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Agents of S.H.I.E.L.D. Marvel Recensioni

Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. 5×04 – Un Futuro da costruire o da confermare?

Sapete cosa odio di più delle oscure profezie che incombono costantemente nelle migliori storie sci-fi? Che si avverano, ogni volta. E l’aspetto paradossale di ognuna di esse è che, alla fine della storia, siamo sempre noi a farle avverare, a far realizzare esattamente quello scenario che più ci spaventa ed è quasi terrificante notare quanto in realtà non ce ne rendiamo neanche conto mentre lo facciamo. Nella terza stagione della serie, quando Daisy, influenzata da un altro potere Inumano, ottiene una visione di un futuro che si sarebbe avverato da lì a breve, Fitz prova a spiegare a un “pubblico” fortemente confuso quanto in realtà il futuro non esista nella sua accezione comunemente conosciuta, ossia come un flusso in divenire su cui poter influire, ma sia invece una realtà già definita e immutabile che semplicemente non riusciamo a vedere perché appartenente a un “piano d’esistenza” diverso dal nostro, ma già formato e fermo nella sua concretezza, un momento che dobbiamo e possiamo solo raggiungere, senza combatterlo o cercare di cambiarlo. Richiamo quindi ora questa scena perché adesso gli agenti dello S.H.I.E.L.D. stanno vivendo quel futuro che non possono cambiare, il loro futuro, e stanno anche realizzando una serie di previsioni di cui erano inconsapevoli protagonisti, diventando giorno dopo giorno le persone che quel mondo apocalittico e distopico in cui sono immersi si aspetta che loro siano.

Se la profezia propriamente detta che aleggia sulla serie al momento riguarda in realtà la venuta del team dal passato e Daisy e il suo essere riconosciuta come “Destroyer of Worlds”, chi appare come la prima autentica vittima di un indotto confirmation bias è proprio colui che più cercava di restare ancorato alla propria personalità e al modo di pensare e agire che lo caratterizzava nel suo presente, vale a dire Mack. Già nel precedente episodio infatti, Mack sembrava intenzionato a distaccarsi in parte dalle decisioni del team e dai compromessi a cui tutti loro sembrano disposti a scendere pur di sopravvivere in una realtà in cui proprio la sopravvivenza è in fondo l’unico traguardo raggiungibile a fine giornata. La sua moralità, la sua netta distinzione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, nonostante abbia accettato da tempo di vivere una quotidianità spesso sfumata, sono colonne portanti della sua personalità a cui Mack non è disposto a rinunciare, portandolo a volte anche ad allontanarsi dalle persone a lui più vicine. In realtà però, mai come in questo episodio, si è evidenziato quanto questa tenacia di restare aggrappato ai suoi sistemi di valori primari sia per Mack una maschera, o meglio uno scudo dietro cui nascondersi per proteggere tutte quelle fragilità che, se rivelate, potrebbero mostrargli una persona che non gli piace e con cui invece è costretto a convivere. Nell’estremo tentativo di dimostrare a Grill e a se stesso di non appartenere a quel mondo di mercenari senza scrupoli e di non aver bisogno di cambiare se stesso al fine di sopravvivere, Mack si ritrova senza nemmeno rendersene conto a percorrere esattamente la strada su cui Grill lo aveva immesso e con le stesse modalità con cui lui voleva che Mack la percorresse, e questo perché gli è bastato il confronto con un padre la cui unica colpa era stata quella di volere una famiglia per far crollare inesorabilmente tutte le sue deboli certezze, facendo tornare a galla prepotentemente i sensi di colpa, i dubbi laceranti e l’evidente PTSD che lo caratterizza in seguito all’esperienza del Framework, che su di lui ebbe effetti devastanti. In questo episodio, in questo scenario che tanto respingeva, Mack ha dovuto per la prima volta guardare nello specchio e ritrovare quel riflesso che più lo spaventava, lasciando andare ogni convinzione morale e abbandonandosi al timore di essere soltanto la “bestia” che Grill vede in lui. La verità però è che proprio nel momento in cui lui si vede nel suo aspetto peggiore, Mack semplicemente dimostra la sua parte migliore: come gli ricorda Elana, Mack era davvero un padre fantastico, perché ha amato intensamente sua figlia finché ha potuto e poi ha continuato ad amare anche il suo ricordo, l’idea di lei che aveva custodito nella sua mente, e un uomo capace di un tale amore è un uomo che merita di perdonarsi. Ho amato particolarmente il contributo di Elena in questo contesto poiché tante volte mi sembra che le sue parole quasi non bastino a Mack per convincersi ad andare avanti e allora lei fa l’unica cosa che le resta: rimane al suo fianco tenendogli la mano e aspettando che lui sia pronto a perdonarsi.

