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Once Upon A Time Rubriche & Esclusive The Walking Dead

Once upon a time…in The Walking Dead

Finalmente, dopo una giornata di lavoro, cala la notte ed io mi preparo ad una serata rilassante in compagnia delle mie serie-tv preferite. È lunedì ca**o! È il giorno di Homeland, The Walking Dead e di Once Upon a Time. Ebbene, mi sistemo davanti al pc, paglie da una parte e tè caldo dall’altra, pigiama e rutto libero a farmi compagnia. Faccio partire Once ed ecco apparire sullo schermo…Noooooooo! Quella cagna maledetta di Emilie De Ravin. Una bomboniera nuziale parlante (beh più o meno, dato che sembra avere perennemente in bocca un paradenti da boxeur) truccata come Amanda Lear e gonfia come la Lecciso. 40 minuti della mia vita buttati nel water per uno degli episodi più noiosi, non-sense e peggio recitati di Once (se non l’avete fatto, andate a leggervi la perfetta recensione di Ocean QUI ).

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La cosa mi addolora e non poco perché, in fin dei conti, a me Once piace, appassiona, sorprende e affascina. Ho sempre trovato geniale  l’originalità con cui le fiabe che mi raccontava la nonna per farmi addormentare e che tanto avevo amato nelle trasposizioni Disney ci vengono presentate in Once. Ma questo episodio, my god, che delusione!

Per fortuna, a tirarmi su il morale ci ha pensato The Walking Dead con Slabtown, episodio Beth-centrico che aspettavo dall’inizio della Season 5.

“Ma questa è pazza” staranno pensando molti di voi. No, semplicemente adoro Beth Greene. Sì, lo so, sono una voce fuori dal coro dei “Beth è il personaggio più inutile di TWD” ma, sinceramente, poco mi importa. E, state tranquilli, non starò certo qui a tediarvi sul perché e il per come abbia un debole per lei e per la sua storia. Ormai ho imparato a sorridere di fronte a certi commenti sui cosiddetti “episodi noiosi/lenti” di TWD (dato che sono proprio i miei preferiti) e se uno si aspetta solo action, splatter e gore da una serie-tv incentrata sull’evoluzione dell’essere umano in un contesto post-apocalittico, a mio parere, non ci ha capito proprio nulla.

Detto questo, cosa c’entrerà mai Beth Greene con Once Upon a Time e le fiabe?! Beh, è presto detto: Beth Greene, durante l’ultimo episodio di The Walking Dead andato in onda, incarna perfettamente alcune tra le eroine dell’immaginario fiabesco più popolare.

 

La Bella addormentata
aurora-di-la-bella-addormentata-nel-boscoCome nella celebre favola, anche Beth si risveglia, dopo un periodo di incoscienza, in un  luogo a lei sconosciuto.
Slabtown inizia infatti con un primissimo piano degli occhi di Beth che, lentamente, si aprono verso la nuova realtà che la circonda. Inoltre, nella versione dei Fratelli Grimm, la principessa si chiama Rosaspina, riferimento ai cespugli di rovi che circondano il castello e che ne rendono impossibile l’accesso. Allo stesso modo l’ospedale di Atlanta in cui si trova prigioniera, è circondato da walkers che rendono difficoltosi sia un eventuale ingresso che una possibile fuga.

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Per quanto riguarda l’analisi psicanalitica di questa fiaba, una delle interpretazioni attribuite alla trama è quella del percorso iniziatico, un tentativo di preparare i bambini e le bambine ai cambiamenti che arriveranno: nonostante le attenzioni dei genitori e i doni delle madrine (bellezza, saggezza e talento musicale – doti che Beth possiede), infatti, la piccola principessa è fin dalla sua nascita condannata al proprio destino e durante il racconto si esplorano  tutte le fasi della vita di una donna: l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza (rappresentate dalla principessa) l’età adulta e la fecondità (rappresentata dalla madre) e la vecchiaia (incarnata dalla fata malvagia). Percorso iniziatico che sta per intraprendere anche Beth: se nella scena di apertura la vediamo totalmente disorientata, spaventata e confusa (innocenza, infanzia), a fine episodio la glaciale calma con cui parla al dottor Edwards, reo di averla ingannata e usata per i suoi loschi scopi, rispecchia perfettamente l’evoluzione del suo stato d’animo (consapevolezza, maturità, età adulta).

