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Dai Film ai Telefilm Rubriche & Esclusive

Il Telefilm Che Vorrei: “Vampire Academy”. Chi Ha Amato “Buffy” Non Può Non Amarlo!

Salve a tutti e ben trovati per questo nuovo appuntamento della rubrica “Dai Film Ai Telefilm-Il Telefilm che Vorrei”.
Oggi parliamo di una saga sui vampiri. Non alzate gli occhi al cielo pensando: “Un’altra?”, perché la saga di cui intendo parlarvi non ha niente a che vedere con “Twilight” (inutile girarci attorno, è lapalissiano che l’incubo della maggior parte delle persone sia la storia della Meyer).
Se un paragone deve essere fatto, invero, bisogna dire che la saga di cui io intendo parlare e dai cui romanzi (e unico film realizzato) vorrei venisse tratta una serie tv è, invece, molto simile a “Buffy L’Ammazzavampiri”, quantomeno per ciò che concerne la sua protagonista.

Permettetemi una premessa.
Cinematograficamente parlando, il problema maggiore di queste saghe, inutile negarlo, è che vengono dopo “Twilight”, a cui tutto ciò che riguarda i vampiri (e non solo… diciamo una parte dell’universo young adult) è paragonato, come se Stephenie Meyer avesse inventato un genere, un tipo di storia, una mitologia… invece che, semplicemente, usare tutto ciò che già esisteva per creare la sua.
Questi paragoni costanti sono, dunque, totalmente sbagliati.
In primo luogo, bisogna ricordare che i vampiri (ad esempio) sono figure mitologiche (il termine è stato coniato circa nel XVIII secolo; fino ad allora queste creature erano identificate genericamente come demoni) e che dalla mitologia ogni autore ha attinto e attinge per creare la propria versione, poiché essa affascina moltissime persone (in primis noi lettori/spettatori). Pertanto, bisogna rendersi conto che non è stato il successo della Meyer a spingere altri autori a “copiare” il suo lavoro e, dunque, a portarli improvvisamente a scrivere per cavalcare l’argomento; infatti, molte saghe sono contemporanee alla pubblicazione di “Twilight”, non successive.
Argomento che, peraltro, ha invogliato le persone a scrivere da almeno due-tre secoli: basta pensare alla Contessa Carmilla (ovvero Mircalla, signora di Karnstein) di Joseph Sheridan Le Fanu, a “Dracula” di Bram Stoker e, nell’epoca più recente, a “Le Cronache dei Vampiri” di Anne Rice (e mi fermo qui con le citazioni dei precedenti illustri).

Cronache dei Vampiri

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In secondo luogo, come dicevo, non solo la Meyer non ha inventato nulla nel genere, prendendo ispirazioni qua e là per creare la sua storia (ad esempio, le atroci sofferenze durante la trasformazione, l’aspetto così bianco e da “statue”, con la relativa durezza della pelle, la bellezza quasi soprannaturale e il fatto che possano nutrirsi di sangue animale sono caratteristiche proprie dei vampiri di Anne Rice), ma diciamo anche che non è proprio l’autrice che abbia reso nel modo migliore possibile un tale tipo di storia (sebbene l’idea non sia da scartare, di per sé).
Preciso: ho letto i libri, che ho, e ho visto i film. L’idea, come dicevo, in se stessa non è malvagia e ci sono spunti interessanti, parti che ho trovato belle. Ad esempio, i background dei Cullen: quelli di Esme, Jasper, Alice e Rosalie sono particolarmente drammatici; anche l’idea dei poteri è interessante, così come quella dei Volturi. Un altro pezzo molto bello è il monologo di Garrett (nella parte finale del quarto libro, “Breaking Dawn”), il vampiro che da umano fu un Patriota nella Guerra d’Indipendenza Americana.
Qual è il problema, dunque? Innanzi tutto, alcune carenze narrative e a livello di scrittura. Prendiamo proprio l’ultimo libro, “Breaking Dawn”: nella seconda parte la tensione sale, sale, sale… e si risolve in una bolla di sapone; per fortuna nel film hanno inserito la battaglia con un espediente.
Inoltre, parliamo di Bella: una bravissima ragazza, altruista e a suo modo coraggiosa, ma… carente di spina dorsale nei confronti di Edward, il quale, peraltro, è costantemente descritto nella sua bellezza. Un po’ troppo costantemente. Insomma, Stephenie, l’abbiamo capito che è bello oltre ogni dire, ok? Non c’era bisogno di ripeterlo ogni due pagine… e potevi renderlo anche un po’ meno depresso, santo cielo! (E comunque, dovendo per forza scegliere, #TeamJasper)
Motivo per cui si può comprendere perché si preferiscano altre saghe young adult sul genere (pertanto, senza considerare Anne Rice, intendo… ma non credo di doverlo specificare) e anche di altro tipo.

