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Agents of S.H.I.E.L.D. Marvel Recensioni

Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. 5×10 – Una Nuova Tahiti

“Go big or go home”. E Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. non ha intenzione di tornare a casa. Il decimo episodio della stagione corrente si tinge di sfumature da mid-season finale [considerata la pausa di un mese che seguirà] sia per l’evoluzione in un certo senso conclusiva che la storyline ha raggiunto sia per lo straordinario cliffhanger che questa apparente chiusura ha portato con sé, aprendo in realtà una serie di possibili scenari dal potenziale narrativo inimmaginabile. Ciò che però più mi ha travolto di questo episodio è stato notare quanto la serie stia compiendo un percorso quasi circolare, un percorso in continua crescita ma che si fonda costantemente su quelle basi che sono state costruite negli anni precedenti, soprattutto con le prime tre stagioni così ampiamente criticate ma che hanno rappresentato la stabilità di cui i personaggi e le storie avevano bisogno per abbracciare ora una tale evoluzione così matura, e la dimostrazione di questa crescita graduale sta, secondo me, proprio nelle premesse di questo episodio e di una storyline che inaspettatamente sembra intenzionata a ricongiungersi lì dove tutto è cominciato: da Phil Coulson e dalla sua inevitabile morte.

“It’s a magical place …” – A volte, a causa delle distanze tra l’universo Marvel cinematografico e quello televisivo, dimentichiamo troppo facilmente l’evento principale da cui tutto è iniziato. La morte eroica di Phil Coulson per mano di Loki non solo ha rappresentato la spinta di cui gli Avengers avevano bisogno al principio per riconoscersi simili e ridimensionare gli ego individuali a favore di uno spirito di squadra ma ha anche dato avvio a una serie di eventi a catena che hanno permesso allo show di prendere vita, eventi innescati da unico sentimento: la lealtà di Nick Fury nei confronti del suo uomo più fidato, un uomo la cui perdita non era accettabile. È quasi incredibile notare come, a distanza di circa sei anni, proprio nella stagione in cui il ruolo di questo personaggio sembrava essere diventato quasi parte di un “coro” lasciando il centro del palcoscenico alla “nuova generazione”, Phil Coulson torni improvvisamente ad essere il perno principale da cui tutto comincia e intorno a cui la sua squadra orbita fedelmente, e non per ragioni gerarchiche o per una disuguaglianza in termini di importanza, ma per una semplice e profonda evoluzione dello stesso sentimento che aveva spinto Fury a testare il progetto su T.A.H.I.T.I. sul suo “braccio destro”, la cieca e incrollabile lealtà.

Phil Coulson non è soltanto l’emblema più autentico ed essenziale di ciò che lo S.H.I.E.L.D. in quanto agenzia e squadra dovrebbe significare, ma è diventato, proprio grazie alla storia così attentamente sviluppata nella serie, il simbolo di una famiglia in cui nessuno viene lasciato indietro e nessuno è mai davvero solo. “It’s not about today, it’s about tomorrow. Even if we solve this problem, the world is never safe, the job goes on, WE GO ON!”, Phil Coulson è stato il primo a stabilire questo precedente nella sua squadra, il primo a credere nell’obiettivo e nei significati della missione ma ancor di più a credere nelle persone che abbracciavano questa “vocazione” con la sua stessa fedeltà. La profonda lealtà che lo lega a Daisy, corredata dal più puro amore paterno, lo spinge a rimedi estremi pur di non lasciarla indietro, pur di non perderla come non accettava di perdere May nella precedente stagione, come non accetterebbe di perdere nessuno dei componenti della sua squadra e della sua famiglia.

Phil Coulson sta morendo, di nuovo. E proprio quella lealtà che lo aveva salvato la prima volta adesso diventa la causa scatenante di un’apocalisse che appare inevitabile e che intrappola la squadra in un loop temporale dal quale sembra impossibile fuggire perché impossibile appare agli occhi di tutti loro la possibilità di lasciar andare Phil Coulson e per questo si spingono oltre ogni limite, oltre ogni legge universale. Senza preavviso, senza aspettative, la lealtà nei confronti di Coulson ritorna ad essere l’inizio e paradossalmente la fine di tutto, la ragione per cui quel futuro distopico si realizza ogni volta che il cerchio si chiude e ricomincia da capo.

