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Le Affinità Elettive – da GOETHE agli OLICITY

Buongiorno! Sono passate un paio di domeniche dall’ultima volta che ci siamo ritrovati e, anche oggi, come di consueto, ritorna la nostra rubrica “libri e serie TV”… ebbene, oggi mi è toccato un libro che boh… non è che sia proprio in cima alla lista dei miei preferiti, però il suo autore è a tutti gli effetti uno dei più grandi letterati mondiali nell’800 perché, sebbene in quel periodo non esistesse internet e tutte le barriere geografiche erano belle erette fuori dalla porta di casa, la fama di questo grande autore era nota a tutti gli altri artisti del tempo (fama che poi è giunta ovviamente anche a noi!).

Di chi stiamo parlando? Se vi dico “I dolori del giovane Werther” vi viene in mente qualcuno? Ecco si, proprio lui ma, tranquilli!, non preoccupatevi, non parleremo di Werther, se ne parla già troppo a scuola, oggi analizzeremo il quarto romanzo di Johann Wolfgang von Goethe. Oggi vi porterò in Germania per vedere come “Le affinità elettive” sono il filo conduttore di quasi tutte le nostre più amate ship, in particolare degli Olicity.

Le affinità elettive è un romanzo pubblicato nel 1809, proprio gli anni successivi alla pubblicazione della più ampia tabella sulle affinità chimiche (ad opera del chimico svedese Torbern Bergman ne “De attractionibus electivis” 1775, opera pubblicata in tedesco nel 1782). E, proprio il titolo del romanzo ci riporta le intenzioni di Goethe: utilizzare gli argomenti dell’affinità chimica come metafora delle relazioni interpersonali.

Ma andiamo con ordine.

Il romanzo inizia raccontando la vita di Edoardo e Carlotta, marito e moglie, con alle spalle entrambi un precedente matrimonio, che vivono nella loro tenuta di campagna. La loro vita viene scombussolata quando Edoardo decide di far soggiornare da loro un vecchio amico caduto in rovina, il Capitano, e quando Carlotta decide di prelevare una giovane nipote orfana, Ottilia, dal facoltoso collegio in cui questa risiede, e di trasferirla nella loro tenuta. In questo modo, la coppia originaria va incontro al disfacimento della propria relazione e il lettore vede nascere due nuove coppie (vere o platoniche): Edoardo e Ottilia, il Capitano e Carlotta.

La storia che ci viene raccontata ha un epilogo tragico perché, subito dopo che Ottilia e Edoardo hanno ammesso l’un l’altra il reciproco amore, un evento tragico porta alla morte del figlio di Carlotta e Edoardo, evento di cui Ottilia si sente responsabile. La ragazza da quel momento si lascia morire di stenti, seguita di lì a poco dal suo amore, Edoardo così che Carlotta e il Capitano, a questo punto, possono vivere il loro amore in libertà.

Gli elementi chiave del romanzo sono sì la tragicità degli eventi amorosi (caratteristica perenne di Goethe), ma soprattutto il fatto che, come succede che alcune sostanze messe in contatto tra di loro subiscono una compenetrazione molecolare e si influenzano a vicenda, anche tra le persone esiste una chimica (fisica o mentale) tale da far emergere particolari passioni e sentimenti a cui non si riesce a resistere, appunto “le affinità elettive” del titolo.

Le affinità elettive hanno una forza immensa perché, come nelle reazioni chimiche, le persone si legano, mentalmente, fisicamente, emotivamente. Non è un semplice innamoramento perché di base c’è un’attrazione così forte da creare fin da subito una sintonia profonda, è un’alchimia di sguardi, di gesti e di parole che ti rapisce e che non può che sfociare in un legame personale.

Le affinità elettive è un libro che ho letto ormai secoli fa, e sinceramente mi era sembrato anche un po’ noiosetto, eppure dopo averne capito il significato (sicuramente in modo marginale rispetto a tutto quello che Goethe ci voleva lasciare) mi sembra chiaro come tutto questo ci riporti ad una delle coppie più shippate delle serie TV: Oliver Queen e Felicity Smoak (Arrow).

