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Once Upon A Time Recensioni

Once Upon A Time | Recensione 6×01 – The Savior

L’anno telefilmico ricomincia e, come sempre, uno dei primi ritorni è “Once Upon A Time”, che da sei anni, ormai, ci intrattiene con la sua rivisitazione della versione Disney delle fiabe più famose… e non solo, avendoci portato anche alcuni dei personaggi letterari e leggendari più illustri.
Quindi, salve a tutti e ben trovati.

Come noterete, voi affezionati lettori delle recensioni di Once di Telefilm Addicted, non sono Ocean. In effetti sono Sam e mi trovo a sostituire Ocean, temporaneamente impossibilitata a proseguire nelle recensioni, e così, eccomi qui in versione supplente. Come potete immaginare, quindi, lo stile delle recensioni sarà diverso. So che amavate la parola della settimana e gli altri punti in cui si articolavano le belle recensioni di Ocean, ma non mi sembra giusto riprenderle, appropriarmi del suo metodo, non lo trovo rispettoso del suo lavoro. Immagino starete pensando “Nooo, rivogliamo Ocean!”… Capisco, ma abbiate pazienza.

Il mio giudizio su “Once Upon A Time”, dunque il mio approccio allo show, è un tantino critico: resta rilassante e piacevole da guardare, ma nel corso degli anni lo show ha perso la bellezza iniziale, a causa di vari errori commessi. Spesso le tempistiche non sono state ben sfruttate (fin troppe volte personaggi sono cambiati, si sono innamorati, ecc., e situazioni si sono risolte in poche ore… va bene che è uno show sulle favole e sulle leggende, ma un po’ più di attenzione in tal senso gioverebbe alla narrazione e in fondo basta poco, scritte di transizione o in basso che segnalano il passaggio del tempo, per esempio); vi è stata l’introduzione di troppi personaggi, che ha portato a un trattamento frettoloso e/o parziale delle loro storie, oltre che ad apparizioni a tratti, e dunque al fatto che non siano stati ben sfruttati… anche Emma come Dark One aveva un potenziale che è andato perso, in un certo senso (e anche qui a farne le spese è la narrazione); infine, la presentazione dei villain, che spesso si sono rivelati niente affatto tali, perché troppo umanizzati. E’ comprensibile che tale procedimento sia stato utilizzato con Regina, vista anche la bravura di Lana Parrilla, la cui presenza è un valore aggiunto per lo show; Tremotino è nato come personaggio sul filo del rasoio, perennemente oscillante tra l’amore che prova per figlio e moglie (Belle) e quello per il Potere, che lo porta quasi sempre a fare le scelte sbagliate; Killian non è mai stato un villain, bensì un pirata (mascalzone per definizione) con una lista di sbagli bella lunga dalla quale si è poi redento… ma abbiamo visto tale procedimento applicato poi a troppi personaggi: la Regina di Ghiaccio, Zelena, Ursula, persino Malefica, la quale è la vera Strega Oscura delle fiabe Disney, quella più inquietante. Infatti, la matrigna di Biancaneve è invidiosa, Ursula brama il potere, perché esiliata (e, dunque, vuole anche tornare al lusso, alle feste che caratterizzano il Palazzo Reale del Re del Mare). Entrambe sono pericolose, ma nessuna delle due fa davvero paura e, anzi, Ursula ha anche una vena vena comica; Malefica, invece, è perfettamente a suo agio con se stessa, con la (vasta) quantità di potere che possiede, non vuole altro che colpire le persone con la sua magia, perché trae piacere dal farlo (non so se avete visto “Hansel e Gretel: Cacciatori di Streghe” con Gemma Arterton, un film dimenticabile, ma in sostanza Malefica corrisponde alle Streghe dedite alla Magia Oscura che si vedono in esso).
Citando e, in parte, parafrasando quanto detto per una celeberrima saga letteraria, una storia senza un villain di valore perde in bellezza e in efficacia. Soprattutto in ambito fantastico, sono necessari villain che siano genuinamente tali e lo siano fino in fondo; per questo motivo, sono stati del tutto azzeccati Peter Pan, Crudelia (la cui frase, “Tutti si sono sempre tenuti lontano dall’Oscurità, spaventati… Io sin da bambina ho pensato: perché non immergermi in essa e divertirmi?”, è stata una soddisfazione persino per chi, come me, inevitabilmente si ritrova sempre dalla parte degli eroi) e Ade, oltre che, soprattutto nella prima stagione, The Evil Queen.
Per questa stagione, visto il ritorno della temuta Regina Cattiva e dell’entrata in scena di Jafar, ho delle speranze, che sostanzialmente sono quelle di rivedere gli antichi splendori (e forse proprio a tal fine gli autori hanno deciso di ridare a pieno titolo il doppio ruolo a Lana Parrilla).

