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Rubriche & Esclusive The Vampire Diaries

Nella vita sono stata o avrei voluto essere… Da Wonder Woman a Elena Gilbert

La settimana scorsa (non ricordo bene che giorno fosse) stavo guardando la terza puntata di Gotham e, come spesso accade, una frase ha attirato la mia attenzione. Verso la fine della puntata The Balloonman dice, rivolgendosi a Gordon, “Allora, perché non si chiede detective (…) Chi è lei in fin dei conti?”.
Ecco, in quel momento è nata l’idea per un pezzo. Ovviamente era tutto molto filosofico e super profondo, l’ennesimo pippozzo insomma. E allora mi sono detta: ma davvero voglio parlare ancora dei massimi sistemi?!? Dai Mari, cerca di alleggerire un po’ i toni, almeno per questa settimana, sii simpatica e non pesante e melodrammatica!
Come si risponde alla domanda “Chi sei in fin dei conti”? In realtà ci sono infinite possibilità… però è plausibile che ognuno di noi sia quello che il nostro passato ha contribuito a costruire. Eppure, se quello che siamo deriva dal nostro passato, è il nostro presente che guida le scelte che facciamo e quindi chi vogliamo essere è ciò che ci permette di scegliere e di crearci un passato e, quindi, di creare noi stessi. Fondamentalmente è un fantastico circolo virtuoso che, partendo dal desiderato arriva al nostro io presente, strutturato sul nostro passato. Ogni tanto mi faccio paura da sola. Inquietante. Tutto per dire che, dietro alla domanda “Chi sei in fin dei conti” si cela un’altra domanda, una domanda che guida tutto, ovvero “Chi vuoi essere?”.
Intermezzo: ma non aveva detto che non era il solito pezzo impegnato?!? Ci prende in giro?!?
Ok, no, non era uno scherzo. Adesso ci arrivo.

Devo dire che, essendo figlia degli anni 80, ho avuto la fortuna di seguire le sitcom e i cartoni animati più belli della storia della televisione (in effetti sono anni che non vedo un cartone animato… magari gli standard sono ancora elevati). Il percorso verso la me stessa attuale cominciò proprio da lì, puntando a degli standard davvero troppo elevati (probabilmente impossibili). In che senso? Semplicissimo. Le mie prime fonti di ispirazione erano personaggi noti ai più, maschili o femminili non faceva molta differenza, al tempo ero asessuata (ero una bambina!), e quindi capitava spesso che una settimana volevo essere Magnum P.I. (a no, quello era e sarà sempre mio padre) mentre, quella dopo Wonder Woman.

Ecco a voi la mia saga personale del “io voglio essere…”

Avevo si e no 5 anni e la mentalità di chi può fare tutto, di chi non ha limiti ed ecco che scopro Diana Prince aka Wonder Woman! Figlia della Regina delle Amazzoni e portata in vita direttamente dalla dea Afrodite, Wonder Woman è fortissima, guarisce velocemente dalle ferite, può volare e correre praticamente alla velocità della luce, ha sensi sviluppatissimi ed è saggia ed intelligente. Ovviamente non vi nascondo che ero riuscita a convincere mio padre a costruirmi una tiara magica e un lazzo di corda simil-dorata così da poter essere la mia eroina in tutte le mie imprese più disperate, come ad esempio salvare il mio adorato Monchichi dal lavaggio in lavatrice o convincere una lumaca ad abbandonare il suo guscio (già, anche io, come Wonder Woman, parlavo con gli animali!). Purtroppo, la mia incapacità di volare mi portò a dubitare delle mie possibilità di diventare una supereroina e così, a malincuore, dovetti rinunciare.

Just to be clear, per tutti quelli che non lo sapessero, questo è un Monchichi:

Diciamo che non ci volle molto a trovare un nuovo modello, MacGyver era già lì ad aspettarmi e, questa volta, tutto sembrava dalla mia parte: mio nonno era un elettricista ed aveva un negozio di elettrodomestici, avevo tutto il necessario per poter fare bene! Ispirata dalla sua grande inventiva, coinvolgevo tutti i miei cugini nella costruzione delle cose più assurde, mi ricordo che passammo tutta un’estate a costruire razzi con fiammiferi e stagnola, sperando di riuscire a farli partire verso il cielo (ovviamente ogni tentativo si rivelò vano). Purtroppo, la distruzione di tutta l’aiuola di viole di mia nonna a causa di un impianto di irrigazione “artigianale” mi costrinse ad abbandonare l’idea di seguire le orme del grande Mac…