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“Vampire Academy” è una saga composta da sei libri (“L’Accademia dei Vampiri”; “Morsi di Ghiaccio”; “Il Bacio dell’Ombra”; “Promessa di Sangue”; “Anime Legate”; “L’Ultimo Sacrificio”) e, come accennato, dal primo libro è stato tratto un film, uscito un anno fa, che purtroppo non è andato bene (per vari motivi: ad esempio in Italia è stato acquistato dalla Miramax, fallita nel supposto periodo di uscita e quindi non è mai stato rilasciato nei cinema).

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Bisogna essere obiettivi e riconoscere che il film non è perfetto: è troppo veloce e ci sono stati tagli eccessivi, soprattutto per ciò che concerne il rapporto della protagonista con il suo mentore, fondamentale per il percorso personale della stessa e anche ai fini della trama. Dunque, perché volerne un telefilm, ci si potrebbe chiedere? Prima di tutto perché, nonostante la non perfezione e i tagli eccessivi, il film resta molto fedele al libro (il quale è davvero introduttivo alla storia) e il cast era perfetto, soprattutto per quanto riguarda i protagonisti principali. Inoltre perché, come già avvenuto per “The Mortal Instruments” con “Shadowhunters – Città di Ossa”, esso è stato lesionato già in via preventiva dal paragone distruttivo con “Twilight”.
E fatemi anche aggiungere che la colonna sonora era fantastica.
Come dicevo, infatti, queste saghe sono state danneggiate, da un punto di vista cinematografico, dal costante paragone effettuato dai giornalisti (già in sede di mero inizio riprese sul set, per poi protrarsi sino al rilascio dei film al cinema) con la saga di Stephenie Meyer, poiché esso ha indotto le persone che non le conoscevano a pensare che siano come “Twilight” (e questo, com’è facile intuire, ha allontanato potenziali spettatori che invece avrebbero dovuto essere attratti); cosa decisamente errata, poiché sono, in verità, senza dubbio superiori, in quanto migliori sia da un punto di vista narrativo che di scrittura. Inoltre, sono molto più complesse, in ogni senso: mitologia, ben ideata e approfondita (cui spesso sono aggiunti altri tasselli… saghe spin-off collegate strettamente a quella principale e/o libri che vanno a completare e spiegare la mitologia, come, ad esempio, “Il Codice degli Shadowhunters”, “Le Cronache di Magnus Bane” di Cassandra Clare e del suo universo, e “Bloodlines” di Richelle Mead, autrice di “Vampire Academy”), trama e personaggi.

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E, cosa che ai signori non dispiacerà, hanno sì delle storie d’amore, ma la trama non è incentrata su esse, anzi. Uno dei fondamentali problemi di “Twilight”, difatti, è che tutte le buone idee sono al servizio della storia d’amore tra Bella ed Edward: ovvero, tutto accade per e ruota intorno a essa. In “The Mortal Instruments” e “Vampire Academy” (così come, ad esempio, nella saga di “Fever” e, sono certa, in altre che magari voi conoscete) è il contrario: la storia d’amore è qualcosa che capita in un contesto molto più vasto e che si espande sempre più. I personaggi sono coinvolti in situazioni più grandi di loro, in scontri epocali per le loro società e capita che in tutto quel delirio di avvenimenti si innamorino, perché è così che va nella vita. Quanta gente, tanto per fare un esempio attinente alla nostra realtà, ha trovato l’amore durante la Seconda Guerra Mondiale? Il principio è questo, in sostanza.
Per la maggior parte del tempo, in queste saghe, i protagonisti (e anche i personaggi secondari) rischiano la vita in battaglie, agguati e via dicendo. E questo nell’arco di sei libri (per ciascuna di esse). E’ evidente, dunque, che passano davvero quasi tutta la storia rischiando di morire nelle più disparate situazioni in cui incappano (o potremmo definirle sfighe tremende). L’azione, in queste saghe, è davvero una delle componenti maggiori.

