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Rubriche & Esclusive

Le migliori ship del 2016

Il 2016 ci ha appena abbandonato e noi di Telefilm Addicted vogliamo cogliere l’occasione per celebrare quanto di bello esso ci ha portato.
Proprio per questo abbiamo deciso di dedicare un’intera settimana a quanto di meglio è successo nell’ultimo anno nel mondo telefilmico, a partire dalle ship, gioia e dolore di ogni addicted che si rispetti.
Bando alle ciance, quindi, scoprite con noi quali sono le coppie che hanno tenuto incollati allo schermo noi membri dello staff!

Rory & Jess (Gilmore Girls):

Mettiamo subito le carte in tavola, io a questo revival chiedevo solo una dannatissima cosa, cioè che Rory mettesse in riga con la frusta quegli unici due neuroni scampati al massacro avvenuto negli anni trascorsi dalla fine della serie ad oggi, e si decidesse a rendersi finalmente conto che Jess è l’uomo della sua vita.
E invece l’ha elargita al popolo come nemmeno Maria Antonietta con le brioche, al punto che il bambino che porta in grembo ormai non è un pargolo, ma un attico in multiproprietà, e Jess, che è sempre stato lì pronto a sostenerla se ne è tornato a casa con le proverbiali pive nel sacco.
La loro scena migliore e più emblematica è forse quella a cui Rory non sa nemmeno di aver preso parte, quella in cui Jess, dopo aver negato decisamente a Luke di provare ancora dei sentimenti per la ragazza, rimane a fissarla per un lungo attimo dalla finestra con un’espressione nostalgica e incantata… roba da buttare all’aria la scrivania e prendere a craniate il muro.

Il perfettissimo Jess, l’uomo che c’è sempre, quello che compare come per magia quando la donna che ama ha bisogno di lui, quello a cui bastano solo due parole per rimetterla in piedi e riportarla in carreggiata, in questo caso non ha avuto molta fortuna, ma mi rimane sempre la speranza che, nell’eventualità di un sequel, la Palladino prenda anche solo vagamente in considerazione la possibilità di far sì che lui rappresenti per Rory quello che Luke ha rappresentato per Lorelai.
Perché, in barba a tutta la figaggine dei Christopher di questo mondo, io sceglierò sempre Jess e Luke.

– MooNRiSinG

FitzSimmons (Agents of SHIELD):

Quale migliore occasione per ritornare a scrivere, se non per parlare di quelle poche gioie che questo disastroso 2016 ha concesso a noi Telefilm Addicted? E così eccomi qui, a iniziare l’anno con le nostre ship del cuore.
Nel momento in cui ho deciso di aderire a questo articolo, avevo già in mente di quali coppie avrei voluto parlare. La mia scelta è caduta su due ship molto diverse tra loro, ma alle quali tengo in maniera particolare. Ovviamente non starò qui a spiegare i motivi che mi hanno portato ad amarle, per quello ci vorrebbero degli articoli a parte, ma ricorderò con piacere alcuni dei miei momenti preferiti.

