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Rubriche & Esclusive Victoria

Lord M – Il ritratto di un uomo Romantico

Non ho mai fatto mistero di quanto la serie tv “Victoria” mi sia arrivata come un’autentica sorpresa. Ci sono tanti aspetti di questo period drama infatti che non mi aspettavo mentre soltanto uno su cui non ho mai avuto dubbi. Non mi aspettavo in primis di innamorarmi di ogni singola componente di questa serie, di sentirla “vicina” come mi è successo poche volte prima, di avere quasi la sensazione di “conoscere” il lavoro che si cela dietro e di cui spesso si vede solo il risultato; non mi aspettavo Daisy Goodwin, e il suo modo così familiare di concepire e scrivere l’animo umano e le relazioni che intreccia, così prossimo al mio pensiero e a tutto ciò che ho sempre ammirato in uno sceneggiatore; non mi aspettavo di legarmi così profondamente a membri del cast che non portassero i nomi “Jenna” e “Coleman” nella loro presentazione, ma più di qualsiasi altra cosa, prima di qualunque sorpresa, non mi aspettavo Lord Melbourne, il ruolo che ha giocato nel mio rapporto con questa storia e il posto che inevitabilmente ha occupato nelle mie opinioni quotidiane.

Premetto che, ovviamente, sebbene l’essenza più intima del personaggio storico sia stata profondamente rispettata nella scrittura attenta e documentata e in seguito nella sua interpretazione totale e assoluta, ciò che vi racconterò da qui in poi sarà il ritratto dell’uomo che Daisy Goodwin e Rufus Sewell hanno creato per noi, un uomo che più avevo modo di capire e osservare, più assumeva per me contorni levigati ed eleganti come il più raffinato marmo scolpito mentre mi permetteva di scorgere, oltre la sua figura così nobile e posata, un animo inquieto, tormentato e malinconicamente solo.

 Sapete, a volte si è talmente coinvolti da una realtà che ci appassiona e che quindi viviamo tuffandoci a capofitto nel suo percorso e nella sua evoluzione da perdere di vista il quadro generale della situazione, per questa ragione quindi sono solita compiere un passo indietro, rimanendo sempre tra i confini della mia soggettività, e osservare la realtà nella sua totalità, come quando abbandoni i dettagli di un’opera d’arte e scegli di guardarla da lontano un’ultima volta prima di andar via, per vederla in tutta la sua complessiva bellezza. Ecco, questo è per me Lord Melbourne oggi: è un manifesto artistico che riesco a vedere in ogni sua forma, che mi sembra di conoscere e amare da sempre e che ora guardo compiendo un passo indietro, dopo aver notato e studiato ogni suo movimento, ogni sua parola, solo per ritrovarci infine un personaggio che smette di essere un uomo comune e diventa un ideale artistico che riempie tutto lo spazio che lo circonda e segna uno standard difficilmente raggiungibile, lasciando un vuoto incolmabile quando va via.

 

“It may look that way to you, Sir John,
as a man who’s never seen further than his own self-interest,
I suppose it must. But I hold myself to a different standard.”

 

Più lo osservo, più guardo e soprattutto ascolto ciò che questo personaggio ha da offrire, più ogni suo gesto e ogni sua parola mi appaiono pura poesia, dipingendo per me il ritratto di un uomo intimamente Romantico, nell’accezione letteraria del termine.

Lord Melbourne è l’esempio più elegante e regale del più intimo e passionale soggettivismo romantico. I suoi modi sono impeccabili, posati, quasi disegnati nella sua virile grazia; la sua istruzione e la sua educazione sono le fondamenta di un carattere ammirevole, ma è la sua sconfinata ed esperta saggezza a renderlo superiore alla media, a compensare anche quelle conoscenze che magari gli sfuggono e che non finge di possedere perché “la conoscenza non è saggezza”, perché è la sua innata nobiltà a renderlo adatto ad ogni contesto sociale, perfetto in ogni ambiente. Ma è proprio nella sua più intima e romantica individualità, che William lascia liberi i suoi tormenti, si abbandona alla sua inquietudine, alla stanchezza causata dalle continue disillusioni, dalle perdite subite, dai desideri irrealizzati.