Dunque, dove eravamo arrivati? Ade è stato sconfitto, Killian salvato, tutti sono tornati a casa, a Storybrooke, ma il povero Robin Hood ha pagato le conseguenze dello scontro con il Dio degli Inferi; Regina, credendo di distruggere la parte di sé che le ha procurato tanto dolore, in realtà si è “sdoppiata” e adesso, anche se lei non lo sa ancora, esistono due Regina, la buona e la cattiva (qualcuno tra gli autori, oltre al romanzo di Stevenson, ha letto “Il Visconte Dimezzato” di Italo Calvino?). La stessa cosa è successa al Dottor Jekyll, che si ritrova separato da Mister Hyde, ora a piede libero (e libero di far danni, anche) e titolare di un accordo con Tremotino, che gli ha consegnato Storybrooke pur di avere le informazioni necessarie a trovare il modo di risvegliare Belle, in attesa del loro bambino.

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Questa stagione si apre con una clip già anticipata, ma nondimeno d’effetto: siamo ad Agrabah (o nei dintorni, insomma), il Regno di Aladdin. In questo primo episodio i riferimenti ai famosissimi film di animazione Disney si sprecano e il primo è proprio nella clip di apertura. Come il film “Aladdin”, la scena si apre nel deserto del fantastico regno arabo, sebbene vi sia una differenza: nel film d’animazione il narratore si trova su un cammello che nel deserto avanza verso Agrabah, mentre qui ci troviamo su un cavallo che cavalca furiosamente verso una piccola costruzione nel deserto. Il richiamo, in ogni caso, è palese.
Qualcuno sta cantando “Le Notti d’Oriente”? Io sì. “Aladdin” è uno dei film Disney che preferisco, ho anche la colonna sonora, che è una delle più belle.

Tornando alla narrazione, vediamo che il cavaliere è in cerca di qualcuno, un aiuto, ed è inseguito da uno dei villain più riusciti e divertenti dell’universo disneyano: il potente mago Jafar, un tempo il Gran Visir del Sultano, il sovrano di Agrabah, con il suo inconfondibile bastone (magico anch’esso) a forma di cobra reale.
L’aiuto che il cavaliere sta cercando è lì, in quella costruzione, ed è proprio lui, l’eroe di questa fiaba (che trova le sue radici in “Aladino e La Lampada Meravigliosa”, uno dei più celebri racconti dello splendido “Le Mille e Una Notte”… sarà proprio interessante vedere se verrà presa qualche ispirazione dal racconto originale), Aladdin, Aladino. E scopriamo, così, che ci troviamo dinanzi a un altro Salvatore, ovvero proprio Aladdin. Il quale, però, è un eroe in qualche modo caduto, spezzato o quantomeno piegato… da cosa? Da tutto ciò che ha affrontato? O forse ha perso la sua Jasmine? (Sarà meglio di no a meno che non sia temporaneo! Io ho sempre adorato Jasmine.)
Può essere, ma ci torneremo alla fine, per l’evidente importanza del tema.

