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Orange is the new Black Recensioni

Orange is the New Black | Recensione 2×08 – Appropriately Sized Pots

Ci siamo!!!!!!!!! Eccomi di nuovo con il lacrimoni e la voglia disperata di vedere l’episodio successivo. Tante cose sono successe in questo meraviglioso episodio e OITNB ha battuto se stesso perché questa 2.08 è stata una puntata quasi perfetta.

everything hurts

Iniziamo dalla storyline principale, cioè dai flashback dedicati interamente a Roza Cizneros: non vedevo l’ora di conoscerla meglio!
Sapevamo già che rapinava banche ma non che fosse segnata da una maledizione particolare; praticamente è una vedova nera atipica: tutti gli uomini della sua vita finiscono male…ma male male…tipo morti. Tranne l’ultimo, la maledizione colpisce Roza che finisce in carcere. Dando un’occhiata ai vestiti e alle ambientazioni, direi che la giovane Roza entra in carcere alla fine degli anni ’70 dopo una rapina andata male per via della sua avidità: il profumo delle banconote e l’adrenalina della fuga sono come una droga per lei.

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Ai giorni nostri, invece, Roza è latrice dell’ennesima discrepanza e ingiustizia del sistema carcerario: i medici consigliano un’operazione che potrebbe salvarle la vita ma il Dipartimento Correzionale non ammette la chirurgia troppo invasiva per le detenute per cui, in pratica, per Roza è arrivata la condanna a morte. Immagino sia per motivi di budget: come, purtroppo, è risaputo la sanità americana impone costi elevatissimi per determinati trattamenti ospedalieri ed immagino che l’intervento che avrebbe salvato la vita a Roza sarebbe stato tra quelli più cari. La scena iniziale, con Healy che le da la notizia, ha segnato l’episodio fin da subito: lo sguardo ricco di compassione, dolore e vergogna di Healy si rifletteva in quello incredulo, addolorato e arrabbiato di Roza.
Continuare con la chemio è quindi l’unica alternativa ed è così che è ritornata quella storyline che tanto mi era piaciuta nell’episodio dedicato a Morello: il ragazzino col cancro con cui aveva fatto amicizia Roza all’ospedale e la mini rapina realizzata sotto il naso di tutti. Ho adorato tutta l’organizzazione del “colpo” ai danni dell’infermiera alcoolista ma l’apice della storyline è stata sicuramente la sua conclusione: il ragazzino in remissione e le lacrime di gioia di Roza.

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Il vero clou della vicenda è, però, il dialogo fra Roza e Anita De Marco, la detenuta che aveva avuto l’infarto: la Roza dai lunghi capelli castani e la grinta da capobanda c’è ancora e non riesce ad accettare di morire come una Signora Nessuno all’interno della prigione; si ritrova a doversi arrendere senza poter combattere quando invece avrebbe preferito morire combattendo (magari circondata dai soldi, correndo nel traffico con l’auto rubata, inseguita da auto della polizia). Il dolore e l’impotenza si affacciano nei suoi occhi solo per tornare a celarsi quando, di nascosto, riesce ad inspirare il profumo delle banconote sottratte all’infermiera.

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Una donna grandiosa, pur essendo una criminale incallita, è Roza: energica, spietata, tenace e temeraria. È una donna forte posta davanti alla malattia e alle ingiustizie della vita (la morte di due fidanzati e il non potersi operare) e la sua energia è contagiosa, per questo è ancora più doloroso vederla impotente. Non nascondo che, a parer mio, il suo è uno dei personaggi migliori di questa serie.

