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Rubriche & Esclusive Ship

Le migliori ship del 2017

Il 2017 si è finalmente concluso e come ogni anno è venuto il momento di tirare le somme sugli avvenimenti che hanno maggiormente segnato il panorama telefilmico.
Per inaugurare questa serie di appuntamenti con la nostra personale selezione dedicata alla scorsa stagione, abbiamo deciso di partire con le ship, croce e delizia del telefilm addicted medio.
Ecco le coppie che hanno fatto sognare (o bestemmiare, a seconda della crudeltà degli autori) i membri del nostro staff.

Partiamo dal presupposto che shippare in “Game of Thrones” significa andare incontro a una disperazione quasi assicurata.
Io però sono risaputamente masochista e non mi sono limitata a innamorarmi perdutamente di una coppia, ma addirittura di due, tanto per andare sul sicuro. Ah, nel caso ve lo stiate chiedendo, entrambe sono rigorosamente non canon, tanto per non farsi mancare nulla e tirarsi ulteriori proverbiali mazzate sui coxxxxni.

Jaime e Brienne mi hanno conquistato ancor prima di vederli sullo schermo, grazie alle pagine dei libri, ma devo ammettere che l’interpretazione di Nikolaj Coster-Waldau e di Gwendoline Christie mi ha dato il colpo di grazia: i due insieme sono assolutamente perfetti, hanno una chimica impressionante e, nonostante Tormund abbia tutta la mia simpatia, certe scene (leggi: la vasca da bagno e il combattimento con l’orso) sono davvero difficili da dimenticare.
Dopo un paio di stagioni passate tutto sommato nel dimenticatoio per inconciliabili differenza geografiche, quest’anno Jaime e Brienne sono riusciti finalmente a ritrovarsi e con un dialogo durato circa due minuti d’orologio lei è riuscita a fare quello che tutti speravamo fin dal momento in cui questi due si sono incontrati, ovvero convincerlo a voltare le spalle a Cersei (che un po’ bisogna ammetterlo ci ha messo anche del suo) e ad abbandonare senza guardarsi indietro Approdo del Re.
Standing ovation, applausi e una lacrimuccia di sana commozione.

Con Sansa e Tyrion il discorso si fa un filino più complesso (e disperato). Fin dal momento del loro improbabile matrimonio ho pensato che le attenzioni e la gentilezza di Tyrion fossero proprio quello che ci voleva per Sansa e anche (soprattutto) adesso, dopo l’imbarazzante parentesi Ramsay, rimango fermamente convinta della mia opinione.

I due in questa stagione non si sono nemmeno incontrati, ma per il vero shipper, si sa, queste sono bazzecole del tutto trascurabili. È bastato infatti un dialogo di due nanosecondi fra Tyrion e Jon Snow per spiegare le vele e far di nuovo prendere il largo alla flotta dei miei deliri:

Tyrion Lannister: And Sansa? I hear she’s alive and well.
Jon Snow: She is.
Tyrion Lannister: Does she miss me terribly? A sham marriage. And unconsummated.
Jon Snow: I didn’t ask.
Tyrion Lannister: Well, it was. Wasn’t. Anyway… she’s much smarter than she lets on.
Jon Snow: She’s starting to let on.
Tyrion Lanister: Good.

Cioè, vi prego… capitemi!

Purtroppo quest’anno i fan di “Game of Thrones” camperanno di rewatch e di stenti, ma quando la serie tornerà mi auguro che ricompensi la mia cieca fedeltà regalando almeno una piccola gioia a una delle due coppie, anche perché mi rendo conto che per entrambe sarebbe statisticamente impossibile.