Iniziamo con i FitzSimmons di Marvel’s Agents of SHIELD.
Il fatto che fin dall’inizio vengano presentati non come Fitz e Simmons, ma come FitzSimmons appunto, quasi come fossero due elementi di un’unica entità, imprescindibili l’uno dall’altro, dovrebbe essere indizio di quanto fossero uniti ancora prima di apparire sui nostri schermi. Se i due scienziati hanno iniziato il loro percorso in un rapporto di co-dipendenza quasi totale (soprattutto da parte della mia cara adorabile scimmietta Leo Fitz), i due si sono poi ritrovati separati, non solo in senso fisico, diverse volte nel corso delle stagioni, trovando la loro dimensione come individui prima di tutto e poi come parte di un duo. Leo e Jemma sono stati inevitabilmente segnati e cambiati dalla valanga di disavventure e angst che hanno travolto loro e noi poveri shipper per un intenso periodo durato due stagioni e mezzo, ma sono stati in grado di maturare e adattarsi alle nuove situazioni in cui si sono ritrovati, riuscendo infine a rafforzare, consolidare e far evolvere la loro relazione – che si è a sua volta modellata seguendo la nuova forma assunta dai loro sentimenti e dalle loro personalità – proprio quando sembrava fosse sul punto di spezzarsi.
Ora, dovete sapere che sono quel tipo di persona che, a meno che non si ritrovi ad avere una ferma opinione su qualcosa (che sia in negativo o in positivo), tende a dare vita all’epica figura nota a tutti come L’Eterna Indecisa. Non è stato facile, quindi, scegliere una sola scena, così ho deciso per un ex aequo. Una delle due è ovviamente il primo bacio perché, per quanto tutta la storia dello space boyfriend non sia stata proprio la mia preferita, a volte penso che se le cose non fossero andate così, Jemma non avrebbe sbottato in preda ai sensi di colpa, quella discussione accesa non ci sarebbe stata, Fitz non avrebbe agito di impulso, e probabilmente a quest’ora staremmo ancora aspettando di vederli prendere in mano i loro sentimenti e agire. E poi, detto in tutta sincerità, io vivo per l’angst, quando ben eseguito, e quel bacio è figlio di episodi con un livello di angst così elevato che, se fosse durato ancora un po’, probabilmente non sarei stata più in grado di reggere e ci avrei rimesso io le penne al posto loro.

 
 
 

L’altra scena è quella del secondo bacio, che per certi versi ho apprezzato anche più del primo. Finalmente decidono di lasciarsi andare perché, come Jemma fa finalmente notare a Fitz: “It’s been 10 years, we can’t waste any more time.”

 

E’ stato bello vederli consapevoli dei loro sentimenti, e soprattutto sorridenti e felici come non si erano mai visti.

 
 

Jaime & Brienne (Game of Thrones):

La seconda coppia che sto per introdurre non è esattamente una coppia, nel senso che tra loro non è mai accaduto niente, se non scambi di sguardi che esprimono parole non dette e addii sempre più riluttanti ogni santa volta che sono costretti a dividersi. Seriamente, siamo arrivati a quota tre, quante volte ancora dovrà ripetersi questo schema, prima che si dichiarino e che uno dei due (o entrambi) tiri le cuoia? Perché stiamo parlando di Game of Thrones, e sono consapevole che in questa saga le gioie son poche e se te le concedono di solito qualcuno ci rimane secco, quindi tendo a tenere le aspettative molto basse, ma il fatto che D&D sembra ci tengano a sbatterci in faccia il rapporto tra Jaime e Brienne (cosa di cui non mi lamento affatto), mi fa almeno un pochettino sperare che prima che Westeros si ritrovi a combattere i White Walkers, magari il tempo di far ammettere a quei due che si amano lo troveranno. Devo riconoscere che quest’anno funesto qualche bel momento per alcune delle mie ship preferite me l’ha regalato, e Jaime e Brienne figurano tra queste, dato che finalmente c’è stata la tanto attesa reunion nella sesta stagione. Onestamente non avevo la minima idea di cosa aspettarmi perché non avevo letto nessuno spoiler che li riguardasse, così sono stata travolta da una marea di feels, ritrovandomi a fangirlare come un’idiota davanti allo schermo del mio PC, e a cercare di trattenermi davanti ai miei genitori quando ho rivisto l’episodio in HD sul 46 pollici per la seconda volta. Ora, non starò qui a spiegarvi perché tenga a questa ship e ai personaggi che la compongono – sia nella versione cartacea che in quella televisiva – non è questa la sede adatta, quindi cercherò di tenere a bada il mio entusiasmo e di andare dritta ai miei momenti preferiti.
Anche qui è davvero difficile per me fare una scelta (come ho già detto… Eterna Indecisa), ma considerato che le scene sono sostanzialmente due, credo mi sia concesso “barare”.
La prima non è in maniera diretta una scena J/B, ma serve a reintrodurre in qualche modo al pubblico il rapporto tra i due dopo tanto tempo passato così lontani l’uno dall’altro, con un certo tipo di intuizione e perspicacia che solo il caro Bronn ci sa regalare (a un certo punto non sapevo più se fangirlare o ridere):

