Outlander 3×01 – Il Ritorno di Claire e Jamie

Dopo più di un anno di attesa, è finalmente tornato “Outlander”. Il primo episodio di questa terza stagione, “The Battle Joined”, riprende la narrazione della storia proprio là dove essa si era interrotta nel finale della seconda, con Jamie sul campo di battaglia di Culloden e Claire alle prese con la sua nuova vita a Boston.

La prima cosa che salta agli occhi e alle orecchie, in senso letterale, è che la sigla ha nuovamente un diverso arrangiamento, come accaduto già per le due parti della seconda stagione. Nella prima la sigla, pur partendo delicata, aveva poi un crescendo che andava in qualche modo a esaltare la bellezza e la fierezza della Scozia e del suo popolo; nella seconda, per la prima parte il ritmo era più lento e raffinato, sposandosi con i versi in Francese proprio per evidenziare il trasferimento tra le raffinatezze della nobiltà francese del XVIII secolo, precedente alla Rivoluzione, nella seconda parte, invece, si tornava all’atmosfera scozzese, ma questa volta con un ritmo più incalzante, atto a scandire l’avvicinarsi del momento tanto temuto, la guerra tra i giacobiti e le truppe inglesi lealiste. Per l’inizio di questa terza stagione si tratta di un arrangiamento più malinconico, forse a sottolineare lo struggimento degli eventi e della separazione tra i due protagonisti, nonché la perdita di alcuni amati personaggi.
In una prima puntata che si presenta come fedele al romanzo di cui questa stagione è l’adattamento (due in Italia) e primi dieci minuti circa a parte concentrati su Jamie e su Culloden, tutto l’episodio è, in sostanza, un parallelismo tra lui e Claire, tra le loro sofferenze, per quanto diverse, con il passaggio tra il XVIII secolo e il XX introdotto dal bellissimo particolare della “Dragonfly in Amber”, che non solo rimanda ai romanzi, ma è, come tutti sanno, uno dei simboli dell’unione tra Claire e Jamie.




Vediamo infatti, il risveglio di lui gravemente ferito sul campo di battaglia nel ‘700 e, nel ‘900, l’inizio della nuova vita di Claire a Boston, che ben presto si rivela molto più difficile di quanto immaginato. Nel passato, Jamie è prigioniero delle truppe inglesi e affronta il trauma delle fucilazioni dei compagni e amici, come nella prima stagione aveva dovuto affrontare quello dell’impiccagione dei compagni prigionieri (la differenza, però, è che questa volta è ferito, dunque più vulnerabile), e nel presente Claire è prigioniera di una vita che non voleva più, avendo sposato completamente quella nel XVIII secolo, improvvisamente posta davanti a una realtà che la relega a mero suppellettile del marito, lei, una donna che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale e ha salvato numerose vite nel conflitto e visto atrocità innumerevoli, mentre parte di quegli uomini che vorrebbero toglierle anche la possibilità di pensare non si sono mai mossi dalla sicurezza della terra americana, lei, che ha affrontato la durezza della vita del XVIII secolo e improvvisamente scopre che nella mentalità maschile dominante non c’è molta differenza tra le due epoche e che forse le veniva riservata più considerazione nel passato rispetto al moderno presente. Jamie soffre per le ferite, Claire soffre per il travaglio. Jamie torna a Lallybroch, momento che rappresenta una seconda possibilità, per lui, quasi una rinascita nonostante le difficoltà che di certo dovrà affrontare (sulle quali non mi dilungo ma di cui i lettori sono ben consapevoli), Claire stringe tra le braccia la piccola Brianna, che rappresenta una speranza e una nuova vita anche per la nostra protagonista (e viene fatto anche un parallelismo tra la prima gravidanza e il primo parto di Claire, con lei che si risveglia temendo che la bambina sia morta, come successo con Faith).






Infine, cosa forse meno importante ma in ogni caso curiosa, entrambi hanno visto un piccolo animale: Jamie una lepre, Claire un uccellino. Avrà un significato? Per Claire è sembrato voler sottolineare il suo sentirsi in gabbia e/o il ricordo di quando viveva nella splendida natura scozzese, ma magari i due animali sono un simbolo di qualcosa, un legame, una connessione tra i due.

