminare nel 2019, prolungata dalla pausa natalizia che probabilmente coinvolgerà anche questa serie), ma ciò non toglie che ci siano stati dei bei momenti e vari parallelismi.

Come sempre abbiamo assistito a una scena pre titoli di testa, un momento molto evocativo che ha creato un parallelismo con la prima stagione, ricordando il rito celtico a Craigh Na Dun, accompagnato dalle poetiche parole di Claire sul simbolo del cerchio.
E come sempre, la voce fuori campo di Claire ha riassunto gli eventi per farci immergere subito nella parte importante e quindi eccoci all’introduzione di un altrettanto importante personaggio, che avrà un impatto sui Fraser: Stephen Bonnet.
Il titolo dell’episodio è “America The Beautiful” e pertanto la scena post sigla non poteva che essere l’aquila, proprio futuro simbolo dell’America; ancora una volta, la splendida “Sky Boat Song” che è la sigla di apertura dello show è cambiata, per adattarsi all’ambientazione di questa parte della storia.

Si diceva… abbiamo fatto il primo incontro con Stephen Bonnet, che tanta importanza ha per questa storia. Il suo attacco all’imbarcazione con la quale Jamie, Claire, Ian e gli altri stavano risalendo il fiume è risultato essere più drammatico rispetto al romanzo e l’anello che Stephen ruba a Claire è stato scambiato (ovviamente per essere più riconoscibile, anche se sappiamo che quello donatole da Jamie non è di vero valore, essendo stato coniato dal metallo di una chiave, tuttavia ha valore sentimentale), ma in generale la resa del personaggio è stata piuttosto efficace in questo episodio di apertura, con l’ulteriore tocco dell’intrigante racconto a Claire.


Due sono stati i momenti particolarmente toccanti: il confronto tra il povero Ian, traumatizzato dall’esperienza con Geillis, e Jamie e il dialogo tra Jamie e Claire nella radura. Per quanto riguarda il primo, ovviamente il tutto è stato creato con l’analogia tra le esperienze di zio e nipote e il fatto che Jamie abbia usato le violenze subite in passato da Black Jack Randall per confortare Ian e aiutarlo a superare quanto gli è accaduto (in fondo, Ian è solo un ragazzo, è più giovane di quanto fosse Jamie all’epoca) è stato molto tenero da vedere, anche se poi si è risolto… come dire, con la tipica schiettezza maschile.

Il secondo, invece, è stato anche romantico, grazie alle parole di Jamie sull’amore che li lega, che hanno avuto un tocco poetico; i due, in effetti, hanno continuato ad amarsi per molti anni nonostante fossero divisi dal Tempo. Inoltre, come sempre sono stati davvero belli, per la loro delicatezza, gli istanti in cui Claire ha narrato il futuro a Jamie, su ciò che l’America diventerà, e il commento di lui è stato davvero profondo e colmo di verità: “Un sogno per alcuni può essere un incubo per altri.”
Il futuro, infatti, è entusiasmante e pieno di speranza, ma anche terribile.
Ovviamente, non possiamo dimenticare il tenero momento del regalo di Jamie a Claire, rovinato purtroppo, come i lettori si aspettavano, dall’attacco di Stephen Bonnet.

La parte più interessante dell’intero episodio, tuttavia, è stata un’altra: la cena. In primo luogo, bisogna sottolineare come essa abbia ricordato quella di Parigi, creando un parallelismo con quest’ultima che non riguarda solo il fatto che sia avvenuta una cena elegante tra esponenti della nobiltà: infatti, a Parigi, erano a poco più di vent’anni dallo scoppio della Rivoluzione Francese e il perché si sia arrivati a quell’evento così drammatico è stato evidenziato mettendo in scena la superficialità e le eccessive frivolezze della nobiltà; qui negli Stati Uniti mancano meno di una decina di anni alla Rivoluzione e nella cena si è parlato di tasse, che è proprio il punto da cui tutto è destinato a partire, “No taxation without representation”. Questi significati tra le righe sono sempre fantastici.

Come si diceva all’inizio, dunque, la puntata è stata ovviamente introduttiva per quello che ci aspetta, ma, oltre a quanto detto, anche con momenti drammatici all’inizio e alla fine (e su quest’ultimo bisogna sottolineare il curatissimo contrasto creato volutamente tra la violenza dell’attacco di Bonnet e le parole della canzone che riprendono il titolo dell’episodio, “America The Beautiful”, per evidenziare i due aspetti di questo Paese) e una bellissima fotografia.
Una puntata non coinvolgente quanto quello di debutto della terza stagione, visto che non c’è più la drammatica situazione di Jamie, ma una buona apertura per questo nuovo anno.

Appuntamento alla prossima settimana con “Do Not Harm”!

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2 comments

Sabrina 7 novembre 2018 at 16:29

Ciao, grazie per la recensione attenta e piacevole!

È sicuramente un episodio introduttivo ma inizio a ritrovare nella serie i problemi che ho avuto con i libri…primo tra tutti la Scozia. Mi manca terribilmente la Scozia, anche nella sigla. So che sarebbe stato impossibile ambientare tutto in Scozia, parliamo di infinite pagine e infinite avventure, ma io ci spero ancora in un ritorno a casa!
Altro problema è la trama: ADORO alcune parti, ma ODIO altre…sfortunatamente ora inizierà una lunga parte di cose che odio e che spero finisca presto xD

Per quanto riguarda Stephen Bonnet: nei libri non mi è mai piaciuto (per molti potrebbe sembrare una cosa ovvia, non lo è per me che mi innamoro dei pazzi, sadici e psicopatici) ma devo dire che la sua trasposizione televisiva mi ha parecchio affascinato. Un cattivo serio manca da un po’ (piango ancora per Black Jack xD) quindi ho apprezzato la sua presenza.

Alla prossima 🙂

Reply
Sam
Sam 7 novembre 2018 at 18:11

Ciao!
Grazie a te per averla letta e commentata!

Mi spiace che ti manchi la Scozia. In effetti era splendida, ma qualcosa ancora vedremo e poi ci saranno tanti eventi da seguire…
E lo so, ci sono passaggi più noiosi, ma ci sono anche cose che io attendo con ansia… tipo una certa reunion… 😀

Stephen Bonnet: non è mai piaciuto neanche a me. Non riesco a capire cosa possa attrarre alcuni lettori. Tuttavia sono d’accordo, secondo me la trasposizione è piuttosto azzeccata al momento. Certo, siamo solo all’inizio e bisogna vedere come proseguirà. E’ un po’ inquietante che abbiano reso più violento l’attacco all’imbarcazione, visto che da parte sua il peggio deve ancora arrivare.

Alla prossima! 🙂

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