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Netflix Orange is the new Black Recensioni

Orange Is The New Black Stagione 6 – Anno nuovo Vita vecchia

Anche quest’anno abbiamo fatto visita a Leitchfield ed anche quest’anno l’abbiamo dovuta salutare.
Dopo gli eventi della scorsa stagione e i grandi cambiamenti di questa, mi sento di dire che i suoi personaggi restano il punto di forza di questa innovativa serie tv che anno dopo anno ha scelto di indagare l’umanità, in particolare quella femminile, distinguendosi per una sorprendente sospensione del giudizio.

Contrariamente alla quinta stagione quando abbiamo visto episodi “meh” alternarsi ad altri di incredibile qualità, questa sesta si distingue per una sostanziale omogeneità delle puntate che si mantengono tutte grosso modo ad un buon livello, pur senza eccellere più di tanto.

Se la scorsa stagione abbiamo visto permanere le divisioni etniche interne alla prigione nonostante la rivolta, in questa quelle divisioni vengono sostituite da una faida tra due diversi bracci della prigione, fomentata (anzi, causata) dall’odio fra due sorelle, Barb e Carol Dennings, e dal gruppo delle guardie.

Le sorelle Dennings restano un po’ il simbolo dell’intera prigione perché, nonostante si condannino a vicenda, scopriamo con un ultimo flashback che sono esattamente uguali. Come Barb e Carol, così le detenute dei due bracci si fanno la guerra tra loro, lanciandosi offese di ogni genere (e non solo offese) senza rendersi conto di essere tutte uguali: tutte criminali, tutte donne con gli stessi desideri, speranze e rimpianti, tutte assolutamente umane. Ritengo che una prova che le Dennings siano state un simbolo di qualcosa più che semplici personaggi è la totale malignità con cui sono state dipinte: non esiste crepa nella loro cattiveria, o speranza di redenzione, non esiste appello all’empatia del telespettatore per due ragazze poco più che adolescenti che hanno brutalmente ucciso la sorella minore di 12 anni solo per invidia ed egoismo.

(l’attrice che interpretava la giovane Carol era oggettivamente troppo bella per credere fosse Barb la più corteggiata delle due)

La colpa della faida tra i bracci C e D non è solo delle Dennings ma è anche delle guardie.
Questa stagione abbiamo avuto modo di ritrovare guardie a noi note e conoscerne di nuove. Il Fanta-Detenute diventa il mezzo perfetto – come fa notare Hopper – per evitare che le detenute si rendano conto che unendosi potrebbero sopraffarli tutti.
Le conseguenze della rivolta della scorsa stagione si presentano quindi in tutto il loro splendore: dall’arroganza di chi non c’era ai traumi persistenti e le nuove consapevolezze delle guardie che erano state coinvolte.
Fra tutte ha un ruolo di primo piano Artesian McCollough: la giovane guardia che più di tutti si fa portatrice del divario fra detenuta/essere umano e delle conseguenze che le violenze subite nella quinta stagione hanno avuto su di loro.
E’ sua una delle scene che inserirò nella Top della stagione e la donna si unisce idealmente a Dixon che, davanti ad una generalizzazione delle detenute, risponde “alcune di loro sono brave persone”, ricordandoci di quando, nella prima stagione, uno dei CO aveva risposto a Piper che loro non erano molto diversi dalle detenute della prigione, erano solo stati più fortunati.

Di fronte ad un totale cambio di ambiente e persone, le nostre detenute vecchie conoscenze finiscono progressivamente nella stagione per mettere da parte odi e diffidenze, in favore di una ritrovata empatia. L’esempio più lampante è quello di Blanca, Nicky e Piper ma anche la finale riconciliazione avvenuta fra Gloria e Red in isolamento o la compresenza di Nicky, Lorna, Cindy e la Flaca al matrimonio di Piper e Alex.

Fra tutte le detenute, ce ne sono alcune che si sono fatte portatrici di storyline più potenti di altre:

  • Maria Ruiz, colei che abbiamo conosciuto come la dolce mamma incinta, l’anno scorso si era trasformata nella più crudele degli aguzzini salvo poi mandare all’aria ogni suo sforzo nella rivolta, per la possibilità di rivedere sua figlia. Maria in questa stagione attraversa una bellissima trasformazione, tornando la donna che abbiamo conosciuto ormai 5 anni fa. Dopo l’iniziale perdurante odio nei confronti di Gloria (che si vendica per il tradimento addossando alla compagna un ruolo di primo piano nella rivolta), Maria subisce un primo tentativo di omicidio (privo di un reale movente!) e una crisi – e poi ritorno – di fede. La possibilità di rivedere la luce del sole nell’ultimo episodio finisce però per portarla ad una completa catarsi e diventare il vero deus ex machina che scongiura una rissa tra bande e riesce a ritrovare la fiducia di una delle sue vittime passate.

