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Mr. Robot Recensioni

Mr. Robot | Recensione 2×12 – eps2.9_pyth0n-pt2.p7z

Carissimi addicted, bentornati all’appuntamento con Mr. Robot, arrivato, purtroppo, all’ultimo episodio di questa stagione.

Dopo una breve pausa d’obbligo per congratularci per il meritatissimo Emmy di Rami Malek, cominciamo ad analizzare quest’ultima, controversa puntata, imperniata principalmente sul dualismo e sul confronto: Elliot e Tyrell, Dominique e Darlene, Johanna e Scott Knowles.

Il dolce sapore della vendetta

Partiamo dalla sotto-trama meno interessante, soprattutto perché al momento coinvolge solo dei personaggi secondari e sembra totalmente scollegata dagli avvenimenti riguardanti la rivoluzione del nove Maggio.
Dietro ai regali misteriosi indirizzati a Johanna non c’era Tyrell, come la donna aveva forse sperato, ma Scott Knowles, ormai ridotto a un relitto disperato in seguito alla morte della moglie.
Divorato dal desiderio di vendetta, Knowles voleva fare di Johanna il suo capro espiatorio (“Volevo che tu provassi quello che ho provato io. Volevo darti una speranza per poi poterla calpestare. Ma… mi dispiace.”), ma finisce inconsapevolmente per fornire alla donna tutti gli strumenti necessari a incastrarlo per un crimine che non avrebbe mai commesso.
Schiacciato dalla disperazione inenarrabile di chi ha perso tutto proprio nell’attimo in cui pensava di aver raggiunto il sole, completamente privo di lucidità e autocontrollo, l’uomo aggredisce quella che aveva ingenuamente scambiato per una vittima, senza nemmeno sospettare di trovarsi di fronte a una creatura profondamente deviata, capace di correre qualsiasi rischio pur di raggiungere il proprio scopo.
Appare finalmente evidente anche il motivo dietro alla relazione fra Derek e Johanna: quest’ultima non ha affatto smesso di amare il marito, ma si è anzi servita del giovane amante per scagionarlo dalle accuse per l’omicidio di Sharon, confermando ancora una volta di essere in possesso di una mente acuta e di notevoli abilità strategiche.
Rimane da capire se le sue azioni sono state dettate da un semplice desiderio di rivalsa o se fanno parte di un piano più ampio che ci verrà mostrato nel corse delle prossime stagioni.

Fra le fauci del pitone

Nel frattempo, alla sede dell’FBI, la DiPierro porta avanti implacabile il suo assalto contro Darlene, che inizialmente si rifiuta di rispondere alle domande degli agenti, poi cerca di continuare ostinatamente a negare qualsiasi coinvolgimento nei fatti del nove Maggio.
Nella frase della ragazza, che nega di essere una leader, ho visto non tanto un tentativo di scagionarsi quanto l’ammissione di non essere stata all’altezza della situazione, di aver fallito miseramente nel suo tentativo di realizzare qualcosa che contasse davvero.
Il suo errore, come sempre, è quello di sottovalutare le persone che le stanno di fronte, reputandosi tanto al di sopra della banale media umana da risultare intoccabile. Il suo atteggiamento l’ha resa completamente cieca, incapace di rendersi veramente conto che Dominique rappresenta il pericolo più grande in cui potesse avere la sventura di incappare e che il suo atteggiamento da bambina petulante e ribelle non la porterà da nessuna parte se non dietro le sbarre.
La DiPierro continua a rimanere in silenzio, limitandosi a sorridere in maniera quasi condiscendente, fino a che non decide di averla lasciata libera di giocare abbastanza a lungo e comincia a snocciolare di fronte ai suoi occhi l’interminabile lista di prove e testimonianze a suo carico, una dopo l’altra, senza mai fermarsi, intaccando inesorabilmente l’artificiosa sicurezza della sua avversaria.
Alla fine, con squisita lentezza, si prende tutto il tempo necessario per far oscillare la falce ed assestarle un ultimo, devastante colpo, mostrandole che l’FBI era al corrente di tutto già da molto tempo e che stava solo aspettando, immobile e paziente come un pitone in agguato, di riuscire ad incastrare Elliot, il perno instabile su cui si regge in equilibrio la fragile struttura della rivoluzione.
Mi sento in dovere, a questo punto, di aprire una piccola parentesi per sottolineare il pregevole lavoro di Grace Gummer, che, pur trovandosi di fronte a un personaggio estremamente complesso e avendo tutto sommato poco tempo per mostrarci le sue sfumature e la sua evoluzione, è riuscita a fornire una prestazione eccellente, dando vita al ritratto di una donna che mi ha profondamente e piacevolmente colpita.

