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Rubriche & Esclusive

“Il Posto Di Una Donna E’ Nella Resistenza” – Women’s March

Eccoci di nuovo qui, a parlare di un momento storico fondamentale. Sembra ieri che ci siamo ritrovati a prendere spunto dalle nostre serie e personaggi di esse che preferiamo, per parlare e rendere omaggio alla storica decisione della Corte Suprema americana di rendere legali i matrimoni gay in tutto il Paese.
Quei giorni sono sembrati luminosi e pieni di speranza per un futuro migliore. Purtroppo, un anno e mezzo dopo, siamo di fronte a nuovi tentativi di denigrare l’importanza dei diritti civili delle donne e di tutte le altre minoranze, nonché a nuove ondate di misoginia, omofobia, razzismo.

Ancora una volta, però, dinanzi a tutto ciò in tutto il mondo si sono levati, visibili, addirittura in prima linea, o mimetizzati nella folla, gli interpreti delle nostre serie e dei nostri personaggi preferiti per ergersi e dare voce al popolo, con il popolo e per il popolo.
Come facemmo nel 2015 per la sentenza sulle unioni matrimoniali, così oggi ci troviamo di nuovo a voler rendere omaggio a questo movimento mondiale che non si oppone soltanto a Trump, ma all’intera ondata di disprezzo, odio e isolazionismo che percorre le nostre società e che ricorda a persone come il neo Presidente americano che c’è qualcosa per cui si combatterà strenuamente: i nostri diritti, la solidarietà reciproca. Loro vogliono dividerci, noi vogliamo essere uniti.
E, anche questa volta, lo facciamo proprio con l’argomento che ci è congeniale, ovvero le nostre serie tv, i film, i personaggi che preferiamo, ispirati dalle donne e dagli uomini che li interpretano che sabato (a Washington, Los Angeles, Londra, in Scozia e in ogni altra parte del mondo) hanno sfilato e preso la parola.

Lasciateci dire cosa pensiamo. QUESTO NON RIGUARDA LA POLITICA. Certamente non nella concezione più comune del termine. Le marce, le proteste pacifiche, le parole, le voci, i discorsi, non riguardano la politica. Le ideologie, i valori, le richieste, le lettere, le speranze, le paure, non riguardano la politica. QUESTO ARTICOLO non riguarda la politica. LORO non erano lì giorni fa, per le strade di tutto il mondo, per protestare contro uno schieramento politico, non erano insieme per un colpo di Stato né per inneggiare alla violenza; NOI non siamo qui oggi per imporre il nostro credo politico, per parlare di strategie militari e gestioni di governo. Se loro hanno usato la loro voce, come noi adesso stiamo usando le nostre parole scritte, NON è per ragioni politiche, non è perché qualcuno ha perso mentre qualcun altro ha trionfato, non riguarda la destra o la sinistra, i Repubblicani o i Democratici, non riguarda l’America, o l’Italia, o il Regno Unito, riguarda esclusivamente l’umanità, nella sua forma più totale, assoluta, fraterna, eguale, pura. Siamo qui per parlare di diritti inalienabili, di differenze che dovrebbero essere ormai inconcepibili e lontane anni luce dalla nostra civiltà, siamo qui per difendere quelle che dovrebbero essere le basi di questa nostra civiltà: il rispetto, l’uguaglianza, l’accettazione, la libertà di espressione, tutti quei valori e quei diritti che ci rendono diversi dalla peggior razza dei selvaggi [“Fatti non foste a viver come bruti // ma per seguir virtute e conoscenza”] , quei diritti che dovrebbero essere innati come la nostra facoltà di linguaggio ma che, proprio come quest’ultima, vanno alimentati ed educati in un ambiente civile e acculturato che oggi purtroppo ancora non abbiamo, non in maniera universale. Quindi che sia ben chiaro che le parole che seguiranno di Ashley Judd, quelle che già abbiamo ascoltato di Meryl Streep, quelle pronunciate da Scarlett Johansson, America Ferrera, Kerry Washington, Natalie Portman, NON SONO messaggi politici, non sono inviti alla violenza o all’odio, non sono lezioni su come sedere sul carro dei vincitori e governare un Paese con autorità, potere ed egocentrismo, no, QUESTE SONO SOLO PAROLE che intendono smuovere le coscienze e aprire gli occhi, parole che chiedono, pacificamente, di comportarci semplicemente come essere umani, parole che esigono finalmente un’uguaglianza che ancora non esiste, parole che difendono la Storia che è stata e quella che sarà, parole che domandano a chi dovrebbe essere il nostro modello, a chi dovrebbe essere il nostro rappresentante e la nostra guida, di essere degno di questo rispetto perché, come ha espresso la divina Meryl Streep nel suo discorso ai Golden Globes, se chi ha il potere ha anche la libertà di bullizzare, offendere e mancare di rispetto, allora tutti gli uomini comuni si sentiranno in diritto di fare la stessa, identica cosa, senza alcun timore, senza alcuna riserva. Questa non è educazione alla politica, questa è educazione all’umanità.