  • Taystee Jefferson, la cui storyline è stata una diretta continuazione di quella della scorsa stagione. Di fronte alla certezza di essere uccise dai reali responsabili della morte di Piscatella, Cindy e Suzanne fabbricano una loro versione della storia che costringe Black Cindy ad addossare a Taystee la morte del gigante. Il processo e l’inserimento del movimento per il Black Lives Matter, sono la prima delle due grandi denunce politiche della stagione. La condanna ingiusta di Taystee e il contrasto con l’ottimismo di Caputo sono ciò che ancora una volta ricorda che negli USA (e non solo lì) si usano due pesi e due misure a seconda del colore della pelle. Non abbiamo avuto bisogno di leggere la disperazione sul viso di T per sapere che era stata condannata, lo sapevamo già da tempo, ma nonostante ciò la rabbia e il dolore di noi spettatori sono stati gli stessi. Mi chiedo se avremo la possibilità di seguire la storia anche nella prossima stagione, se passerà in secondo piano o se verrà abbandonata.

  • Blanca Flores: ho scelto di inserire il suo nome in questo elenco perché, benché non abbia avuto una forte storyline nel corso della stagione, è portatrice di un tema importantissimo nel corso dell’ultimo episodio. Mentre Piper viene scarcerata, Blanca ed altre detenute latinoamericane vengono caricate su un altro bus che le porterà in un centro detentivo dell’immigrazione. Ora, io non ricordo che Blanca fosse in Usa senza la Green Card, per cui mi chiedo perché sia stata portata lì (mentre un Diablo con mazzo di fiori mi faceva piangere disperata qualche secondo dopo) e se l’aver commesso un reato federale è ragione di espulsione dal Paese. Spero che avremo la possibilità di rivederla in futuro: il suo personaggio è uno di quelli che trovo più interessanti e questa storyline merita di essere approfondita.

Un posto a parte merita il personaggio di Joe Caputo che finalmente è tornato l’uomo che apprezzavamo nelle prime stagioni. La sua lotta per aiutare Taystee spinto dai sensi di colpa per aver permesso le condizioni che hanno portato alla rivolta e la sua vana fiducia nel sistema sono state una delle cose che mi è piaciuta di più della stagione (insieme alla cover di “I’m on fire” del Boss). Il senso di giustizia che ognuno di noi ha sentito dentro esattamente come lui, ha ricevuto un sonoro pugno in faccia dal capo della squadra d’assalto, la cui coscienza, contrariamente a quella di Caputo, si è pulita molto in fretta.
Da un certo punto di vista è stata interessante anche la scelta di sviluppare la storia con la Figueroa, la quale, per quanto abbia mantenuto la sua meschinità, ha svelato nuovi aspetti di sé, permettendoci di apprezzarla più di quanto avessimo fatto in passato.

Per quanto riguarda Piper e, soprattutto, Alex hanno mantenuto il loro usuale modo di esistere e relazionarsi, compreso il talento di Piper per attirare guai e il sacrificarsi di Alex, spinta anche dal senso di colpa nei confronti del vecchio tradimento ai danni della Chapman. Il matrimonio finale, però, officiato da quella meraviglia che è Nicky Nichols (e la gioia di Piper nel riabbracciarla è stata stupenda da vedere) ha sfidato la mia vecchia antipatia per la coppia ed ho finito per gioire con loro. Cosa accadrà ad Alex ora che che Carol è morta e Piper è fuori di prigione? Potrebbe smettere di fare la narcotrafficante ma resta il problema di Badison.

Focus sui personaggi:

  • Nicky Nichols si conferma uno dei personaggi più straordinari della serie tv. Amarla è normale e ammirarne il percorso di crescita è un obbligo. La sua parte nello scongiurare il bagno di sangue fra i due bracci del carcere, unito ai disperati tentativi di proteggere Lorna da se stessa e Red da Barb e i tirapiedi, mi sono piaciuti moltissimo.
  • Frieda è una grande stratega ma anche una donna fortunata. Vorrei che lei e Red potessero parlarsi e la Reznichov capire le sue ragioni.
  • Tiffany Doggett: la scelta di terminare di scontare la sua pena e la presa di consapevolezza che l’oscurità di Charlie Coates era troppo pericolosa per lei sono stati un altro punto a favore della crescita del personaggio e del definitivo superamento della Sindrome di Stoccolma che sembrava averla colpita dopo lo stupro ai suoi danni perpetrato proprio da Charlie. L’evidente simpatia che è stata in grado di suscitare in Dixon, sono un altro.

