La terza stagione di Lovesick in quattro punti


Sono stata fortunata perché mi sono imbattuta in questa deliziosa commedia britannica soltanto qualche settimana fa, e tale allineamento di astri fortunati mi ha permesso di attendere davvero pochissimo la sua terza stagione, che ho trovato ottima e all’altezza delle precedenti. Anzi, perfino migliorata!
Mi piace tutto ciò che appartiene al mondo inglese e quindi con me si vince facile, ma non è soltato l’humor britannico ad aver fatto breccia, quanto la presenza, non scontata, di personaggi estremamente ben delineati, che non si limitano a interpretare il ruolo prestabilito dal timing comico, ma sono esseri umani con un loro repertorio espressivo a tutto tondo. E sono anche simpatici, divertenti, mai eccessivi o esasperati. Sono persone con cui mi piacerebbe moltissimo uscire qualche volta, o perfino viverci.

Ha aiutato anche moltissimo il fatto che, rispetto all’inizio, il titolo sia stato successivamente cambiato in qualcosa di più gradevole alla vista del precedente “Scrotal Recall” che, se pure aveva un suo senso, rendeva difficile una conversazione anche poco impegnata con estranei bendisposti.

1. Dylan & Evie
 
La terza stagione ha finalmente (!!) affrontato l’elefante in mezzo alla stanza, ponendo fine al tira e molla tra Dylan ed Evie, che si sono decisi  a riconoscere di essere innamorati l’uno dell’altra da secoli, chiudendo per sempre il legittimo interrogativo su quale maledizione fosse stata scagliata su di loro, di cui erano evidentemente vittime, per doversene andare in giro per il mondo a cercare altrove la loro “anima gemella”, quando ce l’avevano di fronte agli occhi! (Sì, so che è così che funziano le storie d’amore in televisione, ma questo non mi impedisce di voler lanciare oggetti contro lo schermo).
Sono immensamente felice della loro unione per diversi motivi:
– non potevo pensare alla povera Evie costretta a dormire sul divano, magari con il calzino di Luke in mano, per ricordarsi, una volta sveglia, del motivo per cui era stata sfrattata a sua insaputa dall’abbracciatore notturno altrimenti impegnato;
– non sopportavo nel modo più assoluto Abigail. Non so il motivo di tanto astio. Potete dirmi benissimo che era molto carina, dolce, gentile, divertente, perfino adatta per Dylan e avreste ragione, solo che a me è sempre sembrata Heidi con le gote rosse che urta cristalli in ogni dove. Capisco perfettamente che le sue menate preoccupazioni legittime derivavano dal non sentirsi (giustamente) sicura dell’amore di Dylan, ma non posso fare a meno di pensare che 1. avesse più chimica con Evie (Abigail, non Dylan) e che 2. alla fine a furia di ossessionarci tutti, sia stata lei a spingere i due innamorati ad avvicinarsi. So che erano sentimenti da affrontare, a un certo punto, ma è stata lei in pratica a cavarglieli a forza! (Per questo dovremmo quindi ringraziarla, ma mi irrita lo stesso);

– Dylan ed Evie sono amici, da tanto, oltre a essere adatti l’uno all’altra. E sono in grado, proprio per questo, di andare oltre la facciata, oltre le vulnerabilità, oltre il desiderio di fuga, oltre la paura di amare e di impegnarsi, perché possono dirselo, possono riconoscerlo davanti all’altro, ottenendo sostegno e comprensione. Si conoscono profondamente e non hanno bisogno di fingersi diversi o migliori di quello che sono. E, soprattutto, hanno dimostrato di poter superare tutte le prove che il destino ha messo loro davanti. Possono gestire gli inevitabili “scossoni di assestamento” e possono perfino sentirsi meno impauriti (Dylan) nell’affrontare una strada che l’ha sempre spaventato a morte. Evie poi è dolcissima, come si fa a non amarla?!