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I cambiamenti, per Beth, sono arrivati eccome. Per la prima volta si trova a dover contare solo ed esclusivamente su sé stessa e per farlo dovrà usare qualsiasi cosa abbia a disposizione.

* Nota a margine: il parallelismo con l’episodio 1.01 della serie è più che evidente. Sia Rick che Beth si risvegliano in una stanza d’ospedale con la porta bloccata, in entrambi i casi viene inquadrato l’orologio che scandisce i secondi, entrambi si ritrovano lungo un corridoio semideserto e, al momento di uscire, entrambi vengono colpiti da una luce accecante.

 

Cenerentola

cenerentola04Con il procedere dell’episodio, iniziamo a capire meglio il funzionamento del sistema in cui Beth e gli altri “ospiti” dell’ospedale sono rimasti invischiati: ogni persona “salvata” deve ripagare il proprio debito lavorando per il sistema. Non farebbe una piega se non fosse che non tutti gli ospiti si trovano lì di loro spontanea volontà (la storia che viene raccontata a Beth circa il suo salvataggio mi puzza e non poco, per non parlare della povera Joan) e, a quanto detto da Noah, questo debito pare essere inestinguibile. I poveri malcapitati, Beth compresa, si trovano quindi costretti a servire il gruppo dei poliziotti, cucinando, pulendo e lavando per loro. Come dei moderni Cenerentola, sono costretti ai lavori forzati in questa sorta di torre d’avorio governata da un branco di psicopatici. Evocative, a questo proposito, sono la scena in cui Noah si appresta a lavare e stirare la divisa di Dawn mentre lei sta pedalando sulla cyclette e quella in cui Beth, canticchiando (come Cenerentola) pulisce il pavimento della stanza in cui si trova Joan.

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Il meraviglioso mago di Oz

I’m Noah, ya know, of the Lollipop Guild

Lollipop_893010_1743686Questo esplicito riferimento a “The Wonderful Wizard of Oz” ci rimanda ancora una volta alla situazione fiabesco-dark che sta vivendo Beth.  La “Lollipop Guild” (in italiano la “Gilda dei lecca-lecca”) è costituita da un gruppo di Munchkins (abitanti di Munchkin Country, tradotto in italiano come Terra dei Mastichini, Terra dei Succhialimoni oppure Terra dei Ghiottoni) che, nella versione cinematografica del 1939, accoglie Dorothy ad Oz con una canzone e un balletto. Esattamente come Dorothy, Beth si ritrova catapultata in un mondo a lei del tutto sconosciuto e colmo di pericoli e viene “accolta” da Noah, l’unica figura positiva all’interno dell’ospedale, con un lecca-lecca (guarda caso verde, come il colore della città di Smeraldo). Inoltre Dawn può essere associata alla figura del Mago: un semplice essere umano, un impostore, che si atteggia come se sapesse quello che sta facendo quando in realtà è privo di qualsiasi potere. “You can’t control them!” le urla infatti Joan, poco prima che le venga amputato il braccio, riferendosi alle azioni deplorevoli compiute dagli altri poliziotti.

Alla fine del romanzo, Dorothy scopre di aver sempre posseduto gli strumenti per tornare a casa: le Scarpette d’Argento, infatti, possono portarla ovunque. Allo stesso modo Beth realizza, durante l’episodio, di possedere già, dentro di sé, la forza necessaria per poter andarsene da quel posto orribile e tornare – possibilmente – dalla sua famiglia.

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Il mito di Persefone

2Persefone, figlia di Demetra e Zeus (o, secondo un’altra leggenda, di quest’ultimo e della dea omonima del fiume infernale Stige), venne rapita dallo zio Ade, dio dell’oltretomba, che la portò negli inferi per sposarla ancora fanciulla contro la sua volontà. Una volta negli inferi le venne offerta della frutta, ed ella mangiò senza appetito solo sei semi di melograno. Persefone ignorava però che chi mangia i frutti degli inferi è costretto a rimanervi per l’eternità.

