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Orange is the new Black Recensioni

Orange is the New Black | Recensione 02×02 – Looks Blue, Tastes Red

WARNING: Per rispetto a coloro che non hanno ancora visto gli episodi successivi, la recensione sarà spoiler free. Vi invito a fare attenzione anche nei commenti.

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Bentornati ad una nuova recensione di “Orange is the New Black” o OITNB, uno degli acronimi più complicati da scrivere, leggere e memorizzare.

Prima di tutto, un piccolo mea culpa: nella recensione dello scorso episodio ho tralasciato involontariamente un particolare, ovvero l’interpretazione intensa e toccante di Taylor Schilling sull’aereo, il momento in cui racconta dell’aggressione a Pennsatucky è stato veramente ben recitato. Kudos a Taylor! A questo proposito (del momento sull’aereo, non di Piper), ricordiamo le meravigliose regole degli US Marshall in caso di trasporto su aeromobili di detenuti:

«Buongiorno, passeggeri, vi ringraziamo per volare con noi quest’oggi. Sappiamo che avete avuto possibilità di scelta della compagnia di viaggio… Scherzo!Non avete alcuna scelta perché siete prigionieri, i nostri prigionieri. In caso di ammaraggio, vi sconsigliamo vivamente di non provare a nuotare verso la libertà. Ricordatevi che è inverno e l’ipotermia fa male. Il vostro cuscino può essere usato come galleggiante. Allacciate bene le cinture. Se escono le maschere per l’ossigeno, rimettetele al loro posto. Stiamo avendo qualche problema anche con quelle. Rilassatevi e godetevi il nostro intrattenimento per il volo..che è fissare il vuoto.»

Dopo un primo episodio ambientato nella città del vento fra stupratori e assassini seriali, questo secondo episodio ci riporta nell’universo di Leitchfield, finalmente torniamo a casa.
Un episodio divertente che riserva la giusta attenzione a ciascuna delle sue storyline: quella centrale è legata al personaggio di Taystee Jefferson, mentre a latere vediamo come procede la vicenda di Red, quella di Daya e il ritorno di Pennsatucky dall’isolamento. Ah sì, c’è anche Larry che fa qualcosa fuori dal carcere.

Lo spunto è il “Mock Job Day”, ovvero l’occasione per affrontare in maniera teoricamente seria quello che aspetta le detenute fuori dalla prigione. Ma già dal nome – «mock» significa «beffa» – capiamo che è tutta una messinscena, fumo negli occhi da parte di Fig (la donna che accavalla così spesso le gambe che se non ha lei dei quadricipiti da assassinio, non so chi possa averli) per mantenere le apparenze, non solo con il Dipartimento di Stato ma anche col giornalista che vorrebbe approfondire le denunce fatte alla radio da Larry nella prima stagione. E a pagare le conseguenze dell’ennesima delusione è proprio Taystee.

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Per prima cosa, a ciascuna detenuta che partecipa, viene chiesto di scegliere un outfit per un potenziale colloquio: tra chi sceglie dubbi vestiti da marinaretto (Morello) e chi sfrutta l’occasione per essere favolosa (Burset)…

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C’è chi prende il concorso sul serio e viene depistato, come la tipa bionda un tempo cagnolino di Pennsatucky o chi come Nichols sceglie il completo perfetto ma lascia ai propri capelli la libertà d’espressione…

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Alla fine della fiera, il look vincente è quello di La Flaca, Gonzales, che sorpassa anche Taystee, malgrado il look piuttosto gotico. Onestamente, il look alla Mercoledì Addams mi è sembrato decisamente meno appropriato di quanto pensasse la “consulente all’immagine” ma in effetti la madama non è che sembrasse molto interessata ad aiutare le ragazze, piuttosto a prenderle in giro.
Comunque, a ciascuna partecipante, poi, viene data l’occasione di approfondire la redazione del curriculum, dando vita ad una sequela di dream job degni di chi li vorrebbe fare:

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Ma la mia preferita è, ovviamente, quel mito di Nichols…

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L’ultimo step è quello del colloquio con un rappresentante della Philip Morris, azienda produttrice di sigarette, che ci offre la brillante riflessione di Black Cindy:

“Le persone possono decidere se fumare o no. Il vero problema sono le compagnie che ti uccidono senza il tuo consenso […] Non che nessuno di quei figli di p**** voglia assumere noi…Ma i veri criminali non perdono tempo con noi pesci piccoli”

