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Orphan Black Recensioni

Orphan Black | Recensione 2×02 – Governed by Sound Reason and True Religion

Ricordate i miei dubbi su Mrs. S. che ho esposto nella scorsa recensione? Per sedarli la puntata di questa settimana non poteva aprirsi in maniera migliore che riproponendoci nel previously on quella foto con la scritta Project LEDA sul retro vista anche nello scorso episodio, accompagnata dalle parole di Amelia (la madre biologica di Sarah ed Helena, morta per mano di quest’ultima nello scorso season finale) “Mrs. S. …she’s not who she says she is”. Questa foto tornerà anche in questo secondo episodio e concorrerà a farci conoscere qualcosa in più delle azioni e soprattutto del passato di questo personaggio che si sta rivelando sempre più misterioso di quello che avremmo creduto all’inizio.

project LEDA

Innanzitutto, mi permetto di alitarmi sulle nocche e strofinarmele sulla maglietta con aria di superiorità (della serie “tirarsela per le cretinate”, capitolo “se una volta su settemila ci prendo è giusto che il mondo lo sappia”) alla rivelazione che sì, Mrs. S. era davvero coinvolta nel rapimento di Kira, anzi meglio ancora: Mrs. S. È la rapitrice di Kira… A dirla tutta questo benedetto rapimento non era neanche davvero un rapimento (se uso la parola “rapimento” un’altra volta vinco un coniglietto di peluche?), è stata tutta una messa in scena di Siobhan per portare via la bambina al primo campanello di allarme. Giustamente, la sua priorità era Kira, poi se la madre (e figlia adottiva anche, ricordiamolo, non l’ultima scema che passa) si fa venire il crepacuore e cerca di farsi ammazzare pestando i piedi a gente potente pur di farsela restituire non è un suo problema. Ok, sarcasmo a parte, in questo primo frangente non si può neanche puntare troppo il dito sul comportamento della donna: a quanto pare è una tipa abituata a gestire momenti di crisi e soprattutto a dileguarsi e sparire in fretta se necessario, ed è quello che ha pensato di fare questa volta, portando con sé la persona che riteneva di dover proteggere. E, vi dirò di più, non riesco a colpevolizzare ulteriormente questa donna neanche arrivata a fine episodio, perché nonostante le bugie dette a Sarah (poi puntualmente smentite da Kira, la bocca della verità), il passato misterioso, i sotterfugi, i segreti e le intenzioni sempre poco chiare, nel suo sguardo quando lascia passare Sarah e Kira nel furgone senza muovere un muscolo, quando avrebbe potuto fermarle con un solo colpo di fucile ben assestato e invece le lascia semplicemente andare, si legge un dispiacere profondo. Continuo a essere curiosa di sapere qualcosa in più di questo nuovo attore in campo (il progetto LEDA), di cosa si occupa/occupava, qual era/è il ruolo di Siobhan al suo interno e in generale cosa si nasconde dietro a tutte le macchinazioni della donna ma, limitandoci solo alle motivazioni che la spingono a fare quello che fa, al momento mi viene difficile credere che la sua risposta alla domanda di Sarah non sia la verità.

 

La storyline di Alison non regala meno twist, anche se su un livello diverso: la parte di episodio dedicato a lei si apre con il funerale di Aynsley, la vicina di casa che non è proprio esattamente stata uccisa da Alison ma…

Fatto sta che le solite “amiche pettegole di paese” additano la povera Alison come quella che ha tratto profitto della morte dell’amica aggiudicandosi la parte principale nel musical, ma lei ha ben altri motivi per sentirsi in colpa. Finché, al momento di lasciare la funzione, non le capita tra le mani il cellulare di Donnie con in bella vista dei messaggi alquanto sospetti. E a quel punto il mondo di Alison esplode di nuovo: non solo ha visto morire l’amica senza fare niente, ma ha continuato a vivere nella consapevolezza che la donna fosse la sua monitor quando invece la prima intuizione avuta nella scorsa stagione forse aveva più fondamento di quanto credesse: per tutto il tempo il suo monitor è stato proprio suo marito. Alison confessa a Felix i suoi dubbi e confessa anche il suo coinvolgimento nella morte di Aynsley. Ho letteralmente adorato la connessione che si è instaurata tra i due, e più in generale il modo che Felix ha di interagire con tutte le cloni di Sarah (Cosima si è praticamente trasferita a casa sua), ma con Alison l’ho visto comportarsi in maniera particolarmente fraterna, pur conoscendola da poco e non avendo di fatto nessun legame di sangue con lei. Certo in chiusura, quando è costretto a scegliere una direzione, è con Sarah e Kira che fugge via, dovendo voltare le spalle a quella disperata richiesta di aiuto di Alison, ma in tutti gli scambi che li vedono coinvolti ho adorato davvero moltissimo la chimica tra i due (che ok, è la stessa con tutte le cloni perché sono sempre Jordan Gavaris e Tatiana Maslany…ma appurato che la Maslany è una persona totalmente diversa nei panni di ciascuna clone per me è come se ogni personaggio da lei interpretato debba ricostruire da zero il suo rapporto con l’ambiente circostante e gli altri personaggi coinvolti, e lo fa in maniera divina). Alison e Felix decidono di organizzare una trappola per esporre il marito di lei e avere in questo modo la certezza del suo ruolo sullo scacchiere. Donnie, che per quanto ci provi non è particolarmente più furbo di un paralume, naturalmente ci cade in pieno e la povera Alison ne esce distrutta. Tutta la parentesi dedicata a lei in questo episodio è una lunga parabola discendente che, pur non risparmiando i soliti brevi intermezzi più leggeri (la mano morta del regista del musical in primis), ci mostra una Alison sempre meno in controllo di sé e della sua vita, meno reattiva e quindi in un certo modo “meno Alison”, che prova ad aggrapparsi a Felix per superare le delusioni e le difficoltà degli ultimi tempi ma che, vedendo mancare anche questo appoggio, alla fine non può che rompere la sua promessa “no more drinking, no more little helpers”.