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Scendiamo, quindi, nel particolare per “Vampire Academy”, che, come ho anticipato, è composta da sei libri pubblicati negli Stati Uniti tra il 2007 e il 2010.
Lo stile di scrittura di Richelle Mead, che come dicevo ne è l’autrice (e che aveva già all’attivo anche altri romanzi, più “adulti”), è molto simile a quello di Cassandra Clare, ovvero, potremmo dire “cinematografico”: gli avvenimenti sono dipinti in modo vivido e si ha la costante sensazione di esservi presenti. Questo aspetto emerge soprattutto negli scontri e nelle battaglie, che davvero affiorano dalla pagina e diventano immagini vibranti dinanzi ai nostri occhi. Entrambe hanno uno stile che non è affatto ridondante e nessuna delle due indugia troppo a lungo nelle descrizioni fisiche o nel sottolineare la bellezza del personaggio di turno, preferendo suggerirla con particolari, piuttosto che dichiararla apertamente. La differenza fondamentale tra le due è che Cassandra Clare ha scelto la terza persona per narrare la sua storia e questo le ha permesso di essere più… “poetica” in determinati punti, mentre Richelle Mead ha scelto la sua protagonista come voce narrante… e la protagonista di “Vampire Academy” ha una voce potente che non conosce mezzi termini.

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Per creare il suo universo, la Mead ha preso spunto dalla mitologia rumena in tema vampiri, la quale vede due specie: i Moroi, vampiri mortali, nati così e tendenzialmente non malvagi, e Strigoi, i classici non morti senz’anima (e, pertanto, decisamente malvagi), immortali, molto veloci e fortissimi. Tra queste due, Richelle Mead ha posto una terza specie, i Dhampir, nati inizialmente dall’unione tra Moroi ed esseri umani e poi tra Moroi e Dhampir stessi.
I Moroi sono molto alti, gli uomini raggiungono e superano i due metri e le ragazze, solitamente, il metro e ottanta o qualcosa in più. I Dhampir sono in genere più bassi (anche se ve ne sono di altrettanto alti), sebbene più alti degli umani (le ragazze ad esempio raggiungono facilmente il metro e settantacinque), ma, a differenza dei Moroi, sono molto veloci e molto forti e arrivano ad assumere la posizione di Guardiani dei Moroi, ai quali gli Strigoi danno la caccia.
Per contestualizzare la trama non c’è niente di meglio dell’esaustivo mega-trailer rilasciato per il film:

(“Sì, i Vampiri esistono. Tutto ebbe inizio secoli fa, in Romania, con un’antica razza: i Moroi, gentili, nobili, dotati di poteri magici. Ciascun Moroi poteva controllare uno dei quattro elementi: fuoco, terra, acqua o aria. La nostra pacifica razza viveva in segreto tra gli umani, ma alcuni Moroi si spinsero oltre il limite, uccidendo degli umani durante la nutrizione e l’atto malvagio trasformò quei Moroi in una bestia senz’anima e immortale, uno Strigoi, i Vampiri cattivi di tutte le vostre leggende e incubi. Il numero degli Strigoi aumentò ed essi cercarono di distruggere i delicati Moroi, ma emerse una terza razza: i Dhampir. Risultato dell’unione tra Moroi e umani, questi guerrieri naturali risposero agli attacchi degli Strigoi e trovarono dei modi di rendere mortali gli immortali Strigoi. Le tre razze dei vampiri sono sopravvissute per secoli e la loro battaglia è divampata nell’oscurità fino ai nostri giorni, con la società dei Moroi che ottiene i suoi leader da dodici famiglie reali. Essi costruirono segretamente delle scuole, una nello Stato americano del Montana, per proteggere e istruire i loro figli: l’Accademia di St. Vladimir.
Victor: Viviamo in un mondo dove l’Uomo Nero è reale. La missione della tua vita è di proteggerci.
Christian: Non preoccuparti. Non mordo. Bé… solo letteralmente.
Rose: Dove sono tutti?
Vasilisa (Lissa): Il sangue è famiglia. Il sangue è dolore e il sangue è morte.
Victor: Tu sei stata Baciata dalla Tenebra. Hai passato il confine nella morte, nell’Altro Lato, e sei tornata indietro. Non pensi che questo lasci una traccia sull’anima? La tua passione, la tua rabbia… è ciò che ti rende straordinaria.
Sonya Karp: L’Oscurità comincia.
Lissa: Che cosa sta succedendo?
Sonya: Stanno arrivando. Stanno arrivando per prenderci tutti.”)

La particolarità della storia è che la protagonista, come avete potuto vedere, non è una Moroi, bensì una Dhampir, Rosemarie Hathaway.
Sin dall’asilo, Rose è la migliore amica di Vasilisa Dragomir, membro di una delle dodici Casate reali, una delle più importanti, i Dragomir, per l’appunto. Vasilisa, detta Lissa, i suoi genitori e suo fratello maggiore Andre sono gli ultimi esponenti della Casata. Le due crescono insieme, instaurando un rapporto così stretto da sentirsi praticamente sorelle, e insieme iniziano il percorso di studi alla St. Vladimir, dove, a parte alcune materie che Moroi e Dhampir seguono in comune, Lissa si istruirà per specializzarsi nel dominio di uno dei quattro elementi naturali e Rose verrà addestrata per divenire un Guardiano (quello di Lissa, pensano tutti).

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Quando la storia inizia, Rose e Lissa hanno quasi 18 anni e sono in fuga attraverso gli Stati Uniti da due, nascondendosi tra gli esseri umani. Circa due anni e mezzo prima, infatti, in un tremendo incidente automobilistico, in cui sono state coinvolte anche loro, i genitori e il fratello di Lissa sono morti, lasciandola unica esponente della Casata (e dunque Principessa Dragomir). Successivamente, una serie di strani eventi ha iniziato a verificarsi in Accademia ai danni di Lissa e una delle insegnanti, Sonya Karp, ha avvisato le ragazze di un pericolo incombente sulla giovane reale, del quale tutti gli altri (docenti, Guardiani e lontani “parenti” – facenti parte di altre Casate – di Lissa) sembrano essere all’oscuro; per questo motivo, le due hanno deciso di scappare e vivere nell’anonimato, con Rose che, sebbene sia ancora una novizia che non ha ultimato la propria formazione di guerriera, si è accollata totalmente la protezione dell’amica ed è riuscita a tenerla al sicuro. Dall’incidente, peraltro, il loro rapporto è divenuto ancora più stretto, poiché tra le due si è creato un legame mentale: Rose può entrare nella mente di Lissa e ne avverte gli stati d’animo. Questo è avvenuto perché Lissa, rinvenuta sulla strada negli istanti subito successivi allo scontro tra le vetture, nonostante le ferite, con la propria magia ha curato Rose, la quale era l’unica vicina a lei e, altresì, l’unica che sembrava ancora in bilico tra la vita e la morte (i genitori e il fratello erano già morti), salvandola e strappandola ad essa, all’ombra, diciamo (e per questo Rose viene poi definita “Baciata dalla Tenebra”). Il legame tra le due è stato la conseguenza di tale azione di Lissa. E questo porta anche a scoprire la realtà sui poteri di Lissa.


