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Agents of S.H.I.E.L.D. Marvel Recensioni

Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. 5×15 – Hale Hydra

Sarò sincera: quando a inizio episodio mi sono resa conto della svolta che la trama avrebbe intrapreso, ripercorrendo brevemente la backstory del generale Hale, mi sono chiesta, anche un po’ annoiata, se effettivamente fosse necessario un tale focus approfondito su di lei. Ma sono bastati pochi minuti per capovolgere le mie opinioni di partenza e riscoprire un entusiasmo sorprendentemente elettrizzante nell’affacciarmi ancora una volta alla conoscenza di quell’organizzazione così straordinariamente speculare allo S.H.I.E.L.D., la nemesi per eccellenza, il “villain” in fondo mai davvero sconfitto, perché alimentato da un ideale e da una storia in grado di ricostituirsi ogni volta e dopo ogni sconfitta, perché “quando tagli una testa, due ne ricrescono al suo posto”.

Eliminate any weakness, no matter how difficult” – L’Hydra ha per me un fascino sempreverde, soprattutto quando si parla della “golden age” dell’organizzazione e non del patetico campo scout in cui Ward l’aveva trasformata intorno alla terza stagione. Il motivo per cui Ward non è mai stato neanche degno, per me, di un’etichetta di puro villain e in particolar modo di un ruolo di autentico comando a capo della gerarchia dell’Hydra si intreccia con le ragioni per cui questa agenzia è ancora circondata da un alone di intrigante mistero, vale a dire la sua storia così antica e la sua ideologia di fondo. Grant Ward, come da sua stessa ammissione, non ha mai davvero creduto né nell’Hydra né nello S.H.I.E.L.D., non ha mai davvero preso una posizione che avesse motivazioni più profonde di un mero interesse personale e individuale e soprattutto non ha mai scelto un ideale per cui combattere, a cui essere leale e devoto per più di un paio di mesi; l’Hydra che ci viene mostrata in questo episodio, l’organizzazione di cui la Hale “non fa semplicemente parte ma in cui è nata”, racchiude tutti quegli aspetti che l’hanno resa il villain per eccellenza a partire dall’epoca di Captain America e Peggy Carter, un villain che appare quasi inestirpabile perché radicato nelle trame più strette della società e della politica, una nemesi che ti appassiona odiare e combattere perché rappresenta il degno avversario, un avversario subdolo, infido, dalle mille maschere, dormiente e leale, costantemente nascosto nell’ombra, ma pronto a rinascere quando meno te lo aspetti, proprio nel nome di un’ideologia che sembra non morire mai.

Conoscere il passato “accademico” e la fedeltà che la Hale ha giurato all’Hydra ci ha permesso non soltanto di riscoprire alcuni dei volti e dei nomi che hanno reso l’organizzazione così camaleontica e trasformista, a partire dal Teschio Rosso e arrivando a colui che rappresenta a mio parere l’unico degno erede del leader originario, Daniel Whitehall, ma soprattutto ha aperto un’interessante finestra su quello che è il futuro dell’agenzia e sull’innovativo piano di colei che ne tiene le redini al momento, ossia cercare un punto d’incontro proprio con lo storico rivale che spesso ha percorso il loro stesso cammino, ossia lo S.H.I.E.L.D. di Phil Coulson.

