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News Spartacus: Gods Of The Arena

“Innanzi a lui tremava tutta Roma”, l’addio a Spartacus

L’articolo è stato scritto con la collaborazione con Cristal85 e Lunabi che ringrazio per l’aiuto.

uomini1Tra le serie che in questa stagione telefilmica chiudono il loro arco narrativo c’è “Spartacus”; un prodotto della Starz realizzato sulla base delle imprese del gladiatore Trace che terrorizzò Roma, a una decina di anni circa dalla caduta della Repubblica per mano del triumvirato di Cesare, Crasso e Pompeo.
Ci sono state 3 stagioni, più un prequel. Due interpreti differenti per il protagonista, nomi famosi ed amati del cinema e del mondo delle serie Tv ed emergenti degni di nota. Il pregio assoluto della serie è stato quello di una scrittura ottima, capace di creare suspance anche lì dove era più che noto il destino che sarebbe toccato ai protagonisti. Proprio questo ha permesso di trascurare le più o meno piccole licenze storiche che si sono presi sceneggiatori e produttori.
E’ stata tratteggiata splendidamente la figura del protagonista che ricorda quella di Re Leonida che non volle assoggettarsi a Serse e combattè fino alla fine per rivendicare il diritto suo e della sua gente a vivere liberi. Anche la fotografia della serie ricorda molto il film “300”, con accesi toni di ocra e rosso; una violenza ai limiti dello splatter ma mai gratuita. Un altro riferimento quasi dovuto è al Kolossal “Il gladiatore” dal momento che Massimo e Spartacus condividono gli stessi moventi alla vendetta (ma non esattamente gli stessi ideali, anche se una generica idea di libertà li accomuna).

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Andando allo specifico del series finale dal titolo “Victory” c’è da sottolineare la bellezza dei tantissimi riferimenti disseminati per l’episodio. A partire dall’inizio in cui Gannicus, Lugo e Nasir dichiarano “I am Spartacus”. Potrebbe sembrare solo una tattica militare atta a confondere Crasso, in realtà c’è qualcos’altro dietro, che si capisce solo alla fine, quando si vede la fine dei titoli di coda e l’immagine di Andy Whitfield che grida la stessa frase. Una delle ultime cose che dice Spartacus è proprio che quello non è il suo nome. Di fatto la parola in sé diventa qualcosa in più, diventa un ideale, un sinonimo di libertà dall’oppressione. E non so se è un caso, ma la morte per combustione di Lugo che anche mentre brucia continua ad infliggere ferite ai nemici mi ha ricordato “V per vendetta”. Se ci riflettete il passaggio è lo stesso: Un uomo che vuole vendetta per i torti subiti e che poi diventa il liberatore di un intero popolo che vuole giustizia.
SaxaMeravigliosa è la figura della donna. In tutta la serie le donne sono mostrate come intelligenti, intraprendenti e consapevoli del loro ruolo ma anche del loro potere. E tuttavia il miglior omaggio alla donna è quello che viene fatto attraverso il personaggio di Saxa. Una guerriera forte, bellissima, gloriosa. Nell’ultima battaglia si abbatte come un’amazzone sui romani, seminando il terrore e non essendo da meno dei suoi compagni maschi. E tuttavia, quando anche lei cade, uccisa dalle spade nemiche, morendo tra le braccia di Gannicus rivela tutta la splendida fragilità femminile che ha tenuto nascosta e tutto l’amore di cui anche una guerriera è capace.
Un altro riferimento che ho molto apprezzato è il serpente rosso sullo scudo che è la tomba di Spartacus, un richiamo al primo episodio della serie (il cui titolo è proprio “Il serpente rosso”). Roma lo ha chiamato alla morte e Spartacus ha risposto, ma si è portato dietro quanti più oppressori gli è riuscito.
Inoltre, sempre parlando della morte del nostro eroe ho trovato emblematica la pioggia che cade quando lui spira. Chi ha visto la serie sa che Spartacus ha avuto la sua consacrazione da gladiatore quando ha ucciso Teocole, l’ombra della morte, e gli Dèi commossi dal suo coraggio e dal suo valore hanno interrotto la siccità che opprimeva Capua facendo piovere e consacrandolo come “Il portatore di pioggia”. Già qui c’è una serie di ulteriori paralellismi: dalla liberazione dalla siccità, fino alla quasi profetica pioggia di sangue che porterà sui territori della Repubblica. Al tempo stesso, quella pioggia finale ha una valenza quasi religiosa; è infatti noto che quando un mortale caro agli Dèi muore questi versino

