Jessica Jones – Recensione Stagione 2 “Che cos’è un Mostro?”

Jessica Jones si consacra con questa seconda stagione, uno dei prodotti migliori del filone super eroistico televisivo (insieme a “Daredevil“) e lo fa regalandoci 13 episodi in cui, come un’enorme matassa, i fili si sono intrecciati fra di loro, hanno abbracciato anche gli altri personaggi ma alla fine hanno riportato a lei: l’eroina controvoglia, buona per scelta.

Che cos’è un mostro?“. Questo sembra chiedersi questa seconda stagione di “Jessica Jones“. La risposta non è molto confortante. C’è un po’ di mostruoso in ognuno di noi.

Nella donna tradita dal fidanzato che vuole che Jessica lo uccida. Nella gente di quartiere che dubita dell’innocenza di Jessica nella morte di Wheezer con estrema facilità. Nell’insicurezza unita all’ambizione di Trish che in questa stagione fa un percorso particolare che vedremo dopo. Nelle illusioni di un avvocato senza scrupoli che come una tigre ferita, reagisce con violenza al suo cacciatore il quale aveva brutalmente approfittato della sua debolezza per scopi personali. Nel gioco scorretto di un concorrente che ricorre a tutto pur di vincere contro un’avversaria avvertita come pericolosa. In un secondino che si sente giustificato nel trattare in maniera disumana i detenuti a lui affidati. Nella mente di uno scienziato convinto che aver vinto la morte lo giustifichi dall’aver creato un mostro. In una madre: ferita nel profondo, irriconoscibile, divisa in due anime in perenne opposizione, che cerca disperatamente di non perdere nuovamente le persone che ama fino a macchiarsi di crimini indicibili. Ed infine nella nostra Jessica che inizia la stagione con il peso della morte – necessaria – di Kilgrave che l’ha resa un’assassina e con il ricordo onnipresente del sacrificio di sé fatto da Matt Murdock alla fine di “The Defenders“.

Jessica termina la stagione con una nuova consapevolezza, importantissima: non sono stati solo gli eventi ad averla resa ciò che è ma scontrosa, introversa, diffidente, lo era già prima. Prima dell’incidente, prima di perdere la sua famiglia, prima di quei maledetti 10 giorni che l’hanno dotata di super capacità.

E Jessica scopre tutto questo venendo a patti con il mostro interiore, chiamandolo con il suo nome, ridimensionandolo e respingendolo, ma anche imparando l’importanza dei legami.

Ed ecco l’altra, fondamentale, parola chiave: “Legami“.

Non a caso a fare da contraltare con la trama principale c’è la sottotrama delle vicende di Jeri Hogarth. Una donna priva di legami che nel momento di maggiore debolezza viene truffata brutalmente dalla prima persona che le ha offerto affetto e sostegno.

La vendetta sarà brutale, in pieno stile Jeri, ma allo stesso modo anche catartica perché – come perfettamente simbolizzato dal bianco dell’abito finale – la donna capisce come vivere i suoi ultimi anni e ritrova l’energia vitale che aveva perso dopo la diagnosi, quando si era trasformata in rabbia e frustrazione.

Jessica e Trish sono sorelle adottive, sono cresciute insieme, hanno vissuto appoggiandosi l’una all’altra e, anche quando hanno litigato, non si sono mai allontanate del tutto.

Fino ad ora.

Trish, in questa stagione, porta a compimento un percorso a malapena accennato nella prima.

Parlando col fidanzato, la donna ammette che ciò che vuole, veramente, disperatamente è sentirsi dire “brava”. Ad un certo punto, Trish si convince che l’unico modo che ha per sentirsi una dei buoni, per essere acclamata come eroina, sia diventare super come sua sorella perché se lei avesse le capacità di Jessica le userebbe per il bene e non capisce – ma più che altro non chiede – perché Jessica non sia del suo stesso parere. L’invidia per la sorella, unita ad una certa dose di insopportabile presunzione, la portano su una strada difficile in questa stagione e più di una volta l’avrei presa a badilate.

Trish fa del caso IGH una crociata personale e si dimostra disposta a fare qualunque cosa pur di raggiungere l’obbiettivo. La disperata volontà di fare meglio di sua sorella, la porta a non fidarsi del giudizio di Jessica, un giudizio appannato dai sentimenti personali a suo parere, ignorando il buonsenso della sorella e, in più di un’occasione, mettendole i bastoni fra le ruote.