Per questo motivo abbiamo deciso che, seguendo l’esempio degli e delle interpreti dei nostri show preferiti e ispirandoci a loro e ai loro personaggi, volevamo unirci a questa voce tonante che si è levata.


Quando è stata avanzata la proposta di creare un articolo di notevole importanza sociale, ho aderito subito con grande entusiasmo, perché la disuguaglianza di genere – in questi giorni così apertamente minacciata da non permettere più a nessuno di disinteressarsene -, insieme a tutti gli altri esempi di discriminazioni e una generale sensazione di angosciante e progressiva svalutazione di quelli che sono i diritti umani di base, sono questioni che mi stanno particolarmente a cuore da sempre. Ho gioito immensamente, nel 2015, quando la Corte Suprema ha enunciato la decisione storica che ha colorato di arcobaleno gli edifici di tutto il mondo, soprattutto quando la stessa possibilità (più o meno) è stata introdotta anche nel nostro Paese, togliendo finalmente l’Italia dalle brume del Medioevo che stentava a lasciare.
Il mio primo pensiero è andato subito a Stana Katic, non tanto, come potrebbe sembrare (ed è così, in un certo senso), perché colgo ogni occasione di parlare di lei, ma perché la sua adesione appassionata e senza mezze misure a questa particolare tematica sociale – che si auspica essere universale – è uno dei motivi per cui la ammiro profondamente e apertamente. Non viceversa.

Stana non ha mai perso occasione di dichiararsi a sostegno delle legittime lotte per l’uguaglianza femminile, come quando ha fatto sentire pubblicamente la sua voce per dare il suo contributo nella campagna contro il vergognoso modus operandi hollywoodiano (e generale) di corrispondere salari più bassi alle donne, come abitudine culturalmente e acriticamente accettata “perché funziona così”, esprimendosi in una semplice, e per questo ancora più efficace, dichiarazione:

 I think you pay people based on their work and not based on gender. It’s that simple”
[Penso che si debbano pagare le persone in base al loro lavoro, non al loro sesso]

Ha sempre anche tenuto a sottolineare più volte e con grande chiarezza, senza lasciare spazio a incertezze, la sua indiscussa stima per le Donne, che lei considera intrinsecamente forti, tutte. È un’affermazione notevole, che dimostra con vigore quella “sorellanza” che sarebbe auspicabile avvenisse finalmente tra noi (sorellanza fatta di sostegno, collaborazione, partecipazione e non divisione o competizione), e che dimostra inequivocabilmente il motivo per cui Stana ha un nutrito e fedele seguito femminile, irremovibile e irriducibile, pronto a sostenerla quando necessario, come dimostrazione di solidarietà fattiva. Un fan sente quando il rispetto sgorga intimamente genuino e si palesa su vari livelli ed è pronto a ricambiare con la stessa convinzione e dimostrazione di stima.

 

[Una protagonista femminile forte? Non riesco a immaginare una donna essere qualcosa di diverso] [Conosco solo donne forti. Penso che le donne siano intrinsecamente forti.]