A proposito di ingiustizie della vita, non posso che parlare di Piper. In seguito al colloquio con Roza, Healy decide di fare qualcosa almeno per qualcuno che gli è possibile aiutare e così riesce a fare ottenere il permesso a Piper per consentirle di dire addio alla nonna. Purtroppo il permesso arriva troppo tardi, la nonna è morta la notte prima (ma vedi te la iella!) e a Piper non resta che piangere al telefono col rimpianto di non averle potuto dire addio. Come ho avuto occasione di dire un’altra volta, questa storyline della nonna è spuntata un po’ fuori dal nulla: non ricordo che ne avessero parlato nella prima serie. Ma se vogliamo sorvolare su questo episodio di «mushrooming» (nel caso ve lo stiate chiedendo, il termine esiste veramente e significa proprio ciò che pensate: «spuntare come funghi»), l’episodio ci ricorda il vecchio spunto di riflessione: cosa ne è delle relazioni con i propri cari all’esterno? Dal racconto delle altre detenute, il permesso di Piper è il primo in….sempre (e questo, chiaramente, provoca abbastanza ciclosferosi nelle altre detenute) e sono molte le carcerate che non hanno potuto stare vicino ai cari in momenti dolorosi: Sophia (straordinaria…perché così poco di lei in questa stagione?!) e Poussey hanno persino perso un genitore, ad esempio, senza aver potuto dire addio. È solo una delle tante problematiche legate alla carcerazione che ci ricorda che, non importa cosa abbia commesso, chi è dietro le sbarre è un essere umano come chi è fuori e la perdita della libertà significa anche «perdere la libertà» di essere accanto alle persone care in situazioni dolorose o gioiose.

E parlando di diritti…

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…ricordiamo anche la perdita del diritto di «non lavarsi» lasciando per i corridoi del carcere una traccia che persino Voldemort avrebbe potuto sentire. Onestamente ho trovato un po’ ridicola la storyline di Soso/Ascella Letale (e non c’entra che è estate ed uso i mezzi pubblici con tutto ciò che ne consegue) per cui spero che ci porti da qualche parte. Questo non toglie che ci abbia regalato una delle perle dell’episodio e, oserei dire, della serie:

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La divertentissima battuta di Wanda mi permette di collegarmi alla storyline che ha avuto come protagonista indiscusso Joe Caputo. Con la campagna del marito andata male, Fig si è ricordata di avere la direzione di una prigione per cui torna giusto in tempo per accorgersi che ¾ delle regole interne al penitenziario vengono disattese, ed ovviamente se la prende con chi dovrebbe farle rispettare: Caputo, appunto.

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L’uomo, così, inizia una caccia alle streghe per capire da dove arrivino, ad esempio, i trucchi che vede sul viso delle detenute: una caccia che, improvvisamente, lo porta ad avere l’intuizione giusta (in una divertentissima sequela di eventi)…ma troppo tardi. Red, col timore che l’attacco di “giardinaggite” di Caputo lo portasse a scoprire nascosti nei vasi i prodotti che lei introduce in carcere, aveva già chiesto a Gloria di nasconderli nella cella frigorifera. E così, Caputo, pur mettendo a soqquadro la serra, non trova un cavolo (battuta inconsapevole).

Purtroppo la pressione su di lui da parte della Figueroa e l’aver accusato (secondo lui) ingiustamente una persona che riteneva amica – Red – lo riduce in una disposizione d’animo tale che arriva a licenziare Fisher (la quale, perfettamente in character, sceglie il momento meno opportuno per – finalmente – dire ciò che pensa). In realtà, c’è molto di più: la cotta di Caputo per la ragazza, gli ha sempre impedito di prendere seri provvedimenti per spingerla ad una maggiore severità nel suo lavoro; questa debolezza non è mai stata però accompagnata da un ricambio dei sentimenti da parte di Fisher, che anzi, inizia ad uscire con Luschek , la guardia che si occupa del reparto elettrico della prigione. Immagino che l’unione della gelosia, la frustrazione per il non riuscire a reprimere i propri sentimenti e la sensazione di soffocamento per via delle pressioni ricevute dall’alto per un controllo maggiore sulle detenute, abbiano condotto Caputo a licenziare Fisher. Onestamente, concordo con Nichols: Fisher deve scappare via il più in fretta possibile da quel luogo che succhia l’anima delle persone.
Ancora una volta, per citare una battuta sempre di Nichols, Caputo si rivela un «essere umano decente» (ma visto l’andazzo della serie, prevedo in un capovolgimento del personaggio entro breve), diviso fra l’eseguire gli ordini che gli arrivano dall’alto (anche quando non li condivide) e il fare tutto ciò che è in suo potere per rendere il periodo di detenzione il più umano possibile. In un certo senso, Healy aveva ragione quando raccontava a Piper che all’inizio del suo lavoro era un idealista e pensava di poter salvare le detenute, invece, col tempo, la burocrazia farraginosa del Dipartimento Correzionale, gli ha consentito solo di fare il possibile per mantenere quelle donne «pulite e al sicuro». Il gesto finale di Caputo – il ricomprare le piante per la serra – e quello di Healy – la spintarella per il permesso a Piper – sono una piccola ammenda per tutte le cose che non è loro possibile fare.

