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Dai Film ai Telefilm Rubriche & Esclusive

Il Telefilm che Vorrei: Ghostbusters

Quando ero ragazzina, più o meno tra gli 11 e i 13 anni, ho avuto delle fisse cinematografiche che già all’epoca denotavano una certa predisposizione all’amore per la settima arte. Mia madre mi diede spesso della mica normale ed effettivamente non aveva tutti i torti (per fortuna ero bravissima a scuola e quindi compensavo…). In sostanza, per un periodo variabile di alcuni mesi, ogni sacrosantissimo giorno, alla stessa benedettissima ora (dopo i compiti, generalmente), mi avviavo verso lo scaffale dei VHS, prelevavo il medesimo film, lo inserivo nella bocca del videoregistratore, facevo partire il rewind veloce fino allo scatto e me lo gustavo ogni volta come fosse la prima. Di quei film, quasi tutti ovviamente registrati dalla messa in onda televisiva (perché le videocassette originali costavano e non poco), conoscevo a memoria ogni sillaba di ogni battuta di ogni personaggio. Persino della comparsa più inutile di Belle di Once Upon A Time (dopo mesi mi pare anche ovvio). Addirittura la durata delle pause pubblicitarie era ormai marchiata a fuoco nel mio cervello, tant’è che le mie dita ormai schiacciavano in sequenza i pulsanti FF-PLAY in maniera autonoma. Le pellicole, poi, erano talmente logorate dalla mia pazzia che in alcuni punti i film diventavano in bianco e nero e/o a volte muti.

C’è stato il periodo “Robin Hood – Principe dei ladri” (quello con Kevin Costner, del 1991), il periodo “L’Attimo Fuggente” (1989 – complice soprattutto una mia cotta adolescenziale per Ethan Hawke) e il periodo “Il Corvo” (il primo e per me l’unico! Ovvero quello del 1994, con il meraviglioso Brandon Lee).

  

Prima di tutti questi, però, c’è stato lui…il mitico periodo “GHOSTBUSTERS” (quello che mia madre si ricorda più di tutti gli altri). Adoravo quei quattro cazzoni casinisti all’ennesima potenza, un po’ (molto) nerd sfigati e un po’ eroi per caso: il Dr. Egon Splenger (R.I.P. Harold Ramis), cervello del gruppo, l’essenza ultima dello scienziato super secchione dal Q.I. elevatissimo; il Dr. Raymond “Ray” Stantz (Dan Aykroyd), “er patata” della situazione, quello capace ancora di sognare in grande, come un bambino; il Dr. Peter Venkman (immenso Bill Murray), il mio preferito, il donnaiolo impenitente dalla battuta sempre pronta; e infine Winston Zeddemore (Ernie Hudson), l’unico membro del gruppo privo del titolo di “Dottore” ma dotato di un cuore colmo di onestà e coraggio.

In particolare ero ossessionata maggiormente dal secondo capitolo della saga, quello del fiume di melma rosa nelle fogne della Grande Mela, per intenderci…E questa particolare fissa non sono ancora riuscita a spiegarmela dopo vent’anni…Ma andiamo con ordine.

Il concept originale scaturì dalla passione di Dan Aykroyd per i fenomeni paranormali. Complice un articolo riguardante la fisica quantistica e la parapsicologia, il primo abbozzo di quelli che sarebbero divenuti poi gli “Acchiappafantasmi” vide la luce nel 1981 con il titolo provvisorio di “Ghost Smashers”. L’idea iniziale prevedeva che i nostri indagatori del paranormale viaggiassero nel tempo e attraverso altre dimensioni, armati soltanto di “bacchette magiche” e abbigliati con tute molto simili a quelle della S.W.A.T. (niente tute da simil-pompiere e niente zaini protonici). Il regista e produttore Ivan Reitman, che in quel periodo stava collaborando con Dan Aykroyd a un altro progetto, rimase piacevolmente affascinato dall’idea  dell’amico e decise di dedicarsi totalmente al progetto “Ghostbusters”.

Così, nel 1984, uscì finalmente nelle sale il primo capitolo della saga (posizionato al 28° posto nella lista delle migliori 100 commedie made in USA di sempre, secondo un sondaggio del 2000), in cui i nostri eroi si trovavano ad affrontare Gozer il Distruttore, una sorta di malefica semidivinità sumera del 6000 a.C., in procinto di reincarnarsi e tornare sulla Terra con lo scopo di porre fine all’umanità.

Nel sequel (uscito nel 1989) sono passati 5 anni dai fatti accaduti nel primo film: i ghostbusters si sono sciolti perché dalla cattura di Gozer non vi è più stata traccia di fantasmi in città. Peter conduce una trasmissione televisiva sul paranormale, Egon è diventato ricercatore presso The Institute for Advanced Theoretical Research; Ray ha aperto l’Occultoteca, un negozio specializzato nell’occulto, con scarsissimo successo e per arrotondare fa l’animatore per bambini, insieme a Winston, indossando le vecchie divise. Ma una nuova minaccia li costringe ad unirsi di nuovo: il sanguinario tiranno carpatico del XVI secolo Vigo von Homburg Deutschendorf (intrappolato in un dipinto custodito presso un museo cittadino), infatti, sta progettando di tornare sulla Terra con il solo scopo di seminare morte e distruzione.