Non è un caso a questo punto che nella storyline corrente non solo i Kree abbiano avuto un ruolo così centrale ma anche che si sia posto l’accento sul potere di Kasius di riportare in vita i morti, considerando che il famoso farmaco miracoloso indicato come GH-325, ossia la chiave del progetto T.A.H.I.T.I., derivasse proprio dalla biologia aliena dei Kree. Inoltre, Coulson ha facilmente raggiunto a livello empatico i tormenti di Tess, ritrovando nella sua esperienza traumatica di ritorno dalla morte il suo personale trascorso, che non a caso dunque riemerge ora dai ricordi, mai davvero archiviati, del personaggio, volendo quasi ricongiungersi in maniera sottile con il momento da cui la storia ha avuto inizio.

Se la ragione per cui il futuro apocalittico vissuto dalla restante umanità sembra ormai svelata, un mistero resta ancora la causa che condurrebbe Coulson a una dipartita che, stando alle parole della “veggente” di Kasius, è già in corso. L’opzione più ovvia è che sia stata la ferita inferta da Ty, sotto l’effetto disumanizzante dell’Odium, a far partire questo processo letale che condurrà alla morte dell’agente ma la teoria vacilla pesantemente sia perché anche Daisy ha riportato, seppure al braccio, un “promemoria” dello scontro con il sicario di Kasius, sia perché, per quanto ormai i paradossi temporali siano espedienti narrativi all’ordine del giorno, sarebbe fin troppo assurdo che a mettere in moto una reazione a catena di eventi che porteranno alla creazione di questo futuro apocalittico sia in realtà una ferita riportata proprio nel suddetto futuro. Questo vuol dire che qualsiasi cosa stia uccidendo Coulson dovrebbe avere radici ben più profonde e il dubbio maggiore riguarda, almeno per me, il ruolo svolto in tutto questo dal patto lasciato in sospeso con Ghost Rider: ne sarà la causa o la soluzione?

“I thought the same thing when I was standing where you are”

Agents of S.H.I.E.L.D. non ha soltanto raggiunto una maturità narrativa straordinaria ma ha anche abbracciato una serie di sfumature e tonalità dello storytelling sempre più adulte, sempre più oscure, arrivando in questo episodio a dare vita a quella che considero personalmente la scena più disturbante che la serie abbia mai mostrato. Nonostante nel fandom avessimo “visto” arrivare questa rivelazione sconvolgente, assistere alla realizzazione effettiva di quella che era solo un’idea è stato onestamente terrificante.

La scelta del personaggio di Elena come mezzo per veicolare questa rivelazione è per me assolutamente perfetta: in primis, per la capacità espressiva di Natalia Cordova-Buckley, la cui passionale naturalezza nella trasposizione delle emozioni garantisce una “presa” empatica sull’emotività dello spettatore che lascia il segno; e subito dopo per ciò che questo personaggio significa nella sua essenza originale, di cui ho parlato nella precedente recensione.

Il confronto tra la “nostra” Elena e quella appartenente al futuro di Kasius tocca a mio parere il punto più dark mai raggiunto dalla storia e non soltanto per la sorte disumana che quest’ultima è costretta a vivere ma ancor di più per la verità che racconta, per l’ennesima volta, alla sua versione passata, una versione di sé che ha ancora speranza e fuoco nell’anima per combattere e cercare una soluzione. Come Fitz ci ripete ormai da anni, e contrariamente a quanto avevo ipotizzato settimane fa, il tempo appare effettivamente come un’entità fissa e immutabile e quella che avevo individuato come una dualità di timeline si risolve invece in un’unica linea temporale, che si ripete in maniera circolare imprigionando i suoi protagonisti in un loop continuo, in cui finiscono ogni volta per tornare indietro nel tempo e ripetere costantemente gli stessi errori che conducono poi all’inevitabile futuro che hanno conosciuto in questo frangente. Per quanto Elena cerchi di raccogliere e conservare ogni volta più dettagli e informazioni che possano permettere alla sua versione passata di spezzare finalmente il loop, il team continua a sbagliare, continua a spingersi tanto oltre il limite nel tentativo di salvare Coulson da plasmare con le proprie decisioni proprio quel futuro da cui ora cercano di fuggire. Usando ancora una volta “Doctor Who” come chiave di lettura di qualsiasi storia sci-fi che preveda viaggi nel tempo, il loop in cui lo S.H.I.E.L.D. è ora intrappolato sembra richiamare la prigionia ciclica del Dottore nel “confession dial” e le informazioni che Elena ogni volta cerca di accumulare rappresentano in un certo senso il muro di Azbantium che il Dottore scalfisce un po’ per volta nell’arco dei 4 miliardi e mezzo di anni che trascorre all’interno del disco. In entrambi i casi, la chiave per la risoluzione del loop sembra ruotare intorno alla figura di una persona amata e al rifiuto della possibilità di perderla ma questa volta la nostra Elena torna nel suo presente arricchita da una consapevolezza che pesa quanto una responsabilità, non soltanto nei confronti dell’umanità ma anche o soprattutto nei confronti di se stessa, custode del ricordo di un riflesso di sé che non può rivivere.