Finalmente riuniti, i percorsi di Jemma e Daisy confluiscono ora in un’unica storyline, facendo proseguire la vicenda e aprendo nuove e affascinanti finestre sul mondo di Kasius. In primis, vorrei sottolineare quanto abbia apprezzato l’inserimento nella storia del secondo Inumano alla mercé del leader Kree, il telepatico Ben, un personaggio dal potenziale ancora sfruttabile e che sembra abbia già trovato un’ottima sintonia con Daisy nonostante all’inizio fosse “destinato” a scontrarsi con lei nell’arena di Kasius. Il potere della telepatia di Ben proietta sulle scene di Daisy & Jemma un eloquente silenzio, permettendo un gioco di sguardi tra le due donne che riesce a tradurre per entrambe una vasta gamma di emozioni e soprattutto di pensieri che sembrano quasi sul punto di essere letti a occhio nudo. Nonostante il legame che le unisce traspaia evidentemente anche senza alcun contatto o scambio verbale, Daisy e Jemma cercano di mantenere una relativa razionalità di fronte alle indagini di Kasius [compito ben più difficile da portare a termine per Daisy, che è ancora l’unica della squadra a credere di correre per 100m anziché per una maratona], sperando quasi che l’una possa leggere la mente dell’altra e sostenere la sua versione per salvarsi a vicenda.

Il rapporto tra Daisy & Jemma è uno degli aspetti a cui sono più legata nella serie e per quanto le loro dimostrazioni d’affetto siano ridimensionate a causa anche dei tanti eventi traumatici che in parte le hanno cambiate, l’amicizia tra le due donne è diventata, se possibile, ancora più forte in seguito all’invasione dei LMD e del Framework, diventando così quella leva che Kasius in questo frangente utilizza per rabbonire Daisy e piegarla al suo volere.

Proprio da questo punto di vista quindi viene mostrato un altro lato della personalità del Kree che se non è il villain più d’impatto che questa serie abbia avuto, è per me certamente il più psicologico. Kasius è un “re” alla guida di un piccolo regno che lui stesso disprezza e poiché è figlio di una specie che aborre le imperfezioni, non riesce di certo a gioire della sua condizione di potere sulla restante umanità e sulla razza ibrida di Inumani che adesso vengono analizzati e venduti. Nonostante tutto riesce a plasmare la realtà a suo piacimento, controllando ogni singolo aspetto di essa, dal profitto costante al controllo delle nascite, ormai gestito esclusivamente in laboratorio e immesso proprio in un parallelo giro di affari [in cui rientrava proprio la storyline di Mack e Gunner]. La particolarità di questo villain sta dunque, per me, nel capitalismo estremamente umano che egli ha ricavato da una creazione che disprezza, un capitalismo che diventa per lui una via di fuga da una prigione “dorata”.

Ancora troppo sullo sfondo mi appaiono invece Coulson & May, sempre aggrappati alla convinzione che le ricerche di Virgil e di chiunque sia sopravvissuto su ciò che resta della superficie terrestre nascondano la chiave per tornare a casa nel presente. Ho apprezzato però che la loro strada si sia incrociata con quella di Deke, prontamente smascherato per le sue bugie e i suoi inganni. L’aspetto che più non riesco ad inquadrare di questa new entry non è tanto il “tradimento” ai danni di Daisy, considerato il passato e la scuola di Ward, ma la sua ostinata ambiguità. Deke non ha punti fermi, non ha lealtà o una personalità definita secondo me, la sua storia sicuramente lo ha reso cinico più del dovuto, ma in confronto a Tess, che sembra avere ancora delle credenze, Deke è un’incognita vuota al momento, una variabile che non ha ancora deciso da che parte stare.

Il finale dell’episodio è il chiaro esempio di quanto questa serie riesca ancora a farti cadere la mascella sul pavimento, riportando improvvisamente in gioco il volto che più ci mancava. E parlo di “volto” perché la domanda adesso sorge spontanea: l’uomo sotto la maschera, l’ospite dell’asta di Kasius, è davvero il “nostro” Fitz o la teorie del multi-universo verrà effettivamente confermata?

Con questo dilemma, vi lascio alla TOP 3 dei momenti migliori dell’episodio e vi do appuntamento alla prossima recensione!

  • Mack confessa davanti ad Elena i suoi sensi di colpa e la paura di essere esattamente ciò che Grill vede in lui;
  • Ben traduce i pensieri di Daisy per Jemma;
  • Fitz si mostra apertamente all’asta di Kasius;

 

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5 comments

Samantha 19 Dicembre 2017 at 12:49

Ciao mia fellow, come tuo solito hai scritto una bella recensione a cui, davvero, stavolta non ho nulla da aggiungere. Per quale motivo lascio un commento allora? Semplice, per farti i complimenti e salutarti. Non credo ci possa essere motivazione migliore, no?
Alla prossima!
Ps: Che cosa avrà fatto Sinara alla nostra May?

