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Masters Of Sex Recensioni

Masters of Sex | Recensione 3×05 – Matters of Gravity

Ci sono molte cose che non mi convincono in questa stagione: il rapporto a tre Bill/Virginia/Libby; Libby stessa, così sacrificata; Tessa, così umana nelle sue insicurezze, ma anche così insopportabile; la ricerca, mostrata da un’angolazione diversa rispetto alle scorse stagioni. Ma questo episodio è uno dei più belli trasmessi finora.
E voglio cominciare da Bill: brilla, questa settimana. Non voglio ripetermi, ho già abbondantemente scritto cosa penso di lui, ma in questo episodio lascia a bocca aperta.
Con John, perché non è solo egoismo, quello che mostra verso suo figlio. Io voglio bene a quel ragazzino dal primo episodio della stagione, perché è simile a Bill, caratterialmente, ma è ancora innocente. E’ un combattente, è orgoglioso, è chiuso, ha tanto bisogno di amore, di protezione, di attenzione. Viene voglia di abbracciarlo, di dirgli che andrà tutto bene. Bill rivede se stesso in lui, e il discorso che fa al bullo è anche una proiezione di quello che sta capitando a lui all’università, come dice Libby, ma non credo sia solo quello.
masters-of-sex-3x05Bill è stato un ragazzino solo. Ha desiderato l’amore e l’approvazione del padre con una disperazione che ha lasciato in lui un segno indelebile, e non si è mai sentito protetto. Ha capito che avrebbe dovuto combattere, da solo, che avrebbe dovuto trovare un modo per tenere testa a un uomo che disprezza, ma dal quale voleva anche essere amato, e questa contraddizione gli ha spezzato il cuore. Quello che ha fatto per John, minacciare un ragazzino, è eticamente corretto? No, non lo è: terrorizza un ragazzino, approfittandosi della sua posizione di adulto e medico, ma non è, forse, quello che avrebbe voluto che qualcuno facesse per lui, da piccolo? Non posso credere che non abbia mai voluto che qualcuno lo difendesse da suo padre, mettesse fine agli abusi, al senso si impotenza, alle ferite, non solo fisiche, ma anche mentali che gli venivano sempre inferte, senza speranza di un cambiamento. Attacca quel ragazzino perché non sopporta di vedere i bulli impuniti, e questo non solo perché voglio punire i suoi, di bulli, ma anche perché, nel profondo, sa quanto faccia male sentire di stare combattendo una battaglia in completa solitudine, e non vuole che la storia si ripeti, non quando è lui ad essere padre. Bill vede il suo atteggiamento in John, vede quanto suo figlio non si pieghi, quanto il suo orgoglio sia forte e questo lo colpisce, per questo gli sorride, quando il figlio gli racconta la versione falsa della storia. Se Bill avesse fatto un passo in più, se avesse spiegato al figlio degli abusi del padre, forse avrebbe potuto, almeno un minimo, colmare una distanza tra di loro, rompere il cerchio: John non è solo, non come lo è stato Bill. Il suo futuro non è quello di suo padre, Bill può cambiare il modo in cui John si sente verso di lui. Mi si è spezzato il cuore vedendo John allontanarsi da suo padre, che chiaramente cerca di avere un contatto umano con lui. Spero di vederlo più spesso nella serie, perché, dei figli di Bill e Virginia, è quello a cui mi sono più affezionata.
E, restando sempre in tema Bill, il suo discorso sull’amore all’università è meraviglioso. Bill è una persona di poche parole: di solito, è Virginia quello che riesce a spiegarsi al meglio, è lei quella che riesce a interessare le persone, ad affascinarle, ma stavolta, lui ruba la scena in maniera incredibile, con un discorso che merita un ovazione.