In conclusione, come al solito, vi lascio con la TOP 3 [+1] dei momenti migliori dell’episodio che in questo caso sono in realtà tre ulteriori brevi riflessioni su quanto ci hanno mostrato:

  • Il modo in cui Jemma si rapporta agli Inumani aiutandoli a entrare in contatto con la loro identità celata affinché riescano ad abbracciare questo cambiamento e i loro poteri in maniera armoniosa mi lascia ogni volta letteralmente meravigliata dalla grazia quasi poetica che questo personaggio riesce a trasmettere, attingendo al suo stesso vissuto e creando in questo modo per gli Inumani un legame tra la loro parte più umana e quella aliena, risolvendo entrambe nell’ordine universale delle cose.

  • Se la realizzazione sullo schermo del potere di Elena resta ancora la mia preferita da guardare, l’aspetto non soltanto visivo ma anche simbolico del potere di Flint agguanta certamente un meritato secondo posto, sia per la realizzazione sia per i significati che porta con sé, vale a dire la possibilità di riformare ciò che è andato distrutto.

  • La figura di Deke. Per quanto non sia certa che questo episodio abbia rappresentato l’ultima volta che incontriamo questo personaggio, sono stata felice di vederlo evolvere e scegliere finalmente la sua strada ma soprattutto la battaglia giusta per cui combattere. Inoltre non accetto di perderlo finché non confermano la sua appartenenza alla progenie FitzSimmons!

  • Jemma Simmons mette finalmente a tacere Kasius ottenendo la sua meritata vendetta, what a BADASS!

Adesso vi lascio e vi ricordo che Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. e le mie recensioni torneranno tra un mese, dopo la pausa dovuta alle Olimpiadi Invernali.

Vi invito inoltre a passare da queste bellissime fanpage per restare sempre aggiornati sulle ultima novità riguardanti Clark Gregg e Chloe Bennet:

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Clark Gregg Son of Coul

 

 

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Bravissima6

4 comments

alan 6 Febbraio 2018 at 17:21

Ciao, la scorsa volta avevo iniziato con due cose che non mi erano piaciute della puntata,stavolta inizio con quello che ho apprezzato
1) sinara è proprio morta. Non mi era piaciuto il come ma va benissimo che non l’abbiano resuscitata e mi è piaciuta la scena di kasius che esce di testa e parla al cadavere. 2) il veggente è Yoyo , l’avevo immaginato e ho apprezzato la coerenza con quanto visto finora senza soluzioni forzate.
In tutta onestà ho apprezzato meno mack che non di accorge che quella Yoyo è conciata troppo male in troppo poco tempo per essere lei (senza contare che la vera Yoyo sparisce senza motivo per un bel po’) e il fatto che kasius sembri dolo mentre dovrebbe avere un esercito. Adesso restano dei dubbi 1)che ha coulson? Non credo c’entri l’odium, dovrebbe provocare rabbia, non uccidere lentamente 2) mack è fuori pericolo? Da quel che ha detto Elena (la veggente) nulla cambierà finché coulson sarà vivo e non ha mai detto che mack fosse morto “nel futuro”, può ancora accadere nel passato?
Ps, io dico che deke non è morto, per me il monolite è la macchina sono legati.

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WalkeRita 6 Febbraio 2018 at 20:23

Ciao! Kasius in fin dei conti ha avuto un buon percorso e onestamente credo che apparisse così solo perché lo SHIELD gli ha praticamente decimato l’esercito! Elena veggente l’avevamo ipotizzata ma è stato terribile da guardare, mio Dio! E penso che Mack non l’abbia riconosciuta anche per via della distanza / altezza da dove si trovava Kasius. Coulson diventa improvvisamente il mistero più grande e questo mi piace, l’Odium è stata la prima soluzione a cui ho pensato ma evidentemente non torna; per quanto riguarda Mack … oddio voglio SPERARE che la sua morte faccia comunque parte di un loop e una volta spezzato quello si evita anche la sua morte, perché non accetterei di buon grado altre ipotesi! Ma sai che ci ho pensato all’ipotesi su Deke? Ce lo ritroveremo nel passato/presente? Grazie mille per il commento!

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alan 6 Febbraio 2018 at 20:59

Figurati, è un piacere.
Dimenticavo che c’è anche la profezia della Robin bambina sulla morte di jemma…

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WalkeRita 7 Febbraio 2018 at 00:10

Queste profezie mi trasmettono ANSIA!

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