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Agents of S.H.I.E.L.D. Marvel Recensioni

Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. 5×08 – Questione di Tempo

Era solo questione di Tempo. Questione di tempo prima che il focus della caratterizzazione dei personaggi tornasse a illuminare Melinda May come merita, portando con sé una verità che forse ultimamente abbiamo dato un po’ per scontata, ossia quanto indispensabile sia la sua presenza nella squadra; questione di tempo prima che nuove risposte ci fossero concesse, senza rivelarci davvero le ragioni e le azioni che hanno condotto a questo futuro apocalittico, ma trasmettendo in realtà tutte quelle angoscianti sensazioni che hanno progressivamente spento ogni speranza, ogni desiderio di combattere, ogni sogno di una vita diversa, migliore; questione di tempo prima che le teorie inevitabilmente si moltiplicassero, cercando invano di colmare quelle mancanze che ancora rendono la storia impossibile da razionalizzare; ma soprattutto era solo questione di tempo prima che il TEMPO stesso diventasse protagonista preponderante di questa realtà, assumendo però sembianze quasi avverse e nemiche, oscure, contrastate e rischiarate esclusivamente dai suoi due maggiori oppositori: la Fede e la Famiglia.

The last time we were all seen together” – Uno degli aspetti che più mi colpiscono di questa serie, e che in realtà si evince particolarmente proprio in questa stagione, è l’importanza dei singoli momenti, momenti che forse all’inizio appaiono ordinari, di passaggio o perlomeno conclusi nel loro tempo e che invece, quando meno te lo aspetti, ritornano per dare senso a una storia totalmente nuova eppure ancora così vicina a ciò che è stato vissuto precedentemente. Così come gli eventi mostrati in “Spacetime” [3×15] aleggiavano in questa stagione fin dall’inizio e prima ancora che gli effettivi riferimenti ad esso si mostrassero apertamente e definissero l’attuale storyline, così il finale della precedente stagione, in cui per la prima volta la squadra era nuovamente insieme, si rivela ora uno di quei momenti catartici in grado di segnare in maniera indelebile il corso degli eventi. È quello infatti il punto preciso della loro storia in cui tutto è cambiato. Con uno storytelling dalle tonalità angoscianti e inizialmente anche difficili da seguire, l’episodio ha ufficialmente presentato quella che è al momento una dualità di timeline parallele.
La prima è quella vissuta dalla versione ormai anziana e ancora più confusa dal suo potere di Robin, una timeline che ci è stata mostrata in maniera frammentaria ma che, se non ha presentato le ragioni che hanno fatto degenerare la storia sino ad arrivare a questo futuro distopico, ha certamente espresso con paralizzante chiarezza come sia nata quest’oscurità che si respira ora ad ogni passo. Quando ho definito il TEMPO come “un nemico” di questa fase facevo riferimento proprio a questo passato che, in un’altra dimensione temporale, gli agenti dello S.H.I.E.L.D. hanno vissuto, che l’umanità ha vissuto, una realtà in cui qualcosa di indefinito è andato terribilmente storto, annientando ogni libertà, ogni spiraglio di speranza e di Fede.

Questa linea temporale vede il team dello S.H.I.E.L.D. ridotto già ai minimi termini: Coulson e Daisy sono inspiegabilmente fuori dal quadro, presumibilmente morti o vittime di un destino in qualche modo peggiore. Daisy infatti sembra aver compiuto quella che al momento è ancora una “premonizione” che la ritrae come “Destroyer of Worlds, una catastrofe che sembra avvicinarsi inesorabilmente e diventare sempre più concreta ma di cui ancora si ignorano le ragioni. Privi quindi di tutti quei momenti che collegano i diversi flashback mostrati nell’episodio, le azioni di Daisy appaiono ancora incomprensibili e inspiegabili, e l’unica teoria che ai miei occhi potrebbe reggere un tale evento vede Daisy protagonista di una scelta impossibile, simile magari a quella compiuta dal Dottore su Gallifrey durante l’ultima Guerra del Tempo. Fitz & Jemma appaiono inizialmente, in questa timeline, debolmente ancorati alla loro caratterizzazione attuale, di già sposati (come si nota dalle fedi nuziali che indossano) e ultimo baluardo di difesa della restante umanità; ma nel momento in cui anche Jemma sembra scomparire inesorabilmente da questa realtà, la versione di Fitz che ritroviamo è quella più disillusa, arrabbiata e arrendevole, una versione che semplicemente ritrae un uomo che ha smesso di credere nella possibilità di un futuro migliore.

