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Agents of S.H.I.E.L.D. Marvel Recensioni

Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. 5×14 – Doctor Leopold & Mr. Fitz

Avrei dovuto immaginare che il relativo ottimismo che si respirava nel precedente episodio rappresentasse solo la proverbiale quiete prima dell’inevitabile tempesta. Particolarmente coinvolti dall’incolumità di Coulson e dalla condanna a morte a cui non può sfuggire, non abbiamo visto arrivare un’evoluzione quasi peggiore della morte, un cambiamento che, se analizzato razionalmente, è meno improvviso di quanto forse, nello shock iniziale, possa esserci sembrato e che ancora una volta affonda le sue radici nel percorso compiuto dal personaggio e nelle sue esperienze vissute e subite. Nonostante la stiano affrontando con superlativa maestria di scrittura, la tematica della realizzazione delle peggiori paure dell’animo umano sta diventando sempre di più un perfetto espediente narrativo e metaforico per aprire riflessioni fondamentali su scenari caratteriali che forse ingenuamente avevamo accantonato. La paura che viene affrontata in un episodio come quest’ultimo, che si afferma prepotentemente come il più oscuro e disturbante che la serie abbia mai portato in scena [forse troppo oscuro?], è una paura in realtà collettiva, una paura che supera la storia e la quarta parete perché ci accomuna e si tratta della paralizzante realizzazione che non si tratti più solo di una fobia ma di una concreta ed effettiva realtà.

“Where did I go wrong? I lost a friend”

Ho sempre creduto che il genio e la follia fossero in fondo due facce di una stessa medaglia, estremamente complementari e separate da una linea di confine labile e illusoria. E la Marvel ha spesso “giocato” in maniera pericolosa su questa “sottile linea rossa” che divide la genialità dalla pazzia, l’eroismo dall’antagonismo, il bene dal male, ma questa volta, a mio parere, non solo viene meno quella convinzione di superiorità intellettuale e di ultimo eroismo che aveva alimentato in precedenza le azioni sregolate di Tony Stark o di Radcliffe, ma ci troviamo in realtà di fronte a un contrasto di sfumature caratteriali talmente stridente e devastante che necessita di una serie di razionali giustificazioni che provino a mettere ordine in una storia emotivamente insostenibile.

E credo che l’origine di quello che ormai possiamo definire a tutti gli effetti uno sdoppiamento della personalità vada ricercato nella caratterizzazione di partenza dello stesso Fitz. Oltre dunque l’idea del binomio introduttivo di genio e follia, la particolarità della suprema intelligenza di Fitz stava secondo me in un insolito equilibrio tra il suo quoziente intellettivo e quoziente emozionale, due aspetti del personaggio che crescevano esponenzialmente di pari passo, amplificando così ogni evento, ogni trauma, ogni emozione ed ogni pensiero ben oltre il limite sopportabile da un essere umano. Persino Jemma, che fin dal principio ha rappresentato la controparte complementare della genialità di Fitz e che è costantemente caratterizzata da una forte empatia e da una profonda umanità, è sempre stata in realtà molto più stabile ed equilibrata di Fitz a causa della sua capacità di chiudere le emozioni più forti, a tempo debito, in compartimenti stagni, proprio per evitare che abbiano il sopravvento su di lei, motivo per cui per molti è sempre stato più facile provare comprensione per le emozioni visibili di Fitz anziché per quelle accuratamente nascoste e catalogate di Jemma. Fitz invece ha sempre pensato troppo e sentito troppo, contemporaneamente, e questo estremismo di pensiero e sentimento era destinato, presto o tardi, a raggiungere un punto di rottura le cui conseguenze sarebbero state irrimediabilmente imprevedibili.