  • Black Cindy: in questa stagione abbiamo avuto la possibilità di esplorare l’aspetto più serio di Cindy grazie al ruolo che ha suo malgrado avuto nel processo di Taystee ed il tradimento perpetrato ai danni dell’amica.  Un approfondimento necessario perché, per quanto vederla far ridere in radio con la Flaca sia stato divertente, lo spettatore aveva bisogno di vedere altro al di là della ragazza divertente.
  • Gloria Mendoza: la rabbia per non aver potuto rivedere il figlio prima dell’operazione unita alla ricerca di una parvenza di pace per sé nella prigione sono stati i suoi leit motiv della stagione. Molto interessante la scelta di sviluppare un rapporto di amicizia con Lutschek, vanificato dalla perdurante meschinità del personaggio della guardia.

(Aleida è  sempre uno spasso)

I Grandi Assenti che spero rivedremo l’anno prossimo:

  • Janae Watson
  • Big Boo (che abbiamo intravisto ma come si fa senza di lei?)

I nuovi acquisti che ben promettono:

  • Daddy, molto interessante per il suo passato e per la dolcezza con cui si rapporta soprattutto a Daya. Un po’ meno il sembrare un rimpiazzo di Big Boo.
  • Madison, carta jolly imprevedibile e pericolosissima della prigione. Facilissimo odiarla ma anche innegabilmente utile per innescare determinate dinamiche. La sua backstory è utile ad una riflessione sulle conseguenze del bullismo.

TOP:

  • L’inizio della stagione con Suzanne che guarda su uno schermo televisivo immaginario le sue compagne.
  • McCollough che parlando con la guardia amica di Taystee le confessa, con incredibile lucidità, che il vero problema è distinguere il ricordo delle violenze delle detenute, dal loro essere persone dotate di speranze e purezza. Il “vogliamo solo giocare a kickball” con cui Maria riesce a vincere la diffidenza di McCollough salvando di fatto le vite di molti, è stata una diretta conseguenza di questo sentire.
  • Maria e le detenute all’aria aperta: l’espressione di pura gioia sui loro volti grazie alla possibilità di giocare, respirare aria pulita, rivedere il sole, è manifestazione di ciò di cui realmente hanno bisogno e il perfetto antidoto alla violenza coercitiva del carcere.
  • Aleida rinuncia a Dayanira: la storyline delle difficoltà di Aleida fuori dal carcere è stata sviluppata egregiamente anche in questa stagione e la scena in cui Aleida sceglie di salvare i suoi altri figli, rinunciando di fatto a salvare Daya, spezza il cuore.
  • La scarcerazione di Piper e Sophia: piangevo di gioia!

Unico vero lato negativo della stagione è stata la ormai sovrabbondanza di personaggi che ha costretto gli autori a dedicare molto spazio ad alcuni e troppo poco ad altri (Red, anyone?). Resta la fiducia nella possibilità futura di raccontare altre storie, sempre spinti dalla stessa cura per il dettaglio e la psicologia del personaggio, che mi porta ad attendere con entusiasmo la prossima stagione.

Prima di salutarvi condivido un gossip che ho scoperto spulciando in cerca di immagini: a quanto pare Vicci Martinez (Daddy) e Emily Tarver (McCollough) stanno insieme. Ma che carine!

A presto!

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2 comments

Federicuccia 14 Agosto 2018 at 16:53

mccollough è la guardia che si procurava le bruciature con la sigaretta giusto?

comunque per cindy non ho attenuanti, l’ha praticamente condannata a morte lei taystee non lo stato! però non mi sciocca più di tanto visto che è una persona che fa credere ancora alla figlia di essere sua sorella per evitare responsabilità.
l’unica VERA amica di taystee era poussey, punto.

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The Lady and the Band
The Lady and the Band 21 Agosto 2018 at 17:33

Ciao!
Sì, McCollough era la guardia che si procurava le bruciature di sigaretta.

Per Cindy anche io non ho vere attenuanti se non che è stata una decisione molto in character: per quanto col passare delle puntate sia diventata a tutto tondo, non è mai stata un modello di generosità e non mi stupisce che la paura di pagarla anche lei sia stata più forte dell’istinto di giustizia nei confronti di una persona amica. Non credo però che la sua testimonianza sia stata l’unica ragione della condanna, certo ha molto contribuito, ma credo che più ancora della verità falsa di cindy sia stato il colore della pelle di taystee ad impedirle un processo equo. Se Taystee fosse stata bianca, ci sarebbe stato il ragionevole dubbio ed invece non è stato così. Non importa quante testimonianze a favore si fornissero, Taystee era già condannata dal suo essere nera e quindi perfetto capro espiatorio anche per chi doveva costruire il caso.
Poussey non è sostituibile, hai ragione. Nessuna è e sarà mai come lei. Mi chiedo cosa ne penserebbe Janae Watson del comportamento di Cindy, forse, ci fosse stata lei, non si sarebbe arrivati ad una tale conclusione.
Grazie del commento, alla prossima

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