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Midnight, Texas Recensioni

Midnight Texas 1×05 – 1×10 | Quando la serie scrausa ci piazza il finalone

Carissimi addicted, bentornati all’appuntamento con le megarecensioni di Midnight, Texas.

Parliamo subito dell’elefante in mezzo al salotto: sì, gli effetti speciali han fatto schifo anche a ‘sto giro, ma proprio tanto schifo, roba che nell’ultimo episodio mi son dovuta tastare per sentire se c’ero.
Se però è vero che una serie è fatta anche e soprattutto per la gioia del racconto, con questa seconda parte di stagione gli autori di Midnight, Texas han fatto un lavorone.

Non insulterò la vostra intelligenza urlando al capolavoro, lungi da me travisare la sua qualità a tal punto, ma non intendo neppure negare che questo show ha saputo intrattenermi e appassionarmi, forte soltanto di una storia ben costruita che mi ha tenuto incollata allo schermo del computer per tutti i quaranta minuti dell’episodio finale.

Da zero a mille

L’evoluzione di Manfred è stata un po’ la colonna portante di questo gruppo di puntate, a partire forse proprio dalla quinta.
Reso più forte dall’inaspettato senso di appartenenza instillato in lui dal trasferimento a Midnight, il medium riesce finalmente ad affrontare i suoi fantasmi: il suo confronto con Hightower e con lo spettro della sua defunta promessa sposa, così come lo svelarsi del suo oscuro passato, non lo sminuisce sicuramente agli occhi dello spettatore ed è il primo passo nel suo cammino di redenzione e maturazione personale.

Da sempre abituato a spostarsi da una città all’altra, senza radici né fissa dimora, Manfred trova in Creek (che io, nonostante tutto, non riesco ancora a farmi piacere perché la trovo troppo insipida) un motivo per cambiare completamente il suo stile di vita, esponendosi e dimostrando di esserci davvero nel corso della serie di sfortunati eventi che porteranno all’esecuzione sommaria da parte di Lem del fratello minore della ragazza, aka Connor, aka lo psico-killer, aka “Io volevo tanto un cucciolo ma a papà non piacevano i cadaveri”.

Un personaggio, quello di Manfred, che ha saputo vincere la convinzione e la paura di essere inutile e che ha saputo trasformare quella che per anni ha rappresentato una maledizione, una peculiarità scomoda da nascondere ad amici e conoscenti, in un punto di forza e in un’arma inarrestabile nella lotta contro Colconnar, anche se l’utilizzo spregiudicato e creativo fatto dal protagonista dei suoi poteri avrà sicuramente ripercussioni negative e imprevedibili nel corso di un’eventuale seconda stagione (ti prego, ti prego, TI PREGO, NBC, sii buona!).
Sicuramente ho apprezzato la scelta di non relegare Manfred sullo sfondo come nei libri, rendendo Fiji unica artefice della sconfitta del demone: era “giusto” che il percorso di crescita che abbiamo visto dipanarsi sotto i nostri occhi nel corso degli ultimi sei episodi culminasse in qualche modo in un atto eroico e disinteressato, che segnasse al contempo una chiusura e un nuovo inizio e che portasse a compimento in maniera definitiva questo tortuoso processo di maturazione.

Angeli e Demoni

Un altro grande protagonista degli ultimi episodi è stato senza dubbio Joe, che da mero araldo di sventura si lascia coinvolgere nell’organizzazione delle difese della città, perché se combattere per il puro gusto di farlo, per la distruzione fine a se stessa non ha senso, scendere in campo per difendere la propria casa e la propria famiglia rappresenta spesso l’unica scelta che un uomo desidera fare.
Interessante, anche se un po’ scontata, la trasformazione di Chuy, che, invece di rivelarsi anch’egli un angelo, nasconde sotto la sua apparenza gentile una metà demoniaca, il che regala al suo rapporto con Joe tutto il fascino di un amore proibito, quasi a ribadire uno dei temi portanti dello show, quello dell’accettazione e del senso di appartenenza.

La Bella e la Bestia

Altra coppia che ha ricevuto in dono una vita sentimentale molto più movimentata rispetto a quella descritta nelle pagine del libro sono Olivia e Lem. Nella trilogia il loro rapporto procede su binari abbastanza tranquilli e fra i due non c’è mai nessun accenno o minaccia di abbandono, anzi, l’assassina sembra piuttosto incline a prendere in considerazione l’idea di una vita eterna al fianco del suo amante non morto.
Sia come sia, questa versione più tormentata e shakespeariana della coppia mi è risultata particolarmente gradita e le loro interazioni ora divertenti, ora sensuali e romantiche mi han fatto salpare tempo zero una ship che Costa Crociere te dico levate.
C’è da dire che la bellissima Arielle Kebber ha saputo caratterizzare molto bene l’umanizzazione costante che il suo personaggio subisce grazie alla presenza di Lem nella sua vita ed è inutile sottolineare che ho fangirlato come una bimbaminkia alla scena del matrimonio, roba che nemmeno una tredicenne al concerto degli One Direction.

Fiji, Vita da Strega

Negli ultimi episodi Fiji è saltata da una crisi isterica all’altra (anche comprensibilmente, se si considera che era concupita da un oscuro demone che voleva deflorarla per dare vita alla sua malvagia progenie) e ha fatto ingoiare a Bobo vagonate di sterco di cavallo, cosa che lui un po’ si meritava pure perché a) è inutile che te ne esci con frasi sospirose su quanto l’hai amata dal day one quando in realtà l’avevi friendzonata a bestia, roba che neanche sir Jorah, e te la facevi con quella zoccolona di Aubrey che ci provava pure con il gatto del vicino, b) ti chiami Bobo Wintrop e ti salvi dall’essere perculato a iosa giorno dopo giorno solo perché è arrivato Manfred Bernardo a strapparti in extremis il premio per il nome più ridicolo di sempre.

La perdita della verginità di Fiji assume nel telefilm toni molto meno mistici e decisamente non voyeuristici, laddove nei romanzi è messa letteralmente in piazza sotto gli occhi di tutti. Diciamo che gli autori hanno voluto puntare un po’ più sul romanticismo per una coppia per cui gli spettatori hanno prevedibilmente tifato fin dagli inizi.

Un finale quindi improntato molto alla volemose bbbene, un inno al fan service più sfrenato che mi ha lasciato pienamente soddisfatta ed appagata e che mi messo addosso una paura terribile che la serie non venga rinnovata, visto che i maledetti han pensato bene di buttarci il cliffhanger e di costruire già le basi di un’eventuale seconda stagione (che, stando agli indizi disseminati qua e là, ci riporterà indietro per farci assistere ad almeno una parte degli eventi contenuti nel secondo romanzo… qualcuno ha detto tigri mannare?).

(in tutto questo io ci sono rimasta malissimo perché sono innamorata di Emilio e nel season finale non se lo son praticamente cagati di pezza)

Detto questo vi ringrazio di averci seguito e vi do uno speranzoso appuntamento alla prossima estate con la seconda stagione di Midnight, Texas.

(NBC, facci la grazia!)

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