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Agents of S.H.I.E.L.D. Marvel Recensioni

Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. 5×16 – Chi fa da sé … sbaglia

Come avevo già anticipato nelle precedenti recensioni, entrare nel vivo di questa seconda storyline della stagione e soprattutto ritrovare una nuova Hydra, corredata però di riferimenti e richiami al celebre passato, aveva riportato in vita alcuni “fantasmi” della seconda stagione, ritrovando soprattutto quella sensazione di smarrimento e di cambiamento che si respirava in quella che considero a tutti gli effetti la fase di maggiore transizione e trasformazione per la storia e per i suoi protagonisti. Ciò che speravo non accadesse, però, era assistere nuovamente alla frammentazione della squadra, con dinamiche anche incredibilmente simili ma questa volta ben più preoccupanti poiché causate da una profonda frattura originatasi nel momento peggiore della loro storia, un momento che li vede tutti, nessuno escluso, sull’orlo del precipizio.

La situazione non potrebbe apparirmi più disastrosa: metà squadra infatti sembra aver perso totalmente lucidità [o la ragione] e il bisogno di trovare una soluzione per sfuggire alla condanna del loop temporale li spinge paradossalmente ad appoggiarsi proprio sull’inevitabilità di questo futuro di realizzarsi per credersi invincibili; l’altra metà della squadra invece appare letteralmente persa senza un leader da seguire e di cui fidarsi, perdendo di vista la missione principale e ritrovandosi dunque inesorabilmente bloccati in una situazione di stallo. E se i metodi utilizzati dai primi per cambiare le regole del gioco si rivelano umanamente inaccettabili e ben lontani da ciò che lo S.H.I.E.L.D. deve significare, l’atteggiamento dimostrato dai secondi risulta purtroppo fine a se stesso raggiungendo ben pochi risultati davvero utili. Nuove e importanti risposte però arrivano da colui che è tornato ad essere il perno principale intorno a cui ruota l’intera storia e soprattutto la sua squadra, colui che è destinato a “riportare insieme tutti i pezzi”.

 

Gli Invincibili Tre – Il nuovo modo di rapportarsi alla realtà di Fitz, Jemma e Elena si caratterizza, secondo me, come una paradossale contraddizione in termini. Mi sembra infatti che tutti e tre siano in un certo senso intrappolati in un nuovo loop che hanno creato proprio sulle rispettive paure e sul bisogno di spezzare il precedente, una condizione che più li vede irrazionalmente determinati a cambiare il futuro di cui sono a conoscenza più li avvicina tutti quanti inesorabilmente a realizzarlo, un risultato contraddittorio proprio per la convinzione, di Elena e Jemma soprattutto, di essere relativamente al sicuro da ogni pericolo essendo destinate entrambe a “ricongiungersi” almeno in parte con ciò che hanno visto e vissuto nello spazio.

Ma è proprio questo loro far affidamento su una storia già “scritta” che non soltanto annulla in qualche modo i tentativi di “strappare” le pagine del loro finale e riscriverlo, ma li acceca irrazionalmente spingendoli a oltrepassare quei limiti che sono fondamentali per indicare la linea di confine che separa lo S.H.I.E.L.D. da ciò che ha sempre combattuto. Abbandonarsi alla parte più oscura ma “funzionale” di sé anche a spese di un rapporto fraterno, respingere caparbiamente il supporto di un partner sempre presente, sottoporre la propria stessa vita alla “roulette russa” e mascherare l’azzardo con la scienza, sono tutti comportamenti che ho definito in precedenza “inaccettabili” perché vanno a minare alla base i rapporti umani che rappresentano l’essenza della squadra, una squadra che proprio grazie a questi legami è riuscita a sfuggire al futuro apocalittico testimoniato nello spazio, ritrovando la strada di casa, una strada che adesso però sembra essersi smarrita nuovamente. Ciò che rende questa caratterizzazione ancora più assurda però è la sottile consapevolezza di riuscire a riconoscere in tutti loro la stessa personalità sfumata e complessa che hanno sempre presentato – la “spietata” determinazione di Jemma, la feroce impulsività di Elena e l’incrollabile e totalizzante razionalità di Fitz – ma in tutti e tre i casi ci troviamo di fronte ora all’estremizzazione più pericolosa e confusa dei loro caratteri che non fa altro che approfondire la frattura di un team di già allo sbando.

Lost without him – E sebbene mostrino certamente una maggiore lucidità e stabilità emotiva, anche Daisy, May e Mack non appaiono in realtà al massimo delle loro possibilità, dimessi e fondamentalmente “sconclusionati”, una caratteristica insolita proprio per quei tre personaggi che in realtà hanno dimostrato in passato migliori capacità di leadership. Da un punto di vista emotivamente empatico, Mack appare in questo frangente come colui che più “paga” ingiustamente la sua devozione totale nei confronti di Elena perché proprio il suo tentativo di proteggerla, forse più di quanto una donna impulsiva come Yo-Yo riesca ad accettare, gli si ritorce contro sotto forma di una “crudele” trappola operata proprio da Jemma e Elena. Sebbene forse immobilizzato nelle sue paure peggiori proprio come Daisy e May, la prudenza di Mack non sarà forse strategicamente valida ma rappresentava ancora una luce del tutto umana di cui la squadra ha disperatamente bisogno, per questo motivo le azioni di Elena, per quanto relativamente giustificabili e comprensibili, stridono aspramente, soprattutto nel contesto della loro relazione che proprio in questa stagione era cresciuta magnificamente.