Come dimenticare il gigantesco Marshmallow Man (frutto della mente di Ray, materializzatosi nella realtà) o la Statua della Libertà inondata di melma rosa-cattura sentimenti che cammina a ritmo di musica tra le strade di Manhattan, incitata da una folla in delirio?! O Slimer, l’indimenticabile botolo-ectoplasma verde mascotte del gruppo, concepito per omaggiare il personaggio in Animal House del prematuramente scomparso John Belushi, amico di vecchissima data di Dan Aykroyd.

 

Cioè ragazzi, io per baracconate come queste mi esaltavo come non mai! E sono convinta che chi ha più o meno la mia età mi capisca bene…

Per questo, se provo a pensare a una serie tv che mi piacerebbe vedere realizzata, i Ghostbusters mi saltano immediatamente in mente. So che di telefilm a tema “soprannaturale” ce ne sono e ce ne sono stati già a bizzeffe, ma sono talmente legata a questi personaggi, vuoi perché fanno parte della mia infanzia, vuoi perché ormai si sono guadagnati un certo posto d’onore nella cultura nerd-pop del XX secolo, che non mi dispiacerebbe affatto una trasposizione televisiva delle loro avventure e, soprattutto, della loro brillante comicità (non è un caso che gli attori provenissero tutti dalla popolare trasmissione televisiva Saturday Night Live).

In realtà, un telefilm made in USA intitolato “The Ghost Busters” andò in onda nel 1975 e ad esso fece seguito il sequel “Filmation’s ghostbusters”, sottoforma di serie animata, che i figli degli anni ’80 come me ricorderanno sicuramente. Il marchio “Ghost Buster”, infatti, apparteneva alla Filmation e ne furono in seguito acquistati i diritti dalla Columbia (per evitare casini legali di copyright sul titolo).

I personaggi presenti in queste produzioni, però, non c’entravano nulla con i Ghostbusters dei due film e anche il cartone animato “The Real Ghostbusters” (ispirato, appunto, da questi ultimi) e prodotto sull’onda del successo cinematografico, si discostava totalmente dall’altra opera di animazione.

Se provo a immaginare quello che vorrei da una serie tv sui miei beniamini, la prima cosa che mi viene in mente è che mi piacerebbe che la storia partisse dalla nascita dell’amicizia tra i tre dottorandi. Ad esempio, in un’ipotetica prima stagione, metterei in scena una sorta di prequel che mi racconti Egon, Peter e Ray studenti squattrinati all’ultimo anno di università, alle prese con le loro bizzarre ricerche, la progettazione dei primi zaini protonici (Mai incrociare i flussi!), con le prime esperienze nel campo dei fenomeni paranormali e, perché no, il loro rapporto con l’altro sesso: conoscendo l’imbranataggine di Ray, l’apparente indifferenza di Egon nei confronti del genere femminile e il fare da Casanova di Peter, sono certa che di siparietti divertenti ne salterebbero fuori. Questo per “svecchiare” un pochino i protagonisti (con tutto il bene che posso volere agli attori originali, non erano né giovani né fighi…eh eh eh) e per avvicinare un target di pubblico che dei Ghostbusters non ha mai sentito parlare.

Non mi piacerebbe però una comedy pura, ma una buona serie-tv in cui ironia (preferibilmente non banale o sciatta), avventura e, perché no, sentimenti genuini si bilanciassero in maniera perfetta.

Come struttura non dovrebbe essere un procedural (li odio!), ma concepita allo stesso modo di Sleepy Hollow, Fringe o Supernatural, ovvero con ogni stagione caratterizzata da una forte trama orizzontale, arricchita dal “caso del giorno” episodio dopo episodio.

Invece che negli anni ’80, ambienterei le vicende nella prima metà degli anni ’90: primo, perché amo le ambientazioni vintage ben curate (alla The Americans, per intenderci) e di serie tv ambientate in quegli anni, se non sbaglio, non ce ne sono; secondo, per la totale assenza di quella tecnologia moderna (smartphone, navigatori, internet, robotica avanzata, ecc…) che renderebbe le avventure dei nostri eroi “troppo facili” e noiose; terzo, perché da amante del genere Grunge (che iniziava ad affermarsi sulla scena musicale proprio in quegli anni), la colonna sonora, a cui concederei molta importanza e cura, mi farebbe sicuramente impazzire.

Cioè per dire, immaginatevi il famosissimo Ghostbuster Theme (scritto da Ray Parker Jr), riarrangiato in chiave Rock-Grunge, piazzato come sigla…Per me sarebbe una figata assurda!

Inoltre, con gli effetti speciali disponibili al giorno d’oggi (senza abusare della Computer Grafica, però!) i risultati sarebbero davvero interessanti.

Insomma…per una come me, un po’ nostalgica e un po’eterna bambina, sarebbe davvero un sogno che si realizza. Soprattutto dopo i rumors circolati negli ultimi due anni su un imminente terzo capitolo della saga di cui, ahimè, non si è saputo più nulla di concreto.

Detto questo…

 

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LuigiT

1 comment

gnappies_mari 20 Aprile 2015 at 00:26

Ragazzi i ghostbusters!!! Pure io ne sono stata ossessionata per un certo periodo della mia adolescenza!! E anche il cartone mi è sempre piaciuto! Una serie TV? Ovviamente la vorrei! E come dici tu grande trama orizzontale e piccole storie per ogni puntata che si uniscono in un quadro più complesso!
Ottima idea!!

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