I filoni narrativi che vediamo nell’episodio, dunque, sono due: da una parte, Emma e la sua famiglia, in senso letterale e allargata, anche con la situazione di Regina, da sola e con sua sorella Zelena; dall’altra, Tremotino e Belle.

Partiamo da questi ultimi.
Ricominciando là dove ci si era fermati, troviamo Tremotino, che come ho detto ha portato a Storybrooke uno dei più pericolosi e celebri “villain” letterari, Mister Hyde, alter ego malvagio del Dottor Jekyll, da “Lo Strano Caso del Dottor Jekyll e di Mister Hyde”, di Robert Louis Stevenson, del 1886.
Grazie all’alleanza con Hyde, Tremotino ha ottenuto le informazioni che voleva per trovare il modo di risvegliare Belle e così in questo filone dell’episodio vediamo, altresì, ancora un accenno alla mitologia greca, grazie al “Tempio di Morfeo”, che si ricollega al suo mito.
Morfeo nella mitologia greca è il figlio di Ipno (Dio del Sonno, figlio di Erebo e gemello di Thanatos, personificazione della Morte) e di Notte. Grazie alle “Metamorfosi” di Ovidio, Morfeo viene identificato come Dio dei Sogni. La leggenda narra che Morfeo si avvicini piano al dormiente grazie alle sue ali, che gli consentono di muoversi in modo silenzioso e rapidissimo, per entrare nella mente del soggetto assumendo la forma delle persone sognate (infatti, il suo nome deriva proprio dalla parola morphe, che significa forma, per l’appunto). Inoltre, in essa si narra che Morfeo porta sempre con sé un bouquet di papaveri, con il quale tocca lievemente gli occhi di chi è addormentato per donargli le realistiche illusioni che caratterizzano i sogni.
Particolarmente interessante è il principio espresso dall’apparente Morfeo (che poi si rivela essere tutt’altro… almeno si direbbe), ovvero quello secondo cui sono i sogni a scegliere noi e non il contrario. Davvero un concetto particolare, che spero verrà approfondito (e mi auguro in modo soddisfacente).
Il modo di vedere il castello, da parte di Belle, sembra forse un po’ forzato, nelle prime stagioni lei non appariva così terrorizzata. Certo, all’inizio era sospettosa, di sicuro infelice, anche spaventata, ma non lo sembrava così tanto da vedere il castello (che è sempre stato piuttosto bello, in verità) come abominevole antro oscuro. Tuttavia, possiamo immaginare che ciò che ci viene mostrato in questo episodio sia un antefatto rispetto a ciò che di Belle, al servizio di Tremotino, noi abbiamo visto all’inizio dello show.
Tremotino che, ancora una volta, sembra sbagliare strada, prendere la decisione errata, in un certo senso, “ingannando” la Belle del sogno con un trucco, per farla risvegliare. Voglio, però, spezzare una lancia in suo favore in questa piccola occasione. Forse, in una situazione così incalzante, con un lasso di tempo davvero molto ristretto a disposizione per salvare moglie e figlio, a chiunque sarebbe venuto in mente “Devo farla innamorare nuovamente di me”, in quanto soluzione più immediata ed elementare, in particolar modo quando si è soli e non si ha alcun aiuto; in verità, è uno strumento narrativo utilizzato in molte storie, quando la protagonista si trova in stato analogo a quello di Belle (magari per amnesia). E di certo questo non è il peggiore degli inganni di Tremotino, anzi.

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Proprio con questo trucco del maestro degli inganni per eccellenza dello show, ecco il secondo richiamo ai film di animazione Disney, forse quello più evidente: La Bella e La Bestia danzano sulle famose note del duetto “Beauty And The Beast”, cantata nella versione originale da Céline Dion e Peabo Bryson e in Italia da Gino Paoli e Amanda Sandrelli.