La rappresentazione di Culloden, presente a inizio episodio e poi con i ricordi di un Jamie sotto shock e ferito, mostra la carneficina a cui andarono incontro i combattenti scozzesi fedeli alla causa giacobita. E quasi è un bene che Dougal sia morto prima di vedere un tale disastro. Una raffigurazione realistica, in particolare del campo di battaglia dopo uno scontro così cruento. Jamie che ricorda lentamente non solo permette di vedere la battaglia, ma anche di “capire” lo shock di chi, ferito, si riprendeva (e risvegliava) su un campo di guerra dopo la battaglia stessa. Una ricostruzione davvero ben eseguita. Con tale sistema, in più, vediamo il contrasto tra Jamie nel pieno delle sue forze e lui ferito e sotto shock, in un momento di estrema vulnerabilità.
E’ presente, inoltre, un bellissimo contrasto di colori: freddi nel passato e un po’ più caldi nel presente, ma anche freddi sul campo di battaglia all’inizio e dopo essa, che però si accendono divenendo improvvisamente caldi quando Jamie si trova faccia a faccia con Black Jack Randall, nel loro scontro, in cui si feriscono a vicenda ma nel quale, possiamo dire, Jamie uccide finalmente Randall (e in questo modo arriva la conferma di ciò che si sospetta sin dall’inizio, ovvero che quel corpo che copre e salva Jamie è proprio dell’odiato Black Jack). La parte finale dello scontro tra i due, in cui Randall cerca di toccare Jamie spinto ancora una volta da quel misto di odio e ossessivo desiderio che ha sempre avuto nei suoi confronti, è “poeticamente” sottolineata dalla musica che ha fatto da cornice al rituale druidico della prima stagione, che portò Claire nel passato.


Lord Melton mostra il volto “umano” della guerra e dell’esercito britannico: eseguire gli ordini, perché all’epoca non vi era modo di evitarlo, qualsiasi contestazione poteva essere tacciata di tradimento, ma senza accanimento, con una sorta di pietà e rispetto per gli avversari.
E, ovviamente, come sempre è stato, meraviglioso Rupert, la cui perdita è terribile, come quella di Angus.
Vediamo Murtagh per brevi istanti, ma ancora non abbiamo la conferma se uno dei corpi visti fosse effettivamente il suo come sembrato o meno.






Per ciò che concerne Claire, è positivo l’inserimento di alcuni momenti di tenerezza tra lei e Frank, per ricordare che un tempo i due si sono amati, prima che lei finisse nel passato e nonostante ciò che i lettori sanno accadrà.
Nella parte relativa a Claire vediamo l’incontro con Millie e il Rettore dell’università, entrambi momenti emblematici, atti a mostrare la mentalità di quegli anni, soprattutto negli Stati Uniti.
Infine, bellissima la casa, a livello di scenografie, uno dei numerosi punti forti di questo show, che ha sempre mostrato sin dal suo primo episodio.

“Outlander” è una serie realizzata in modo eccelso, sotto tutti i punti di vista: recitazione, costumi, scenografie e fotografia, musiche… e anche questa terza stagione inizia confermando tali qualità, volendo forse mostrare di volerle ulteriormente migliorare. Un primo episodio bellissimo, che ci rende molto felici di questo tanto atteso ritorno e di certo ci promette un autunno meraviglioso in compagnia di Jamie e Claire.

Bene, per questa settimana mi fermo qui e vi lascio con il promo della prossima puntata, “Surrender”.

 

Ricordatevi di passare in queste meravigliose pagine per news, aggiornamenti e spoiler settimanali sugli episodi, news sui nostri attori e personaggi preferiti e sul mondo british!

An Anglophil’s Girl Diary

Gli Attori Britannici Hanno Rovinato La Mia Vita

Outlander Italia

Outlander Italy

Sam Heughan Italian Fans

Sam Heughan Italy

The White Queen Italia




Continua a seguire Telefilm Addicted su Facebook e Telefilm Addicted su Twitter per rimanere sempre aggiornato sulle ultime news e iniziative.