Al principio de “L’Accademia dei Vampiri”, le due vengono finalmente individuate dai Guardiani dell’Accademia, che le hanno cercate per due anni, e riportate all’istituto. Il loro rientro scatena una serie di eventi, dei quali il primo libro costituisce una mera introduzione e che inizieranno a divenire sempre più devastanti e drammatici dal secondo, “Morsi di Ghiaccio”, proseguendo in una spirale sempre più incalzante sino alle ultime pagine del sesto, “L’Ultimo Sacrificio”: agguati, morti, battaglie feroci e sanguinarie, perdite, intrighi, tradimenti, ricerche disperate, complotti politici, assassinii, scoperte destinate a cambiare la loro società e a creare altre ondate di eventi potenzialmente caratterizzate dallo stesso livello di pericolosità (parte dei quali è narrata in “Bloodlines”, lo spin off che vede come protagonisti alcuni dei personaggi “secondari” di “Vampire Academy”).

Il fatto che in questa saga la componente sociale e politica abbia un’importante rilevanza permette di riscontrare alcune ispirazioni a grandi capolavori della letteratura come “Orgoglio e Pregiudizio” e “Romeo e Giulietta”. Ovviamente non è per nulla mia intenzione innalzare questa saga young adult al livello di quei capolavori, anzi, lungi da me; ciò che intendo dire è che, da lettrice attenta, mi sono resa conto (e non sono stata l’unica) che l’autrice ha voluto ispirarsi ad alcune caratteristiche di quelle storie immortali, oppure ne è stata influenzata.
Nella società Moroi-Dhampir, ad esempio, ci sono regole ferree e “distinzioni nette di classe” che tendono a impedire o, quantomeno, scoraggiare e ritenere scandalose determinate relazioni, anche perché vige la propensione ad aspettarsi che i Dhampir sacrifichino le loro vite, non solo in senso letterale
(in quanto soldati e guardie del corpo), ma anche affettivo e familiare, per la protezione dei Moroi (in particolar modo reali… il “popolo” Moroi difficilmente ha delle guardie del corpo). Moroi che, peraltro, pur avendo il potente dono della magia, che può essere utilizzata anche come strumento offensivo contro gli Strigoi (in seguito ad addestramento apposito), per la maggior parte sembrano rifiutarsi di mettere a rischio le loro vite, aspettandosi solo di essere protetti dai Dhampir, i quali, effettivamente, appaiono in qualche modo “schiavizzati”, nonostante la maggior parte voglia addestrarsi e combattere (anche per la propria sopravvivenza). Il punto è che l’aiuto dei Moroi, con la loro magia, sarebbe molto prezioso e permetterebbe a queste due specie di avere un vantaggio notevole, se non schiacciante. Senza, i Dhampir vanno diminuendo.
Tale ispirazione / influenza si riscontra anche nei personaggi, in particolare nella protagonista, Rose Hathaway (che ha le caratteristiche di “ribellione”, sebbene accentuate, di Lizzie Bennet), e in Dimitri Belikov, il cui carattere richiama quello di Mr. Darcy.
“Romeo e Giulietta” perché, dunque? Semplicissimo: perché la storia d’amore che coinvolge la protagonista è, per molti motivi, proibita e perché lei e l’uomo di cui è innamorata, corrisposta, si ritroveranno… diciamo su fronti opposti (situazione che porta Rose a citare palesemente, in una sua considerazione, la grande tragedia di Shakespeare). Tutto questo rende la loro storia particolarmente sofferta e tragica.

Come ho accennato, se si vuole fare un paragone cinematografico, o televisivo, quello corretto porta a vedere Rose niente affatto come simile a Bella Swan, bensì come una novella Buffy. E, anzi, il carattere di Rose è decisamente più spigoloso di quello dell’amatissima Vampire Slayer.