E quando Belle si desta, risvegliata dal bacio di vero amore di loro figlio (che sembra una versione 2.0 di Neal, per ciò che concerne il rapporto col padre… e, se quello è davvero il figlio dei due che lei porta in grembo, non lo ha nemmeno conosciuto… promette bene, insomma), Tremotino si accorge che, ancora una volta, ha perso suo figlio. Ancora una volta, e persino prima di stringere suo figlio tra le sue braccia, sembra aver fallito come padre, nonostante gli sia stata data l’ennesima e ulteriore occasione. E con lui, anche Belle, che sembra davvero ferma nell’intenzione di tenersi il più lontano possibile dal marito, a differenza di quanto fatto in precedenza.
Riuscirà questa Bestia a redimersi una volta per tutte e a fare la cosa giusta?
Personalmente, per quanto io mi sia trovata sempre d’accordo con Ocean, in linea generale, per ciò che concerne le analisi di tale personaggio, apprezzo Tremotino per ciò che rappresenta: la conoscenza più vasta che si possa immaginare. Egli è un pozzo di scienza per ciò che concerne la magia (scusate il gioco di parole che non vanno molto d’accordo tra loro, essendo l’antitesi l’una dell’altra, ma è l’espressione più adatta a spiegare ciò che Tremotino rappresenta). E, onestamente, mi piace il suo Potere. Fossi in Belle l’avrei mollato da moltissimo tempo, ma di certo se fossi in cerca di conoscenze vitali vorrei la sua collaborazione (possibilmente spontanea, onde evitare trucchetti fastidiosi).
Questo senza considerare Robert Carlyle come interprete, ovviamente.

E torniamo agli eroi.

Uno degli aspetti più belli di questo episodio è, ancora una volta, il confronto Regina-Snow. Le due sono complementari persino più di Emma e Regina: condividono un passato importante e oltremodo drammatico e si comprendono a vicenda. Snow comprende il dolore di Regina, per ciò che lei è stata a 360°, comprende la difficoltà di essere tra gli eroi (anche se lei è tecnicamente nata come tale), dell’avere la responsabilità di dover fare la cosa giusta, comprende anche il difficile rapporto con Zelena, poiché si è ritrovata con una figlia che apparentemente ha la sua stessa età e il rapporto con Emma è nato come amicizia, sorellanza. Regina, a sua volta, è in grado di capire meglio di chiunque altro cosa significa commettere errori, anche terribili, come abbiamo già visto precedentemente (pensiamo alla confessione di Snow in merito alla figlia di Malefica).

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E’ comprensibile che Regina incolpi Zelena perché, tecnicamente, sono state le sue scelte sbagliate a portare alla morte di Robin (personalmente ho trovato ingiusto che lei abbia perso di nuovo l’uomo che ama, quello che, per di più, le era destinato, ma tant’è).
Lo scontro tra le due potenti sorelle è interessante, anche per quanto rinfacciato da Zelena, che, per la scelta compiuta da Regina, non si sente solo giudicata, ma soprattutto si sente rifiutata.
Proprio questo rifiuto la porta a lasciare la casa di Regina per tornare a quella che occupava quando pianificava la rovina di tutti loro… e lì, SORPRESA! (Ma in fondo no, lo sapevamo tutti che sarebbe accaduto proprio alla fine) Ecco The Evil Queen, tecnicamente anche lei sorella di Zelena, che si palesa e come un diavolo tentatore offre un drink (verde, chiaro richiamo al passato di Zelena nel Regno di Oz) per una chiacchierata con l’ex Strega dell’Est, che di certo Sua Maestà rivuole in tutta la sua gloria. Zelena si farà tentare o, peggio, corrompere?