  

Quando poi entriamo all’interno della tenda nella quale si trovano i due diretti interessati, posso dire senza pensarci troppo che “It’s yours, it’ll always be yours” è il mio momento preferito, seguito dagli sguardi di “Let’s hope it doesn’t come to that”. Le interviste successive e il commentary all’episodio da parte di attori e regista non hanno per nulla aiutato a placare il mio essere inevitabilmente J/B trash:

 
 

Jaime e Brienne tendono a non parlare molto, specialmente quando si tratta di esprimere e ammettere quello che provano – nonostante lo nascondano malissimo – ma a parlare ci pensano le piccole grandi cose, come gli sguardi, il rispetto reciproco, il fatto che non si toccano neanche per sbaglio, le espressioni sui loro volti quando devono dirsi addio senza sapere se si rivedranno, ed è per questo che ci tengo tanto a ricordare altri piccoli dettagli, ma a mio parere significativi: il modo in cui Brienne tenta di mantenere le formalità fino alla fine chiamandolo insistentemente “Ser Jaime”, a cui lui risponde con un quasi divertito e ironico “Yes, Lady Brienne?”, e soprattuto il sospirone di Jaime e la sua espressione nel vederla sulla barca, dopo essere riuscito a ottenere i risultati voluti dalla sua Casata senza spargimenti di sangue, ed evitando di doversi scontrare con lei perché, ahimé, sono in fazioni opposte per ora. Il sollievo nel vederla sana e salva e la malinconia nel momento in cui entrambi realizzano che si stanno di nuovo allontanando nella totale incertezza di un nuovo incontro, che potrebbe costringerli ad arrivare allo scontro questa volta evitato, sono dettagli che per alcuni saranno passati inosservati, ma che per me (e il caro vecchio Bronn, LOL) la dicono lunga sul loro rapporto. Nel video qui in basso potrete godervi la reunion tra i due e magari prestare particolare attenzione ai momenti da me citati:

Bornwithoutamask

Bellamy & Clarke (The 100)

E’ stato un anno difficile per gli shipper in The 100: la ship war e l’atmosfera da Montecchi e Capuleti hanno contribuito non poco a rendere fastidioso ed irritante un fandom che avrebbe invece dovuto focalizzare la propria attenzione sui pregi della terza stagione e non sulle due ship. Non ha aiutato il pessimo lavoro fatto dai PR (certi errori profumavano di incompetenza, diciamocelo) e una scrittura che ha commesso non pochi sbagli.

Ripensandoci ora, nessuna delle due ship è stata particolarmente fortunata: una ha sofferto l’intera stagione per una frattura gigantorme creatasi fra i due, l’altra ha avuto una gioia solo di breve durata. Brevissima. Tant’è che – non odiatemi o insultatemi – mi sono ritrovata a pensare che sarebbe stato meglio non darla proprio la gioia, e lasciare il tutto col sapore dell'<inconcluso>.

Noi Bellarke viviamo delle riconciliazioni e ricongiungimenti fra Bellamy e Clarke, il ricordo dell’abbraccio della seconda stagione resta indelebile nei nostri ricordi e, nella top 10 dei momenti preferiti, sono pronta a scommettere che sia sul podio nel 99% dei casi. Quest’anno, però, si sono particolarmente impegnati per farci sciogliere in un brodo di giuggiole: soprattutto considerando la carestia che sarebbe seguita.

