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Ognuno muore solo – Hans Fallada

Quando si sente parlare di Resistenza, il pensiero evoca immediatamente quella dei popoli che durante la Seconda Guerra Mondiale erano assoggettati alla Germania Hitleriana, contro la quale si ribellarono scrivendo pagine di puro e autentico eroismo.
A pochi viene però in mente che, seppure senza forme di insurrezione di massa, anche sul suolo tedesco non mancò chi oppose concretamente al regime oppressivo e sanguinario messo su dal Nazismo.

“Ognuno muore solo” è un romanzo che, prendendo spunto da una storia vera, tratta esattamente di questo: di una forma di Resistenza isolata, esercitata da chi è riuscito a non assuefarsi ad un contesto in cui era certamente più facile incassare anziché reagire. Una coppia di coniugi berlinesi, in seguito alla morte dell’unico figlio, si mette a distribuire cartoline postali, invitando in tal modo la popolazione a ribellarsi alla politica del Regime.

Otto e Anna Quangel costituiscono le figure attorno alle quali si trova a gravitare una serie di altri personaggi, uomini e donne che quasi si sentono respirare attraverso le pagine del testo. Si tratta di un libro denso, carico di vita e di emozioni, scritto in una prosa asciutta e coinvolgente, che permette al lettore di immergersi poco a poco in un’atmosfera fatta di paura, di costante timore, di angoscia.

Un quadro vivo e nitido di anni bui di un capitolo della storia recente, caratterizzato da un totale obnubilamento delle coscienze individuali e collettiva. Un romanzo che porta a riflettere, che commuove e fa indignare; un libro di fronte al quale ci si sente impotenti, ma che fa stare sempre con i sensi all’erta. Un pugno nello stomaco, una spina nel cuore, una morsa claustrofobica che fa provare dolore e rabbia, ma che nonostante questo, o forse soprattutto per questo, rende davvero difficile interromperne la lettura anche solo per qualche ora.

Un libro che fa male e bene al tempo stesso. Una sorta di catarsi inevitabile, che non purifica dalle brutture del passato e del presente, ma che fa sperare in un futuro in cui l’essere umano possa essere migliore.

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