E lo stesso vale anche per Elena, la cui breve comparsa è personalmente una di quelle che più mi hanno colpito emotivamente, perché la donna che ritroviamo in questa linea temporale è una donna senza fede, senza luce, senza Mack, una donna che non ha più nulla da perdere e che è stanca di aspettare un miracolo che tarda ad arrivare, lei che solitamente non smette mai di credere e di combattere per una ribellione, per una realtà diversa, per un’umanità che mostri il lato migliore di sé.

E infine, al centro di questo passato così assurdo, restano Melinda May e la piccola Robin, in balia di visioni che non riesce a controllare o a capire ma che sembrano abbastanza chiare per May per continuare a lottare a dispetto dell’apocalisse che prende forma intorno a lei. Questa timeline è quindi il percorso che ha condotto i suoi protagonisti al futuro di cui siamo testimoni adesso, un futuro a cui gli agenti dello S.H.I.E.L.D. cercano di sfuggire ma che non possono ancora lasciare, non prima di aver capito come evitare che si ripeta. Perché la chiave di questa storia sta proprio nella seconda timeline che si è aperta nell’esatto momento in cui Enoch ha rapito la squadra nel diner, interrompendo ciò che sarebbe dovuto accadere e deviando in questo modo, almeno momentaneamente, il corso degli eventi. Quel piccolo e apparentemente insignificante ritaglio di quotidianità rappresenta l’ultima volta che il team è stato visto insieme e, dunque, anche l’ultima possibilità per tutti loro di cambiare un futuro già scritto, di vincere la loro battaglia contro di esso, tornando nel passato ma, questa volta, in possesso della chiave che impedisca al “domino” di eventi di realizzarsi, arrestando la caduta della prima tessera. E comincio a credere che questa chiave porti proprio il nome di Flint, il cui potere, se ci pensate, è quasi complementare a quello di Daisy: se lei ha la capacità di “distruggere”, lui rimette insieme i pezzi…

FAITH & FAMILY. Ma oltre le teorie e le linee temporali un po’ “wibbly wobbly”, questo episodio ha presentato un secondo leitmotiv, ossia quello della famiglia, quella che ci ritroviamo e quella che abbiamo scelto. Ancora una volta centrale in questa storia è la figura di Melinda May, una donna che fin dalla prima stagione (e qui ritorna ciò che ho espresso nell’introduzione, ossia la capacità di questa serie di ricongiungersi sempre col suo passato) ha mostrato una personalità tanto gelida quanto in realtà destinata a provare e donare il più incondizionato dei sentimenti, vale a dire l’amore materno. Così come il suo primo legame con un potere Inumano all’epoca ancora sconosciuto è stato la causa del suo cambiamento radicale in seguito agli eventi del Bahrein, nello stesso modo ora un altro potere Inumano e un altro legame possono invertire la rotta e riportare May a riconciliarsi con la persona che era un tempo, più di quanto ad ogni modo non abbiano già fatto quei “bambini del Bus” che in fondo sono diventati adulti anche grazie a lei. Sia nella timeline vissuta da Robin, sia nella realtà “parallela” che si è aperta nel momento in cui Enoch è intervenuto, May si ritrova ad indagare il suo ruolo nella storia e nella squadra, un ruolo che in entrambe le linee temporali ruota intorno proprio al suo congenito istinto di protezione, a quell’istintivo bisogno di compiere sempre un passo avanti per fare da “scudo” alle persone a cui tiene.

Da un diverso punto di vista, anche Mack & Elena stanno realizzando al “Faro” lo stesso ideale di famiglia espresso da May, ma nei confronti di Flint, un ragazzo che sembra aver trovato tra loro due il suo posto ideale. Se Mack riesce ad incarnare in maniera quasi naturale l’istinto di protezione tipico di un padre, soprattutto da un punto di vista fisico, Elena riesce a raggiungere emotivamente Flint ogniqualvolta il giovane Inumano si ritrova a dubitare dei suoi nuovi poteri e dell’effetto che la Terrigenesi ha avuto sulla popolazione schiavizzata della colonia terrestre. Osservare Mack, Elena e Flint insieme mi appare, mai come in questo episodio, come una straordinaria conferma del tipo di famiglia che questo show ha sempre rappresentato, una famiglia che non è “costretta” ad amare e a restare insieme, ma che comunque sceglie di farlo.