crassus-and-spartacuslacrime che si trasformano in pioggia; succede anche alla morte di Cristo e del resto, anche in questo finale i crocifissi non mancano, tra di loro Gannicus, che muore vedendo Enomao e acclamato al centro dell’arena. Una menzione speciale ai cattivi di questa stagione. Non ne ho parlato prima, ma ho trovato bellissimo e ben interpretato il ruolo di Crasso. Un uomo buono che fa quello che deve fare (come dice la sua schiava/amante Kore). Un generale capace di riconoscere i meriti degli uomini che per fato gli sono inferiori, ma a cui lui riconosce il giusto valore. Lo fa ad inizio stagione con il suo Doctore di combattimento, lo fa con Kore e lo fa anche con Spartacus, che gli riserva lo stesso rispetto che non ha nutrito per gli altri suoi oppositori.

Vi riporto anche le osservazioni di Lunabi che ho trovato fondatissime e fonte di grande riflessione:

“I am Spartacus”

cosi finisce una delle serie più belle che sia stata fatta in questi ultimi anni. Serie tv che è giunta, ahimè, al termine. Con l’ultimo episodio andato in onda venerdì negli States con il titolo Victory, è stato dato IL degno epilogo a questa serie che mai avrei pensato mi coinvolgesse così tanto a livello emotivo. Un mix equilibrato e perfetto tra sangue, violenza e sesso…

Essendo l’ultima stagione, conoscendo la storia del trace più famoso dell’antica Roma, era impossibile non pensare a come la serie potesse finire. E’ stato per me inevitabile piangere per ogni singolo episodio, carico di emozioni. Non c’è stata in questi anni un episodio che non mi sia piaciuto. Dalla prima stagione con Andy Whitfield, che ha interpretato in maniera perfetta Spartacus ma che purtroppo ci ha lasciato troppo presto, arrivando alla seconda e alla terza con il nuovo attore Liam McIntyre , il quale mi ha subito conquistata, la serie ha trovato spazio nel mio cuore.

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Parlando della season finale ci son stati vari punti cruciali che mi hanno fatta commuovere (per non dire che mi sono ritrovata in una valle di lacrime), i quali sono:
il discorso che Spartacus fa a quelli che scappano verso le montagne per mettersi in salvo è da brividi.
L’incontro con Crasso è stato carico di emozione, ma quando Spartacus lo insegue nella collina per l’atteso scontro diretto, nella quale si sono battuti entrambi come leoni, è stata una scena da togliere il fiato.
La dipartita di Spartacus, che finalmente potrà riabbracciare la moglie Sura che vede fino all’ultimo respiro nei suoi pensieri. L’eroe che viene sepolto sotto un cumulo di pietre ornato con lo scudo col serpente rosso. Potrebbe essere stato realizzato per Agron, ma il serpente apparteneva strettamente al Trace il cui nome vero non lo sapremo mai. La frase di Agron è l’essenza di tutta la serie “One Day Rome shall fade and crumble. Yet you shall always be remembered in the hearts of all who long for freedom”
Agron e la sua fedeltà, era e rimane il mio personaggio preferito. La profonda amicizia che si è creata con Spartacus, la sincera lealtà nei suoi confronti è qualcosa che tutti cerchiamo in un amico sincero.
Devo dire che il personaggio più odiato sicuramente è stato Tiberius, il quale non solo violenta la povera Core ma deflora anche Cesare! How dare YOU!
Cesare e Crasso personaggi forti, per i quali non sono riuscita a provare odio.. perché diciamocelo, sono stati fantastici!!
Nella tragicità della fine dell’episodio, vi è l’happy ending: la coppia Agron e Nasir è l’unica che riesce a mettersi in salvo, assieme a Sybil e Laeta.
Gannicus invece viene messo in croce, ma l’unicità della sua scena per me è data dalla visione di Oenomaus che gli rivolge uno sguardo orgoglioso e colmo di approvazione, per tutto quello che alla fine ha dato insieme a Spartacus, per quello che è diventato nel corso del tempo.
Ultima cosa che volevo condividere con voi, ma non meno importante, è la gioia immensa legata all’incredibile fiume di lacrime che ha riempito il mio viso, nel vedere prima di tutto tutti i personaggi di tutte e tre le stagioni masoprattutto risentire la voce di Andy Whitfield nel suo “I Am Spartacus”.