Siamo al secondo episodio, dopo 3 mesi alla Vagabondo che son io, Clarke viene catturata da un misterioso cacciatore di taglie che la vuole vendere non si sa bene a chi (all’inizio la più quotata era Azgeda, la cui regina Nia fremeva dal desiderio di tagliare il collo a Wanheda per prenderne il potere. Povera stolta, aggiungo io).

La notizia dell’apertura della Caccia a Wanheda giunge alle orecchie degli Skikru detti Sky People che decidono di lanciarsi al salvataggio disperato, guidati dal cuore intrepido di un giovane Bellamy che improvvisamente sente risalire come la peperonata alle 10 di sera, i sentimenti mai sopiti per la sua Princess.

Il caso vuole che proprio quando l’avevano avvistata, un esercito proveniente dalla nazione di ghiaccio, si avvicina a tamburo battente, rendendo di fatto pericolosissima la prosecuzione del viaggio. Ma noi fan sappiamo che se qualcuno a cui Bellamy tiene è in pericolo, l’uomo difficilmente si ferma davanti alle difficoltà. E così, eccolo che ruba gli abiti a due guerrieri azgeda e si infiltra nelle schiere sul campo (ricordandoci che Bob, sarà anche abbastanza alto fra gli SkyPeople, ma nella realtà è nella media) attraversando letteralmente il pericolo mortale pur di raggiungere Clarke dall’altra parte della radura.

La scena l’avrò rivista sì e no 400 mila volte e ci sono buone probabilità che la conosca a memoria.

Non so se mi faccia venire gli occhi a cuoricino più l’espressione di sollievo di Bellamy seguita dalla carezza al viso di Clarke….

…o lo sguardo a metà fra l’incredulo e il “Ringrazia che c’ho il bavaglio o sarei già incollata alla tua faccia” di lei. Non guasta nemmeno che dopo nemmeno 3 secondi, Clarke si ritrovi a supplicare in lacrime Roan di accettare la sua vita in cambio di quella di Bellamy. Ricordiamoci che, per quanto ne sapevamo – Clarke e noi – in quel momento, la ragazza andava incontro a morte certa.

La scena di cui sopra ha funto da benzina per noi poveri Bellarke che nel corso dei successivi 9 episodi avremmo solo sofferto.

Circa tre episodi dopo, infatti, la lieve frattura delineatasi alla fine del terzo episodio (quando Clarke scelse di restare a Polis invece di tornare a casa) si amplia ancora di più riempiendosi di tutte le cose rimaste in sospeso.

Per quanto doloroso e necessario, il litigio di Hakeldama resta una delle migliori scene della stagione. Grazie alla superba interpretazione di Eliza e Bob, noi fan siamo stati capaci di percepire la sofferenza di entrambi nel confronto, la potenza di sentimenti seppelliti per mesi senza poter emergere e l’incapacità di poter realmente porre rimedio ai danni fatti. L’intero litigio è stato sì specchio della sofferenza di entrambi ma anche carico di amore (benché non ancora consapevole) perché è dal profondo legame che unisce i due che trae energia. Quell’energia emerge prepotentemente quando Bellamy si avvicina a Clarke cercando una riconciliazione (salvo poi scegliere la strada sbagliata per proteggerla: sono ancora sconvolta!) e le afferra le mani. La sensazione che provano allo sfiorarsi, coglie di sorpresa anche loro e i loro sguardi sono carichi di una tale intensità che -resto convinta anche da un punto di vista oggettivo – se Clarke non avesse parlato, probabilmente la scena avrebbe avuto tutt’altra svolta.