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Rose Hathaway è una testa calda: è impulsiva, irriverente, ha problemi ad accettare e sottostare all’autorità altrui ed è dunque indisciplinata, insubordinata, selvaggia e pericolosa, con la risposta sempre pronta, molto sarcastica… ma è anche leale, altruista, generosa, con una capacità di amare infinita, tanto da donare tutta se stessa agli altri, senza pensare a sé, mettendo anche il suo dolore in secondo piano. E’ coraggiosa, fiera e impavida. Non è la damigella in difficoltà, solitamente, è colei che va a salvare la damigella in difficoltà… e, per questo, spesso e volentieri finisce in ospedale con ferite varie; quando le capita di essere la damigella, comunque, di solito riesce a gestire la situazione e “salvarsi” da sola o, quantomeno, quel tanto che basta sino all’arrivo dei rinforzi (per poi finire nuovamente in ospedale… come afferma lei stessa, ha un’approfondita conoscenza con i letti d’ospedale, in effetti).

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Rose è anche piena di vita, simpatica e spumeggiante e ha, altresì, aspetti di una normalissima ragazza di circa 18 anni, con i suoi desideri (espressi pochissime volte ma che, nondimeno, di tanto in tanto fanno capolino) di vivere come una diciottenne qualunque e i suoi sogni a occhi aperti (venati da notevole umorismo). Ed è una giovane donna che si batte non solo per chi ama, bensì anche per ciò che ritiene giusto a livello della società in cui vive, affinché essa cambi (una delle sue frasi più memorabili è “Questa è la legge più stronza che abbia mai sentito!”).

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E, tuttavia, Rose è anche tenera, a suo modo
: ad esempio, sa di avere un certo appeal sui ragazzi della sua età, ma non si ritiene davvero bella, al massimo carina, e all’inizio non si rende conto di quanto “Lui” sia innamorato di lei, poiché si ritiene solo una ragazza di quasi diciotto anni, mentre “Lui” è un uomo.
Egli si rende conto, quindi, quasi subito dei sentimenti che prova per lei (sebbene, come dicevo, la storia sia narrata in prima persona da Rose questo aspetto emerge con chiarezza), invece Rose impiega mesi a capire di essere profondamente innamorata, credendo di avere nient’altro che una cotta, che peraltro ritiene del tutto indesiderata, reputando di avere una vita già abbastanza complicata.
Ed egli si innamora non per l’aspetto fisico di Rose, bensì perché lei è “energia pura, grezza”, perché fiera e impavida e perché, la prima volta che si incontrano, invece di una ragazza poco più che adolescente, viziata e superficiale, si trova davanti una giovane in qualche modo responsabile (nella sua irruenza), disposta a dare la vita per proteggere Vasilisa e convinta di poter combattere contro di lui quasi ad armi pari, nonostante non si addestri da due anni e sia una novizia, al contrario di lui che, oltre a essere fisicamente quasi il doppio di lei, è molto preparato, con una notevole esperienza ed è, in sostanza, il migliore. Eppure è proprio questo che lo conquista: vede in Rose quella forza, quella fierezza e quel potenziale, che, se sviluppato a dovere, la renderebbe letale in combattimento, a sua volta la migliore.

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Il rapporto tra i due si sviluppa, cresce e si cementifica nel quotidiano: imparano a conoscersi e presto si rendono conto di essere simili; soprattutto, ognuno dei due riesce a leggere l’altro con estrema facilità e questo permette loro di capirsi con uno sguardo. La base del loro rapporto è proprio la stima reciproca. E nonostante ciò, come dicevo, non è il centro focale assoluto della trama.

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Per descrivere Dimitri Belikov, il mentore di Rose, userò la definizione presente nei libri: “E’ un dio”.
La particolarità è che tale definizione non proviene dalle ragazze, potenzialmente ammaliate dal suo aspetto fisico (alto due metri, prestante), bensì proprio dai ragazzi novizi che si addestrano e per i quali lui rappresenta un modello a cui ispirarsi, poiché vogliono diventare come Dimitri, che, pur essendo un uomo giovane, ha la reputazione di essere quasi imbattibile in battaglia. L’élite in una categoria già elitaria.