Nell’evento mondiale della Women’s March dello scorso 21 gennaio, Stana ha fatto sentire la sua voce forte e chiara a sostegno di chi stava combattendo la battaglia che ci accomuna tutte. Il mattino della marcia ha infatti postato su Instagram una riflessione sull’importante e necessario ruolo delle donne nel mondo, che portava la firma di Ban Ki-Moon, ex Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Le Nazioni con una maggiore uguaglianza di genere hanno una più cospicua crescita economica. Le aziende con più donne nel loro organico hanno entrate più elevate. Gli Accordi di Pace che comprendono donne hanno maggiore successo. Parlamenti in cui la presenza di donne è più elevata si occupano di un più alto numero di questioni: salute, educazione, anti-discriminazione, aiuti all’infanzia.

A questo messaggio ispirato, autorevole e possente, ha poi fatto seguire una risposta a una fan, per approfondire e specificare un concetto fondamentale, e non così semplice da afferrare.

Non si tratta di inneggiare a una supremazia femminile, che ribalti la supremazia del cosiddetto “patriarcato”. È una sorta di inganno nel quale sarebbe facile cadere, quando invece si deve uscire dalla logica di “predominanza” di una parte ai danni dell’altra. Si tratta di integrare le due energie ugualmente presenti e necessarie nel mondo (e in noi), in un modo che sia armonioso e rispettoso e che rigetti l’attuale paradigma dicotomico, fatto di opposizione di forze, belligeranza, dominio, vittoria/sconfitta. È necessario farlo per “ottenere un equilibrio generale che provveda a un futuro sostenibile e prospero per tutti“, secondo le sue parole. Non si tratta quindi, ed è importante ripeterlo, del solito schema di opposizione di forze, in cui uno dei due contendenti risulta vittorioso a discapito dell’altro, in una lotta infinita, ma dell’auspicio di una fusione omogenea, nella comune appartenenza al genere umano, indiviso.

Parlando di forza femminile in qualche modo associata a Stana Katic, che è già un binomio perfetto, – e tornando quindi nel familiare terreno dei telefilm -, non si può chiaramente non citare uno dei personaggi da lei interpretati (IL personaggio, per quanto mi riguarda) che più di tutti, nel passato recente (o eterno presente, non smetterà mai infatti di trasmettere il suo messaggio sempre attuale), ha rappresentato un modello femminile autorevole ed esemplare, e cioè Kate Beckett.
Kate Beckett è simbolo di una donna imperfetta, tenace, emancipata, che è sempre stata certa di avere la possibilità di diventare qualsiasi cosa avesse voluto (così le è stato insegnato dalla madre, sua prima maestra di vita e fonte di ispirazione), riuscendo nel suo intento grazie alle doti personali di perseveranza, integrità e onestà intellettuale, unite a un lavoro continuo e indefesso, all’impegno per un costante miglioramento e all’innata aspirazione alla giustizia.
Kate Beckett ci ha insegnato che le donne possono aspirare a ricoprire ruoli di potere, che possono arrivare a farlo grazie alle qualità individuali e all’impegno profuso e che non devono essere necessariamente messe di fronte alla scelta, in qualche modo svilente, di costruire una famiglia o perseguire la carriera desiderata. Una o l’altra. Dentro o fuori.
Ci insegna inoltre che per farlo le donne non devono per forza trasformarsi in uomini. E non solo nel senso più scontato (se pur presente) di rimanere esteriormente femminili (cosa che sappiamo riuscirle benissimo), ma, in sostanza, di non diventare una macchina da guerra ossessionata dalla carriera, senza che ci sia spazio per altro che non la propria ambizione, al cui altare sacrificare il legittimo desiderio di avere un compagno e una famiglia. In questo Kate Beckett ha avuto l’enorme fortuna di trovare un partner, nel lavoro e nella vita, che è stato in primo luogo un suo fervente sostenitore, e che l’ha accompagnata nelle sue scelte, dandole lo spazio per volare, invece che tarparle le ali. Richard Castle è l’esempio di uomo che non solo ogni donna dovrebbe avere accanto (come ripeto sempre, indulgendo negli occhi a cuore), ma di cui la società dovrebbe essere popolata.

 

[“Katie, quando crescerai potrai essere tutto quello che vuoi.”
Io volevo semplicemente essere lei, volevo fare la differenza.]