 

Come accennato, il fronte Alison è connesso alla storyline di Sarah da un meraviglioso Felix, che anche quando non è high as a kite non ci risparmia le sue frecciatine, le sue parentesi di esilarante awesomeness…e il suo lato B, ormai parte integrante della trama.

  

L’ultima gif mi ricollega al coinvolgimento di Art nella trama, che come molti avevano previsto (e parecchi anche auspicato, me compresa) viene messo al corrente da Sarah della situazione del “clone club”. Sarà aiutata da lui che Sarah riuscirà a scovare il creepy man che teneva Kira al sicuro e che, chiudendola in un bagagliaio, la farà arrivare da Mrs. S. Per quanto riguarda Art, invece, lo rivediamo poco dopo a quattr’occhi con Angie, a cui sconsiglia di proseguire con la ricerca della verità sulle sosia di Beth. La detective, in una scena che sembra uscita da una sitcom, assicura il collega che non andrà in ospedale a cercare Helena e, nella scena subito successiva, è in ospedale a cercare Helena. Solo che questa è stata scortata fuori appena in tempo da Mark, il tizio con gli occhi spiritati che aveva inseguito Sarah per tutto il primo episodio e che, come apprendiamo in questo, è stato colui che ha salvato Helena: ok avere la pellaccia dura, ma arrivare in ospedale da sola dopo un proiettile al cuore era troppo perfino per lei! Anche se il proiettile non sarebbe comunque andato a buon fine perché, ops, Helena ha gli organi al contrario. C’è chi potrebbe leggerci ancora di più un segno della “corruzione” di questo personaggio, come Tomas (altro ritorno dalla scorsa stagione, anche se di breve durata), che punta subito il dito sulla rivelazione bollandola come abominio degli abomini. Alla fattoria in cui lui ed Helena vengono ospitati scopriamo qualcosa in più anche degli altri personaggi coinvolti, in particolare quello che ha l’aria di esserne il leader, Henrik, a cui Tomas si rivolge accennando a un suo “nuovo ordine”. Il simbolo che abbiamo visto nel finale dello scorso episodio sulla cinta di Mark è senza dubbio quello dei Proletheans, quindi possiamo presumere che questa sia una sorta di “cellula separatista”, che nonostante mantenga in parte quella religiosità alla base del ramo principale sembra equilibrarla a una spinta più moderna: senza mezzi termini, Henrik afferma il suo interesse a scoprire quanto Helena sia simile alla sua gemella Sarah dal punto di vista che più preme a quasi tutti gli attori attualmente coinvolti, ovvero la sua capacità (finora unica tra le varie cloni) di concepire. Ora, se diventare la prossima cavia da laboratorio di questi pazzi è quello che aspetta a Helena, sarò estrema io, ma magari era meglio lasciarsi morire nel finale della scorsa stagione. Anche perché sono le mie orecchie che cominciano a fare cilecca o Gracie, la ragazza che le porta da mangiare, chiede “Will it eat?”, come fosse una cosa o un animale e non una persona? Questo la direbbe ancora più lunga sul modo in cui questa poveraccia viene percepita dalle persone che la circondano e mi farebbe provare ancora più pena per lei: in fin dei conti Helena è il risultato della vita che le è stata imposta, si vede lei stessa come un rifiuto perché è quello che le è stato fatto credere per anni e francamente, nonostante tutti i casini che ha combinato nella scorsa stagione potrebbero metterla in una luce ben peggiore, mi viene da pensare che ne aveva già passate abbastanza anche prima di finire tra le mani di questa gente che la vede solo come terreno fertile per nuovi studi genetici.