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Un dio un po’ asociale, in verità. Dimitri è apparentemente un solitario e sembra essere freddo e distante, nonché avere sempre una perfetta padronanza di sé, ma con il procedere della storia rivela una profondità e una forza di emozioni e sentimenti pari a quella di Rose.
Attorno a loro e a Lissa gravita tutta una serie di altri personaggi, tra Guardiani novizi e non, altri compagni Moroi in Accademia (Mason ed Eddie, tra i novizi, Christian, dominatore del fuoco, Adrian, Mia, dominatrice dell’acqua, e Jill, dominatrice dell’aria, tra i Moroi), fino ad arrivare ai genitori di Rose, che fanno la loro comparsa uno alla volta (la madre, Janine, un Guardiano tra i più famosi e rispettati, e il padre, che invece è un potente, nonché pericoloso e inarrestabile Moroi, sebbene non di sangue reale, entrambi formidabili, il padre in particolare – “In che guaio ti sei cacciata tu, vorrai dire. Non potevo venirti a prendere alla stazione di polizia, perché ubriaca, come i padri di quasi tutte le ragazze della tua età?” – ), tutti assolutamente ben tratteggiati e integrati nella storia, in un modo che rende impossibile non adorarli al pari dei protagonisti.

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Ciliegina sulla torta, in questa saga l’umorismo è ovunque. E non un umorismo superficiale. I personaggi, da Rose ai secondari, sono ironici e sarcastici, e a nessuno sfugge l’occasione di pronunciare la battuta al vetriolo che fa ridere sino alle lacrime. Regina, in tal senso, ovviamente è Rose, il cui sarcasmo è una costante dalla primissima all’ultima pagina e che deve tale “merito” al padre, da cui ha preso molti aspetti del suo carattere. A seguirla, Christian Ozera, membro “in disgrazia” (non per causa sua, anzi) di un’altra Casata reale.

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“Oh, no! Avete spinto Christian a far saltare in aria delle antiche opere Moroi!”
“Certo che no” rispose Eddie. Sembrava sconcertato che avessi potuto suggerire una tale atrocità. “Se lo avessimo fatto, gli altri conoscitori del fuoco avrebbero potuto scoprirlo.”
“Bé, è già qualcosa.” Avrei dovuto avere più fiducia nella loro assennatezza. O forse no.
“Abbiamo usato il C4” spiegò Mikhail.

https://www.youtube.com/watch?v=vUfqHAze8E4

 

Dopo tutta questa mia lunga narrazione (sorry), non vi sembra una storia divertente e avvincente, che merita una seconda opportunità (come, per fortuna, sta succedendo a “The Mortal Instruments”) e, quindi, di essere portata sullo schermo?

Alla prossima!
Simona.

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4 comments

Ramona 8 Aprile 2015 at 20:36

Beh, mi hai lasciata a bocca aperta! Hai descritto perfettamente cosa significa “Vampire Academy” per tutti quelli che amano questa saga.

Reply
Sam
Sam 16 Aprile 2015 at 21:52

Ti ringrazio molto!

Cerco di essere il più obiettiva possibile. Il film doveva essere realizzato meglio (evitando i tagli fatti, sarebbe bastato quello), Vampire Academy è una saga young adult, non è alta letteratura, ma è divertente, è una bella storia e merita molto più di altre, che magari al cinema avranno anche fatto barcate di soldi, ma che si basano su libri che francamente lasciano molto a desiderare.

Reply
gnappies_mari 10 Aprile 2015 at 19:20

Come al solito Simo venderesti ad un fruttivendolo un casco di banane! Mi hai convinta non solo a volere la serie TV ma a leggere i libri (se non sbaglio dovresti passarmi qualcosa..)
Comunque dal tuo racconto mi sembra di ritrovare un fumetto che negli ultimi anni ho apprezzato tantissimo, Vampire Knigh, con yuki, zero, kaname… Un gioiellino!!!
Bravissima!

Reply
Sam
Sam 16 Aprile 2015 at 21:54

Addirittura! Io non sono così sicura di questa capacità che tu mi attribuisci.

Benissimo, il punto è leggere i libri! E sì, spero sempre di convincere le persone a farlo, anche perché quelle che ho convinto ne sono state felici.
Sì, te li passo.

Oh, sì, conosco, non benissimo, Vampire Knight!

Grazie! :-*

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