Il panorama televisivo del tempo era davvero ricco di ispirazione, peccato che ogni tanto capitava di inneggiare a personaggi non troppo “positivi”. È il caso, per esempio, di Diana dei Visitors: mangiava i topini e aveva un istinto leggermente omicida nei confronti di tutti gli umani… però era davvero divertente fingere di essere lei e sottomettere mio cugino (Mike Donovan) e una delle mie tante cugine (in particolare quella che interpretava Juliet). Peccato che alla fine perdevo. Momenti di gloria passeggera… (by the way, mi ricordavo che mia cugina voleva sempre essere una Visitor di nome Lidia, perché anche lei si chiamava Lidia e perché, come l’aliena, era biondissima… incredibilmente, esisteva davvero! #Certecosenonsidimenticano).

E poi non poteva mancare lui, simpatico, intelligente, temerario… KITT! Perché quando fece la sua comparsa (almeno nella mia vita) Supercar non potevo non cercare di imitarlo, no, non Michael Knight (aka David Hasselhoff) ma proprio la super macchina. Chi non voleva poter utilizzare il turbo boost tutte le volte che si doveva superare un ostacolo?!? Ecco, il turbo boost era dentro di me e lo potevo azionare ogni qual volta fosse necessario! Anche in questo caso, dovetti ben presto scendere a patti con i miei limiti: il tentativo di saltare una pozzanghera più grande del solito si concluse mestamente con tre paia di scarpe totalmente bagnati e un paio di ciabatte a forma di maiale rosa annegate. E le urla di mia madre me le sento nelle orecchie ancora oggi.

ecco come erano fatte le mie ciabatte a forma di maiale rosa (ebbene si, ho pensato proprio di saltare una pozzanghera con queste):

Devo ammettere che avevo circa dieci anni quando la televisione italiana sfornò uno dei telefilm (ma si può chiamare così?) che mi appassionò di più: Federica Moro aveva vinto Miss Italia nel 1982 ed era un vero e proprio idolo delle teen ager (ok io ero ancora una bambina, giocavo ancora con le Barbie) ed io fui rapita da College. Voglio dire, chi non voleva essere Arianna e far girare la testa a tutti i ragazzi?!? Bella e simpatica era davvero un modello perché comunque non era il prototipo della bella e stupida, anzi, era davvero furba e riusciva sempre ad ottenere quello che voleva! Ebbene, in tutto questo la mia preferita era Vally: ingenua e sportiva cercava sempre di mettersi in mostra da un punto di vista “fisico” in senso di prestazioni atletiche… e ne combinava sempre una. Ecco, lei ero io. Io scalavo i cancelli, mi arrampicavo sugli alberi e cercavo sempre di mettere in ridicolo (sportivamente) i miei cugini. Peccato che loro, più grandi di me, me la facevano sempre pagare. A suon di palle in faccia (palla prigioniera era il nostro gioco preferito).

E poi, in punta di piedi, arrivò lei. Lei che per anni fu davvero, come dire, un modello. Lei è Kelly Marlene Taylor. Certo all’inizio aveva ampi margini di miglioramento, voglio dire, lo stile era ovviamente quello tipo di inizi anni 90, era stupida come una gallina eppure… eppure aveva quel non so che, che me la faceva preferire a Brenda. Aveva del potenziale ed io l’avevo capito nonostante all’inizio avesse un debole per Steve (ma anche no grazie).

Avevo visto bene… non ci è voluto molto a capire che, ovunque la mettevi, con chiunque la si faceva flirtare, lei ci stava bene. Infatti, una delle parti migliore delle prime stagioni, è la nascita del rapporto tra lei e Dylan e quando capitolano l’uno nelle braccia dell’altra, è stato davvero bellissimo. Adorabili. Io sono stata sempre team Kelly, poteva stare anche con il suo peluche e per me sarebbe stata sempre e solo lei. E devo dire che l’ho sempre vista bene con tutti i suoi partner. Ma la scena della piscina, in hotel, con Dylan me la ricordo ancora oggi. Saltavo sul divano dalla gioia!