The Lady and the Band

Jasper & Eleanor (The Royals)

Non servono preamboli o lunghe introduzioni, Eleanor e Jasper sono tornati insieme. La seconda stagione di The Royals è stata una lenta agonia e nulla sembrava deporre a favore della coppia. È stato tutto un susseguirsi di “eh, ma ti sei fatto mia madre”, “eh, ma mi volevi derubare”, “eh, ma tu stavi con la mia attuale ragazza” e sembrava quasi che non sarebbero riusciti ad evadere da questo circolo vizioso di sfighe e tradimenti – fisici ed emotivi.
Ma ce l’abbiamo fatta!
Gli ultimi giorni del 2016 ci hanno regalato quell’unica e preziosa gioia che aspettavamo da sempre!
Eleanor ha deposto l’ascia di guerra e Jasper è riuscito, finalmente, a farsi perdonare.
Non è facile individuare una sola scena perfetta, perché quando questi due sono insieme io rischio sempre di esplodere come una piñata piena di orsetti gommosi e dignità.
Tuttavia, la scena più tenera che li ha visti protagonisti è probabilmente quella in cui Eleanor racconta a Jasper la storia d’amore tra Caterina di Valois e la sua guardia del corpo, Owen Tudor, e al modo in cui la relazione segreta tra i due aveva come unico testimone un libro in cui gli amanti nascondevano e si scambiavano lettere d’amore.
Eleanor, sebbene abbia sempre cercato di mostrarsi forte e incurante, decide di aprirsi a Jasper, non solo perdonandolo, ma facendogli comprendere che il loro amore potrebbe davvero essere forte come quello di Caterina e Owen.
Una scena che toglie il fiato e mostra i protagonisti per quello che sono veramente: due ragazzi innamorati pronti a fare di tutto affinché la loro storia funzioni.

Aniel

Victoria & Lord Melbourne (Victoria)

“You don’t think I’m too short to be dignified?”
“To me, ma’am, you are every inch a Queen”

Non ho neanche avuto bisogno di pensarci. Quando mi hanno chiesto di scegliere una ship che rappresentasse il mio 2016 la risposta è balenata nella mia mente prima ancora che razionalizzassi la domanda: Victoria & Lord Melbourne. Incondizionatamente. A onor del vero, non sono una shipper particolarmente appassionata, nel tempo infatti ho capito di preferire di gran lunga le brotp o i rapporti familiari e dunque quella che una volta era un’armada, nel 2016 si è ufficialmente trasformata in un’elementare flotta comprendente al massimo 4 o 5 barchette che prendono acqua un episodio sì e l’altro pure, a parte rarissimi casi di OTP storiche ancora in vita. Ma con LORO è stato diverso. Non avevo messo in conto di dedicare una parte di anima a qualcuno che non fosse Victoria (principalmente a causa della sua interprete), quindi immaginate la mia sorpresa quando mi sono ritrovata improvvisamente travolta da un personaggio e da una storia che rappresentavano esattamente tutto ciò che più amo in una dinamica relazionale. Ho amato il legame tra la giovane Victoria e il disilluso Lord Melbourne prima ancora che me ne rendessi conto, prima ancora che la serie cominciasse perché mi sono bastati 3 minuti di scena promozionale per perdermi totalmente in una storia che per me profumava già di epico, di … MIO. Trattandosi quindi di un legame che non ho visto arrivare in tutta la sua potenza e il suo fascino disarmante, credo che il merito per la mia rovina vada attribuito in una prima fase a Jenna Coleman e Rufus Sewell, due interpreti dalle esperienze totalmente differenti ma la cui chimica mi ha letteralmente tolto il respiro, in uno di quei momenti che per me sfiorano la magia perché puoi quasi vedere ad occhio nudo la scintilla della giusta sintonia sprigionarsi davanti a te, tra i due artisti che in quell’istante stanno mettendo la loro anima al servizio dei personaggi e delle storie che raccontano. Ed è stata proprio quella storia, che in seguito ho visto dispiegarsi episodio dopo episodio, a prendermi in ostaggio l’anima senza possibilità di riscatto. In una straordinaria commistione di dettagli e fatti storicamente accurati ma impreziositi dalla passione artistica di uno scrittore, Daisy Goodwin ha dato vita a quella che in fondo è stata riconosciuta come la particolarità inedita della sua serie, ovvero un legame che agli occhi di tutti sembrava sbagliato e impossibile quando invece è stato per i suoi protagonisti l’unica cosa che contava, l’unica ancora di salvezza in una realtà irrimediabilmente solitaria per entrambi. Oltre le differenze, oltre quelle distanze che apparivano incolmabili, a mio parere Victoria e Lord Melbourne erano tutto tranne che impossibili, erano l’uno per l’altra la persona giusta al momento giusto. Agli albori del suo regno, Victoria aveva appena raggiunto l’età adulta eppure gli anni di “reclusione” a Kensington sotto la rigida e distaccata egida di sua madre e del suo fidato consigliere Conroy, sfumavano la sua personalità e il suo carattere testardo e volubile con infantili nuances che diventavano comodi appigli per i suoi detrattori per appuntare la sua incapacità a governare. Evidenzio questo aspetto perché in un mondo in cui tutti volevano qualcosa da lei o speravano in un suo immediato passo falso, uno degli aspetti che più ho amato di questa storia è stato lo sguardo onesto e puro che Lord Melbourne le ha sempre riservato. Fin dal loro primo incontro, lui non ha mai giudicato la sua innocenza ma al contrario, ha istintivamente cercato di proteggerla, restando al tempo stesso al suo fianco e non davanti a lei, lasciandole il suo spazio e soprattutto il suo regno perché ai suoi occhi Victoria era una regina in tutto e per tutto, era … “every inch a Queen”.

