Once Upon a Time 7×21/22 – L’ultimo capitolo della storia [SERIES FINALE]

Ho volute aspettare e commentare insieme gli ultimi due episodi di questa stagione (e chiusura di serie) perché, a giudicare dal promo, sembravano presentarsi come due metà di un unico doppio episodio finale, per quanto andati in onda in due settimane diverse. A visione ultimata ho visto confermata questa mia impressione in tutto e per tutto: come doppio episodio il ritmo narrativo rende decisamente meglio, ed è così che me lo sono gustato. In questo caso oserei dire che “gustare” è veramente un buon termine, perché finalmente in chiusura questa settima stagione ha trovato il modo di correggere un po’ il tiro e riportarci in un ambiente familiare, nel caldo abbraccio di Storybrooke con i volti noti che ci hanno fatto affezionare. Questa settima stagione è stato un esperimento quasi fallimentare in partenza, presentandosi come un reboot pressoché totale che ha in un certo qual modo snaturato il clima di OUAT così come lo conoscevamo, trapiantandoci dalla cittadina sperduta e di per sé già alquanto fiabesca del Maine a una “fredda” metropoli sulla costa opposta, reiterando però allo stesso tempo schemi già collaudati.

Per diverse annate le stagioni che si sono susseguite hanno lavorato su questa ciclicità, a volte sfociando quasi più in una sterile ripetizione che in un’autocitazione, ma farlo nel contesto di quello che doveva essere un reset quasi totale ha finito per ritorcersi contro gli autori, che hanno sfornato una stagione eccessivamente convoluta con momenti di calma piatta alternati ad altri di totale nonsense. Eppure qualche guizzo di piacevole sorpresa qua e là c’è stato, ho avuto modo di apprezzare risvolti e personaggi nell’arco dei mesi passati, quindi non dico che butterei tutto, e sicuramente questo series finale ha molto di poetico e romantico da salvare (alcuni character development, di cui parlerò a breve, possono anche da soli valere parte dello sforzo che è stato creare e di certo per alcuni di noi spettatori seguire questi ulteriori 22 episodi), però in retrospettiva e a livello complessivo continuo a preferire come il season finale della sesta stagione (al netto del minutaggio che introduceva questa settima) chiudeva tutte le storyline aperte e dava un “happy beginning” a praticamente tutti.

 

A conti fatti, quindi, cosa salverei in generale di questa settima stagione? Dovendo ridurre il tutto a una top 3 direi:

1) il character development definitivo per Rumpelstiltskin: questo è stato senz’altro uno dei punti cardine di questo notevole series finale (per tutto l’articolo, quando parlerò di series finale, intendo sia l’episodio 21 che il 22 come un unicuum), il culmine di un percorso per la nuova versione Hyperion Heights-esca di questo personaggio iniziato dal solito sospetto di ambiguità per poi rivelarsi gradualmente per il cammino di redenzione che realmente era… un cammino a lungo rimandato per tutte le stagioni che sono venute prima, con continui cambi di rotta e improvvisi scivoloni ogni volta che Rumpel sembrava avvicinarsi a quel lieto fine che notoriamente dovrebbe eludere qualsiasi villain che si rispetti. A differenza di Regina, che ha avuto un #mainagioia dietro l’altro da che la conosciamo eppure è riuscita con sofferenza e impegno (e con l’amore e il supporto della famiglia che le è rimasta accanto) ad affrancarsi infine da questa posizione (sebbene passandone di cotte e di crude, anche nel solo spazio di questo doppio episodio abbiamo: ricordo del suo grande amore ucciso da Ade, scoperta della morte del suo amante dell’ultim’ora per colpa dell’alter-ego ancora più dark di Tremotino, è stata quasi infilzata dalla versione bad boy del suo adorato figlio e ha infine assistito al sacrificio del mentore di lunga data con cui ha condiviso un profondo rapporto di amore-odio per decenni… non lo so, vogliamo portarla a Lourdes o cosa?), Rumpel ha in effetti avuto diverse occasioni di fare la cosa giusta e diverse occasioni per vivere la sua storia d’amore e il suo happy ending, e spesso (con mia grande frustrazione) ha scelto la via peggiore, la più facile e quella che l’ha puntualmente riallontanato da quel traguardo. La scoperta quest’anno degli ultimi sereni anni di vita condivisi con Belle, la promessa di liberarsi dell’Oscurità per raggiungerla e le diverse dimostrazioni che abbiamo avuto del suo cambiamento, il lasciarsi finalmente indietro il sé codardo ed egoista, sono stati tutti passaggi di un bellissimo percorso che non poteva che concludersi con il sacrificio personale a beneficio degli altri. Momento straziante e bellissimo per quanto mi riguarda, soprattutto perché donare il suo cuore a Wish!Hook non ha significato solo più in generale liberarsi della sua versione malvagia ma, appunto, sottolineare quell’affermazione di poco prima sul legame tra i due personaggi: se Rumpel non ha mai distrutto il rivale pur avendone il potere è perché in fondo lo stimava, ed era “quanto di più vicino a un amico” potesse dire di avere.