Un diverso tipo di timore invece pervade in maniera sottile Daisy & May che mostrano ora, l’una con una leadership “acerba” poiché mai accettata e l’altra con un’insolita posizione dimessa, i segni evidenti di uno smarrimento emotivo a causa della perdita di chi rappresenta per entrambe il punto di partenza, la solida base da cui ripartire ogni volta.

Daisy è inevitabilmente ancora distante dal leader che sa essere e che può diventare, trattenuta principalmente da un ruolo di comando che non sente ancora proprio e che quindi respinge a priori ma condizionata anche a giusta ragione dalla paura di essere effettivamente la causa che annienterà la Terra e buona parte dell’umanità. La sua distanza dai FitzSimmons non sembra ridursi, alimentando una debolezza non soltanto umana e difficile da affrontare ma anche tattica, avendo infatti dimostrato proprio nella prima parte della stagione quanto l’unione delle loro forze rappresenti un’arma dal potenziale sorprendente. Ma le parole della piccola Robin mettono in prospettiva le decisioni e le paure di Daisy & May ma soprattutto rendono terribilmente evidente l’importanza della figura di Coulson come leader di una squadra ma soprattutto di una famiglia che al momento ha perso il suo equilibrio.

E quasi come una conferma della capacità di Coulson di ispirare un profondo spirito di squadra in tutti coloro con cui entra in contatto, l’inedito team composto proprio con un ritrovato Talbot e con un sorprendentemente interessante Carl Creel riesce non soltanto a smuovere la storia nella giusta direzione ma ci permette anche di capire meglio quell’affascinante componente viva che è il Gravitonium, una sostanza che è stata introdotta all’esordio di questa serie e che adesso si rivela fondamentale per le dinamiche della trama e per il progetto di Whitehall.

In conclusione dunque di un episodio che onestamente mi ha trasmesso una destabilizzante sensazione di disunità e distanza, vi lascio la Top 3 dei momenti che ho preferito e vi do appuntamento alla prossima settimana!

  • Creel salva la vita a Coulson con una scarica di elettricità [comincio ad affezionarmi!];

  • May si ricongiunge con Robin e la prega di aiutarla a ritrovare Coulson;
  • RAINA PERMETTE AL GRAVITONIUM DI RISUCCHIARE IAN QUINN [tutto in capslock perché … RAINA!]

Vi invito infine a passare da queste bellissime fanpage per restare sempre aggiornati sulle ultime novità riguardanti Clark Gregg, Chloe Bennet e Elizabeth Henstridge:

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Elizabeth Henstridge Italia

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2 comments

alan 10 Aprile 2018 at 16:21

Ciao.
I ragionamenti di jemma e Yoyo mi ricordano i falsi sillogismi che per goliardia si scrivevano al liceo, tipo ” bere acqua fa passare la sete, mangiare prosciutto salato fa bere acqua,ergo mangiare prosciutto salato fa passare la sete”. Tecnicamente ci può stare, peccato sia una solenne minchiata,anche se per ora sembra tutto dar loro ragione.
Continuano ad intrigarmi gli enigmi di Robin; coulson morirà (e spero non tirino fuori la stupidaggine che si riferisse al pugno ricevuto in questa puntata) ma può rimettere insieme “i pezzi” (Daisy e Fitz o c’è dell’altro?). Significa che coulson dovrà sacrificarsi?
Ps. Credo comunque che fare troppe ipotesi sia un po’ inutile finché non si saprà qualcosa di certo sul rinnovo perché è chiaro che anche gli autori prenderanno una direzione o un’altra in base a quello.

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WalkeRita 10 Aprile 2018 at 17:26

Ciao! Esattamente, c’è una logica che si chiude su stessa nei ragionamenti di Jemma ed Elena, vogliono cambiare il futuro ma poi si affidano totalmente a quel futuro per credersi invincibili ma più fanno così più non muovono davvero un passo per spezzare il loop! Robin mi fa tanta “pena” perché lei sta vivendo nella sua testa tempi confusi e disordinati, futuri che collidono, futuri recenti e distanti, ed è stato emozionante vedere che solo May abbia effettivamente messo un po’ di ordine in quelle visioni, tanto da permettele di “vedere” dove si trovi Coulson! Coulson … Coulson non deve morire, partiamo da questo presupposto! xD Sono in una fase di negazione che durerà per sempre, ma in generale credo che Robin si riferisse sicuramente alla squadra in generale che solo lui al momento può ricomporre ma probabilmente anche a qualcosa che non vediamo ancora! Non vorrei che fosse proprio lui a diventare il “Destroyer of Worlds” e ad utilizzare il Gravitonium per “rimettere insieme” la Terra! Secondo me questa quinta stagione ad ogni modo sarà auto-conclusiva perché non rischierebbero mai di lasciare la serie “aperta”, probabilmente però hanno anche piani per un cliffhanger, nel caso abbiano la conferma della sesta stagione prima del previsto!

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