MooNRiSinG

 

Morwenna e Drake (“Poldark”) mi hanno ricordato cosa significhi veramente il romanticismo, cosa sia l’amore nella sua forma più alta e pura. Questi due ragazzi sono due anime così cristalline da far capire sin dal loro primo incontro che sarebbe scoccata una scintilla e da far presagire altrettanto bene la tragedia imminente. Difficile per l’epoca andare contro le convenzioni sociali, opporsi a un matrimonio vantaggioso (seppur con la più spregevole delle creature) per vivere poveri ma felici. Morwenna si sacrifica per salvare la vita di Drake, sottoponendosi, oltre che a un matrimonio senza amore, anche a una serie di abusi e violenze raccapriccianti; Drake dal canto suo cerca di vivere in disparte, dimenticando il suo amore per quella che crede essere la scelta più giusta per la ragazza. Ma il loro sentimento continua a covare anche nell’ombra, come una brace nascosta tra la cenere che si ostina a non morire; questo amore li tiene vivi e diventa l’unico spiraglio di speranza e felicità nelle loro vite altrimenti miserabili. Dovranno ancora lottare per riuscire finalmente a stare insieme, questo è sicuro, ma confido che nella prossima stagione possano finalmente trovare il loro happy ending.

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Rimaniamo sempre nell’universo Poldarkiano (ok, questa parola l’ho più o meno creata adesso…) perché nonostante questa non sia esattamente stata la stagione dei Romelza, diciamo che non lo è stata per nulla, confesso che ci sono stati momenti in cui mi hanno rubato il cuore e in cui mi hanno fatto capire (se ancora fosse necessario) che la vita è difficile, che viverla in coppia lo è ancora forse di più, ma che l’amore alla fine vince su tutto.

Se vi state chiedendo se io sia impazzita, visto che quest’anno è stato l’anno di Demelza e Armitage, ebbene NO, perché anche nella notte più buia ci sarà sempre una stella luminosa, e Demelza e Ross sono LA coppia, alla fine del giorno sono lì, l’uno accanto all’altra, magari vicini ma lontani (so che capite) MA COMUNQUE INSIEME. E tutto quello che tu vuoi è che si ritrovino, perché lo fanno sempre.

Quest’anno poi ho versato tutte le mie lacrime per colpa del mio essere (a minuti alterni lo ammetto) #teamjosh in “Younger”.

Dopo tutta una quarta stagione ad allungare il brodo del #teamcharles, con conseguente sfracellamento di pelotas, ecco che BOOM!, in Irlanda succede il fattaccio e Josh torna alla ribalta in grande stile. Se non fosse che nemmeno due minuti più tardi la mia ship si schianta contro un iceberg talmente grande che Titanic levati proprio e affonda davanti a nostri occhi (gonfi di lacrime). Eppure, nonostante il mio sempiterno bipolarismo Josh/Charles, io ci speravo, io lo volevo il finale JoshLiza, e invece no, no, MA DOBBIAMO CREDERCI, anche perché mi sa che il triangolo è più vivo che mai.

Ragazzi, io le ship le trovo ovunque, OVUNQUE, pertanto vi ammorberò anche con  i Chlucifer. Cioè, MA VOGLIAMO SERIAMENTE PARLARE DI QUANTO QUESTA COPPIA SIA MERAVIGLIOSA? Ah certo, non possiamo farlo se non affrontiamo anche il fatto che sia stata distrutta nell’arco di una puntata (e poi buttata alle ortiche per tutta la stagione corrente, ma questa è un’altra storia).

Comunque, quando ecco che finalmente ti regalano una scena meravigliosa, una scena in cui le barriere sono spezzate e i cuori si sono toccati (e anche le LABBRA) in modo sincero, puro, REALE, ecco che puff! tutto scompare, e ci ritroviamo Lucifer sposato. Ma un bel vaffa no? Che poi è pure super contestualizzata come scelta, ci sta con il suo personaggio e bla bla bla, ma intanto io mi sono ritrovata attaccata alla scatola dei kleenex per la disperazione. E dopo non so quante puntate non posso neanche dire che la situazione sia migliorata, anzi.