[Io non oltrepasso la linea. Io mi ci metto sopra.
Continuerò a lottare per quello che è giusto, non per quello che è facile]

Anche noi, con la Women’s March e tutte le altre marce o occasioni che verranno, vogliamo far sentire la nostra voce, a qualsiasi livello, e lotteremo per quello che è giusto, anche se non sarà la strada più facile, perché  ce l’ha insegnato un personaggio di enorme levatura morale (se pure non perfetto), che non smetterà mai di ispirarci e motivarci.

Syl

 

 

“I was not aware that you were fighting a war, ma’am.”

“Because you are not a young woman, Duke.
And no one, I suspect, tells you what to do.
But I have to prove my worth every single day.
And I cannot do it alone.”
Victoria

(da “Victoria”, serie tv scritta da Daisy Goodwin e interpretata da Jenna Coleman, presente alla Women March a Londra, il 21/01/2017)

Siamo nell’800. Siamo in un’età in cui la donna resta ancora in disparte, un’età in cui la sua volubilità diventa un’arma per i suoi detrattori e la sua sensibilità una debolezza per coloro che desiderano controllarla. Daisy Goodwin ha recentemente caratterizzato questa donna e il suo nome è Victoria, la Regina Victoria. Le parole all’inizio del mio pezzo ritraggono una condizione così lontana nel tempo eppure così vicina, così simile a ciò che nei giorni passati è stato detto, a ciò che ancora si dirà finché non vedremo davvero il cambiamento che cerchiamo. Noi donne siamo costantemente in guerra. Contro i potenti ai cui occhi siamo invisibili; contro gli uomini che cercano di manipolarci e controllarci con la forza, che credono di poter prendere ciò che gli spetta, che pensano sia sempre colpa nostra, perché siamo troppo provocanti o non abbastanza, perché siamo troppo dirette o troppo timide, perché alziamo la voce o non la usiamo affatto, perché siamo contraddittorie o troppo testarde; inoltre, a volte le nostre battaglie più dure le combattiamo contro noi stesse, contro chi dovrebbe essere il nostro miglior alleato. Ma QUESTO aspetto della nostra guerra sta cambiando, lo sapeva Victoria che non intendeva rinunciare a nessuna delle sue “ladies in waiting” per favorire un governo di uomini, lo sa Ashley Judd che sabato scorso è stata una guerriera e ha parlato di fronte a milioni di donne e uomini come un leader che guida il suo esercito di soldati in una battaglia che non ha confini, soldati disarmati che scendono in campo con la sola forza della voce, con il potere delle parole, ma soprattutto con la consapevolezza di non essere soli questa volta. “I cannot do it alone”, Victoria non poteva farcela senza le sue alleate; Ashley Judd apre il suo discorso salutando le strade ricolme di vita di fronte a sé e portando loro il messaggio di una giovane donna, a cui unisce poi il suo coraggio, la sua indipendenza, la sua voce sdegnata, arrabbiata, combattiva, giusta… “sporca”.

“My name is Ashley Judd and I am a feminist. And I want to say hello to Independence Avenue in the back, all the way down to 17th Street, and I bring you words from Nina Donovan, a 19-year-old in Middle, Tennessee. She has given me the privilege of telling you what she has to say: I am a nasty woman. I’m as nasty as a man […] whose words are a distract to America. Electoral college-sanctioned, hate-speech contaminating this national anthem. […]”

E proprio come la “nostra” Victoria dell’800, Ashley Judd spinge al limite la sua voce, espone il suo cuore con quanta più passione possegga, si mostra di fronte a noi con estrema onestà per rivelarci una triste verità: non è cambiato molto rispetto alle pagine più buie del nostro passato, la storia non è stata magistra vitae ma continua a ripetersi, sotto mentite spoglie, per non farsi riconoscere. Ed è questo che la Judd e TUTTE LE DONNE E GLI UOMINI presenti alle marce in tutto il mondo hanno cercato di fare, hanno fatto cadere la maschera, hanno squarciato il “cielo di carta” e ci hanno mostrato CHI adesso è a capo “del mondo libero”, chi ha il potere di plasmare l’opinione comune e convincere in questo modo che esistono differenze, livelli, classi sociali, caste, e che a seconda di esse l’umanità deve essere catalogata. A LUI, Ashley Judd rivolge le sue parole, a lui e a ciò che rappresenta. La schiavitù esiste ancora ma adesso è legalizzata e razionalizzata, il nazismo esiste ancora ma adesso indossa un parrucchino e non un baffetto; le camere a gas esistono ancora ma adesso sono rappresentate da una società che etichetta e condanna i colori di un arcobaleno, spingendo addirittura al suicidio come ultima soluzione. Le donne ancora oggi sono considerate “sporche” ma non lo saranno mai quanto il razzismo, la misoginia, l’omofobia, la supremazia dei bianchi, l’ignoranza, l’ineguaglianza.