Il colloquio, nonostante le mosse furbette di La Flaca e le bugie…

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…vede stravincere Taystee ma in palio non c’è un posto di lavoro una volta fuori, solo un contentino di 10 dollari sul conto. Meglio di nulla, uno potrebbe dire, ma ancora una volta l’enorme potenziale di Taystee è ostacolato dalle ingiustizie della vita. Perché, diciamocelo, la storia di Taystee è tutta questione di opportunità non avute.
Conosciamo Tasha Jefferson “Taystee” quando ha una decina d’anni, è una fedele figlia del Foster System e, malgrado la sua intelligenza, non viene adottata per il suo atteggiamento sfrontato. Ed è dopo l’ennesimo incontro fallito con dei potenziali genitori che Taystee conosce Vee, spacciatrice.
Crescendo Tasha trova lavoretti saltuari in fast food ma purtroppo il Foster System non ammette deroghe e Taystee, che a lungo si era tenuta alla larga dallo spaccio di Vee, cede e chiede aiuto proprio alla donna. La sua intelligenza e la sua bravura negli affari, la rendono una risorsa preziosa per Vee e Taystee trova qualcosa che possa chiamare famiglia.
La morte di RJ, a metà fra un amico e un fratello, sconvolge la vita di Taystee e Vee e quest’ultima promette alla ragazza che si sarebbe sempre presa cura di lei. Una promessa che, mi sa tanto, non manterrà.
Alla fine dell’episodio, Taystee e Vee si ritroveranno fra le mura del carcere e la ragazza non sembra per nulla contenta di rivedere la donna. Che sia lei la misteriosa cugina che avrebbe dovuto ospitarla a seguito della libertà vigilata?

Il titolo dell’episodio fa riferimento ad una battuta di Taystee a proposito del succo di frutta, reso più saporito (tasty) dalla colorazione («it looks like blue but it tastes like red»), un po’ una parafrasi del personaggio della ragazza: è molto più di quello che sembra, è intelligente, gran lavoratrice, avrebbe tutte le carte in regola per avere successo nel mondo ma purtroppo non le hanno mai dato le giuste opportunità e l’essere finita in carcere la penalizza ancora di più. Colgo l’occasione per parlare della meravigliosa amicizia di Taystee e Poussey: le adoro! Sono proprio sorelle nate da un padre diverso (ct.) ed è dolcissimo vedere la genuinità del loro affetto, il modo in cui si prendono cura l’una dell’altra e la stima e l’orgoglio che Poussey ha per Taystee: proprio come una sorella maggiore. Tra tutti i rapporti, di ogni tipo, che nascono e sono nati a Leitchfield, è uno dei miei preferiti.

Parallelamente, si sviluppano altri filoni narrativi:

Red è alle prese con problemi economici: il tiro mancino giocatogli da Pornstaches ha fatto perdere al mafioso russo per cui lavora suo marito, l’appalto delle forniture alimentari della prigione e il mafioso russo, per tutta risposta, ha causato un boicottaggio del supermercato. Scopriamo che Red ha dei figli legati a loro volta a donne forti, proprio come lei: meravigliosa la scena in cui ride del figlio picchiato dalla moglie perché era tornato ubriaco a casa. Oltretutto è anche alle prese con l’isolamento da parte delle altre detenute (ho però apprezzato che Gloria desse il permesso di servirle il pranzo): la perdita della cucina e della stima delle compagne, l’hanno isolata da tutti ed ora le uniche che non si fanno problemi a starle vicine sono le detenute più anziane della prigione: ma decisamente Red non si sente pronta ad andare in pensione.

Daya-Telenovelas-Diaz è alle prese con la costipazione da gravidanza: tolto tutto il lato divertente e grottesco della situazione, è stato bello vedere Gloria e Aleida Diaz contendersi l’affetto della ragazza: entrambe vorrebbero farle da madre pur consapevoli che solo una di loro lo è, e neanche così bene. La felice conclusione con il relativo imbarazzo della figlia davanti a Bennet è stata tenerissima: i metodi di entrambe avevano funzionato e proprio come delle madri normalissime, hanno fatto arrossire fino alle orecchie la povera Daya.

Pennsatucky torna a Lietchfield dopo quello che è sembrato un mese o forse più: scopriamo che la sua assenza non è stata pianta da molte e che non le sono rimasti molti denti. Scopriamo anche che quell’infido viscidone omofobico di Healy è pronto a darle qualunque cosa pur di evitare le conseguenze della sua “disattenzione”: nel season finale della prima serie, ricordate, lui aveva volutamente fatto finta di non vedere Dogget armata di un crocefisso appuntito, aggredire Chapman. E naturalmente, cosa potrà volere Pennsatucky? I denti!!!!!Secondo me, alla fine, sarà persino grata a Piper per averla presa a cazzotti…anzi, mi viene il dubbio che l’abbia provocata apposta.