Alla fine di questo mio sproloquio i casi sono due: o porto più sfiga di un gatto nero, o le mie ship sono sofferte (praticamente vinco il premio Titanic2017) e proprio per questo meriteranno il lieto fine. Che dite?

gnappies

 

WYNONNA & DOC (“Wynonna Earp”)

Il 2017 è stato per me l’anno della riscoperta delle ship, quelle così belle che ti fanno venir voglia di spendere oceani di parole per celebrarle ma che allo stesso tempo ti trasmettono una perenne sensazione d’ansia perché più ti appassionano più si rafforza la possibilità concreta e testata dall’esperienza di assistere al loro naufragio, a volte prima ancora di vederle realizzate, altre volte dopo aver assaporato quella magia che ti ha fatto perdere la testa al principio. Wynonna Earp & Doc Holliday sono l’emblema di questa descrizione per me, il tipo di coppia tanto assurda da risultare tremendamente giusta, tanto impossibile da essere l’unica che potessi mai scegliere [o da cui potessi essere scelta]. Ciò che mi ha travolto di questa storia è stata la sensazione di riuscire a “vedere” per davvero i suoi protagonisti, prima ancora di conoscerli completamente, “oltre” le rispettive apparenze, in quelli che riuscivo a scorgere come i loro veri volti, così intimamente definiti dal passato, così profondamente simili. Wynonna & Doc sono anime segnate da incubi fin troppo reali, incubi che li inseguono anche da svegli e dai quali non riescono mai davvero a fuggire. È nell’oscurità di quelle esperienze che Wynonna e Doc si sono incontrati, distanti quasi due secoli eppure incredibilmente vicini, gli unici in grado di riconoscersi e accettarsi reciprocamente nei loro lati più bui, ritrovandosi in questo modo senza rendersene conto a rischiarare quelli più luminosi. Con Wynonna, Doc diventa, forse per la prima volta, la leggenda eroica che la storia voleva che lui fosse, ma soprattutto riscopre l’uomo nobile e altruista che credeva ormai scomparso sotto l’ardente brama di vendetta; con Doc, Wynonna capisce cosa voglia dire essere amata incondizionatamente [da qualcun altro che non sia Waverly], essere considerata una priorità, degna di un amore totale in cui emergere ancora di più in tutta la sua indipendenza, un amore capace di lasciarla libera di essere sempre se stessa. Wynonna Earp & Doc Holliday sono protagonisti di una storia talmente intensa da togliere il respiro, una storia così travolgente che spaventa perché il confine tra eroismo e tragedia è sempre fatalmente labile.

 

SIDNEY & AMANDA (“Grantchester”)

Sidney & Amanda sono stati, proprio come la serie di cui sono protagonisti, la sorpresa più inaspettata di questo 2017. Grantchester infatti è il period drama che non ho visto arrivare e che non avrei mai creduto potesse essere così giusto per me. E tra tutti gli aspetti che più mi hanno rapito di questa serie ci sono proprio loro, Sidney Chambers & Amanda Kendall, la loro amicizia così pura, la paura di ammettere l’effettiva natura di quel sentimento che condividevano, l’attesa apparentemente senza speranza che rendeva il loro rapporto struggente eppure indispensabile per entrambi; è questo il lato della loro storia che più mi lascia senza parole, è l’impossibilità per entrambi di restare lontani, di intraprendere una vita in cui l’altro non sia presente, perché soltanto insieme riescono ad essere completi e soprattutto in sintonia con la realtà che li circonda. Amanda è l’unica persona, infatti, che ha sempre saputo come mettere a tacere i demoni creati dalla guerra che assalivano Sidney nonostante la sua fede religiosa così salda e infaticabile, l’unica che riusciva a rimettere in ordine quegli aspetti a volte così contrastanti della sua personalità; Sidney è per Amanda la ragione per sorridere, anche quando la sua vita sembra ormai distante anni luce dai suoi sogni, anche quando il loro legame rischia di compromettere tutte le norme sociali degli anni ’50, Amanda non riesce a lasciarlo andare, non riesce a immaginare di perdere l’unica persona in grado di illuminare il suo volto. Ecco perché Sidney & Amanda si sono rivelati così istantaneamente perfetti per me, perché hanno sfidato ogni divieto e superato ogni barriera pur di continuare a essere presenti l’uno nella vita dell’altra, pur di non perdere la costante più luminosa dei loro giorni.