I am not as nasty as racism, fraud, conflict of interest, homophobia, sexual assault, transphobia, white supremacy, misogyny, ignorance, white privilege […] . Yeah, I’m a nasty woman — a loud, vulgar, proud woman. I’m nasty like the fight for wage equality. […] Why is the work of a black woman and a hispanic woman worth only 63 and 54 cents of a white man’s privileged daughter? This is not a feminist myth. This is inequality. So we are not here to be debunked. We are here to be respected. We are here to be nasty.”

In quanto attrice [e che attrice!], Ashley Judd (citando Scarlett Johansson) si sofferma su uno dei tanti esempi di diseguaglianza tra i sessi, vale a dire il compenso minore che una donna riceve per un lavoro che nella stessa misura e modalità, viene ricompensato maggiormente a un uomo. Perché il lavoro di una donna vale meno di quello di un uomo, perché il colore della pelle ancora oggi condiziona l’opinione comune al tal punto da valere concretamente di meno rispetto alla razza predominante, a quella che una volta era considerata la razza “ariana”, la razza pura? “Questo non è un mito del femminismo, questa è ineguaglianza. […] Siamo qui per essere rispettate”. Fraintendere queste parole sarebbe quasi impossibile. CHIEDIAMO RISPETTO. CHIEDIAMO UGUAGLIANZA. Per noi e per tutte le minoranze ancora oltraggiate da una società capace delle più grandi opere di altruismo e al tempo stesso dei peggiori massacri.

“ I am unafraid to be honest. It may sound petty bringing up a few extra cents. It adds up to the pile of change I have yet to see in my Country. I can’t see. My eyes are too busy praying to my feet hoping you don’t mistake eye contact for wanting physical contact. Half my life I have been zipping up my smile hoping you don’t think I want to unzip your jeans. I am unafraid to be nasty because I am nasty like Susan, Elizabeth, Eleanor, Amelia, Rosa, Gloria, Condoleezza, Sonia, Malala, Michelle, Hillary! […]
So if you are a nasty woman, or you love one who is, let me hear you say, hell yeah.”

Ma il cambiamento è possibile. Tutte quelle persone, indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla religione, dalla nazionalità, erano lì insieme, unite, provenienti da esperienze e vite diverse, da background e passati differenti, ma in quel momento erano tutti uguali, e la ascoltavano, ascoltavano la preghiera di Ashley Judd, il suo inno di battaglia, il suo incitamento all’indipendenza e alla lotta pacifica per i NOSTRI DIRITTI FONDAMENTALI [Girls just wanna have FUNdamental human rights, “gridavano” i cartelloni per le strade] e si stringevano in una guerra che ci vede alleati nella cultura, nella giustizia, nell’umanità.

https://youtu.be/EXSN-HHowhc

 

Una DONNA può essere tutto ciò che desidera, senza chiedere il permesso, senza dover rispettare i limiti che una società maschilista le impone. Non esistono ruoli maschili e ruoli femminili, non più, accettatelo. Non tutti forse ricorderanno che Ashley Judd è stata protagonista di una serie tv nel 2012, la sfortunata Missing, uno show spy-drama in cui la ABC non ha creduto [welcome to the club, enjoy your stay] ma che mostrava come protagonista una donna che sceglie, di volta in volta, chi voler essere: una spia, una moglie, una madre disposta a tutto per salvare suo figlio, un’amica, un’amante, una ribelle. Nei panni di Becca Winstone, Ashley Judd poteva “giocarsela” ad armi pari con le migliori spie e i migliori agenti segreti sulla piazza, perché era inarrestabile, perché non aveva limiti e confini entro cui rimanere, perché spettava esclusivamente a lei decidere della sua vita e nessun uomo avrebbe mai potuto influire sulle sue decisioni.