Sam
Simona, che da bambina voleva diventare una principessa, una ballerina, una cantante, una scrittrice e un Cavaliere Jedi e della quale il padre diceva sempre: “E dove volete che sia? In mezzo ai libri, ovviamente. O al massimo ai cd.” Questo amore incondizionato per la lettura e la musica l'ha portata all'amore per le più diverse culture (forse aiutato dalle origini miste), le lingue (in particolare francese e inglese) e a quello per i viaggi. Vorrebbe tornare a vivere definitivamente a Parigi (per poter anche raggiungere Londra in poco più di due ore di treno). Ora è una giovane legale con, tralasciando la politica, una passione sfrenata per tutto ciò che all'ambito legale non appartiene, in particolare cucina, libri e, ovviamente, telefilm. Quando, di recente, si è chiesta in che momento, di preciso, sia divenuta addicted, si è resa conto, cominciando a elencare i telefilm seguiti durante l'infanzia (i preferiti: Fame e La Famiglia Addams... sì, nel fantasy ci sguazza più che felicemente), di esserci quasi nata. I gusti telefilmici sono i più vari, dal “classico”, allo spionaggio, all'ambito legale, al “glamour”, al comedy, al fantastico in senso lato, al fantascientifico, al “giallo” e via dicendo. Uno dei tanti sogni? Una libreria. Un problema: riuscirebbe a vendere i libri o vorrebbe tenerli per sé?

7 Comments

  1. Sabrina

    11 settembre 2017 at 17:08

    Non esiste un termine migliore per definire la scena tra Jamie e Jack: poetica.

    Fuori dal coro posso affermare che con la morte di Black Jack ho perso uno dei miei personaggi preferiti e, a mio parere, meglio interpretati. La storia ne risentirà e non poco. La penso così da quando ho letto i libri qualche anno fa e dalla sua uscita di scena manca un personaggio “forte” (termine riduttivo per definirlo, lo so)…mi mancherà!

    Sarà una vera tragedia per me veder uscire definitivamente dal cast Tobias Menzies, non sono pronta!

    • Sam

      Sam

      11 settembre 2017 at 20:25

      Ciao!
      Sì, la scena è stata costruita in modo fantastico, un crescendo.
      E poi la musica ha contribuito.

      Capisco la tua posizione, in effetti è vero, Black Jack Randall è stato un personaggio notevole, pur essendo il villain.

      Dai, non ti assillare, c’è ancora tempo!

  2. Syl

    Syl

    11 settembre 2017 at 20:43

    Sono tra quelle che non hanno amato la seconda stagione (ho mollato mio marito a guardarla da solo), perdendomi per strada, ma ho atteso con grande entusiasmo la premiere di questa stagione che, però, a me non è onestamente piaciuta. Non saprei dire che cosa non è andato. Una generale sensazione di lentezza che mi fa perdere il ritmo (il momento-dramma in cui comincio a controllare il telefono e i video di labrador che si tuffano in acqua).
    Mi è piaciuta un po’ di più la parte di Claire e Frank in America, ma le scene di Jamie ho fatto fatica a seguirle, anche impegnandomi. Ed è un peccato, ricordo l’eccitazione e il brivido dell’attesa tra una puntata e l’altra della prima stagione, che ho perfino visto più di una volta tutta intera. Ecco, l’ho trovata una premiere un po’ scolorita e per niente entusiasmante.
    Ottima la tua analisi, come sempre!