Un secondo elemento imprescindibile non per giustificare, perché purtroppo credo che ci sia un limite alle giustificazioni che al momento possono essere attribuite alle azioni di Fitz, ma per capire questa scissione della sua personalità va ritrovato ancora una volta in un passato che la serie richiama costantemente ed è necessario dunque ricordare gli eventi della seconda stagione e il modo in cui soprattutto il personaggio di Fitz risultò fortemente segnato e cambiato da quanto accaduto nel primo season finale. Credo infatti che il “ritardo” che purtroppo affliggeva Fitz all’inizio della seconda stagione in seguito al danno cerebrale riportato a causa dell’“incidente” sul fondo dell’oceano, per quanto sia stato in parte superato e quindi anche ridimensionato agli occhi dello spettatore, non sia mai stato “dimenticato” dagli scrittori e sia stato dunque alimentato nuovamente in questo episodio, non come apologia degli eventi ma come “semplice” parte imprescindibile della caratterizzazione di Fitz. Ogni volta che in questi anni abbiamo visto Fitz lottare aspramente contro se stesso e contro quelle soluzioni che avvertiva vicine ma non riusciva a raggiungere, ogni volta che gli sfuggiva quel singolo dettaglio che avrebbe messo finalmente in ordine i suoi pensieri sparsi e confusi, Fitz risentiva, proprio come è accaduto in questo episodio, di quella parte di sé che gli è stata portata via per sempre e che adesso ha permesso dunque a un’altra parte di sé di prendere il sopravvento per pura compensazione. Ma ciò che rende questa compensazione così drammatica è la consapevolezza che Ward, con le sue azioni, non ha soltanto privato Fitz di quell’1% della sua genialità che gli serviva per ordinare la sua mente sempre attiva ma anche instillato in lui come in Jemma un lato oscuro che nella prima stagione era quasi inesistente per entrambi, un lato oscuro che in Fitz è rimasto latente fino alla sua massima esplosione nel Framework.

E così si arriva a quella che per me rappresenta la terza componente da tenere in considerazione per provare a contestualizzare il bipolarismo di Fitz nell’episodio, vale a dire una sindrome da stress post-traumatico mai realmente affrontata. Per una persona così altamente emotiva ed empatica come Fitz, per uno scienziato la cui intelligenza è stata irrimediabilmente danneggiata, non affrontare di petto e in maniera sana un’esperienza traumatica come quella vissuta nel Framework è stato inevitabilmente devastante, amplificando esponenzialmente e di pari passo il suo senso di colpa e la sua crescente convinzione di essere effettivamente responsabile di quelle azioni. Il conflitto tra bene e male che evidentemente quindi si era ormai impossessato di Fitz è stato messo in stand-by dalla necessità di salvare la sua squadra, la sua famiglia, da un pericolo di cui credeva di essere responsabile ma dopo brevi momenti di relativa quiete e di fronte a una nuova minaccia che non riesce a definire, la PTSD di Fitz è esplosa con inaudita violenza, sdoppiando concretamente la sua personalità e lasciando via libera alla parte più oscura di sé, che però riesce ad agguantare quella soluzione che a lui sfuggiva. Fitz crolla sotto il peso delle paure, dei sensi di colpa, della convinzione di non essere abbastanza forte per aiutare le persone che contano su di lui, di essere esattamente “debole” come il Dottore lo definisce e allora smette di lottare, accettando semplicemente la resa e una natura più nera e ai suoi occhi deviata di quanto in realtà non sia.

 