 

L’espressione di questo legame complesso nell’ultimo coraggioso e altruistico gesto di Rumpel è stato il modo migliore, a mio parere, per chiudere la storia di questo personaggio, ho trovato forse un po’ artefatto il modo in cui ci viene presentato quello pseudo-aldilà in cui ci viene confermato che il sacrificio HA in effetti “ripulito” la sua anima, consentendogli di ritrovare Belle, ma capisco che una chiusura che non abbia nulla di ambiguo e aperto a mille interpretazioni e speculazioni sia stata la strada migliore (soprattutto visti i precedenti con Lost e l’“erano tutti morti dall’inizio”);

2) alcune delle new entry, Alice e Ivy in primis: non mi sbrodolo eccessivamente qui visto che ho già elogiato la scrittura dei personaggi, le loro storie intriganti e le interpreti in separata sede nelle recensioni passate, mi limito a dire che è stato un peccato non riavere Adelaide Kane in questo finale in cui tutto l’universo fiabesco conosciuto nell’arco di questi sette anni si è fuso in un unico grande calderone nascosto tra le foreste del Maine (ok, questo punto merita una disquisizione a parte…), mentre di Alice e Robin ho adorato l’intraprendenza in giro con il furgoncino dei bignè di Tiana (altro personaggio piuttosto marginale e non pienamente sfruttato nell’arco della stagione, un’ulteriore linea narrativa – l’universo de La Principessa e il Ranocchio – che ha aggiunto poco al resto, essendo il resto già piuttosto ricco e variegato… però in questo finale ho apprezzato alcune delle riflessioni da lei fatte, sulla dualità dell’essere sia Sabine che una regina, un concetto che non veniva affrontato apertamente dal “we are both” di Charming nella seconda stagione e che effettivamente stavamo iniziando a dare per scontato avendo a lungo seguito sempre lo stesso team di personaggi che hanno affrontato black curse a ripetizione per anni). Le peripezie di Alice e Robin a Storybrooke sono tra le parentesi che hanno aggiunto un piacevole taglio ironico al complesso, quindi senz’altro apprezzato: tra i miei momenti preferiti il rocambolesco arrivo con tanto di inseguimento da parte di Granny e nani, picconi e balestre alla mano. Degno di nota anche l’incontro con Zelena, non solo per il piacere in sé di rivedere questo personaggio (“You can stop staring. Yes, it’s me, the Wicked Witch. I’m faboulous. Did you want a selfie or are you just going to stand there all bloody day?”) ma per la nonchalance con cui Robin ha sfanculato tutti i dogmi del viaggio nel tempo rivelando la sua identità a circa tre metri dalla sé stessa bambina. Da qualche parte un Doc Brown ha avuto tre ictus…

3) everything Regina: Lana Parrilla. Case closed. Sempre una spanna sopra a praticamente tutti gli altri (fanno eccezione Colin O’Donoghue quando gli autori si ricordavano di scrivergli qualcosa di degno e ovviamente il superbo Robert Carlyle… ho trovato in effetti abbastanza crudele riprendere Jared Gilmore per questi ultimi due episodi e metterlo di fronte a questi due mostri di bravura quasi tutto il tempo: sì, il ragazzo è migliorato abbastanza da quando nella seconda stagione latrava nella stanza infuocata in cui incontrava Aurora, altra reduce come lui della maledizione del sonno, ma non siamo ancora a livelli top come Parrilla e Carlyle, poverino…), sempre con le storyline più logoranti, e quindi alla bravura dell’attrice va ad aggiungersi la simpatia per una donna così sfigata che ti fa rivalutare in positivo anche la tua giornata più nera. Però in questa stagione ho amato il suo rapporto finalmente positivo con la sorella, l’essere mamma e amica a distanza per un Henry che non ricordava la sua identità e, ovviamente, questo roboante lieto fine con il popolo che la elegge sovrana dei regni riuniti. Regina è forse l’unico altro personaggio oltre a Rumpel a fare eccezione al mio pensiero generale di chiudere lo show con il sesto season finale, perché ho trovato il loro ulteriore sviluppo e questa chiusura una conclusione molto più appropriata al loro cammino personale di quanto non fosse stato il precedente.