Corto circuito

Tyrell: “Credo nel destino.
C’è una ragione se ci siamo conosciuti.
C’è qualcosa tra noi due, riesco a vederlo.”

La scena iniziale stranamente intima fra Elliot e Tyrell ci conferma, casomai ce ne fosse bisogno, il legame profondo che sembra aver involontariamente unito i due fin dal momento del loro primo incontro.
All’affinità naturale che sembra attirarli l’uno verso l’altro si aggiunge ora il comune desiderio di lottare contro l’ingerenza di una figura paterna soffocante e di fare tutto quanto è in loro potere per non diventare in nessun modo somiglianti a quegli individui che tanto li hanno delusi.
Il fervore ispirato e quasi religioso di Tyrell fa da contrappunto all’incertezza di Elliot, talmente annientato dalla sua paranoia da non credere più nemmeno ai propri sensi, nel terrore che possano ingannarlo e rimandargli un’immagine falsata della realtà.
Incoraggiato dall’incalzare del compagno, Elliot comincia a ricordare e insieme ai ricordi si fa strada l’orrore per il piano da lui stesso architettato. I suoi tentativi di porre fine al mostro che ha messo al mondo, però, falliscono miseramente assieme al suo autocontrollo. Ormai totalmente incapace di distinguere fra realtà e finzione, viene abbattuto da un Tyrell completamente straziato, ma deciso a rispettare la promessa fatta a Mr. Robot, quella di non permettere a nessuno di fermare la Fase 2, nemmeno all’uomo che l’ha creata.
E mentre la città piomba definitivamente nel buio, viene invece fatta luce sul tradimento più grande, quello di Angela, che, dopo aver oscillato come una canna al vento per l’intera stagione, sembra aver preso la sua decisione finale ed essersi schierata al fianco di Whiterose e dell’Esercito Oscuro.
Al calare della notte, con lo strepitio dei clacson e lo stridore dei pneumatici a farle da sottofondo, tutto quello che rimane sono le parole con cui ribadisce i suoi sentimenti per Elliot.

Fine.

Non ci avrete creduto davvero! Pensavate sul serio che avrei chiuso la recensione senza spendere nemmeno due parole per l’inaspettata sequenza dopo i titoli di coda?

Contro ogni speranza e previsione, Mobley e Trenton sono riusciti a lasciare New York e a crearsi una nuova identità che gli permetta di lasciarsi alle spalle i pericoli corsi. O almeno, avrebbero potuto farlo se solo Trenton non avesse scoperto un modo per azzerare tutto, per cancellare con unico colpo di spugna quella che sembrava una serie di errori irreparabili.
Peccato che non sia così facile sfuggire all’Esercito Oscuro e, proprio mentre Mobley sembra cominciare a convincersi della possibilità di fare la cosa giusta, la figura di Leon si affaccia minacciosa sulle loro esistenze.

Questa volta è davvero tutto, vi do appuntamento alla prossima stagione e vi invito a continuare a seguire le notizie riguardanti il cast e la serie sulla pagina Rami Said Malek Italia.

Elisa

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2 comments

Federicuccia 23 Settembre 2016 at 10:50

avevo il sentore del tradimento di angela (che già si sarebbe potuto intuire dal finale della scorsa puntata) ma non ho voluto dargli corda, poi tyrell dopo aver sparato ad elliot chiama proprio lei! perché?

e lì arriva la presa di coscienza. come reagirà elliot?
ma soprattutto durerà questa “alleanza” tra angela e whiterose?

Reply
MooNRiSinG
MooNRiSinG 23 Settembre 2016 at 10:58

Il mio dubbio è che Angela sembra avere con Tyrell una confidenza maggiore di quella che ci si potrebbe aspettare se fossero appena diventati “colleghi”, sembra quasi che siano in contatto da molto più tempo, ma non avrebbe un senso logico.
Sarebbe interessante anche scoprire cosa diamine è successo fra Elliot e Tyrell nei tre giorni intercorsi fra la rivoluzione del nove maggio e la ricomparsa di Elliot, la emozioni di Tyrell sembrano molto intense e mi piacerebbe scoprire qualcosa di più sul modo in cui si è costruito un simile legame.

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