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Orange is the new Black Recensioni

Orange is the new black | Recensione 2×01 – Thirsty Bird

Warning: Un grande pregio di OITNB è che la stagione sia disponibile per intero sin da subito, per desiderio di accuratezza, però, commenteremo insieme solo un episodio alla volta. Pertanto, per rispetto nei confronti di coloro che sono indietro con gli episodi, vi invito a commentare solo l’episodio recensito o comunque evitare spoiler su quelli successivi. So che è difficile (andare a caccia di immagini è come correre in un campo minato per cui vi capisco) ma è più corretto. Grazie.

Prima di tutto: la sigla!!!!!Insieme a quella di Game of Thrones, Teen Wolf e poche altre, è una di quelle che non salto mai e canticchio sempre.

Ah!Mi è mancato Orange Is The New Black!Mi sono mancate le detenute di Litchfield e i loro piccoli grandi drammi e non vedevo l’ora che riniziasse: che cosa succederà a Red? Come andrà finire la love story fra la Diaz e Bennet, il bel secondino dalla gamba bionica, rispetto ai quali Romeo e Giulietta avevano più speranze? Pensatucky, la pazzoide fanatica che fabbrica armi coi crocefissi, è davvero morta? E Nichols, Taystee, Poussey, Crazy Eyes, Morello…e tutte le altre che fine hanno fatto? Mendez/Pornstaches sarà tornato in servizio travestito da menestrello, pronto a cantare tutto il suo amore per Diaz Figlia? Tutto questo e molto altro ci attende in questa bellissima premiere di…aspetta! Ma per tutto l’episodio c’è solo Piper?!

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Ok, ok, forse il cliff hanger sulla sorte di Piper dopo il momento Incredibile Hulk era un cicinin (come dicono dalle mie parti) più importante del resto. Ok, ok, bisogna dare un imput forte al primo episodio. Ok, ok, bisogna giustificare il fatto che Laura Prepon non ci sarà per buona parte della stagione (sto cercando di non gioire…mi trattengo…ci provo…ce l’ho fatta…forse…YAYYYYYYY!)….ma un intero episodio di Piper???????

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Fatto sta che per buona parte dell’episodio ci ritroviamo come Piper: all’oscuro di tutto e, in teoria, in ansia. Trascinata via dall’isolamento dove ha imparato a dipingere con le pappette Plasmon, viene sbattuta su un autobus e poi su un aereo e deve persino svuotare la vescica davanti a due U.S. Marshall. Dove diamine la stanno portando? È una punizione? Un aggravio della pena? Pensatucky, l’ha davvero uccisa?
Mi rattrista dover ammettere di non essere stata per nulla in ansia, più che altro ero curiosa. Al termine dello straordinario finale della prima stagione, mi sono ritrovata a riflettere su quanto la sigla abbia ragione: l’animale intrappolato fino a che la gabbia è così piena che ad un certo punto esplode e diventa incontrollabile. Sarebbe stato interessante (ma dalle conseguenze troppo estreme, me ne rendo conto) se Piper avesse ucciso quella pazzoide dai denti marci, che è, invece, solo conciata male; mentre il viaggio misterioso è “solo” verso una prigione federale a Chicago per testimoniare contro il boss del cartello della droga per cui lavoravano Piper e Alex. Ah sì! Naturalmente lo scopriamo perché c’è anche Alex…
Giunta nella nuova prigione, la ragazza si accorge che Litchfield era il Paradiso al confronto: una cella di pochi metri quadrati da dividere con altre 4 detenute praticamente tutto il giorno (solo i pasti e l’ora d’aria sono svolti in comunità) in un istituto, oltretutto, di genere misto. Le compagne di cella sono una peggio dell’altra: dall’assassina seriale e quella fissata con il sistema di trasporto degli scarafaggi, alla stalker ossessionata dalle congiunture astrali la cui ossessione per Chapman farebbe esclamare:«Cuckoo!» persino a quel mito di Crazy Eyes, senza dimenticare la rossa apparentemente apatica silenziosa, talmente assuefatta alle circostanze da fare da reggi rotolo di carta igienica alla compagna di cella di turno sulla tazza (ah, i bagni sono interni alle celle: altro che le grandi sale da bagno di Leitchfield con tanto di divisori!).

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Sorvolando su tutta la faccenda dell’acchiappare un nuovo scarafaggio-staffetta che ricorda tanto gli innumerevoli guai a cui ha dovuto porre rimedio Piper dal pilot in poi – onestamente stancando un po’ – direi che la parte veramente importante ai fini della trama sia il processo.
Piper e Alex sono state convocate per testimoniare contro il boss, il terribile boss, il minaccioso boss che, come Piper sa dalla visione de “I Sopranos”, la farà pagare cara a chi gli si metterà contro: Chapman, dopo una chiacchierata con l’ex-suocero, nonché suo avvocato, decide di fare la cosa giusta e testimoniare la verità, condannando l’uomo a prigione sicura. Alex, invece, è ben decisa a mentire pur di salvarsi le penne e a costringere Piper a fare la stessa cosa: salvare le penne di entrambe. Ed è proprio qui il punto: Alex, per salvarsi il….per salvarsi, è disposta a tutto, per cui, all’insaputa dell’ex-tante cose sceglie di testimoniare contro il boss patteggiando qualcosa che assomiglia molto alla libertà vigilata. E fu così che la cara Chapman si mise di nuovo nei pasticci con le sue belle manine: convinta dalle dolci parole di Alex e dal suo eyeliner, ha deciso di mentire sotto giuramento e la sua pena sarà sicuramente allungata. Non ci resta che da sapere se la sconterà a Litchfield o nella Prigione Federale di Chicago. Si accettano scommesse.