“I will never forgive you” – Personalmente, questo è probabilmente l’aspetto che al momento non posso giustificare o perdonare a Fitz, poiché proprio a causa della sua “facile resa” contro quella tendenza che in parte era già fuoriuscita [ricordate la sua letale decapitazione di tre Kree dinanzi allo sguardo in parte sconvolto di Jemma?], a causa di una solitudine con cui aveva scelto di affrontare [o non affrontare] i suoi demoni, la sua accecante bontà si è improvvisamente spenta ferendo non soltanto il suo legame con Jemma [che però gli concederà sempre delle attenuanti proprio perché lo ama più di quanto lui ami se stesso ora] ma soprattutto sferrando un duro colpo alla sua amicizia fraterna con Daisy, torturata da una delle persone a cui avrebbe affidato la sua vita. È proprio su questo rapporto che vorrei soffermarmi brevemente al momento perché seppure a volte il loro legame sia sottovalutato, Daisy & Fitz hanno condiviso e affrontato fianco a fianco alcuni dei momenti peggiori della loro vita, ritrovandosi ad essere proprio nella seconda stagione gli “incompresi” della squadra, quelli che ad occhio nudo erano cambiati maggiormente e che temevano di non essere più accettati per questo. La frattura che le azioni di Fitz hanno creato in questo episodio credo sia ancora più grave e profonda di quella causata da Daisy nella terza stagione, perché con tutte le attenuanti razionali e psicologiche che gli si possano concedere, Fitz è alla fine cosciente delle sue azioni ma sceglie di sottostare alle decisioni prese dalla parte più crudelmente brillante di sé per portare a termine la missione, indipendentemente da quale sarebbe stato il prezzo da pagare per Daisy.

Nonostante il focus sia inevitabilmente puntato su Fitz e sul suo sdoppiamento di personalità, anche su un altro fronte ho notato un richiamo alla seconda stagione della serie e riguarda la vecchia abitudine di Coulson di agire prima e spiegare il suo piano alle persone che gli sono accanto dopo, nella fattispecie puntualmente May, che a tratti sembra volerlo uccidere ancora prima della sua inevitabile dipartita. Sebbene proprio questo suo atteggiamento sia stato in passato la causa della scissione dello S.H.I.E.L.D., come spesso succede, la strategia di Coulson di avvicinarsi alla parte avversa “diplomaticamente” per studiarla al meglio è al momento forse l’unica mossa ragionata da compiere, considerate purtroppo le debolezze fisiche ed emotive in cui versa la sua squadra e le diverse sorprese che invece continuano ad avvicendarsi tra le fila del generale Hale.

Unico spiraglio di luce di questo episodio è ancora una volta Deke, la cui caratterizzazione sempre più pura e innocente è portatrice di ottimistica speranza, soprattutto per quella giovane donna la cui vita è appena crollata in pezzi e a cui Deke svela la sua effettiva identità come spinta a credere in un futuro migliore per lei e Fitz.

Come al solito, in conclusione, vi lascio la TOP 3 di momenti che ho preferito in un episodio assolutamente straziante!

  • Il confronto tra Jemma & Fitz, separati da un vetro che riflette la figura dimessa e indefinita di Fitz;

  • Deke rivela a Jemma di essere suo nipote;
  • Hail Hydra!

 

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2 comments

alan 28 Marzo 2018 at 16:32

Ciao.
Puntata molto bella, a mio avviso persino superiore al centesimo episodio, che aveva troppe esigenze celebrative. Su Fitz hai già detto tutto tu, mi incuriosisce la scena finale. Il tipo che parla con la Hale potrebbe essere il padre di Kasius, il quale disse che se fosse riuscito ad impedire allo shield di tornare nel passato avrebbe modificato la storia e permesso a suo padre di conquistare la terra.
Ps. Credo che il “malessere” di jemma non fosse legato solo alla notizia bomba di deke ma a nausee da bebè in arrivo…

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WalkeRita 28 Marzo 2018 at 23:24

Ciao! Grazie mille per le tue parole! Diciamo che secondo me è stato un episodio a tratti parallelo al centesimo, in entrambi c’è stato un meraviglioso focus su un personaggio, il centesimo è stato più luminoso proprio perché celebrativo, come hai ben detto, e perché incentrato su Coulson e sulla sua figura umanamente eroica, mentre questo è stato il più oscuro perché focalizzato sul crollo psicologico e umano di Fitz. Sai che la tua teoria mi piace molto? Non ci avevo pensato! Sarà che mi hai persa a “Hail Hydra”! L’Hydra mi affascina da sempre, è il villain per eccellenza! E sì, la nausea di Jemma può essere interpretata in diversi modi ormai …

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