Larry Uomo Inutile Bloom, intanto, decide, dopo un interessante pomeriggio col padre in una sauna gay (piccolo consiglio: Groupon è una gran figata ma una controllatina ai dettagli delle offerte ogni tanto non sarebbe male), che deve ritornare in pista e quindi….si reca a casa di Polly. Ehm, ooook. Capisco il perfetto senso logico della cosa. No, non è vero…a meno che: ah ah! Storyline nuova! Infatti, Polly è talmente distrutta (il marito è da qualche parte in Canada a girare un documentario) che non si preoccupa nemmeno di vestirsi: va direttamente in giro con le gemelle in bella mostra e se ne vanta pure! Perché se allatti e tuo figlio non ti fa dormire, tutto passa in secondo piano: anche la presenza dell’amico di tuo marito, nonché ex fidanzato della tua migliore (?) amica della quale non ti fai problemi a sparlare, nonché uomo alle prese con un «5 vs 1» da mesi.

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Sento puzza di love story fra i due: lui non ha niente da fare ed è arrabbiato con Piper, lei ha troppo da fare ed il marito non c’è causa uno di quei giochetti mentali stupidi, il famoso «Un sì che in realtà è un no». Vedremo. Onestamente avevo subodorato qualcosa nell’aria già durante la prima stagione ma speravo non avvenisse anche perché: che ce frega? Nulla. Appunto. Le storyline che coinvolgono le persone fuori dalla prigione sono più che altro funzionali a mostrarci come, malgrado la buona volontà, la vita vada avanti, spesso a discapito di chi è dentro. Non è possibile mettere in pausa tutto per il tempo necessario ed è umano cercare di andare avanti. Sono due dimensioni parallele che quando si incontreranno, inevitabilmente, collideranno.

Questo episodio introduce il difficile tema del dopo prigione: una volta scontata la pena, cosa succede ai detenuti? Usciti dal carcere, molti non hanno le competenze né le possibilità di trovare un lavoro onesto e così molti finiscono per ricadere nelle vecchie abitudini. Fortunatamente ci sono esperimenti ben riusciti di laboratori e scuole dietro i cancelli, ma, siamo onesti, quanti posti di lavoro ci sono per coloro che hanno una fedina penale sporca? È un tema importante che, chiaramente, non è il caso di affrontare ora e qui ma che, ancora una volta, ci è introdotto da questa bellissima serie, fornendoci importanti spunti di riflessione e mascherando il tutto dietro battute e risate.

Con questo secondo episodio siamo tornati ai livelli di quelli a cui ci ha abituati fin dalla prima stagione: ottimo ritmo, grandi battute e perfetta empatia coi personaggi perché, diciamocelo, è questa la vera potenza della serie: la capacità di farci vedere le detenute come delle persone, a tutto tondo, con pregi e difetti, con storie personali che le hanno condotte a fare scelte pericolose di cui ora pagano le conseguenze. E anche le piccole cose, diventano grandi: O’Neal che fa footing sul posto (chissà quanto sarà utile se continua a mangiare come un Tirannosauro!), Boo che da via il cane dopo aver naufragato pericolosamente verso fantasie perverse (OMG…Che schifo!), Caputo e il giardinaggio da ufficio, Maria, la bambina e il fidanzato praticamente muto…Il tutto senza farci perdere di vista il ruolo che ciascuno di loro ha nella società. E poi uno dice che non deve adorare questa serie!

Ed ora la ameremo di più perché al cast – straordinario – si è aggiunto un pezzo da 90: Lorraine Toussaint (Vee), che molti conosceranno per Law&Order ma che ha preso parte a talmente tante produzioni da poter insegnare una cosa o due a ciascuna delle altre colleghe del cast.

Con questa settimana vorrei inaugurare l’angolo Trivia: ovvero curiosità sugli attori del cast. L’idea mi è venuta perché la scorsa stagione l’ho passata a scervellarmi su dove avessi già visto l’attrice che interpreta Pennsatucky Doggett. Bhè, cari miei, ha recitato in varie serie ma whatever, io la ricordavo perché cantava nei Boomkat, duo elettro-pop autore di una canzone che mi è ronzata per la testa per quelli che mi sono sembrati secoli!

…È proprio lei. Se poi la volete vedere in vesti svampite, cliccate sul video dei Train “50 ways to say goodbye” et voilà: è proprio lei! Che poi, coi denti e ben curata è anche carina: miracolo del trucco…o del non trucco.
Al prossimo episodio, che vi preannuncio molto succoso: la protagonista dei flashback sarà la meravigliosa Suzanne “Crazy Eyes” Warren e la trama inizierà ad infittirsi.

That’s all folks!

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