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Lucifer | Recensione 2×13 – A Good Day To Die

You look heavensent.

È dalla tarda mattinata di ieri che tento di impormi di scrivere questa recensione, ma poi mi blocco a fissare il documento vuoto di Pages nella speranza che le parole si materializzino da sole sulla pagina bianca, in una sorta di collegamento telepatico fra il mio cervello e il mio computer – che renderebbe tutto più semplice. Il fatto è che non ho nulla da dire su questo midseason finale, e allo stesso tempo ho fin troppo da dire. Ho pensieri su pensieri che mi si accavallano in testa fin dall’istante in cui ho premuto il tastino play, ma sento anche che non esiste una maniera per fissarli nero su bianco e riuscire a rendere giustizia all’episodio. 

A Good Day To Die è solo l’ultima di tutta una serie di perle che questo show ci ha offerto, e c’è così tanta introspezione ed evoluzione psicologica nel personaggio di Lucifer, che io ormai ho perso le parole per riuscire a descriverlo. Il personaggio, o l’interpretazione che ne dà Tom Ellis? Onestamente mi trovo in un caso come quello di Klaus Mikaelson di The Originals, in cui non riesco assolutamente a trovare il confine fra un ottima scrittura del personaggio e l’interpretazione sublime che ne da JoMo.

Cose che ho amato alla follia oltre all’evoluzione di Lucifer e l’interpretazione che ne ha dato Tom Ellis: il meraviglioso team formato da Amenadiel, Maze e Linda-la-psicologa, Trixie che dà la sua benedizione personale ad Amenadiel assolvendolo – senza saperlo – da tutte le cazzate che ha combinato di recente, Ella che si presenta al distretto in pigiama e che shippa Deckestar più di tutti quanti noi messi insieme.

Cose che non mi hanno convinto particolarmente: Douche. Ho apprezzato tutta la parte spalla a spalla con Lucifer, ma da lì in poi è passato un pochino sottotono dal mio punto di vista. È anche vero che questo era l’episodio in cui Lucifer doveva ritrovare e perdere tutto, quindi è anche giustificabile la scelta di lasciare Dan molto in secondo piano.

È proprio questo che accade in questi quaranta minuti: Lucifer ritrova tutto e poi perde tutto. Ritrova il fratello Amenadiel, che decide di tornare a schierarsi dalla sua parte comprendendo che questo è il vero significato di famiglia, comprendendo che né Lucifer, né soprattutto Chloe, meritano ciò che sta loro succedendo, e comprendendo che è giunto il tempo di smetterla di essere una pedina – di daddy dearest o di Mamma che sia. Ritrova in toto l’amicizia di Linda-la-psicologa, che si rifiuta di rimanere in panchina con così tanto in gioco ed arriva perfino a proporre di spedire se stessa all’inferno pur di riportare indietro Lucifer. Ritrova Mamma – Mamma che nonostante tutte le sue macchinazioni e la sua completa incapacità a provare un qualsivoglia sentimento umano, è disposta a perdere tutto e mandare all’aria il piano così faticosamente congegnato, pur di salvare il figlio. Ritrova al mille per cento il suo braccio destro, Maze, anche se in questo caso non si può propriamente dire che l’avesse mai effettivamente persa. Infine, ritrova Chloe, la sua Chloe che riesce a sopravvivere grazie allo sforzo congiunto di tutte queste persone e che – come rivela Amenadiel togliendoci il dubbio una volta per tutte – è completamente all’oscuro delle proprie origini e del ruolo che apparentemente era destinata a interpretare nella vita di Lucifer. Ed è in questo scenario, di fronte al ritrovamento di tutti questi affetti che ormai sembravano perduti in maniere e per motivazioni differenti, che Lucifer ci si presenta di fronte nella sua forma più umana di sempre.

Lucifer non è più il sovrano degli inferi, non è più il Diavolo in persona.
Lucifer è un essere umano.
Magari non nel fisico, ma ormai nell’animo è in tutto e per tutto umano. Un essere umano che è arrivato al capolinea, al punto di rottura, al punto di non ritorno. Un essere umano al quale non importa il fatto che tutti gli abbiano appena dimostrato di tenerci veramente a lui, perché ne ha avuto fin sopra i capelli di piani, complotti, macchinazioni, ed è così stufo di tutto quanto che scoppia e, dopo essere scoppiato, fa la cosa più umana di tutte: scappa. Scappa da Lux, scappa dal suo loft, scappa dalla propria famiglia e – soprattutto – scappa da Chloe.