Per questa ragione, il rapporto tra Deke e suo padre, o almeno il ritratto che deduciamo dalle sue parole, nonostante sia comandato dalla biologia è in realtà molto più conflittuale di quelli sopracitati, anche a causa purtroppo di segreti e incomprensioni che hanno reso Deke il personaggio insopportabile complicato che abbiamo conosciuto finora, ma che adesso in realtà comincia a mostrarsi per ciò che è intimamente: un ragazzino spaventato e dimesso, che gioca a fare il cinico quando vorrebbe solo recuperare il tempo perso e le parole non dette. Ad ogni modo, proprio le dinamiche familiari di Deke mi hanno suggerito una teoria che potrebbe rivelarsi tanto assurda quanto vera, ossia la possibilità che Deke sia, in questa linea temporale, diretto discendente dei FitzSimmons, nella fattispecie, secondo me, il nipote, poiché si è detto che suo padre è stato colui che ha messo a punto la macchina che permette al monolite di aprire il portale tra le due epoche, una macchina che in questa timeline è stata progettata proprio da Fitz & Jemma. Che il loro lavoro sia stato tramandato e portato a compimento da una progenie che ha continuato a seguire le direttive di Robin in attesa di poter realizzare la profezia?

Qualsiasi sia la verità dietro queste teorie, privi del supporto labile di Robin e del suo potere, il team deve ora affrontare questa realtà apocalittica un passo per volta, cominciando con l’inevitabile battaglia che li attende contro Kasius e Sinara e finendo con la comprensione di tutte quelle cause che hanno effettivamente creato questo futuro, affinché riescano ad evitarle una volta tornati indietro nel passato a cui sono stati strappati.

 

Come al solito, in conclusione, vi lascio la Top 3 dei momenti migliori dell’episodio:

  • Coulson e Daisy si riuniscono con May, riformando finalmente quella famiglia di cui sono follemente innamorata;

  • May resta accanto a Robin sia nel passato che nel futuro, fidandosi di lei incondizionatamente;

  • Robin dice a Coulson che è colui che “rimetterà insieme i pezzi” e, se letteralmente potrebbe riferirsi al Monolite, credo che in senso più metaforico possa riferirsi alla sua squadra.

 

Vi ricordo di passare da queste bellissime fanpage per restare sempre aggiornati sulle ultima novità riguardanti Clark Gregg e Chloe Bennet:

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Clark Gregg Son of Coul

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5 comments

alan 23 Gennaio 2018 at 17:27

Hai sintetizzato tutto ottimamente, anche le varie teorie. Aggiungo solo il misterioso Vonn che 1) potrebbe aver ucciso vattelapesca perché il padre di deke 2)tenta di accoppiare Daisy per,parole sue, salvare il mondo ma a causare il disastro sarebbe stata la Daisy del passato, non quella del futuro 3) uccide Robin perché non dia risposte ai nostri ma proprio quelle risposte potrebbero essere la chiave 4) è nominato da Fitz nel 2022 ma non può essere lo stesso del 2098.

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alan 23 Gennaio 2018 at 17:34

Accoppare Daisy, non accoppiare

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WalkeRita 24 Gennaio 2018 at 11:27

Ciao! Grazie mille per il tuo commento!! Vonn effettivamente è la variabile che non riesco a interpretare, soprattutto perché Fitz lo nomina nel 2022, come hai detto, ma non può essere lo stesso … a meno che non venga dal passato anche lui???? Credo che abbia cercato di uccidere Daisy proprio perché è quella del passato e quindi deve ancora “distruggere il mondo”, cercava di prevenire in qualche modo la catastrofe, per la stessa ragione forse ha ucciso Robin, per evitare che Daisy tornasse indietro nel tempo. Il padre di Deke secondo me non è morto ma Vonn forse lo ha lasciato da qualche parte sulla superficie.

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Samantha 23 Gennaio 2018 at 19:14

Che aggiungere? Hai già scritto ed analizzato tutto, come al solito, alla perfezione, quindi, come spesso succede, mi limito a salutarti.
Alla prossima, mia fellow!
Ps: concordo con Alan, effettivamente il personaggio di Vonn è parecchio misterioso!

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WalkeRita 24 Gennaio 2018 at 11:28

Hola my darling!!! Vonn è molto ambiguo come personaggio! Però sono curiosa di conoscere il padre di Deke, sperando che non sia morto! Soprattutto se, come penso, è un FitzSimmons! Alla prossima, honey!

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