Ok, questa non è una fiaba popolare in senso stretto, ma la scena in cui Dawn forza Beth a mangiare (la ragazza ha ormai capito che in quel sistema distopico ogni cosa che prendi va ad aumentare il tuo debito) non può che far pensare a Persefone. Beth è stata rapita per essere portata in un posto infernale e disturbante da cui andarsene, a quanto pare, è impossibile.

 

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Biancaneve

biancaneve-e-la-terribile-strega-in-una-scena-del-film-biancaneve-e-i-sette-nani-1937-140680La contrapposizione tra Beth e Dawn ben si adatta alla rivalità tra Biancaneve e la Regina Cattiva. Da una parte, infatti, abbiamo una giovane fanciulla, estremamente bella ed attraente,  mentre dall’altra una donna di potere che sente il proprio ruolo vacillare di fronte alla forza che la ragazza dimostra di possedere.

Dawn capisce immediatamente che Beth può rappresentare una minaccia per la stabilità del suo “regno”: il legame immediato che la giovane crea con Noah (schiavetto personale di Dawn) e con il dottore (figura necessaria nell’economia del sistema-ospedale) vanno a minare la sua già precaria sicurezza.

Quando Dawn l’accusa di essere inutile al di fuori di quelle mura, lei ribatte con un “I am strong” (quasi parlasse al pubblico) proprio come in Still, quando durante il litigio con Daryl gli dice “Lo so che tu pensi che sia solo un’altra ragazza morta. Non sono Michonne, non sono Carol e non sono Maggie. Ma ce l’ho fatta e tu non te ne capaciti”.

Beth, pur non costituendo fisicamente una minaccia (come le spiega Noah, le persone che vengono portate lì sono quelle considerate meno minacciose) è uno dei personaggi emotivamente più forti presenti in The Walking Dead, come ci ha dimostrato la sua storyline durante gli episodi della seconda metà della 4^stagione: non ha mai perso la speranza sul fatto che gli altri fossero ancora vivi, ha riportato Daryl indietro dall’abisso in cui era finito dopo il crollo della prigione (Still resta uno dei miei episodi preferiti dell’intera serie) e il suo personaggio è in continua evoluzione.

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Nel dialogo finale con il Dott. Edwards, mentre lui cerca di accampare scuse e giustificazioni usando la storia di San Pietro come metafora delle sue scelte*, capiamo quanto Beth abbia finalmente preso consapevolezza delle sue capacità e della sua forza: il suo scopo è far crollare il sistema e sconfiggere la regina cattiva.

Inoltre, i colori di Biancaneve sono il bianco della neve, il rosso del sangue ed il nero dell’ebano, ovvero la purezza, la vitalità e la forza/durezza. Tutte caratteristiche che Beth possiede.

* Nota a margine: Con l’opera del Caravaggio “La negazione di Pietro”, ritorna l’iconografia legata agli ultimi giorni di Cristo prima della sua crocifissione, già esplorata nell’episodio 5.02: Daryl, infatti, durante l’ispezione della chiesa si ferma ad osservare un bassorilievo rappresentate l’ultima cena. Ricordiamoci che Daryl è l’ultima persona ad essere stata in compagnia di Beth ed è l’unico che non si è ancora arreso di fronte alla possibilità di  ritrovarla.

 

Cappuccetto Rosso

cappuccetto-rosso-e-il-lupoEd eccoci arrivati alla parte, secondo me (in quanto donna), più disturbante in assoluto di questo episodio. Perché a volte non sono necessari sangue e budella per rendere horror una scena, ma sono sufficienti un lecca-lecca e un poliziotto super-viscido.