Di questi due episodi, in breve, posso dire di aver apprezzato il tono generale, questo ritorno alle origini non solo perché ritroviamo parte del cast storico (Ginnifer Goodwin, Josh Dallas e, sul finire, ingresso a scapicollo anche per Jennifer Morrison, ma anche brevi comparsate qua e là come quella di Peter Pan, di Ariel, dell’Apprendista Stregone e della Fata Turchina… che a proposito, qualcuno l’ha salvata?) ma anche per l’aver ripercorso temi noti, aver restituito il sapore iniziale rievocando immagini iconiche (la cavalcata iniziale di Henry nella 7×21 è praticamente l’inizio del pilot 2.0, e l’incoronazione a furor di popolo di Regina proprio nella stessa sala in cui le sue minacce avevano interrotto bruscamente il matrimonio tra Snow e Charming è un metaforico ritorno al punto di partenza che più di ogni altra cosa ci fa tastare il polso di quanto le cose siano cambiate e le storie evolute da quel lontano esordio dello show nel 2011). L’idea finale di Regina di creare un unico luogo in cui trasportare e “fondere” tutti i reami magici incontrati finora (tra gli altri wish realm, il regno steam-punk delle untold stories, Agrabah, il castello di Malefica che, a proposito, dicono abbia avuto sua figlia con Zorro… ooookay) sa abbastanza di idea bislacca venuta agli autori una sera dopo qualche shot di troppo, ben al di là dei soliti device narrativi e deus-ex-machina tirati per i capelli elaborati per portare la storia in una certa direzione… il fine ultimo è senz’altro nobile, ma è davvero stato il momento in cui mi stavo per alzare in piedi e mandare tutti a quel paese. Unico momento però, c’è da dire, perché come dicevo all’inizio ho apprezzato molto questo doppio series finale nel complesso, prendendo con elasticità tutti i vari momenti in cui un provvidenziale intervento ha salvato la situazione e lasciandomi semplicemente trasportare dal tono romantico dello show. Buonista agli eccessi, mi direte, spesso troppo alla “volemose bene”… in generale potrei anche darvi ragione ma da Once non ho mai preteso molto più di questo, e se anche i colpi di scena geniali che ci hanno appassionato all’inizio hanno col tempo lasciato il posto a una narrazione più “rilassata” e meno impegnata, la sicurezza che mi ha sempre dato il mettermi alla visione di questa serie sapendo di potermi godere una quarantina minuti di rilassato e piacevole intrattenimento non è stato scalfito neanche da questa ultima stagione… che ha dato ben più di qualche grattacapo ma, fondamentalmente, ha retto botta abbastanza per regalarci una chiusura decente, e mi faccio bastare questo.

Voi che ne pensate invece di questi ultimi due episodi e della stagione in generale, cosa vi ha lasciato e quali sono stati i vostri momenti preferiti e quelli che invece vorreste dimenticare?
Aspetto come sempre di leggere qui sotto i vostri commenti, vi ringrazio intanto per aver seguito con me questa stagione finale di Once Upon a Time e, se vorrete continuare a seguire gli interpreti che ci hanno accompagnati in questi anni anche in futuri progetti, vi invito a continuare a seguire le pagine dei nostri amici di

Once Upon a Time Official Fan Club Italia
You’re not a villain, you’re my mom ღ

per foto, news e molto altro, e approfitto per ringraziare anche loro per la collaborazione quest’anno e negli anni passati.
A presto!




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Ale
Tour leader/traduttrice di giorno e telefila di notte, il suo percorso seriale parte in gioventù dai teen drama "storici" e si evolve nel tempo verso il sci-fi/fantasy/mistery, ora i suoi generi preferiti...ma la verità è che se la serie merita non si butta via niente! Sceglie in terza media la via inizialmente forse poco remunerativa, ma per lei infinitamente appagante, dello studio delle lingue e culture straniere, con una passione per quelle anglosassoni e una curiosità infinita più in generale per tutto quello che non è "casa". Adora viaggiare, se vincesse un milione di euro sarebbe già sulla porta con lo zaino in spalla (ma intanto, anche per aggirare l'ostacolo denaro, aspetta fiduciosa che passi il Dottore a offrirle un giretto sul Tardis). Il sogno nel cassetto è il coast-to-coast degli Stati Uniti [check, in versione ridotta] e mangiare tacchino il giorno del Ringraziamento [working on it...]. Tendente al logorroico, va forte con le opinioni non richieste, per questo si butta nell'allegro mondo delle recensioni. Fa parte dello schieramento dei fan di Lost che non hanno completamente smadonnato dopo il finale, si dispera ancora all'idea che serie come Pushing Daisies e Veronica Mars siano state cancellate ma si consola pensando che nell'universo rosso di Fringe sono arrivate entrambe alla decima stagione.

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