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Come dicevo, Tremotino ha portato a Storybrooke Mister Hyde. Non è un caso che sia il Dottor Jekyll che Regina si siano “sdoppiati”, d’altronde proprio Jekyll nel romanzo afferma: Sia sul piano scientifico che su quello morale, venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m’ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due.” E chi meglio di Regina, a parte Jekyll e Hyde, è emblema di tale principio? Nessuno, per l’appunto.
Peraltro, il nome stesso di Hyde richiama il verbo “to hide”, che significa nascondere: Hyde e la Evil Queen, oltre a essere la personificazione dello scontro Bene vs Male, rappresentano la parte nascosta di ognuno di noi, quella caratterizzata dagli impulsi più istintivi, l’es di Freud, composto da Eros (le pulsioni sessuali) e Thanatos (le spinte autodistruttive e aggressive).
L’Hyde che abbiamo qui in Once è uno degli aspetti positivi della quinta stagione (anche se mi lascia sempre perplessa l’introduzione di personaggi dei grandi romanzi gotici, che non sono fiabe, né leggende): meno “bestiale” dell’originale letterario, più sottile, elegante, affascinante e forse persino più malvagio, in quanto più lucido e freddo. Una sorta di versione maschile della Evil Queen, di Crudelia? Un nuovo Peter Pan? Io lo spero, perché, come ho detto prima, c’è bisogno di veri villain in questa storia, esseri malvagi fino in fondo, che restino tali (e siano felici di esserlo). In caso contrario potrei accettare, al massimo, un personaggio complesso, dalle forti tinte di grigio, anche quello più vicino al nero. Per favore, però, non iniettiamogli buonismo.
(Anche se… ebbene sì, io subisco il fascino di questo Hyde. Ragazzi, che voce, che sicurezza. Va bene, fermiamoci qui.)
Hyde, sorpresa sorpresa, si rivela come un attento osservatore e, come già mostrato con Tremotino, anche una fonte di conoscenze non indifferente. E così, Emma viene indirizzata a un Oracolo, che jafarha il volto di una giovane fanciulla (la stessa vista con Aladdin nella scena iniziale), ma soprattutto, ha un bastone simile a quello di Jafar. Non si capisce se è proprio quello, la sagoma dell’animale sembra leggermente più allungata. E la domanda sorge spontanea e inevitabile: sono due strumenti del potere diversi (magari di analoga provenienza), quel bastone apparteneva all’Oracolo e Jafar gliel’aveva sottratto, l’Oracolo l’ha preso a Jafar (volendo concedere il beneficio del dubbio), o (volendo essere sospettosi… ma forse più realistici) l’Oracolo è Jafar sotto mentite spoglie (visto anche l’uccellino rosso che ci ricorda Iago, il sarcastico pappagallino rosso di Jafar nel film di animazione) e, va da sé, Hyde e Jafar sono alleati?  Quale sarebbe, quindi, lo scopo di Hyde, che per di più è immune alla magia (e come fa ad esserlo)? Oppure Hyde potrebbe non sapere che l’Oracolo non è il vero Oracolo, ma è Jafar?

Proprio questo ci porta a tornare, dunque, dai nostri “Savior”, quindi torniamo anche ad Agrabah da Aladdin e Jafar.

Fatemi aprire una piccola parentesi: massimo rispetto per Naveen Andrews (che ha interpretato Jafar in “Once Upon A Time In Wonderland”), ma sono felice che la parte sia stata affidata a Oded Fehr (interprete non solo dell’agente del Mossad Eyal Lavin in “Covert Affairs“, ma anche del mio personaggio preferito nei primi due film – divertenti ma del tutto errati sotto un punto di vista di ricostruzione storica – de “La Mummia” con Brendan Fraser, ovvero il coraggioso e affascinante Ardeth Bay, guerriero Medjai… sono cresciuta col mito degli Uomini Blu del deserto del Sahara – epiteto con cui vengono chiamati i Tuareg – e lui me li ricorda tantissimo), il quale sa decisamente vestire i panni del villain (non so se lo ricordate come Demone Superiore in “Streghe”, Zankou). Mi aspetto grandi cose da questo Jafar.