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Un altro appassionato di Ribelli è Cristal85 che ha così commentato l’episodio di chiusura della serie:

Non immaginavo che il finale di una serie tv avesse lasciato un vuoto così grande dentro il mio cuore. L’epic series della Starz, Spartacus war of damned, è arrivata al suo capitolo finale venerdì 12 Aprile e io ne sento già la mancanza. Un finale di serie questo che, non solo ha confermato l’ottima fattura di un prodotto televisivo all’avanguardia ed al passo con i tempi, ma soprattutto è stato di grande impatto emozionale. Non avrei mai immaginato che Victory, questo è il titolo del final Chapter, sarebbe stato così bello, intenso e soprattutto commovente. La battaglia tra i ribelli e l’esercito capitanato da Crasso arriva al culmine, regalando al pubblico un mix di azione, sangue e pathos che fa scorrere un brivido lungo la schiena. Uno scontro questo inevitabile che, come previsto, è terminato in tragedia. Se da una parte Spartacus ha confermato di essere un uomo impavido e coraggioso ma ormai provato da sofferenza e dolore, ha potuto contare sui suoi compagni di avventura che fino all’ultimo hanno lottato per la libertà. Giannicus l’ex Dio dell’arena, sul campo di battaglia sembrava una tigre; la sua spada ha trafitto molti cuori ma purtroppo su di lui il destino è stato piuttosto avverso, come è accaduto per Naevia e molti altri. Ho sperato poi fino all’ultimo che il buon Spartacus potesse sopravvivere in qualche modo, visto che almeno come riportano alcuni libri, il corpo del trace ribelle non fu mai ritrovato. Ho immaginato che il mio eroe romano preferito sarebbe potuto sopravvivere allo scontro finale, e che avrebbe potuto vivere felice al di fuori delle mura della Città Eterna. Sarebbe andato contro qualsiasi ideale in cui il trace credeva, ma almeno il sottoscritto fino all’ultimo ci ha sperato. Menzione d’onore per la coppia tumblr_ml6rruxBYY1r55pkto9_500d’oro Agron e Nasir. Sopravvissuti causa di forza maggiore all’attacco di Crasso, almeno loro possono vivere felici il loro amore e la loro vita, consapevoli di essere entrati nella storia. Scrivere quindi questo elogio funebre per me è una grande sofferenza. Non immaginavo che Spartacus e tutti i suoi ribelli entrassero così dentro il mio cuore, dilaniandolo per tutto ciò che è successo in questo finale. Con le lacrime agli occhi posso solo affermare :” Spartacus, Agron, Giannucis, Nasir, Crisso e ribelli tutti. Grazie per questi tre magnifici anni. Non vi dimenticherò mai”

E’ evidente da questo lungo articolo che questa serie ha suscitato in noi molta ammirazione. Per il modo in cui è stata prodotta, recitata, e per i temi che ha trattato. Spartacus è morto eppure allo stesso tempo è riuscito a uccidere tutti (“Kill them All” è una delle frasi portati dello show, pronunciata per la prima volta da Sura, la moglie di Spartacus) e sopravvivere da solo nella nostra memoria. Come nel film “Il gladiatore” il protagonista, Massimo, viene onorato come “Soldato di Roma”, Spartacus per noi verrà venerato come “Combattente della libertà”.

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