Rebecca Winstone era a suo modo una supereroina, certamente lo era agli occhi di suo figlio. Ma Ashley Judd non era l’unica supereroina presente a queste marce sabato scorso.

Noi addicted sappiamo bene di aver subito un’invasione. In realtà si tratta più che altro di un’ondata di caratteri e personaggi che abbiamo volontariamente invitato nella nostra quotidianità e che adesso ne hanno preso possesso. Loro provengono da un mondo diverso, più “antico”, quello della carta stampata, dei disegni, dei fumetti, ma adesso hanno preso corpo, tridimensionalità, vita, e sono scesi in campo al nostro fianco, sono diventati parte imprescindibile della nostra routine, ma più di tutto si sono rivelati portatori di un messaggio di cui abbiamo disperatamente bisogno. Alzi la mano chi non segue almeno una serie tv sui supereroi. Chi preferite, Marvel o DC? Lasciate stare la risposta, non conta, perché il 21 Gennaio del 2017, i loro interpreti hanno fatto proprie le lezioni che i loro personaggi hanno insegnato e sono diventati veri eroi, il cui unico superpotere risiede nella loro voce, nel coraggio di marciare coi piedi ben ancorati a terra senza aver bisogno di volare “up up and away”, nella volontà di essere soltanto uno tra i tanti, annullando qualsiasi differenza tra noi e loro.

Melissa Benoist ha “indossato” parole ben più importanti di una “S” e in quel momento ha dimostrato al mondo cosa significa ESSERE “Supergirl” e non soltanto interpretarla. Come anche la sua collega ma soprattutto amica Chyler Leigh aveva fatto nel suo piccolo, pochi giorni fa, con un messaggio trasmesso tramite un post su Instagram, Melissa Benoist ha sfoggiato il suo sorriso più semplice e luminoso e ha sposato la storia e la mitologia alle spalle del suo iconico personaggio per mandare un messaggio chiaro e deciso al Presidente di quella Nazione che merita di meglio: “Non provare ad afferrare la mia vagina, è fatta d’acciaio”. Per chi avesse ancora dubbi sul perché ci sia BISOGNO che una serie come “Supergirl”, che strutturalmente ha senza dubbio le sue debolezze, vada in onda, io consiglierei vivamente di vedere questa foto, di leggere le parole che sia la Benoist che la Leigh hanno scritto, di accendere la tv e VEDERE che razza di uomo sia al potere e poi rendersi conto di quanto fondamentale sia la speranza che quei personaggi, ma soprattutto quelle donne, diffondono oltre lo schermo, la stessa speranza che ha portato milioni di persone per le strade, la speranza di un futuro che può ancora cambiare perché persone del genere ci permettono di crederci.

E dall’altra parte della strada e della tv, troviamo altre due supereroine, appartenenti al mondo MARVEL questa volta, ma che non sono mai state così simili alle loro colleghe della DC. Chloe Bennet e Natalia Cordova, rispettivamente Daisy Johnson (Quake) ed Elena Rodriguez (Slingshot) nella serie Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D., hanno vissuto questa esperienza fianco a fianco, riconoscendosi addirittura come “sorelle” (come la Rodriguez ha sottolineato nei suoi video in diretta su Instagram), ma soprattutto lottando insieme a ogni passo per la missione più importante che possano mai affrontare. Portando con sé le idee, i pensieri e la forza di Frida Kahlo, Natalia Cordova ha compiuto ogni passo nella piena consapevolezza di quella che è la vera forza delle donne, ossia non essere più costrette a scegliere tra l’essere potenti e l’essere amate e accettate, perché adesso possono avere tutto e nello stesso momento; al suo fianco Chloe Bennet è stata sopraffatta dall’emozione di vivere questo momento accanto a uomini e donne provenienti da tutto il mondo, così apparentemente diversi eppure così simili nella nostra unica umanità. E come la stessa Bennet ha detto, “questo è soltanto l’inizio”.