    • Sam

      Sam

      12 settembre 2017 at 09:08

      Ciao!
      No, davvero? Io ho adorato la seconda stagione, molto più della prima, proprio perché preferisco quella parte di storia, in quanto la prima parte, per quanto bella (e indubbiamente lo è) è un costante fuggi fuggi dagli Inglesi che, ovviamente, spuntano come funghi in ogni angolo.
      La seconda parte, e dunque la seconda stagione, invece, è più complessa, più ricca, c’è la questione politica (con gli intrighi di Jamie e Claire per impedire Culloden), lo scontro con il Conte di St. Germain… e nella serie hanno mostrato anche la superficialità della nobiltà francese, che è ciò che li ha condannati alla Rivoluzione. Nella realizzazione hanno fatto un lavoro magnifico, con i costumi, le scenografie, la scelta di attori francesi… ho veramente adorato la parte in Francia e sono contenta di come l’hanno realizzata, perché hanno mostrato pienamente anche il tipo di epoca in cui si era, in cui non c’era spazio per l’analisi psicologica delle sofferenze (mi riferisco a quanto accaduto a Jamie). Erano tempi in cui si passava dalla brutalità alla superficialità in uno schiocco di dita, perché non c’era considerazione per la vita umana.
      E questo ha poi preparato per il ritorno in Scozia e Culloden che inizia a incombere inevitabilmente su di loro.
      Inoltre ho trovato davvero buona la scelta di rendere la stagione un unico flashback (nei libri si fa avanti e indietro tra le due epoche).

      Questa première è letteralmente la continuazione di quanto visto negli ultimi episodi della scorsa stagione, avrebbe potuto essere la puntata della settimana successiva. A me è piaciuta, anche perché è in preparazione di ciò che sarà. Ecco, forse mi aspettavo di vedere di più della battaglia di Culloden, ma sono contenta che non sia stato così e in ogni caso sospetto che alcune parti costituiranno altri flashback.
      Grosse tribolazioni sono in arrivo.

      Grazie mille, alla prossima! 🙂

  3. flavia

    12 settembre 2017 at 22:51

    Salve a tutti! 🙂
    Devo dire che l’attesa per il ritorno di Outlander per me non è stata particolarmente lunga visto che ho scoperto questa serie da un paio di mesi, mi sono appassionata e sono entrata anche nel tunnel dei libri (arrivata al Cerchio di Pietre, quindi, da questo momento in poi, visione della serie e lettura andranno di pari passo).
    Questa premiere mi è piaciuta molto ma soprattutto mi ha, se mi perdonate la banalità del termine, emozionato.
    Ho avuto i primi lucciconi per Jaime che “vede” Claire sul campo di battaglia dopo la carneficina, mi sono commossa senza ritegno durante tutta la sequenza delle esecuzioni che ha reso perfettamente la potenza della descrizione fatta nel libro, ho continuato a lacrimare sulla piccola Brianna in braccio a Claire (e ridacchiato alla gaffe bastardissima dell’infermiera).

    La battaglia di Culloden forse avrebbe meritato una puntata a sé ma le sequenze degli highlander che cadevano sotto i colpi di moschetto degli inglesi e la panoramica della piana coperta dai cadaveri erano immagini da brivido che da sole valevano il prezzo del biglietto. Insieme alle performance degli interpreti tutti in stato di grazia, con particolare menzione per l’attore che interpreta Rupert, un gigante nella scena delle esecuzioni.

    Incredibile notare come all’epoca l’onore fosse un valore che riusciva a prevalere su qualunque altra cosa: per onore nessuno degli Highlander sorpresi dagli inglesi nella vecchia casa nega di essere un giacobita sapendo che questo gli costerà la fucilazione, per onore Lord Melton non concede la grazia ai due ragazzini scozzesi per non disobbedire al suo superiore che aveva ordinato di non fare distinzioni di età nelle esecuzioni dei traditori ma decide di contravvenire a quegli stessi ordini nel momento in cui risparmia la vita di Jamie, per saldare il debito d’onore del fratello. Insomma honor vincit omnia, altro che l’amore.

    Troppo poco lo spazio per lo scontro finale Jaime/BJ ma il gesto finale di Randall che tocca per l’ultima volta l’uomo che, in un modo suo completamente malato, aveva amato, è stato notevole.