Lord Melbourne la vedeva come nessuno aveva mai fatto prima, la ascoltava, la prendeva in considerazione, la trattava come donna e le permetteva di crescere, di imparare, di diventare quella regina che lui riusciva a scorgere in lei. E contro ogni aspettativa, William tornava a vivere per Victoria, tornava a lottare per ciò in cui credeva, ricominciava a cercare il suo posto in quella realtà solo per capire che l’unico posto che voleva era proprio quello al fianco di Victoria, e ogni volta che provava ad allontanarsi da lei, inevitabilmente tornava indietro perché nonostante il loro tempo insieme avesse i giorni contati, Victoria aveva bisogno del suo Lord M tanto quanto lui ne aveva della sua Regina.

Victoria dal suo canto vedeva in Lord Melbourne tutto ciò di cui aveva sempre avuto bisogno e anche di più. Lui diventava ai suoi occhi la risposta ad ogni domanda, la presenza ad ogni mancanza ma anche la speranza per un futuro che riusciva a immaginare soltanto con lui accanto a sé, in ogni aspetto della sua vita. Victoria si sentiva sicura e protetta quando Lord M era al suo fianco tanto quanto le sembrava di essere sola con il mondo intorno quando lui non c’era e se respingeva con caparbietà ogni consiglio non richiesto riconoscendone la natura interessata che si celava oltre l’apparenza, sembrava a volte quasi dipendente dalla saggezza di Lord M, l’unico da cui desiderava imparare, per poter apparire ai suoi occhi donna e non ragazza. Se dovessi scegliere un solo momento emblematico della loro storia, probabilmente la mia scelta ricadrebbe proprio su quella scena che più rappresenta per me il modo in cui entrambi apparivano ai reciproci occhi, ossia il loro primo ballo insieme.

Quando lui ancora non c’è, Victoria lo cerca tra tutti i presenti e quando finalmente lo vede arrivare, il suo volto si illumina e il suo sguardo viene completamente rapito dalla sua presenza mentre il mondo intorno sembra annullarsi. Lord M la guarda in disparte, costantemente, fino al momento in cui entra in scena per salvarla dalle confidenze che il Granduca di Russia sembrava intenzionato a prendersi con la giovane regina. Nell’istante in cui Victoria lo ritrova inaspettatamente davanti a sé, appare quasi immobilizzata dai suoi occhi, per poi lasciarsi andare in quella danza che diventa il momento migliore dell’intero ballo, quel momento che vorrebbe durasse in eterno e che porta già il suo rapporto con Lord Melbourne ad un livello di intimità innegabile.