 

Vorrei inoltre mostrarvi altri volti presenti alla marcia, questa volta a Chicago, e si tratta proprio dei protagonisti delle diverse serie tv facenti parte del franchising creato da Dick Wolf, ossia “Chicago Fire”, “Chicago PD e soprattutto in questo caso, “Chicago Med”. Tramite i social network dell’attrice Torrey DeVitto (Natalie Manning in “Chicago Med” ma anche Melissa Hastings in “Pretty Little Liars”), i membri del cast dello show si sono rivelati ancora una volta una vera famiglia, unita e sulla stessa lunghezza d’onda anche nella vita, oltre il set, oltre i loro personaggi e le storie che interpretano. Al di là della caserma 51, del team dell’Intelligence e dello staff dell’ER del Chicago Med, i veri eroi quel giorno sono stati proprio loro: Torrey DeVitto, Sophia Bush, Monica Raymund, Patti Murin e al loro fianco, le loro straordinarie controparti maschili, “i campioni” di cui parlava Natalie Portman e quindi Nick Gehlfuss, Colin Donnell, Oliver Platt, Brian Tee e Joe Minoso, determinati tanto quanto le “loro” donne, a combattere, a gridare, a inneggiare alla libertà e all’uguaglianza con la voce, con i cartelloni, con le magliette e con i passi compiuti verso un futuro migliore.

Da Telefilm Addicted, da donna, da essere umano, io oggi SONO FIERA di essere stata quantomeno testimone di questo evento, di essere fan di uomini e donne che combattono al mio fianco, sul mio stesso livello, che credono in un mondo per cui vale la pena lottare e che così facendo restituiscono anche a me quella fiducia nel prossimo che inutili sentimenti di estremo nazionalismo avevano cercato di portarmi via. E a chiunque dica che queste marce non hanno importanza, che non cambieranno nulla e che sono solo movimenti inutili, io rispondo: dicevano che non avremmo mai potuto votare, dicevano che non eravamo tagliate per un posto al comando, dicevano che non ce l’avremmo fatta senza un uomo. EPPURE SIAMO QUI, siamo unite e siamo più forti che mai. Il cambiamento è POSSIBILE, il tempo scorre sempre in avanti e mai indietro e ogni tiranno è destinato a piegare il capo sotto il potere della libertà di parola. QUESTE MARCE CONTANO. NOI CONTIAMO.

WalkeRita

 

In genere mi astengo dall’impegnarmi in qualsivoglia discussione a sfondo politico, non per paura di espormi ma perché non essendo un’esperta, ma soltanto una persona che si limita a documentarsi più o meno sommariamente grazie all’aiuto dei media, voglio evitare di incorrere in errori grossolani dettati dalla cattiva informazione.
Quest’oggi, in occasione di questo pezzo corale dedicato alla Women’s March, ho deciso di fare un’eccezione e non solo perché si tratta di una manifestazione a favore di una categoria alla quale appartengo, anzi, proprio il contrario.
Mi sembra il caso di iniziare con un antefatto che è, in buona sostanza, una doverosa premessa.

A fine Luglio sono emigrata in Irlanda in maniera definitiva e mi sono trovata finalmente a riflettere su cosa davvero significasse far parte di una minoranza, seppure in un Paese benedetto da questo punto di vista.
Ho la fortuna di lavorare in un’azienda che sarebbe riduttivo definire multietnica, un’azienda che ha fatto della diversità il suo cavallo di battaglia.
Vivo in un Paese anglofono, eppure camminando per strada le voci che risuonano intorno a me parlano di terre lontane, del mare e del sole spagnoli, dei pigri paesaggi della Provenza, della rumorosa giovialità dei Brasiliani, dei gelidi venti dell’est Europa e anche del costante calore del nostro popolo… una culla culturale di incredibile rarità che mi sta arricchendo giorno dopo giorno con la varietà dei suoi costumi e delle sue peculiarità.
E proprio il far parte di una minoranza in un Paese in cui questa cosa non rappresenta un peso, un elemento castrante, ma un semplice dato anagrafico, mi ha fatto capire quanto sia stupido e limitante astenersi dal combattere le battaglie che non sono tecnicamente nostre.
L’ascesa al potere di Trump mi ha fatto sentire chiamata in causa in più di una maniera, sia in quanto donna, sia in quanto emigrata, sia in quanto dipendente di una società che basa la fetta più cospicua del suo giro di affari su alcune delle più grandi società americane.