Ottiene la vittoria alla fine? Sì. Ma è realmente buona? No. Io non credo. Non ha perseguito l’IGH perché lo scienziato si era erto a dott. Frankenstein della situazione. Lo ha fatto per egoismo, per narcisismo, guidata dall’insicurezza che la dilania nel profondo, ignorando i sentimenti e la volontà di una sorella che continua a fare sentire “non abbastanza”. Persegue i suoi obbiettivi usando spudoratamente Malcolm, strumentalizzandolo e pretendendo che l’uomo la capisca, la comprenda, colpevole – anche lui – di non fare abbastanza.

Davanti alla scoperta che il “mostro pluriomicida” altri non è che la madre rediviva di Jessica, Trish si erge a giudice, giuria e boia e sceglie di sistemare lei per sua sorella, la situazione. E prende la decisione perché convinta che Jessica non l’avrebbe mai fatto, ignara che il “mostro” fosse disposto a consegnarsi per amore della figlia, e che Jessica, sua sorella, aveva il diritto di scegliere come e quando tagliare il legame con la madre.

Doloroso è vedere le due sorelle separarsi.

«Non era necessario che fossi tu ad ucciderla. Ora, quando ti guardo, vedo solo l’assassina di mia madre». Jessica chiarisce la situazione.

Quando in ospedale la madre di Jess ha provato ad uccidere Trish, Jessica l’ha supplicata chiedendole di non farle perdere di nuovo la sua famiglia, pochi giorni dopo, sarà Trish a privare la sorella del legame con la madre.

Un legame che si costruisce su anni di dolorosa, lacerante, mancanza. Jessica vede il buono nella madre, anche dopo che la donna ha fatto del male, spera continuamente di poterla gestire, perché l’idea di recidere quel legame ritrovato potrebbe ferirla troppo profondamente per poi permetterle di riprendersi.

Ed è vero – come ha detto Trish – che Jessica non sarebbe mai riuscita ad uccidere sua madre, forse, l’avesse fatto, sarebbe stato anche peggio, ma alla base della lacerazione del rapporto fra le sorelle è che il diritto di farlo se lo sia arrogato Trish. Jessica era disposta a dire addio a sua madre ma alle sue condizioni. Era consapevole che quel legame andasse reciso ad un certo punto perché sapeva che la donna accanto a lei non era in grado di vivere una vita normale, non importa quanto avrebbe voluto farlo. Ma dopo anni di assenza, Jessica voleva solo disperatamente del tempo con lei.

Alisa Jones è risultato un personaggio interessante: diviso fra la madre amorevole e generosa e la bestia violenta. Sempre credibile, Janet McTeer ha saputo tratteggiare bene le due anime della mamma di Jess: in particolare nell’episodio flashback, lo spettatore ha potuto empatizzare con la donna. Confesso di non essere eccessivamente soddisfatta del lavoro fatto dagli sceneggiatori con lei, tuttavia, i compitini sono stati fatti bene per cui la promuovo.

L’altro legame importantissimo è quello fra Jessica e Malcolm.

Il personaggio dell’ex tossico, inizia in questa stagione ad avere maggiore screentime ed approfondimento permettendoci di scoprire, brevemente, che è figlio di un giornalista (o uno scrittore), che si è probabilmente perso al college dove comunque aveva un rendimento molto alto. Il classico figlio di buona famiglia che ha perso la strada ma che ora, scegliendo di recidere il suo legame con Jessica, si lega ad un nuovo studio di investigazione concorrente, affascinato dai discorsi di Cheng sull’onestà d’intenti.

Libero dalle droghe, Malcolm diventa membro attivo della cerchia di Jessica. Nonostante tutto, la ragazza si fida di lui e vedere che, ancora una volta, la fiducia riposta fosse tradita, la ferisce ancora di più. Forse, sotto sotto, Jess sperava che almeno Malcolm non l’avrebbe tradita, non avrebbe seguito Trish nella caccia al colpevole e si sarebbe a sua volta fidato di lei, invece. La verità è che Jessica non si fidava pienamente di lui ma Jessica non si fida di nessuno: forse Malcolm ha preteso troppo oppure ha preteso il giusto ma Jessica non era in grado di darglielo.