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Noi spettatori abbiamo seguito ogni passo della ricerca sul sesso, abbiamo visto ogni ostacolo posto di fronte a Bill e Virginia, abbiamo tifato per loro, e adesso, vedere le stesse persone che li hanno denigrati alzarsi in piedi e applaudire Bill, è un’immensa soddisfazione, e, per questo, è straziante sentirlo confessare a Libby che, in fondo, anche dopo aver ottenuto una vittoria schiacciante, c’è qualcosa in lui che lo tormenta, e il pensiero del padre ancora gli avvelena la mente.
Bill è uno di quei personaggi che a volte vorresti prendere a schiaffi, tanto sono insopportabili, ma poi, quando scavi a fondo, quando scopri quanta oscurità si portano dentro, quando vedi la parte più umana di loro, ti lasciano senza parole.
E Virginia? Anche lei ha un genitore di cui vorrebbe l’approvazione, ma finisce sempre col rimanere con l’amaro in bocca: così come Bill, dopo aver sconfitto i suoi antichi nemici, non riesce a godersi appieno la vittoria, anche lei riesce ad essere felice quando la madre le dice di essere fiera della figlia. Non sono quelle le parole che vuole sentirsi dire: non vuole che sua madre sia fiera di lei solo perché sta convincendo un uomo sposato a lasciare la moglie per sposarla. Virginia ha sacrificato tanto, per il suo lavoro, è brava nel suo campo ed è orgogliosa di quello che fa, ma sua madre non accenna minimamente a quella parte della sua vita, e questo, per Virginia, è un colpo al cuore. Riesce a ottenere i complimenti di sua madre, ma non per quello per cui davvero vorrebbe, quello per cui si è tanto impegnata e per cui vorrebbe avere dei riconoscimenti. E, forse proprio per contraddirla, si avvicina ancora di più al tizio dei profumi. Che fosse il suo nuovo interesse amoroso si era capito già nello scorso episodio, ora è evidente.
E se la madre di Virginia reagisce, venendo a sapere della relazione della figlia con Bill, in modo molto composto, non si può dire lo stesso di Tessa.
Tessa è un altro personaggio problematico: insopportabile, estremamente dura con sua madre, ma anche tanto imagesfragile, con una vita complicata alle spalle che non accenna a diventare più semplice. Ma, anziché confrontarsi con Virginia, decide di agire in modo molto più subdolo, facendo arrivare i nonni di nascosto in città. Sperava di mettere di difficoltà sua madre e, in realtà, ci riesce. Il suo modo di fare è in linea con il suo carattere: non ha un dialogo aperto con Virginia, ma le dimostra il suo astio e la sua infelicità in altri modi. Ma un confronto, prima o poi, dovrà esserci, o tutta la situazione diventerà estenuante.
E concludo con Barton e Margaret, che meravigliosi erano nella prima stagione e meravigliosi sono anche ora.
Nella scorsa recensione, speravo ci spiegassero meglio come avesse fatto Margaret, a ritrovarsi coinvolta in una relazione a tre, e la spiegazione è arrivata. Margaret è una donna che è stata infelice e insoddisfatta per tanti anni, e ha così voluto non doversi più ritrovare in una situazione del genere da accettare un tipo di relazione che non le piaceva davvero, e c’è stato bisogno dell’aiuto di Barton per capire che doveva e poteva essere onesta con se stessa. Compie un gesto di grande sincerità, decidendo di andarsene, e mostra una grande autostima. E’ una donna che sta cercando, faticosamente, di mettere insieme i pezzi di sua vita che ha visto sgretolarsi davanti a sé quando ha scoperto la verità su suo marito, e, poco a poco, ci sta riuscendo, partendo innanzitutto dal riuscire ad ammettere quelle che vuole e quello che merita.
E ad essere, finalmente con sua figlia è Barton. Vuole bene alla sua ex moglie, e lo dimostra accettando di confessare la verità a Vivian, anche se la cosa lo spaventa. Lui e Barton non saranno mai stati innamorati nel vero senso del termine, ma, sicuramente, hanno un affetto profondo l’uno per l’altra ed è un piacere guardarli. Barton è ancora un uomo in conflitto con se stesso: non riesce a rivelare al mondo che è omosessuale, continua a nascondersi, ma decide di non farlo più con la sua famiglia. A loro, almeno, deve la verità. Mi piacerebbe vederlo farsi coraggio e vivere più apertamente la propria omosessualità; i tempi stanno cambiando, e qualcosa potrebbe cambiare anche per lui. Al momento, fa piccoli passi avanti.  .
Per un triangolo che è finito, ce n’è un altro che è ancora in piena attività: anche nel rapporto Virginia/Libby/Bill qualcuno, come fa Margaret, deciderà di troncare? E la ricerca, adesso, anche se sta ottenendo sempre più consenso nel mondo scientifico, sta attirando sempre di più l’attenzione dei suoi detrattori… quanto si spingeranno a fondo?

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