Credo che Lord Melbourne sia stato la figura che nelle prime fasi del regno più ha influito sulla donna e sulla regina che Victoria è diventata, insegnandole la moderazione, la regale imparzialità che va oltre le preferenze, rendendola fiera anche di quella determinazione che allo sguardo altrui appariva a volte come un difetto. Come Daisy Goodwin definì il loro rapporto, “He was her first love, she was his last”. Il mondo intero conosce la storia e l’amore epico di Victoria & Albert e nessuno ha mai avuto intenzione di metterlo in dubbio ma ciò che la Goodwin ci ha mostrato è un amore diverso, impossibile, irrealizzabile ma indispensabile per entrambi. La “sua” Victoria è diventata donna al fianco di Lord Melbourne e anche nel giorno del suo matrimonio, non ha rinnegato né dimenticato di aver cercato di donare a lui il suo cuore;

il “suo” Lord Melbourne ha vissuto quel legame in ogni suo istante, pur sapendo che gli avrebbe spezzato il cuore presto o tardi ma anche in quel caso, è rimasto accanto a Victoria per tutto il tempo necessario, fino a quando compiere un passo indietro nell’ombra era diventato inesorabilmente l’ultimo atto di amore incondizionato.

-WalkeRita

Ross e Demelza (Poldark)

Devo dire che quest’anno le ship non si sono fatte desiderare, sarà che io in ogni serie che guardo trovo una ship, anche quando la ship in realtà non esiste. Sono un caso patologico, lo so, soprattutto perché mi lascio inesorabilmente attrarre da quelle ship che non solo stentano a partire, nonostante io veda attrazione, passione e chimica in ogni dove (avete presente la sofferenza di dover aspettare un vero bacio Delena per ben tre stagioni ovvero qualcosa come 60 puntate?!?), ma che ancor prima di partire affondano neanche troppo lentamente, lasciandoti così, devastato, con la voglia di prendere a testate gli autori il muro.

Ebbene, io ho pianto tutte le mie lacrime, TUTTE, che fossero lacrime di tristezza, di rabbia o di felicità, per i ROMELZA, aka Ross e Demelza Poldark. Questa seconda stagione di Poldark è stata un po’ più veloce della prima, non tanto nella caratterizzazione dei personaggi, quanto piuttosto nella trama o negli eventi: il che è anche giusto perché il tempo è passato altrettanto velocemente (anche tra un episodio e l’altro) lasciando però -purtroppo-  poco spazio alla caratterizzazione dei vari protagonisti. Non sempre, infatti, le scelte degli autori ci hanno permesso di capire appieno i personaggi, i loro tormenti interiori, i loro allontanamenti.

Io personalmente non sono riuscita a comprendere appieno l’allontanamento di Ross da Demelza (e viceversa) che tanto ha caratterizzato quasi tutta la stagione: ho avuto delle difficoltà a capire il comportamento di Ross, la sua ostinata attenzione per Elizabeth (e non attrazione perché ovviamente Elizabeth è la perfetta donna di fine settecento/ottocento quindi di quella nemmeno mi stupivo!), e l’ho odiato. Ho odiato la maggior parte dei suoi comportamenti, il suo dimenticare quello che Demelza gli avesse dato, non a livello materiale, ma a livello mentale, comportamentale. Lei era l’amore della sua vita e lui in questa stagione si è totalmente rincoglionito rimbambito nemmeno soffrisse di una demenza senile galoppante. Eppure questa stagione mi ha regalato due momenti bellissimi, ok, ok, sono tre momenti, in cui vediamo quanto in comune abbiano queste due anime sofferenti e piene di passione; perché sì, Ross e Demelza sono diversi per molti aspetti, eppure sono entrambi personaggi moderni rispetto all’epoca in cui vivono, sono persone che guardano al di là dello status, che vedono la “persona” e non la sua classe sociale, entrambi sono passionali e impulsivi, e anche testardi. Ma la cosa che più li accomuna è che farebbero di tutto per coloro che amano, di tutto. E in mezzo al casino loro si ritrovano.