Studi genetici che saranno presto il pane quotidiano anche per Cosima, finalmente convinta (con mezzi più o meno leciti) da Delphine ad accettare l’offerta di Leekie e a lavorare per il Dyad. Nella sua storyline, a parte il trasferimento nel nuovo laboratorio, la breve apparizione di Rachel con gli incarichi da assegnare alla sua clone (e il premio Capitan Ovvio da questa guadagnato a mani basse per l’appunto più inutile della storia…sul serio, “felice di conoscerti” era più che sufficiente), c’è poco da aggiungere in realtà. Se nello scorso episodio abbiamo visto un altro ex monitor all’opera (Paul) e abbiamo in molti tentennato riguardo la possibilità di fidarsi o meno pienamente di lui, in questo per forza di cose ci concentriamo (oltre che su Donnie, ça va sans dire) sulla francesina, che oscilla anche lei pericolosamente sulla linea della mia diffidenza: sembra aver preso seriamente a cuore gli interessi di Cosima, e anche l’aver consegnato a Leekie i campioni di sangue che l’amica le aveva chiaramente proibito di far avere al Dyad può essere letto come un gesto fatto per il suo bene (lì hanno i mezzi per scoprire realmente di cosa è malata e curarla), ma in un contesto in cui i voltagabbana piovono come in un weekend in cui hai programmato un bel picnic nel parco ho quasi paura a fidarmi totalmente di un personaggio che, da un momento all’altro, potrebbe rivelarsi bastardo e manipolatore: i miei sentimenti, seppur temprati da anni e anni di intricate trame telefilmiche, cominciano a soffrire di vecchiaia precoce, non potrei sopportare altre delusioni di questo tipo.

You better do, girl! Ti tengo d’occhio…

Re dei voltagabbana, per chiudere in bellezza questa recensione, è la scena finale a casa dei birdwatcher, i due vecchi amici di S. che offrono un luogo sicuro alla donna, alla piccola Kira e per breve tempo anche a Sarah in attesa della partenza delle prime due verso la Gran Bretagna. La scena finale che precede la fuga di Sarah con sua figlia è ricca di una tensione orchestrata davvero a dovere, sono stata sulle spine per tutto il tempo: sguardi fugaci, sospetti taciuti e parole dette a metà, e poi l’esplosione, con una Siobhan davvero badass che inchioda (sul serio!) la donna al tavolo e poi, di fronte alla sua confessione di aver cambiato fazione per motivi “venali”, passa da delusione a totale impassibilità e si libera di lei.

       

Abbiamo solo uno sprazzo di verità lasciato a mezz’aria in questo frangente: alla domanda su chi sono in realtà Sarah e Kira, perché sono così importanti, S. risponde che sono il progetto LEDA. È forse a questo progetto, quindi, che si deve la diversità di Sarah rispetto alle altre? Lo scopriremo nei prossimi episodi…che non arriveranno mai troppo presto!

Orphan Black è tornato da solo due settimane ma è già riuscito a rituffarmi di peso nella sua trama intricata, e ora che il panorama si affolla sempre più di nuovi arrivi (uno più inquietante dell’altro, su quello non ci piove) non posso che esultare e attendere con ansia il prossimo emozionante episodio. Vi lascio qui sotto il promo e vi invito, nell’attesa, a fare un salto sulla pagina Orphan Black Italia, per non rimanere mai senza la vostra dose quotidiana di Clone Club. Alla settimana prossima!

http://www.youtube.com/watch?v=_WRq_XgsW4U

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2 comments

Ca7 29 Aprile 2014 at 19:58

Una delle cose che più apprezzo in questa serie è il modo in cui sono stati costruiti i singoli cloni, nel senso che di loro già nella prima stagione abbiamo visto il buono e il cattivo tempo, e quindi provare simpatia per una come Alison piuttosto che antipatia o compassione per una Helena piuttosto che “odio”, fa entrare lo spettatore in totale connessione con ogni clone. Almeno per me è così. E secondo me non è un caso che questo dualismo tra parte buona e parte cattiva, ci sia anche in Siobann. Come hai ben detto tu, il suo affetto e protezione verso Sarah e Kira non è sicuramente in discussione. Un’altra che sta in bilico tra santi e falsi dei, tra il “mi fido di te”, “non mi fido di te”, è Delphine; però io sto più nel limbo in cui mi fido di lei perchè shippo le Cophine come se non ci fosse un domani e non voglio assolutamente pensare che gli sceneggiatori possano un domani rovinarmi questa coppia.

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Claw
Claw 30 Aprile 2014 at 00:22

Credo che mi abbonerò alle tue recensioni <3 Orphan Black è diventata la mia nuova ossessione e questa seconda stagione è partita con il botto. LEDA. VOGLIO SAPERE DI QUESTO PROGETTO. E voglio che approfondiscano ancora il personaggio di Mrs S e la sua storia, sentivo che c'era qualcosa che non andava, qualcosa di sospetto e sospettavo fosse coinvolta ma non ho chiare tante cose. Ma soprattutto più Maslany per tutti! Non vedo l'ora di sapere cosa succederà ora, cosa farà Alison, come si muoverà Cosima in territorio "nemico", cosa succederà ad Helena e cosa combinerà Sarah.

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