Reply
WalkeRita 28 Dicembre 2017 at 18:47

Ciao Sam, è sempre splendido ritrovarti!!!! Sinara mi spaventa molto, in quel suo letale silenzio e temo che le condizioni di May adesso siano peggiorate, dopo il loro scontro assolutamente non alla pari! Alla prossima, my darling!

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The Lady and the Band
The Lady and the Band 27 Dicembre 2017 at 10:57

Ciao!
Ho recuperato ieri sera gli ultimi tre episodi che avevo tralasciato (ho visto anche il quinto, ovvio, ma non te lo commento qui per ovvie ragioni ahahahah) e devo dire che dopo un’iniziale scetticismo nei confronti della svolta futuristica, la trama ha iniziato a coinvolgermi non poco ed i nuovi personaggi anche.
Il colpo di scena finale purtroppo mi era stato spoilerato da tumblr (argh!) ma non è stato meno gradito soprattutto perché 4 episodi senza Fitz mi avevano già mandato in astinenza.
Concordo con quanto hai scritto su Daisy, sul fatto che lei sia convinta di fare una gara di velocità e non una maratona ma ormai lo sappiamo che il ruolo di stratega non le è proprio nemmeno per sbaglio ahahah.
Mi è piaciuto molto lo scambio di pensieri nel pezzo in cui Ben riesce a trasmettere a Jemma quanto Quake stesse dicendo a Kasius, c’era la giusta dose di suspance e di incredulità.
Mi è piaciuto molto anche il momento intimo fra Coulson e May che poverina non ha nemmeno avuto tempo di riprendersi dal Framework che si ritrova, azzoppata, in una realtà quasi peggiore. Tra l’altro, che fine avrà fatto May?Sinara è un cattivo interessante: non perché le attribuisca chissà quale profondità psicologica ma per il fatto che parli pochissimo e che sia chiaramente un Inhuman. Mi chiedo su cosa si basi la sua fedeltà a Kasius, un altro che, concordo con te, è un villain molto particolare e sicuramente con altre cose da dirci.Mi ricorda tantissimo le numerose rappresentazioni -storicamente inesatte, ci tengo a specificarlo-televisive e cinematografiche degli imperatori romani assolutisti ed il nome “Kasius” non è casuale visto che è di origine latina.
Yo-Yo mi piace tantissimo e mi piace molto anche il modo delicato che ha di porsi con Mack: il gigante buono in questa puntata mi ha fatto tanta tenerezza. Il discorso sull’importanza di prendere consapevolezza dell’oscuritá che c’e in ciascuno di noi è uno dei tanti topos che si ritrovano nelle serie tv ma non smette mai di essere efficace.
Complimenti per la recensione, ci risentiamo nella prossima.

Ps. AoS mi mancava tantissimo e Coulson è ufficialmente uno dei miei personaggi preferiti in assoluto.

Reply
WalkeRita 28 Dicembre 2017 at 18:44

Ciao Angie!!!! Innanzitutto grazie mille per le tue parole e per aver letto la recensione!!! E poi mi hai dato i brividi perché hai descritto Kasius con le STESSE PAROLE che ho utilizzato io nella precedente recensione, ossia come un Imperatore Romano! Fin dall’inizio infatti mi ha colpito questo suo estremo estetismo nonostante in realtà sia immerso in una realtà che di estetico non ha nulla, quindi mi affascina anche questo contrasto tra apparenza e reale sostanza, un contrasto che lui disprezza nonostante si tratti comunque del suo piccolo regno! Credo davvero che Kasius sia al momento uno dei personaggi più affascinanti dal punto di vista psicologico. L’aspetto che amo di questa serie è che i personaggi principali si compensino a vicenda, Mack & Elena, Jemma & Daisy, Coulson & May, sono sempre complementari nelle caratterizzazioni e questo crea un’armonia incredibile! AoS mancava tantissimo anche a me e concordo assolutamente su Coulson, uno dei personaggi maschili migliori che abbia mai visto! Grazie ancora per il commento!

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SDZ 29 Dicembre 2017 at 10:09

Continuo a trovare la caratterizzazione dei personaggi una delle cose piu’ riuscite di questa serie TV. Nello specifico, l’evoluzione seguita da una brusca involuzione, successiva pazzia, perdita di controllo, abuso di posizione dominante ed infine… salvatore della razza umana da parte di Fitz e’ davvero brillante e ben costruita stagione dopo stagione.

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