Ed è solo dopo aver reciso tutti i legami della sua vita (Trish, Malcolm e sua madre) che Jessica capisce di averne bisogno e quindi ne crea di nuovi.

L’introduzione di Oscar e Vido, per quanto scontata e forse un po’ banale, è stata ben accolta da me sia per la simpatia dei personaggi, sia per quella luce che permettevano a Jessica di mostrare. In più di un’occasione, Oscar e suo figlio diventano simbolo di quella vita che Jessica anela disperatamente.

«Gli eroi muoiono» dice Jessica a Trish ad un certo punto, e lei vuole disperatamente vivere ed avere una famiglia, un legame sano e puro con qualcuno. La scena finale, con Jessica seduta al tavolo con Oscar e Vido, arriva dritta al cuore degli spettatori perché per la prima volta, iniziamo a pensare che Jessica possa provare ad essere serena.

La serie ci lascia, però, con un grande interrogativo: ora che i soci di Jeri le hanno dato quella buona uscita, Foggy si ritroverà di nuovo in mezzo a una strada?

No, non è vero. Non è questo l’interrogativo anche se rivedere Foggy Nelson è sempre una gioia.

La domanda riguarda Trish: la prossima stagione quindi avremo Hellcat? Così pare.

Io vi saluto e vi auguro una buona serata.

Non vedo l’ora di leggere cosa ne pensiate voi della serie tv e dei suoi personaggi.




Continua a seguire Telefilm Addicted su Facebook e Telefilm Addicted su Twitter per rimanere sempre aggiornato sulle ultime news e iniziative.

The Lady and the Band
Ha un passato da ladra insieme alle sorelle Occhi di gatto, ha difeso la Terra nel team delle guerriere Sailor e fatto magie con Terry e Maggie. Ha fornito i sigari sottobanco ad Hannibal e il suo A-Team, indagato con gli Angeli di Charlie Townsend, ha riso con la tata Francesca ed è cresciuta con i 6 Friends di NY. Ha imparato ad amare San Francisco difendendo gli innocenti con le Streghe, è stata un pivello insieme a Jd-Turk-Elliott, ha risolto crimini efferati con praticamente il 90% di poliziotti e avvocati del piccolo schermo e amato la provincia americana con Lorelai e Rory Gilmore. Avrebbe voluto che il Fabbricatorte non chiudesse mai e non ha mai smesso di immaginare Chuck e Sarah che «sedano rivoluzioni con una forchetta». Lettrice appassionata, Janeites per fede, amante delle storie sotto ogni forma fin da piccola. Segue serie poliziesche, comedy e sit-com soprattutto, uniche allergie riconosciute sono quelle allo sci-fi e all'horror.

1 Comment

  1. Federicuccia

    3 aprile 2018 at 19:15

    mi sono sforzata, ho provato a comprendere Trish almeno per le prime puntate, tutto è cambiato nell’episodio 11 cioè quando Trish rapisce Karl (e Malcolm). il tutto perché voleva diventare come la sorella, avere dei super poteri! e per poco non ci restava secca anzi, il dottore c’è rimasto, morto suicida.
    ed Alisa saputo dal tg dell’esplosione del suo laboratorio, è evasa di prigione assetata di vendetta. tutto questo sono danni collaterali del “tradimento” di Trish e Malcolm nei confronti di Jessica!
    Malcolm è passato da una dipendenza all’altra, dalla droga al sesso come la stessa Jessica poi gli fa giustamente notare, aveva una cotta per Trish, faceva sesso con lei e questo gli bastava a mio parere, a Jessica proprio non ci pensava.
    non ha minimamente pensato che entrare nel suo pc, aiutare Trish in quella folle crociata potesse ferirla profondamente, ecco perché mi ha dato sui nervi che Malcolm faccia addirittura l’offeso nella scena all’ospedale. cioè è anche colpa tua se la ragazza è in fin di vita e ti permetti pure di arrabbiarti?!? con Jessica, facendola sentire in colpa? ma va al diavolo!

    simbolica per quanto riguarda Trish la scena di lei che va a trovare Alisa in prigione, la mamma di Jessica non l’ha mai vista la ragazza, ma le son bastati 10 minuti per inquadrarla! per capire il suo vero obbiettivo nella guerra all’IGH.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.