Da quando Felicity ha fatto la sua comparsa in questo telefilm si è pian piano conquistata un posto non solo nella serie (all’inizio il suo personaggio non era regular) ma anche al fianco di Arrow. Intelligente e super nerd non ha comunque nulla da invidiare alle altre ragazze che circondano Oliver (Lauren e Sara fra tutte): è una bellezza acqua e sapone che, grazie alla sua ingenuità e al suo modo di fare fresco e diretto, riesce a farsi notare fra tanti.

Dicevamo che Felicity inizialmente aveva solo un ruolo marginale: insospettita per la sparizione del suo capo Walter (nuovo compagno della madre di Oliver), e incuriosita dalle stranezze che circondano le richieste che quasi ogni giorno Oliver le fa, si lascia coinvolgere nella vita di questo misterioso Amministratore (della Queen Consolidated). Il tutto senza fare troppe domande, ma senza mai farsi vedere impreparata o incapace di cogliere i dettagli. Così, fin da subito, tra i due nasce una certa complicità, vuoi perché lui è il classico uomo bello e potente, vuoi perché lei è di natura portata a mettersi alla prova, quello che si crea è un legame che ti pone ad un livello tale da lasciarti abbandonare all’altro. Felicity si fida di lui, non sa cosa fa, perché lo fa, eppure si fida.

E poi assistiamo ad una crescita inarrestabile del loro rapporto, si cercano e si prendono cura l’uno dell’altra. Si potrebbe pensare che i due siano caratterialmente molto diversi, lei sempre solare lui sempre cupo, lei ironica lui musone… eppure fondamentalmente hanno gli stessi interessi. Prendersi cura degli altri ad ogni costo, mettere la vita o più in generale il benessere di coloro cui si vuole bene dinnanzi alle proprie necessità. Ed entrambi hanno dei valori, nonostante quello che hanno affrontato nella loro vita (più o meno complesso), sanno cosa è importante, sanno per cosa lottare.

E poi ci sono tutte le scene in cui sono stati in disaccordo

tutte le volte che si sono lasciati andare ad un sorriso

e quando si sono aiutati e fidati, l’uno dell’altra

e tutte quelle scene in cui i loro volti parlavano per loro

Tutto questo ci ha portati a credere che tra questi due personaggi ci fosse un qualcosa di reale, di concreto, un’affinità elettiva che li ha avvicinati e che li ha legati.

E grazie a questa loro alchimia noi ci siamo talmente immedesimati nel loro rapporto da tifare anche per un singolo abbraccio…

Già nel medioevo gli alchimisti si rendevano conto che alcuni elementi si scioglievano meglio in alcuni solventi piuttosto che in altri e, grazie a questa osservazione avevano creato l’enunciato “similia similibus solvuntur“, frase latina traducibile in “il simile scioglie il simile”. Era un concetto davvero basilare che però è ancora valido oggi anche se poi nel corso dei secoli le conoscenze si sono fatte via via sempre più profonde e si arrivati a capire che gli elementi hanno caratteristiche che li portano a interagire in modo innato gli uni con gli altri. E tutto questo vale anche per le persone. Siamo noi stessi elementi e, per natura, siamo portati ad interagire con un’intensità più o meno forte con chi ci circonda. E, oltre a questo, questa natura che ci caratterizza ci porta a cercare quelle persone che sono più affini a noi.

Non è solo questione di chimica, è un qualcosa che ci porta a cercare chi ci assomiglia, non tanto da un punto di vista fenotipico, più che altro a livello personale, “intimo”. Cerchiamo una parte di noi che è là fuori, un qualcosa che ci può completare. È il quarto secolo avanti Cristo quando Platone scrive il Simposio: “… prende la parola anche il commediografo Aristofane e dà la sua opinione sull’amore narrando un mito. Un tempo – egli dice – gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione.”

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