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Come dicevo, un intero episodio in cui gli unici personaggi presenti erano Chapman e Vause: ed io che non vedevo l’ora di sapere cosa fosse accaduto a tutti gli altri!
Non vi nascondo di non essere una gran fan delle due: di nessuna delle due.
Alex…bhè, su Alex devo astenermi perché la mia opinione è pesantemente inficiata dalla mia personale antipatia per Laura Prepon. Non so perché. Forse a pelle. Alex, comunque, è rimasta tale e quale era la prima stagione: ferita da Piper, reagisce annullandola e usandola come semplice pedina, anzi nemmeno considerandola coinvolta nelle sue scelte. Ancora una volta, in una replica dell’arresto in seguito al quale fece il nome di Piper ai giudici, per guadagnare dei benefici giudiziari, sceglie cosa è meglio per sé, incurante delle conseguenze delle proprie azioni sugli altri. Fin qui niente di nuovo, direi. Alex Vause è la coerenza fatta persona. E la libertà vigilata giustifica la sicura assenza della Prepon per parecchi episodi.

…Everything is easy/The second time around…

Quanto a Piper…ah!Piper Piper…Facendo un raffronto con il pilot dell’anno scorso, potremo notare alcune, chiamiamole, evoluzioni, e altre cose rimaste pressoché le stesse.
Sul personaggio intervengono persino i flashback della sua adolescenza: il padre tradiva la madre e la bambina lo scopre un giorno che aveva tagliato la scuola per vedere un film vietato ai minori al cinema. Insomma, la sincerità regnava sovrana nella famiglia Chapman! C’è da dire che comprendiamo due cose: a) Piper ha succhiato l’ipocrisia col latte materno b) era ipocrita e bacchettona sin da piccola…però!
In cosa evolve? Ha capito come funziona una prigione: non si fa problemi a soddisfare i bisogni in pubblico e non piagnucola eccessivamente…nemmeno dopo che si ritrova costretta a scambiare le proprie mutandine con un «killer professionista feticista dell’intimo femminile» per fare arrivare un biglietto ad Alex.

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In cosa non è cambiata? Nuovamente manda all’aria i propri onesti propositi in seguito alle dolci parole di Alex. Continua ad avere evidenti sentimenti per la Vause e allo stesso tempo ad usare spudoratamente Larry fuori dal carcere (il quale, gli va dato atto, si limita a dire al padre di andare a trovarla); persevera nel fare la lezione a tutti e ad essere la prima a fare l’opposto…dando, per l’ennesima volta, la colpa agli altri delle sue scelte. Si ritrova con un aggravio della pena perché ha scelto di mentire: Alex l’ha influenzata ma è stata lei a mandare alle ortiche tutti i discorsi sulla Verità per riguadagnarsi la sua «prison wife». Ed ora ne pagherà le conseguenze.

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Un grande lato positivo, però, è la piccola scena in cortile a Chicago: si scatena una piccola rissa fra due detenute, una di queste guarda Piper in cerca di aiuto e l’unica cosa che Chapman riesce a fare è fissare atterrita la scena. Trapela con sempre più chiarezza, il terrore che ha Piper degli abissi del proprio animo: l’idea di essere stata capace di uccidere (lei non sapeva ancora di Pensatucky) la terrorizza a tal punto che rimane immobile a fissare la scena. Nella prima stagione, durante la visita delle ragazzine del centro correzionale, questa paura era emersa chiaramente per la prima volta ed ora la ritroviamo, più forte che mai. Come recita la sigla: «Taking steps is easy, Standing still it’s hard».
Un primo episodio decisamente sottotono ma tutto sommato utile anche se sicuramente molto meno incisivo di molti altri della prima stagione: l’ansia per la sorte di Chapman era veramente poca, considerando che è Litchfield il teatro della serie e quindi non potrebbe andare altrove. E l’assenza dell’universo di Litchfield con le sue detenute delle quali abbiamo tutti sentito la mancanza, è stato un grosso punto a sfavore. Il twist finale è però meritevole: dal momento in cui si sa del processo, l’episodio ha guadagnato ritmo ed io ho smesso di giocare a Quiz Duello nel frattempo.
Vi aspetto la prossima settimana con la recensione del secondo episodio che, ve lo anticipo, è stato di gran lunga migliore sotto tutti i punti di vista.
Vi ringrazio per avermi letto e non vedo l’ora di leggere i vostri commenti qui sotto.

That’s all folks!

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Gio.spike

2 comments

Peppe 9 Giugno 2014 at 23:04

Però devi ammettere che la scena lunga sull’aereo di Piper che racconta quello che aveva fatto è recitata molto bene!

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The Lady and the Band
The Lady and the Band 11 Giugno 2014 at 11:31

Ma sai che nella prima stesura ne avevo scritto e avevo allegato le foto ma poi quando ho trasferito tutto, non l’ho copiato?!Che pasticcio!Comunque, hai ragionissimo: tutto quel pezzo era decisamente ben fatto come anche gli avvisi degli US Marshall sull’aereo: magari nel parlo all’inizio della prossima recensione. Grazie del commento, come vedi, è decisamente servito.

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