Nel corso delle varie stagioni Kelly era più che altro un modello di stile, capelli, vestiti, trucco… era sempre perfetta. Anche se aveva dei difetti. Non aveva il fisico di Donna eppure questo me la faceva sembrare più raggiungibile. Da un punto di vista amoroso, poi, ammetto che ho shippato fino all’estremo la sua storia con Brandon. Ci sono un sacco di scene loro che mi sono rimaste dentro, loro erano la coppia per me in Beverly Hills 90210.

Devo dire che, in effetti, non è che sia stata sempre un esempio comportamentale, cattive compagnie e droghe pesanti non erano certo belle cose… però tutto questo la rendeva debole, vulnerabile. Chi non lo è?

E poi ecco che uno mette insieme tutti i pezzi e vede il quadro completo: cresciuta da madre alcolizzata e drogata, forzata a fare sesso al primo anno di liceo, ricoverata per abuso di pillole per dimagrire, quasi uccisa da un incendio, abusato di cocaina ed è entrata in una setta, le hanno sparato in un parcheggio, ha sofferto di amnesia, è stata violentata… decisamente c’era qualcosa che non andava!
Tanto per farvi capire:

Ecco, le nostre strade cominciarono ad allontanarsi. Mi stava perdendo di credibilità. Anche volendo (e ovviamente non volevo), come potevo starle al passo?!?

Sono passati anni e sono cresciuta, questo gioco di voler essere qualcuno non mi è più capitato di farlo. Purtroppo. Si dice che crescendo si perde un po’ di ingenuità. Si perde la voglia di guardare il mondo con gli occhi di chi sogna. Io credo che in fondo sia solo una questione di quotidianità e di routine. Ci perdiamo nel nostro da fare di tutti i giorni e così non vediamo al di là del nostro naso. Eppure, con una storia, anche da adulti riusciamo a vestirci di altri panni. La storia in un libro o in una serie TV, appunto.

E infatti, devo confessare che l’ultimo personaggio che, al contrario di tutti gli altri, avrei voluto essere (al contrario perché gli altri cercavo di esserli) è stato quello di Elena Gilbert. Ho conosciuto Elena nei libri (libri che ammetto di aver abbandonato dopo i primi quattro perché la storia non mi stava più prendendo), e mi sono completamente immedesimata nella parte. Immaginate il mio shock quando ho visto che, nella serie TV, l’attrice era mora! Scherzi a parte, sono un’amante di tutto ciò che parla di vampiri, da Dracula di Bram Stoker a tutti i libri di Anne Rice per questo, Elena mi è piaciuta fin da subito, proprio perché legata al mondo del soprannaturale. E poi vogliamo parlare del suo gusto in fatto di ragazzi?!?

Certamente, vivere in una città in cui muori ma non muori mai veramente aiuta molto a stimolare la mia fantasia, e anche la possibilità di conoscere i vampiri Originali (addirittura di essere il clone perfetto di una delle loro amanti) aveva il suo perché. Però, diciamocelo, anche Elena non è che se la passi proprio bene: ha perso i genitori (adottivi e reali), ha perso sua zia, ha perso il suo tutore ed è morta. È tornata come vampira ma poi ha perso suo fratello e la sua umanità, si è ritrovata e poi quando peggio di così non poteva andare, ha perso la sua migliore amica, la sua città e la sua anima gemella… può bastare?!?! Probabilmente no, e allora direi che, anche in questo caso, meglio perderla che trovarla! (la nostra cara Elena porta più sfortuna di un gatto nero che attraversa la strada)

Ecco, posso onestamente dire che nella mia vita sono stata davvero tante persone diverse, per un breve tempo magari, ma tutte mi hanno lasciato dentro qualcosa. Sono stata tutte le persone che volevo essere. E tutte queste persone mi hanno aiutata ad essere chi sono.                                                                       Intrepida, ingegnosa, coraggiosa, sportiva ma un po’ fashion e, ultimo ma non ultimo, passionale.

E, alla fine, mi rendo conto che il presente che vivo è la combinazione perfetta di ciò che sono stata e di ciò che (ancora non so che) sarò.

E voi chi facevate finta di essere?!? Chi vorreste essere? e, in fondo, chi siete?
baci baci!
alla prossima!

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2 comments

Skoll
Skoll 30 Ottobre 2014 at 21:28

Che viaggio nell’infanzia! Li guardavo tutti anch’io e ovviamente volevo essere MacGyver ;P

Reply
Gnappies_mari 11 Novembre 2014 at 09:54

Grandissima Skoll!! Chi non ha mai voluto essere almeno un pochino Mac?!?

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