WalkeRita

E chiudiamo tornando a “Game Of Thrones”.

DAENERYS TARGARYEN E JON SNOW (Stark-Targaryen)

Coppia tanto amata quanto odiata. Io rientro nel primo gruppo e il perché è molto semplice: si capisce già nei libri che questi due sono destinati a finire insieme. Entrambi sono outsider e, soprattutto, i loro percorsi sono concettualmente simili: Jon è il “bastardo” che non ha diritto a nulla e deve ritagliarsi un posto in quel mondo così pericoloso e complicato, Daenerys è la ragazzina delicata e fragile il cui unico scopo sembra essere quello di servire come mezzo per suo fratello maggiore per riconquistare il trono perduto dai Targaryen.

Entrambi, però, lentamente diventano molto più di questo, iniziano percorsi analoghi (sempre a livello di concetto, nello specifico è ovvio che siano diversi per le situazioni contingenti in cui si trovano) che li trasformano da giovani in qualche modo insicuri in adulti (certo, nei libri sono ancora più giovani che nello show, ma il tutto va contestualizzato all’epoca scelta per ambientare la storia) forti e combattivi, in veri e propri leader, seguiti per scelta e per questo amati. Lo show, sfoltendo le migliaia di pagine che compongono ogni volume de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” (soprattutto dalla sesta stagione, dalla quale gli autori hanno potuto solo basarsi sul materiale incompiuto fornito loro da G. R. R. Martin), ha accentuato questo aspetto.
In un mondo come quello di Westeros ed Essos, dove lo scopo principale è ottenere e mantenere il potere a scapito di vite innocenti a migliaia, Daenerys e Jon sono i condottieri che fanno ricorso alla forza se costretti (d’altronde in una realtà come quella è inevitabile e, come dice Daenerys proprio a Jon nella settima stagione, “Entrambi vogliamo aiutare le persone. L’unico modo per farlo è da una posizione di forza. A volte questo è terribile”), ma il cui scopo principale è salvare vite, proteggere e governare nel modo più giusto possibile. Un concetto del tutto innovativo e uno dei tanti punti che hanno in comune.




In molti aspettavano il loro incontro da anni e anni (io sono tra questi) e la settima stagione non è stata deludente in tal senso: il loro percorso è stato costruito per tutta la stagione (abbreviata rispetto alle precedenti), ponendo l’accento sul fatto che i due dovessero imparare a conoscersi, a stimarsi e fidarsi reciprocamente, a riconoscersi come simili personalmente e nel percorso delle loro vite (similitudini sottolineate anche dai discorsi di Ser Davos, Tyrion e Missandei), pertanto passando da diffidenza a stima, fiducia e appoggio, poiché solo questo avrebbe fatto nascere un sentimento tra loro. E infatti così è andata.


Certo, sono parenti. Verissimo, ma non dobbiamo mai dimenticare che nel creare la sua storia Martin si è ispirato alla Guerra delle Due Rose e, pertanto, a un periodo in cui l’unione tra parenti in linea collaterale era normale e non per niente non solo i Targaryen sono rinomati per quest’usanza (che arriva sino al matrimonio tra fratello e sorella – ewww -), ma anche altre famiglie di Westeros hanno visto unioni tra parenti in linea collaterale e l’ambientazione storica è quella di un’epoca pseudo medioevale in cui, per l’appunto, tali unioni non erano considerate incestuose. Il tutto, dunque, va contestualizzato.
Come finirà? Io credo tragicamente, poiché questa è una canzone e le canzoni si cantano sugli eroi caduti, ma di certo lasceranno il segno a Westeros anche come coppia.

“He loved her. And she loved him.”

Sam

Ovviamente adesso vogliamo sapere quali sono invece le ship che vi hanno fatto battere il cuore durante l’anno appena trascorso e, mi raccomando, non perdete gli altri appuntamenti settimanali con il meglio del 2017!




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