Le 5 Morti Più Dolorose Secondo Sam

Immagino stiate pensando che dobbiamo essere non solo sadici, ma anche masochisti per ripercorrere questi orribili momenti della vita di un telefilm addicted (e non solo). Forse lo siamo, o forse non riusciamo a staccarci da personaggi che tanto abbiamo amato.

Ora vi spiego brevemente com’è la mia vita:

“Okay, questo è il mio personaggio preferito” – morto.
E questo sia tra serie tv che libri.

Ora che ho chiarito la situazione, procediamo.

1. “DOCTOR WHO”: RIGENERAZIONE UNDICESIMO DOTTORE
C’è un meme famosissimo che dice che Ten è Il Dottore di cui ci si innamora, Eleven quello che si ha per migliore amico, ma per me è l’esatto contrario. Io ho tutta una serie di Dottori preferiti e Ten rientra a pieno titolo tra questi, ma è Eleven quello di cui mi sono perdutamente innamorata, proprio perché meno “umano” della precedente Incarnazione. L’ho amato per il contrasto tra quell’aspetto così giovane e da “dandy” e quell’anima così antica, per quell’apparenza così leggera, che era solo questo, apparenza, un mezzo per sopravvivere, e quell’autorità che in realtà era la sua vera essenza, quel gelo, quella furia e quell’implacabilità che esplodevano dinnanzi a chi non aveva rispetto per la vita altrui, generate da tutto il dolore che si portava addosso. L’ho amato infinitamente perché era l’uomo capace di far scappare eserciti alla sola menzione del suo nome, perché laddove Ten era una sorta di (splendido) eroe romantico, Eleven era eroico e basta.
E insomma, quando è arrivato il momento è stato un trauma. Lo è ancora e lo sarà sempre.

2. “A SONG OF ICE AND FIRE”“GAME OF THRONES”: ROBB STARK
È andata così: periodo in cui leggevo i libri, inizio a parlare con degli amici che li avevano già letti, proprio di Robb, e un’amica mi dice “Sì, meraviglioso, ma non invitatelo a un matrimonio”. E io, ingenua, “Perché?” (Immagino stiate già esclamando “Nooo! Folle, perché lo hai chiesto!”, ma aspettate, il peggio deve ancora venire.) La mia amica risponde “Per ciò che capita alle Nozze Rosse”. E io, imperterrita nella mia ingenuità, convinta che a Robb non sarebbe successo nulla di irreparabile, “Cosa capita alle Nozze Rosse?”
Lo so cosa state pensando, ma capitemi: io, come dice la nostra Ale, figlia dell’estate (cosa che, peraltro, sono davvero, essendo nata ad Agosto), credevo che Jon sarebbe finito sul Trono di Spade (alzi la mano chi non aveva capito che era figlio di Lyanna e Raeghar… nessuno, appunto) e che Robb sarebbe rimasto Lord di Winterfell, Protettore del Nord. E attenzione, lo pensavo per dei motivi ben precisi e dotati di logica (non sono figlia dell’estate sino a quel punto): con tutto quello che stava succedendo, il Nord, ormai dichiaratosi indipendente, non avrebbe mai acconsentito a tornare parte dei Sette Regni, a meno di non essere oltremodo tutelato. E come potrebbe sentirsi così tutelato, il Nord? Ovvio: con un sovrano sull’Iron Throne quantomeno in parte Stark e uno Stark a Winterfell.
In sostanza, quindi, i Sette Regni in mano al Nord. Per questo pensavo, anche, che Robb fosse nella cerchia di personaggi in qualche modo amati da Martin, meno di Jon, ma lì, insomma.
Ecco le mie reazioni alla rivelazione:

Per i primi istanti credevo fosse uno scherzo. Poi ho capito che non lo era e mi sono sentita così

Robb era, come Jon è tuttora (e infatti i due percorsi sono analoghi), l’emblema dell’eroe: non voleva altro che essere un degno successore di suo padre come Lord di Winterfell, ma si è ritrovato a doversi assumere una responsabilità schiacciante, che non voleva, ma l’ha assunta perché era ciò che andava fatto. Non gli è mai interessato il trono, non voleva altro che riavere le sue sorelle e proteggere il Nord da quella che, a tutti gli effetti, si era rivelata una tirannia, e per questo l’ho amato e lo amerò sempre (“Did we free my father? Did we free my sisters from the Queen? Did we free the North from those who’d have us on our knees? This war is far from over”). Ed è emblematico che l’unico modo per fermarlo, da parte dei Lannister, per fermare la sua causa, che era giusta, sia stato corrompere persone indegne affinché lo tradissero e lo uccidessero.
The North remembers.

3. “DOCTOR WHO”: AMY E RORY
“The Angels Take Manhattan” è un episodio che non smetterà mai di farmi piangere disperatamente a ogni visione. Da una parte non si può non essere consapevoli che non poteva esserci altra uscita di scena che la morte per Amelia Pond e il suo Rory Williams (Pond), perché come è stato dimostrato mai avrebbero potuto smettere di viaggiare con Il Dottore, del quale erano la famiglia, ma questo non cambia l’immensa tristezza per tale fine. E sì, sono morti. Sono stati spediti nel passato perché questo avrebbe causato la loro morte nel presente, tempo al quale appartenevano, e anche se nel passato hanno vissuto sono comunque stati rinchiusi in una sorta di gabbia che li ha tenuti lontani da tutti coloro che amavano e questo li ha strappati a queste persone, Il Dottore compreso (per il quale sono diventati letteralmente dei fantasmi).
La cosa peggiore è che riescono a salvarsi dalla New York del 1938, creano il paradosso ed esso funziona e questo fa tirare un enorme respiro di sollievo… e poi ecco la tragedia irreparabile, la fine della favola. D’altro canto, non potevano essere separati, Amy lo aveva messo bene in chiaro: “Together or not at all.”
E così, la testarda e indomita Amelia Pond, che aveva paura “della gabbia” e bramava l’avventura, e il timido ma coraggioso Rory Williams abbandonano il TARDIS. E la lettera di Amy al Dottore è il colpo finale, che ti fa veramente capire che la favola è giunta alla sua conclusione: “This is the story of Amelia Pond and this is how it ends.”