2. Luke
Io adoro Luke. L’ho amato da subito, ma il mio amore si è cementificato nella roccia eterna quando si è esibito in una danza irlandese a casa di Ilona (puntata divertentissima!!).

Luke è il playboy che non vuole impegnarsi perché ha subito una delusione tremenda, ma è anche un’anima semplice che sa di esserlo, un uomo che c’è sempre per i suoi amici, una persona che sa essere al contempo assolutamente egocentrica ma anche spietatamente autoironica, spiazzandoci e facendoci ridere quando vorremmo essere arrabbiati con lui. Luke è il pilastro del gruppo e del telefilm, è lui che li riprende in casa tutti, lui che sa essere genuinamente felice per gli altri, pur preoccupandosi (giustamente) per le sorti della loro amicizia, se le cose non dovessero andare bene tra Dylan ed Evie, lui che, a suo modo (ed è un modo sempre comico, irresistibile e sui generis) sa mettersi in discussione. È portatore sano di quello humor che ci fa schiantare, insieme a quelle magliette a righe che evidentemente adora. Luke c’è sempre, Luke non si sottrae a una richiesta d’aiuto degli amici, a un confronto,  a un discorso a cuore aperto e a ogni occasione di stare insieme e divertirsi. Naturalmente, proprio per questo, Jonesy è perfetta per lui!

3. Angus


Angus non era tra i miei personaggi preferiti e non avrei preso benissimo l’idea che gli venisse dato più spazio in scena, cosa che è invece avvenuta in questa stagione. In realtà, tolto dal dominio opprimente della ex-moglie (che, comunque, non ci ha risparmiato siparietti comici indimenticabili), è venuto fuori un Angus alle prese con se stesso, con una vita tutta da ricostruire, meno lamentoso/dipendente dagli amici, molto più determinato e deciso a fare qualcosa della propria vita, che non farsi comandare a bacchetta o subire, sempre. Le cose con Holly non potevano ovviamente andare bene da subito, visto che sono passati dal “siamo sconosciuti” a “mettiamo su famiglia per sbaglio” nel giro di venti secondi, ma l’arrivo di un bambino è senz’altro un catalizzatore per la crescita di Angus, al quale si deve riconoscere un grande impegno nel prepararsi a diventare il miglior padre possibile, che si preoccupa che il figlio non sia spaventato dall’enorme orso (non) vinto da un Angus decisissimo a non darsi per vinto. Questo promette molto bene per il futuro!

4. La struttura della stagione è meno caotica rispetto al passato, quando onestamente, in certi casi, veniva un po’ difficile raccapezzarsi nei vari piani temporali e le diverse ragazze contattate da Dylan per metterle al corrente dell’allegra novità della propria infezione intima contagiosa. Il range temporale è piuttosto limitato, tranne in una puntata e, finalmente, possiamo vederli agire anche in un passato molto più prossimo/presente. Al centro di tutto c’è l’incessante, e universale, ricerca dell’amore, una destinazione che, per quanto possa apparire avvolta da proiezioni romantiche, per essere raggiunta necessita invece si facciano i conti con parti di sé che si sarebbe preferito lasciare sepolte altrove. Ma è un percorso, quello di questa stagione, in sostanza ottimistico, come sottolineato dalle parole di Dylan in apertura: “Finding love is all heartbreak, disappointment, and misery… until it isn’t”.




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Syl
Da piccola il suo desiderio era quello di guardare più serie televisive possibili e da grande il suo sogno si è realizzato al punto che per tenere il conto di tutte quelle che guarda, ha bisogno di una app sul telefono (e assolutamente solo in lingua originale). Devota alla lingua inglese, come se non esistesse altro al mondo. Divoratrice di libri da sempre, meglio se inglesi o americani. Vive gli hiatus come una catastrofe. Soffre di Obsessive Castle Disorder e non intende curarsi.

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