Nelle varie interpretazioni attribuite alla celebre fiaba, due sono principalmente i punti in comune:

1) la prostituzione. La fiaba potrebbe essere intesa come un’esortazione a non esercitare il “mestiere”. Quella della “giovane donna nel bosco” è uno stereotipo che in molte tradizioni viene metaforicamente associato alla prostituzione; nella Francia del XVII secolo, tra l’altro, la “mantellina rossa” era un segnale esplicito in questo senso.

Dawn lascia intendere a Beth che per far funzionare bene il “sistema”, le donne ospitate devono “rendere felici” i poliziotti perché così facendo essi svolgeranno meglio il loro lavoro di protettori della struttura (capiamo infatti che la povera Joan è, di fatto, il sex-toy personale di Gorman).

2) la maturità sessuale. La mantella rossa rappresenta le mestruazioni e l’ingresso nella pubertà, che conduce la bambina nella “profonda e oscura foresta” della femminilità; il lupo rappresenta, quindi, l’uomo visto come predatore sessuale da cui guardarsi.

Beth si trova in quella fase della vita di una donna (ha ormai 19 anni) in cui la femminilità sboccia come una rosa in primavera, pur mantenendo ancora quell’aura di innocenza e purezza che tanto fa gola a certi uomini.

Cappuccetto Rosso, mentre attraversa il bosco con il cestino di provviste da portare alla nonna, incontra il lupo. Così Beth, mentre si trova nella mensa per preparare il pranzo da portare al Dott. Edwards, incontra per la prima volta Gorman, il quale, con estrema eleganza e senza alcun doppio senso (LOL) le dice:  “Uno di quei cosi aveva messo gli occhi sulle tue cosce, ma io ho gli spaccato la testa”.

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La seconda scena “a sfondo sessuale” è quella del lecca-lecca: Gorman, con estremo piacere, costringe Beth a mettersi in bocca il lecca-lecca (che lui aveva precedentemente succhiato) simulando, di fatto, un rapporto orale forzato.

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Infine abbiamo l’assalto sessuale vero e proprio che si conclude, fortunatamente, con la giusta fine di Gorman (divorato da una Joan zombificata, per la gioia della legge del contrappasso).

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Raperonzolo

In questo caso credo che un immagine sia più evocativa di mille parole: abbiamo una torre (la tromba dell’ascensore), una lunga treccia/coda (i lenzuoli annodati) e una fanciulla desiderosa di fuggire.

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La Bella e la Bestia

Ho iniziato questo pezzo parlando di Belle e desidero concludere proprio con la favola che la vede protagonista. Ma devo fare una premessa: in questo caso il mio cuore di shipper prende il sopravvento.  Quindi vi avverto! Se, come me, shippate Beth e Daryl alla follia vi consiglio di guardate questo meraviglioso video. Altrimenti lasciate perdere…

Vorrei poter scrivere un E vissero tutti felici e contenti ma sappiamo bene che quando si parla di The Walking Dead, ahimè, la cosa risulta un tantino difficile…

Alla prossima!

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Ale

2 comments

Ale
Ale 7 Novembre 2014 at 15:34

Bellissimo articolo, adoro sia TWD che Once (e il modo in cui rielabora le favole) quindi immaginerai quanto mi sia piaciuta questa analisi di un personaggio di TWD (anche se Beth non è uno dei miei preferiti in assoluto, ma come te aspettavo un episodio esplicatore sulla sua sorte da settimane!) in chiave fiabesca. Sono d’accordo che pensare che questo show viva solo di episodi splatter sarebbe riduttivo, visto che una delle caratteristiche che apprezzo di più (come lo apprezzavo in Lost) è il modo in cui vengono approfonditi i personaggi e la loro evoluzione caratteriale in un contesto fuori dall’ordinario e in condizioni estreme, anche per questo concordo che il tipo di terrore psicologico a cui soprattutto le ragazze imprigionate nell’ospedale vengono sottoposte da vigilanti viscidi come Gorman sia molto peggio di vedere un braccio staccato o un azzannamento alla gola.
Ancora complimenti per l’analisi e per i parallelismi con le eroine delle fiabe e non solo 🙂

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Skoll
Skoll 7 Novembre 2014 at 17:07

Grazie mille Ale! 🙂

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