Accanto alle storyline principali, ci arrivano piccole notizie sulle altre:

  • la Guerra Fredda fra Red e Vee continua e l’oggetto del contendere è Gloria: ciascuna cerca di attirarla dalla propria parte e Gloria cerca di fare capire loro che non ha intenzione di rimanere incastrata nel loro fuoco incrociato. E a questo proposito ricordiamoci che la Garden Rose (alias Suzanne) ha tirato una torta al Dandilion (alias Piper): decisamente la cotta le è passata!
  • Maritza è rimasta in isolamento meno di un giorno ma è tornata totalmente inutile…anche se Gloria ce lo dice in maniera più colorita…

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  • Per quanto riguarda la telenovela Diaz-Bennet, i due pare abbiano fatto pace e iniziano a pianificare un modo per a) far partorire Daya in prigione senza che se ne accorga nessuno b) portare il neonato fuori dal carcere…magari evitando il soffocamento o il trauma cranico trasportandolo nella protesi di Bennet.what is wrong with you
    Immagino che nessuno dei loro piani andrà in porto…anche perché, onestamente, per quanto io «adori i piani ben riusciti», stile Hannibal dell’A-Team, non vedo come superare ciascuno dei due ostacoli principali. Non mi resta che attendere.
    Anche perché i problemi stanno per amplificarsi giacché negli ultimi secondi della puntata, Fig dice di aver chiamato la cavalleria che aiuti a tenere in regola le detenute: un paio di baffi, un look-triglia anni ’80 e il ben noto chewing-gum ci dicono che Pornstaches-Mendes è tornato: e mo’ so’ ca**i!

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Il trivia di questa settimana, lo dedicherei a Lea Delaria, grande assente dell’episodio e grandiosa attrice comica, jazzista di valore e, soprattutto, role model non solo per la comunità LBGT.

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Innanzitutto, l’avreste mai detto che ha 56 anni? Io gliene avrei dati almeno una decina di meno!
Ma, a parte queste cose stupide, di lei bisogna ricordare che è stata la prima comica apertamente gay (e parliamo degli anni ’90, quando fare coming out era un atto di coraggio più di ora) ad andare in onda non in un late night show e il suo nome d’arte era “That Fucking Dyke” («Quella Lesbica del C**o») scelto perché «avrei camminato per strada le persone (lo) avrebbero urlato a me. Ma dopo due anni di show, avrei camminato per la strada e le persone lo avrebbero urlato ma io non avrei saputo se fossero fan oppure no!». E solo questo dovrebbe farvi comprendere la grandezza della persona!
Ma Lea non è solo attrice comica, ha anche scritto un libro surreale intitolato “Lea’s Book of Rules for the World”, ha preso parte a spettacoli di Broadway e, soprattutto, è una bravissima jazzista con numerosi album all’attivo.
Visto che sto straparlando (anzi, stra-scrivendo) mi fermo qui e vi lascio con un’intervista rilasciata all’Huffington Post in cui, tra le altre cose, racconta del suo provino per Orange is The New Black.

Al più presto tornerò con la recensione della 2.09, nel frattempo vi ringrazio per seguirmi e leggere le mie recensioni e mi raccomando: commentate, mi piacciate, condividete la mia recension!!!

That’s all folks!!!!!

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1 comment

Federicuccia 22 Luglio 2014 at 18:58

con voldemort mi hai stesa!! ahahahahahah eh soso va bene lottare per ciò in cui si crede, però non è che le altre detenute debbano morire asfissiate per questo!
go take a fucking shower, parole sante pennstucky!

roza è straordinaria anzi aspetta di vedere quello che farà nel finale, però che iella con i maschi che c’ha avuto a uno gli hanno sparato l’altro morto d’infarto, proprio una maledizione in effetti 🙁

fig si ricorda all’ultimo secondo che esiste una prigione di cui ops! è la direttrice, e a cui ha rubato un sacco di soldi ma va beh…

alla prossima!! 🙂

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