4. “DOWNTON ABBEY”: SYBIL CRAWLEY
La nostra Al vi ha già parlato di Matthew, morte che ovviamente è tra le più dolorose anche per me, ma per non ripetere tali considerazioni mi concentrerò sull’altra morte che ha funestato la terza stagione dello show, ovvero quella della più piccola delle tre figlie dei Conti di Grantham, Sybil Crawley.
Sybil era splendida, generosa e altruista, gentile ma anche forte, determinata e testarda. Era la giovane anticonformista, la donna moderna e indipendente, disposta a lottare con le unghie e con i denti per la sua vita, per fare le sue scelte, e con esse ha fatto ai Crawley il dono di una famiglia più numerosa, più forte e più unita, proprio lei, la più piccola, il cucciolo della famiglia che tutti cercavano di proteggere senza rendersi conto che lei non aveva bisogno di protezione, la luce della famiglia e di Downton, che con la sua eredità d’amore ha continuato a illuminarne il cammino anche quando, in una tragica notte, ha dovuto lasciare tutti loro.
Una morte che non mi aspettavo e che mi ha fatto versare molte lacrime.

5. “SHERLOCK”: SHERLOCK
Ho letto “Il Canone di Sherlock Holmes” di Conan Doyle la prima volta a otto anni, motivo per cui sapevo bene che si sarebbe arrivati a tal punto, quando questa perla di serie è iniziata, nel 2010. E ovviamente, anche chi non ha mai letto i racconti e romanzi ormai grazie alla serie sa benissimo che quella di Sherlock è una morte finta, simulata per smantellare la rete di Moriarty. Perché inserirla, dunque? Per un motivo molto semplice: quando ho visto le scene di “The Reichenbach Fall” per la prima volta, in tutti gli anni passati in compagnia di Sherlock Holmes, mi sono commossa. Nel “Canone”, infatti, non c’è un diretto confronto tra Sherlock Holmes e il Dottor Watson: il detective lascia una lettera a John Watson, che in pieno stile Sherlock Holmes è toccante ma nondimeno più formale e distaccata. Quello a cui assistiamo nel terzo episodio della seconda stagione, invece, è un momento drammatico e intimo, disperato, tanto da parte di John (che crede di stare per perdere il suo migliore amico che in un modo del tutto particolare, nella sua eccentricità, lo ha salvato), quanto da parte di Sherlock, il quale sente il dolore per il sacrificio che sta facendo, ovvero rinunciare ai pochissimi affetti che ha, per quanto ne sa lui per sempre, arrecare loro dolore, essendo costretto a fingersi morto, il tutto per salvare la loro vita.
Come ho detto, un momento bellissimo e toccante, ecco perché ho voluto inserirlo.

 

BONUS, sempre da “A SONG OF ICE AND FIRE”“GAME OF THRONES”: OBERYN MARTELL
Che dire, lo adoravo. Era splendido, l’uomo così affascinante che tutti lo volevano, donne e uomini, ma altresì letale, “The Red Viper”, deciso a vendicare il brutale assassinio di sua sorella Elia.
L’uomo che sfidava apertamente i Lannister senza paura alcuna: “Tell your father I’m here. Tell him the Lannisters aren’t the only ones who pay their debts.”
Una morte orribile e ingiusta. Ci manchi, Oberyn.

 

E le vostre quali sono?




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Sam
Simona, che da bambina voleva diventare una principessa, una ballerina, una cantante, una scrittrice e un Cavaliere Jedi e della quale il padre diceva sempre: “E dove volete che sia? In mezzo ai libri, ovviamente. O al massimo ai cd.” Questo amore incondizionato per la lettura e la musica l'ha portata all'amore per le più diverse culture (forse aiutato dalle origini miste), le lingue (in particolare francese e inglese) e a quello per i viaggi. Vorrebbe tornare a vivere definitivamente a Parigi (per poter anche raggiungere Londra in poco più di due ore di treno). Ora è una giovane legale con, tralasciando la politica, una passione sfrenata per tutto ciò che all'ambito legale non appartiene, in particolare cucina, libri e, ovviamente, telefilm. Quando, di recente, si è chiesta in che momento, di preciso, sia divenuta addicted, si è resa conto, cominciando a elencare i telefilm seguiti durante l'infanzia (i preferiti: Fame e La Famiglia Addams... sì, nel fantasy ci sguazza più che felicemente), di esserci quasi nata. I gusti telefilmici sono i più vari, dal “classico”, allo spionaggio, all'ambito legale, al “glamour”, al comedy, al fantastico in senso lato, al fantascientifico, al “giallo” e via dicendo. Uno dei tanti sogni? Una libreria. Un problema: riuscirebbe a vendere i libri o vorrebbe tenerli per sé?

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