Quando Lord Melbourne entra in una stanza, la sua personalità diventa preponderante anche se resta in disparte, il suo fascino attira a sé tutti gli occhi, la sua storia e il suo operato diventano argomento di discussione, piacevole, intrigante, scandaloso, ma lui si erge ancora al di sopra di tutto, nascondendo i suoi drammi, celando la sua malinconia e riuscendo a diventare la più affascinante delle compagnie e il più irrinunciabile dei consiglieri, e quando inevitabilmente va via, quando sceglie di ritirarsi nell’ombra della sua solitudine, la stanza appare improvvisamente spoglia della sua intensità, e la sua assenza si percepisce in ogni singolo istante. La presenza di Lord Melbourne è travolgente perché in qualche modo lui riesce a trasformare l’inquieta tempesta che nasconde dentro in raffinata socievolezza, riesce a rendere anche le sue più tragiche esperienze lezioni di vita che offre con parsimonia e saggezza alla persona che più considera meritevole di riceverle, la persona che ai suoi occhi diventava sempre più la sua possibilità di tornare a vivere e di trovare ancora un obiettivo oltre la sua individualità. È romantico infatti anche quel desiderio di agire per la collettività che accomunava i letterati inglesi, quel bisogno di creare insieme le basi di una nazione unita, stabile, con una sua identità, e per William questo significava farlo attraverso un regno che tante volte lo aveva deluso ma che adesso, adesso gli appariva nuovamente come l’unica battaglia per cui valesse la pena lottare.

 

“Through you I’ve been given a reason to continue”

Quando immagino Lord Melbourne in queste vesti letterariamente romantiche, mi torna sempre in mente il “Viandante sul mare di nebbia”, un dipinto che esplora un panorama naturale ritratto in tutta la sua travolgente violenza, specchio del nobiluomo che lo osserva di spalle e che ritrova in quella tempesta la parte inconscia e nascosta del suo animo, mentre si erge in una posa eroica ma sola. Ma come in un assurdo paradosso o in un crudele scherzo del destino, spesso così avverso a William, credo che Victoria sia stata in grado di placare, anche solo per un breve periodo, quell’inquieto tormento che viveva silenziosamente, rianimando in lui quella luce che si andava spegnendo progressivamente, guardandolo come se fosse l’unica risposta e l’unico di supporto di cui avrebbe mai avuto bisogno e amandolo come il suo Lord M meritava, perché lei, lei al contrario di Caro, non l’avrebbe mai lasciato. L’atroce paradosso dell’amore di Victoria consiste nella sua stessa impossibilità, nell’aver donato a Lord M un desiderio che lo ha reso felice e che al tempo stesso è stato per lui il suo ultimo dolore, il suo ultimo, straziante rimpianto. È nel “male del desiderio” di William che ritrovo quindi uno dei punti cardine del Romanticismo tedesco, vale a dire la tematica del “Sehnsucht”, di quel sentimento di struggente tensione verso l’impossibile, un’emozione in grado di rendere vivo l’uomo e contemporaneamente di affliggerlo, tanto da spingerlo a rifugiarsi nuovamente nella sua interiorità, in quella condizione di solitudine da cui Victoria lo aveva salvato e in cui adesso, involontariamente lo spinge di nuovo.

 

 

“I was so happy before, you were happy too?”

“You know I was”

 

E questo perché Lord Melbourne è davvero un uomo che “si mantiene su un altro standard”, il tipo d’uomo che ha rispettato tanto Victoria da non accettare il suo amore nonostante lo ricambiasse con nobile purezza, perché non l’avrebbe mai privata della possibilità di vivere in completa libertà e amare qualcuno con cui avrebbe potuto davvero condividere il resto della sua vita. Lord Melbourne ha visto Victoria come donna e regina prima di chiunque altro, ha creduto in lei anche quando lei stessa non ci riusciva perché intimidita dall’ombra che a volte Albert proiettava su di lei, l’ha protetta da chiunque volesse imbrigliarla e controllarla e le ha permesso di diventare la monarca che lui aveva sempre riconosciuto in quella ragazzina di diciotto anni poco avvezza alla vita, ma ben determinata a conquistarla. Lord M è rimasto accanto a Victoria anche quando quell’ardente desiderio bruciava ciò che rimaneva del suo spirito, lasciandolo, infine, nuovamente solo e circondato esclusivamente dall’unico lieve conforto della sua vita, la natura nella sua forma più serena, pura e malinconica, proprio come lui, esattamente come un uomo propriamente Romantico.