    Frank: quello letterario mi sembra differente da quello della serie che, almeno al momento, suscita una certa empatia nel suo amore per la moglie nonostante tutto. Ciò non toglie che l’avrei sonoramente randellato nel momento in cui non ha fatto un fiato per difendere Claire sbeffeggiata dal suo capo. Ok, era il capo e non voleva andargli contro ma un Jamie sarebbe stato capace nella stessa circostanza di ricordargli che un pugnale alla gola può non essere un incontro piacevole.
    Bello lo scontro verbale Frank/Claire. I litigi sono sempre strepitosi in Outlander.

    Concludo dicendo che anche per me prima stagione batte seconda stagione che, a parer mio ha sofferto un po’ discontinuità rispetto all’esordio. Episodi straordinari (quello sulla perdita di Faith su tutti) alternati ad altri sottotono e decisamente meno conivolgenti.
    Mi aspetto molto da questa terza stagione, speriamo bene 😉

    • Sam

      Sam

      13 settembre 2017 at 10:22

      Ciao!
      Benvenuta e grazie per aver letto e commentato.

      Oh, una fortunella che non ha dovuto sopportare l’attesa… 🙂 Pensa che l’anno scorso i produttori avevano detto “Potreste dover aspettare meno del previsto per la S3!”
      Tutti contenti e poi siamo finiti a dover aspettare più di quanto accaduto in precedenza.

      Sì, la scena delle esecuzioni è veramente terribile e tristissima. Lo ripeterò ancora: RUPERT! Non si supera, nonostante si sapesse.
      Come ho detto, anche io mi aspettavo quasi un intero episodio sulla battaglia, ma sono contenta che non sia stato così (quello che si è visto è bastato a rendere tutto) e in ogni caso penso che potremmo vedere altri flashback.

      Su Lord Melton: non ha rifiutato di salvare i ragazzi per onore, ma perché non poteva fare diversamente nel vero senso della parola, sarebbe stato disobbedire agli ordini ricevuti e all’epoca non era una cosa possibile, si rischiava la fucilazione all’istante. Non è onore, è ciò che comportava l’essere dei militari. E c’erano tutti i soldati inglesi a lui sottoposti come testimoni. Impossibile evitarlo, infatti Rupert non si è ribella perché ha capito che non c’era niente da fare dinanzi a un tale ordine.
      La dimostrazione è che Jamie viene fatto portare via di nascosto, senza che nessuno lo noti, perché Melton rischierebbe se si scoprisse che lo ha salvato. Non potrebbe spiegare di averlo fatto per onore, che sì, all’epoca per un uomo era importantissimo (morivano per onore), ma in ambito militare, in un tale contesto, non sarebbe stata motivazione valida.

      Il Frank letterario è più… insopportabile, diciamo, ma credo che qui vogliano procedere per gradi e francamente trovo sia la scelta migliore.
      Quella scena del Rettore serve a mostrare che Frank in confronto a Jamie è comunque un piccolo uomo, cosa ancora più grave se si pensa che Frank è un uomo di epoca moderna, a differenza di Jamie, e che in sostanza è destinato ad allinearsi a quella mentalità ristretta.

      Per me S2 batte la 1, comunque bellissima, perché più complessa e ricca a livello di trama, più sontuosa a livello di costumi, scenografie…
      E spero che questa S3 ne segua il percorso.
      Alla prossima! 🙂

      • flavia

        13 settembre 2017 at 13:31

        In effetti sulla questione dell’onore mi sono spiegata male ma quello che intendevo è che le questioni d’onore per un uomo all’epoca avevano la prevalenza su tutto e Lord Melton mette a repentaglio se stesso (avrebbe potuto spifferare tutto ai superiori lo scrivano, unico testimone della salvezza di Jaime, oppure l’uomo che aveva riportato quest’ultimo a Lallybroch col carretto) rigettando con orrore la possibilità di procedere all’esecuzione sotto altro nome.

        Comunque sono molto curiosa di vedere tutto l’adattamento di questa stagione perché, leggendo il libro di riferimento, almeno al momento (non l’ho ancora finito), mi sembra decisamente più Jaime-centrico rispetto agli altri ma presumo che nella serie si continuerà, almeno per un po’ 😉 la narrazione parallela e non vedo l’ora di vedere i nuovi personaggi, anche se gli highlander mi mancano già

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.