L’idea di una “unholy alliance” tra due fazioni che rappresentano quasi due opposti primordiali non appare al principio neanche così folle come potrebbe sembrare in un primo momento e questo perché il generale Hale condivide in parte con Coulson una moderna diplomazia e un’evoluta dialettica che spinge entrambe le parti almeno a considerare davvero una possibile alleanza per il raggiungimento di un obiettivo comune: la salvezza dell’umanità e del suo pianeta. In quanto leader Hydra, è proprio questo l’aspetto che ha sempre reso la Hale una valida risorsa per l’organizzazione, vale a dire la sua capacità di valorizzare il passato, quel passato su cui l’Hydra si fonda e che costituisce la sua base più solida, ma al tempo stesso la sua apertura verso un futuro diverso, verso mondi e conquiste che esulano anche dai confini terrestri. Il suo doppiogioco con la “Confederazione” aliena con cui è entrata in contatto e che ha profetizzato un’invasione e una successiva guerra tra specie che avrebbe distrutto la Terra [e questa profezia sembra confermare ancora una volta il loop in cui gli agenti dello S.H.I.E.L.D. sono bloccati e il futuro che quindi sono condannati a rivivere] ricalca in un certo senso proprio la strategia seguita da Coulson nei suoi confronti, una strategia di analisi e studio del nemico dall’interno, in cui la conoscenza si rivela più efficace di qualsiasi attacco militare. La differenza che cambia tutto, la differenza che diventa la linea di confine tra Hydra e S.H.I.E.L.D., tra bene e male, riguarda, ancor prima dell’ideologia e del credo, le modalità con cui un obiettivo viene perseguito e raggiunto.

Quando il volto dell’Hydra era quello di un dittatore filonazista e la sua missione ultima era quella di conquistare e dominare la scena politica mondiale, era semplice distinguere ciò che era giusto da ciò che era sbagliato; ma nel momento in cui l’obiettivo dell’Hydra ricalca quello dello S.H.I.E.L.D., ossia la salvaguardia dell’umanità, le modalità con cui ci si rapporta a questo fine sono ciò che definisce il volto e l’identità delle due organizzazioni. Il generale Hale infatti, fedele a un progetto e a una devozione profonda alla missione, appare disposta ad accettare ogni tipo di sacrificio [e purtroppo Talbot si è rivelato uno di questi] pur di realizzare nuovamente quel super-soldato che Whitehall cercava di “riprodurre” in seguito all’esperimento di Steve Rogers, un soldato che questa volta sarebbe stato più di un eroe, diventando un “Destroyer of Worlds”, e per il raggiungimento di questo fine la Hale ha acconsentito fin dall’adolescenza a utilizzare ogni tipo di mezzo, cominciando dalla sua stessa figlia, nata e cresciuta in realtà come un’arma, che adesso però preoccupa e in parte spaventa la sua stessa madre, tanto da considerare l’idea di escluderla proprio dal progetto per cui era “designata”. Coulson invece, dal suo canto, in quanto simbolo ed essenza più autentica di ciò che lo S.H.I.E.L.D. deve significare, non accetta danni collaterali, non concepisce l’idea di sacrifici necessari per la riuscita della missione, ma più di qualsiasi altra cosa, non intende rischiare la sicurezza di una figlia che, al contrario di Ruby con la Hale, non condivide il suo DNA eppure resta per lui la sua principale priorità.

 

Inevitabile, come al solito, è la ricostituzione degli opposti di partenza, tra cui però orbitano, in uno spazio intermedio, proprio quelle variabili che per una ragione o per un’altra sfuggono al controllo di entrambe le parti: Ruby, assetata di potere e fama, per l’Hydra, e Daisy, intenzionata a salvare Coulson a tutti i costi, per lo S.H.I.E.L.D..

Proprio questo piano, ossia trovare e riportare a “casa” Coulson, la cui vita è ancora debolmente in bilico, diventa la preoccupazione principale di Daisy & May, decise a diventare l’ultimo baluardo di difesa di chi invece sembra aver ormai fatto pace con il suo destino. Ma se May mi appare, come al solito, determinata oltre ogni limite ma anche lucida abbastanza da provare a considerare lo sdoppiamento della personalità di Fitz una risorsa, non solo per la guerra incombente contro l’Hydra e chissà quali altre minacce, ma anche un modo per renderlo ancora parte della squadra e della famiglia, inevitabilmente purtroppo dopo l’ultima esperienza traumatica vissuta, Daisy si presenta cinicamente sarcastica e disillusa ma anche intimamente ferita e arrabbiata con chi in qualche modo ai suoi occhi appare come un nuovo Grant Ward.