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Tornando alla narrazione, vediamo il potente mago entrare nell’edificio nel deserto e trovare un Aladdin che, come dicevo, è spezzato. Jafar pronuncia quindi un discorso interessante e, in qualche modo, veritiero: gli eroi che non sono “solo” tali, ma sono anche Salvatori, danno, danno e danno al prossimo, sentendo questa responsabilità, e gli altri prendono aspettandosi che essi non falliscano mai e non abbiano debolezze. Il fallimento, però, così come le debolezze, è umano e inevitabile, anche per loro. A tale discorso si riallacciano poi le parole di Hyde, quando Emma torna da lui dopo aver visto l’Oracolo, e anche queste non sono prive di fondamento.
Le sagge affermazioni di Henry, nel suo discorso con Regina, in merito al fatto che i cattivi sono pronti a dire qualunque cosa per ottenere il loro scopo e, dunque, tentano costantemente di manipolare le persone sfruttando le loro paure e debolezze, sono oltremodo vere
(Henry assomiglia molto a Snow), ma è altresì vero che il miglior modo di manipolare le persone è proprio quello di usare la verità (scusate le ripetizioni) e le parole di Jafar e Hyde non ne sono affatto prive, proprio per questo sono interessanti.
Vediamo che Emma e Aladdin sono nella stessa situazione e, in effetti, Emma ne ha passate davvero tante e si è dovuta mantenere salda la maggior parte del tempo, proprio perché lei è la Salvatrice, come ad Agrabah lo era Aladdin. Quindi, “le sofferenze interiori dei Salvatori” rappresenta forse il tema portante della stagione (o di questa prima parte)? Gli eroi che cadono, per sofferenza o perché sono stremati, per poi rialzarsi? Due dei temi dell’episodio, grazie ad Aladdin ed Emma, Regina e Hyde, ma anche Tremotino, temi che vediamo espressi nel bellissimo discorso di Regina, sono quelli dei parallelismi e di ciò che accomuna tali personaggi (quest’ultimo è quello esplicito che lei illustra, il primo è più implicito).

Su Emma e Killian come coppia non c’è molto da dire, se non che il premio per il miglior clockblocking di questi debutti stagionali va al dirigibile e che Emma dovrebbe aver imparato, ormai, a condividere ciò che prova e i problemi almeno con Killian.
Personalmente non vado pazza per la loro coppia. Non che li detesti, semplicemente non mi emozionano, ma ciò non toglie che il loro percorso è stato molto importante per la storia e di certo lo sarà ancora. In ogni caso lui è talmente bello che andrebbe bene anche con un palo della luce. E lo diventa sempre di più di anno in anno. Ditemi che lo vedete anche voi.

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Infine, devo dire, altresì, che ho trovato un tantino inquietante il popolo della Land delle Untold Stories nel bosco. Magari sono solo dei poveracci scappati dalle loro vite (storie, per l’appunto), ma nel bosco erano inquietanti. Aladdin sarà tra loro o vedremo la sua storia in parallelo? E chi altro c’è tra quelle persone? Chi è la figura incappucciata con la quale Emma combatte nelle visioni? La Evil Queen, Jafar… o magari se stessa? E le visioni sono genuine o sono in qualche modo indotte da qualche villain (Jafar, magari…)?
Molte, molte domande.
Insomma, in conclusione trovo che questo episodio sia un bell’inizio di stagione, introduttivo ma avvincente e intrigante, con dei principi davvero interessanti che, se ben sfruttati e spiegati (vi prego, non deludeteci), possono portare a sviluppi narrativi appassionanti.
Benvenuto Jafar e bentornata Evil Queen!

Vi lascio con il promo del secondo episodio, “A Bitter Draught”.

 

Alla prossima settimana!

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• Ginnifer Goodwin Italia •

You’re not a villain, you’re my mom ღ

Lana Maria Parrilla

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