 

“Chi conosce gli aspetti della natura e le situazioni degli uomini …”

Charles Baudelaire descriveva in questo modo gli artisti Romantici nel 1846 ed è in queste parole che rivedo Lord Melbourne. William Lamb conosceva gli aspetti della natura e le situazioni degli uomini ma ancora di più conosceva la vita, intimamente, nei suoi lati più drammatici e strazianti; conosceva il potere e soprattutto sapeva bene che cosa gli uomini erano da sempre in grado di fare per ottenerlo; conosceva l’amore e il tradimento, e dopo conosceva anche il perdono perché il suo modo di amare era totale e incondizionato, perché proprio come i suoi corvi, lui era un “compagno per la vita”; Lord Melbourne era “l’uomo più affascinante del suo tempo”, com’è stato definito, l’uomo migliore che si potesse incontrare, degno di un’autentica regina. E quando l’oscurità della sua solitudine incombe su di lui, quando William cerca e rimpiange un’impronta indelebile del suo passaggio e della sua vita, ciò che più mi spezza il cuore è notare quanto lui non riesca a vedere che proprio il suo animo puro, la sua nobiltà e il suo amore hanno contribuito a modellare la sua eredità più importante: Victoria, il tipo di monarca che è diventata, il regno di cui è protagonista, tutto questo nasce dagli insegnamenti di Lord M, affermandosi come imperituro ricordo dell’uomo che le ha mostrato come amare e governare.

Lord Melbourne, il mio Lord Melbourne, è un animo romantico e afflitto, solo e nostalgico, affascinante e nobile, in un’altra vita William sarebbe stato il migliore dei principi o, più probabilmente, il più giusto dei re.

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3 comments

Syl
Syl 21 Dicembre 2017 at 13:40

Articolo meraviglioso, che si legge d’un fiato, molto curato e ricco di citazioni letterarie (che amo già in partenza), in cui si nota l’incredibile rispetto e ammirazione che senti per questo personaggio. Non avevo pensato al paragone con il Viandante, ma dopo averlo letto lo trovo assolutamente perfetto e adatto! Bravissima!!

Reply
WalkeRita 21 Dicembre 2017 at 14:49

Non so come ringraziarti!! Questo è un articolo nato un po’ d’impulso dopo l’ultimo rewatch ma ho cercato di curarlo con attenzione. Ho sempre avvertito Lord M come un animo romantico e mi affascinava anche quanto, al tempo stesso, sapesse anche essere la migliore delle compagnie. Volevo proprio evidenziare questo aspetto per sottolineare quanto la sua presenza sia di spessore e indelebile! Grazie mille davvero per le tue parole, sono onorata!

Reply
B 21 Dicembre 2017 at 17:50

OKay, io sono senza parole per questo articolo!
A parte che non mi hai manco avvisato quindi sono doppiamente morta, perché non l’avevo visto arrivare, poi quando ho visto l’articolo su TA ero emozionatissima all’idea, ma non mi aspettavo questa meraviglia!
Uno dei ritratti di un personaggio più belli che abbia mai avuto il piacere di leggere, sei entrata nel personaggio e nella sua caratterizzazione e ne hai raccontato ogni sfumatura.
E’ un ritratto pieno di passione, è vero, intenso e profondo, è Lord M in tutta la sua bellezza.
Il paragone con il “Viandante sul mare di nebbia” l’ho trovato geniale e magnifico ed ogni singola parola è perfettamente accurata.
Penso che questo vada sicuramente tra i miei articoli preferiti, ho donato il cuore a Lord M senza esitazione, mi ha rubato l’anima e ad ogni rewatch me ne innamoro sempre di più, poterlo rivedere e riscoprire in queste parole è un sogno per me!
Inoltre penso che Daisy, se potesse leggere questo articolo, impazzirebbe per ogni parola e lo amerebbe.

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