Il rapporto tra Daisy & Fitz risente ancora e per ovvie ragioni degli eventi appena trascorsi e se lei adesso non riesce a vederlo come nessun altro se non il Dottore o ancora peggio, come il fratello che ha deliberatamente scelto di farle male, lui appare ancora preda di un’estrema razionalità che ha spento del tutto la sua profonda sensibilità, non mostrando infatti alcun reale rimorso o senso di colpa per ciò che ha fatto, per il semplice motivo che “andava fatto”. Ciò che personalmente mi preoccupa e ancora mi spaventa di questo atteggiamento è notare quanto al momento Fitz ragioni ancora con la mentalità del Dottore, la mentalità “Hydra”, giustificando ogni mezzo utilizzato per il raggiungimento di un fine maggiore e abbandonandosi sempre più all’idea di non poter essere niente di più e di meglio di quanto sia ora.

In tutto questo, solo Jemma appare ancora come l’unica speranza e l’unica chiave per illuminare nuovamente l’umanità di Fitz e convincerlo a combattere e contrastare l’oscurità che adesso lo pervade.

In conclusione, dunque, dopo un episodio che non soltanto ha lasciato aperte e vive le maggiori problematiche, ma sembra anche aver compiuto un passo avanti verso quel futuro apocalittico che si realizza sempre di più, vi lascio la tradizionale TOP 3 di momenti migliori della puntata e vi do appuntamento alla prossima settimana!

 

  • Jemma confessa a Fitz la verità su Deke e lo spinge a credere ancora nel loro futuro insieme;
  • Mack cerca di confortare Jemma dopo l’operazione di Yo-Yo;

  • Il confronto Coulson / Ruby, il demonietto ossigenato deve ancora pgare per quello che ha fatto a Elena!

 

Vi invito infine a passare da queste bellissime fanpage per restare sempre aggiornati sulle ultime novità riguardanti Clark Gregg, Chloe Bennet e Elizabeth Henstridge:

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6 comments

alan 3 Aprile 2018 at 18:59

Ciao. Ancora una buona puntata. Poco da aggiungere alla tua esaustiva recensione, se non che comincia ad essere preoccupante il senso di onnipotenza che alcuni personaggi stanno sviluppando di ritorno dal futuro, penso a JoJo ma soprattutto a jemma che sembra ignorare la profezia di Robin sulla sua morte.

Reply
WalkeRita 3 Aprile 2018 at 19:07

Ciao! Grazie mille per il commento!! Sì, purtroppo stanno seguendo entrambe un percorso pericoloso ma se da una parte stanno correndo un rischio non indifferente, dall’altra credo anche che possa essere un modo per trovare la forza di andare avanti senza farsi schiacchiare dalla paura. Nel caso di Jemma, per esempio, è stato un modo per infondere un po’ di speranza in Fitz, per poter credere in un futuro almeno in parte migliore, finché non capiranno come spezzare questo loop!

Reply
alan 3 Aprile 2018 at 20:46

Ah quello sicuramente è ha fatto benissimo ma non vorrei che fosse proprio la irruenza di una delle due a spezzare il loop in modo, diciamo cosi,non auspicabile.

Reply
WalkeRita 4 Aprile 2018 at 12:37

Eh, quello spaventa molto anche me!

Reply
alan 3 Aprile 2018 at 18:59

Ciao. Ancora una buona puntata. Poco da aggiungere alla tua esaustiva recensione, se non che comincia ad essere preoccupante il senso di onnipotenza che alcuni personaggi stanno sviluppando di ritorno dal futuro, penso a JoJo ma soprattutto a jemma che sembra ignorare la profezia di Robin sulla sua morte.

Reply
alan 3 Aprile 2018 at 18:59

Sorry mi è partito due volte l’invio

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