Devo dirvi la verità, nella scena finale mi aspettavo tutt’altro: mi aspettavo di vedere Chloe uscire dall’ascensore e trovarsi davanti a Lucifer, il vero Lucifer, il Diavolo in persona. Mi aspettavo che fosse questa la maniera nella quale lui avesse deciso di escluderla dalla propria vita, mi aspettavo che la allontanasse mostrandole il suo vero volto e lanciandole addosso tutta la rabbia e la frustrazione che provava, che cercasse di ferirla in ogni maniera possibile per assicurarsi che fosse lei stessa a non volersi più avvicinare a lui. Ma non avrebbe avuto senso, perché Lucifer ama Chloe, Lucifer tiene a Chloe, molto più che a se stesso – e l’ha ampiamente dimostrato scegliendo di tornare agli inferi, in quel posto che non gli appartiene più e nel quale si sarebbe ritrovato indifeso come qualunque altra anima che vi finisca. Un posto che per lui è ormai l’esatto contrario di casa, un posto in cui ora c’è addirittura una stanza a lui dedicata, una stanza in cui lui è destinato a rivivere l’uccisione del fratello Uriel per tutto il resto dell’eternità. Scende all’inferno – consapevole dei rischi, consapevole del fatto di non esserne più il sovrano – per salvare Chloe, ed è solo il pensiero di Chloe – nominata da Mamma – a riuscire a distogliere la sua mente dal senso di colpa che prova nei confronti di Uriel, a farlo tornare in sé. E dopo aver attraversato letteralmente l’inferno per salvarla, poteva fare ciò che mi aspettavo io nella scena finale? No, ovviamente non poteva. Lucifer non potrebbe mai fare deliberatamente del male a Chloe. Innanzitutto, perché la ama di un amore fin troppo puro, secondariamente, perché per quanto sia accecato da tutta questa rabbia e da tutta questa frustrazione, sa benissimo – perché ormai lo sa – che Chloe non ha assolutamente nessuna colpa, che anche lei – come tutti gli altri – si è semplicemente ritrovata a essere una pedina inconsapevole e, per questo, incolpevole.

Così vediamo Lucifer tagliare i ponti con tutti quanti, e allo stesso tempo giurare vendetta nei confronti di questo padre invisibile a cui imputa la colpa di praticamente tutto ciò che gli è accaduto nella vita. Dall’esilio all’inferno, alla promessa fatua di una felicità terrena – felicità che per un attimo aveva pensato di essersi guadagnato e meritato da solo. Il tutto, sulle note di questa canzone meravigliosa e assolutamente appropriata che è Unsteady degli X Ambassadors.

Tornando a parlare di Uriel, la scena con lui e Lucifer, e poi con lui e Mamma, è stata assolutamente e dolorosamente perfetta.

Scopriamo finalmente cosa abbia sussurrato all’orecchio del fratello in punto di morte, e qua si può disegnare un punto di domanda grosso quanto una casa. The peace is here o the piece is here? Lucifer lo interpreta come pace, infatti gli chiede se nel momento della morte sia riuscito a trovare la propria pace personale. Ma ovviamente è una frase a interpretazione totalmente libera, perché potrebbe avere senso in entrambe le versioni. Uriel potrebbe aver trovato la pace nella morte, quasi a voler dire che non si può scappare al proprio destino, non ci si può ribellare ad esso, e che la morte ci rende liberi. È anche vero che potrebbe essere un pezzo quello a cui si riferiva, un pezzo del puzzle della battaglia contro daddy dearest, che potrebbe trovarsi sulla Terra. È giusto ricordare che a tutt’oggi, non sappiamo se Uriel fosse stato veramente mandato da daddy dearest, o se stesse piuttosto agendo spinto da qualche impulso personale.

Un midseason finale che ci lascia insomma con tantissimo angst e un numero infinito di domande, e così, tanto per farci tutti insieme del male ulteriore, vi ricordo che Lucifer tornerà il primo maggio, ovvero fra tre mesi esatti – questo è il grado di sadismo della Fox.

Quindi, per ora vi do appuntamento a maggio – o alle recensioni di The Vampire Diaries e Reign – e vi invito a lasciarmi nei commenti le vostre teorie su tutto quanto.

-Elsa

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ChelseaH

1 comment

Giò 2 Febbraio 2017 at 08:55

Tre mesi! Tre lunghissimi mesi! E oltretutto non sapendo se verrà rinnovato o no… (Comunque non sta andando male quindi sono speranzosa…)
La puntata è stata magnifica e sono d’accordo con te che Tom Ellis è davvero eccezionale ma non tolgo nemmeno i meriti agli scrittori dato che questo show sembra sempre più impeccabile.
Guardandolo con i sub non avevo notato che in inglese peace e piece potessero essere fraintesi ma se fosse così il “pezzo” mancante suppongo sia proprio Chloe, perché se da una parte è stata messa nel suo cammino proprio da daddy dearest dall’altra potrebbe essere una cosa positiva per Lucifer (e qui entra in gioco il libero arbitrio ma non voglio dilungarmi in teorie contorte ahaha).
Vedere Chloe andare da Lucifer o in ogni caso desiderosa di parlare con lui del loro rapporto e lui allontanarsi è stato veramente doloroso nonostante me lo aspettassi.
Non vedo l’ora che torni a Los Angeles, insomma nonostante tutto lui l’ha sempre definita casa sua non penso le stia lontano per troppo tempo. (E sì nemmeno da Chloe nonostante sia da lei che vuole fuggire per non soffrire e non farla soffrire)
Complimenti anche per questa recensione, spero di rileggerle a maggio!

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