Questa scena, oltre alla grandissima tensione sessuale che trasmette (e che diciamocelo, ci vedrebbe tutte tremare di fronte ad una situazione di quel tipo!), riesce a farti percepire non solo il profondo sentimento che lega Ross e Demelza ma anche quanto loro si “bastino”: alla fine di tutto, ciò che importa a Demelza non è avere un regalo, un qualcosa di materiale, ma è avere per sé l’attenzione dell’uomo che ama. E Ross la fa sentire “voluta”, desiderata, esattamente ciò di cui lei aveva bisogno. Demelza non desidera altro che essere la sua prima scelta. Ed è per questo che, questa scena, seppur bellissima e sensuale, non cancella in alcun modo la distanza tra di loro, purtroppo. Anzi, proprio da qui, inizia il lento declino del loro rapporto.

Demelza è una Donna con la D maiuscola. Di fronte al tradimento del marito, dell’uomo che ama, mantiene una calma, una freddezza che tutti noi sappiamo nascondono un profondissimo dolore, la sicurezza di non essere mai stata all’altezza. E questo fa male, ma lei non si scompone, nella scena in cui Ross entra nella loro stanza da letto, lei è fiera e sicura di sé, lei è padrona non solo di se stessa (come ha pienamente dimostrato nella scena in cui dà un bel cazzotto a Ross) ma anche della casa e della situazione, e Ross non può far altro che sottomettersi e piegare la testa perché LEI NON ACCETTA COMPROMESSI, LEI NON VUOLE ESSERE LA SECONDA SCELTA DI NESSUNO. E in tutto questo dimostra di essere la compagna perfetta per Ross.

E lui alla fine capisce, capisce che quello che conta è la vita vissuta, che quello che contano sono le azioni, e la sua dichiarazione d’amore è semplicemente perfetta:

Not ordinary but yes imperfect, human, real… my arrogance, my idiocy has been spectacular. All I can say is after that night, and because of it, I came to see if you take an idealized love and bring it down to an imperfect one, it’s not the imperfect one that suffers. MY TRUE AND ABINDING LOVE IS NOT FOR HER, IS FOR YOU”.

E io mi sono sciolta. Non so se perdonerei mai un tradimento, ma questi sono altri tempi e sicuramente le parole di Ross rappresentano al 100%  la sua situazione sentimentale. Devo dire però che odio gli autori per aver fatto passare Ross per bipolare per la maggior parte della stagione, ma alla fine eccoli qua, i miei Romelza, pronti a ricostruire il loro rapporto perché diciamocelo, la strada è ancora lunga!

– gnappies_mari

Quali sono stati, invece, i momenti che avete preferito delle vostre ship? Non vediamo l’ora di scoprirlo!

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2 comments

Samantha 2 Gennaio 2017 at 15:53

Appena ho letto “Victoria & Lord Melbourne” sapevo (e sottolineo sapevo) che l’autrice non poteva che essere la mia amica/fellow WalkeRita, e di fatti, avevo ragione. Come sempre ne approfitto per farle un saluto, tanto a scrivere quello che penso provvede già lei.
Una piccola menzione anche per MooNRiSinG, concordo con ogni singola parola scritta riguardo “Rory & Jess”. Luke e Jess forever and ever contro tutti i Christopher e (aggiungo) i Logan di questo mondo!

Reply
WalkeRita 3 Gennaio 2017 at 14:00

Adoro ritrovarti, Sam!!! Grazie mille!! <3 Sì, quando abbiamo pensato a questo articolo, NON HO AVUTO DUBBI: Victoria & Lord M DOVEVANO ESSERE MIEI!

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