Il mio ringraziamento in questa giornata non va tanto alle donne che si sono unite alla protesta, per quanto indomite e numerose possano essere state. No, il mio pensiero va soprattutto a loro, quegli uomini che, nonostante la protesta “non li riguardasse” (e metto quest’espressione volutamente fra virgolette, perché ognuno di loro è figlio, fratello, marito, padre o anche semplicemente amico di donne sicuramente meravigliose, che hanno influenzato la loro vita in maniera positiva) sono scesi in campo al nostro fianco per protestare, per appoggiarci, per farci sentire che il fatto di essere una minoranza non sta automaticamente a significare che siamo sole.
È questo il carattere meraviglioso e assolutamente sorprendente che questo evento ha assunto: quella che doveva essere una marcia e un movimento dedicato alle sole donne ha travalicato i suoi stessi confini ed è arrivato ad assumere i connotati di una protesta globale e totalizzante, in cui tutte le minoranze hanno alzato la testa, si sono prese metaforicamente e fisicamente per mano e hanno formato un muro impenetrabile contro i soprusi e le ingiustizie.

Gay, immigrati, donne e via dicendo si sono uniti e hanno fatto fronte compatto di fronte a quella che, senza voler essere eccessivi, rappresenta una delle più grandi minacce alla libertà individuale e al diritto di essere diversi degli ultimi cinquant’anni.

Molti degli uomini più amati del panorama telefilmico non hanno perso l’occasione per manifestare apertamente il loro sostegno, a partire da Ian McKellen, che vince probabilmente il premio per l’utilizzo più brillante e incisivo di un meme come cartello di protesta.

Anche Miguel Angel Silvestre, interprete di Lito nella celebre serie “Sense 8”, è sceso in strada per sostenere i diritti delle donne.

L’attore non è nuovo a questo genere di tematiche: Lito, il personaggio a cui presta il volto nell’acclamato prodotto Netflix, è infatti un attore omosessuale che si vede costretto a nascondere la sua vera natura e, una volta rivelatala, viene messo al bando e fustigato sulla pubblica piazza da quelle stesse persone che prima lo idolatravano.

Il conflitto interno dell’uomo ha dato vita a una delle scene più toccanti e intense dello speciale di Natale, che mi sento di riproporvi in quanto la trovo quanto mai appropriata a sottolineare il quadro che sto goffamente cercando di tracciare in questo mio intervento.

https://www.youtube.com/watch?v=7eqB962eMtE

Non poteva mancare all’appello Jack Falahee, che all’epoca della censura delle scene di sesso gay fra Connor e Oliver non aveva esitato a criticare aspramente in maniera pubblica il vergognoso comportamento delle emittenti italiane.

Anche in territorio europeo le adesioni non sono mancate: Rami Malek, che si trovava a Parigi per impegni lavorativi, mentre firmava autografi per i fan si è scusato per il poco tempo a loro dedicato, ma ha spiegato che aveva in programma di unirsi alla manifestazione.

Ultimo ma non ultimo il nostro ultimo Dottore, Peter Capaldi, che si è unito alle donne che hanno marciato per le strade di Londra, mostrando loro il suo supporto e il suo calore.

A tutti loro, a tutti quegli uomini che non hanno avuto paura di mostrare la loro solidarietà, il loro sostegno e il loro amore va il mio ringraziamento, perché finché ognuno di noi avrà la forza e la voglia di ergersi a difesa dei diritti degli altri, che ci tocchino o meno in prima persona, saremo così maestosi che niente sarà in grado di abbatterci.

MooNRiSinG

 

Questo il post di Emmy Rossum a proposito della Women’s March. E purtroppo è l’amara verità, che ancora si debba lottare e manifestare e marciare per un qualcosa che ormai dovrebbe essere dato per assodato. Come sempre, però, meglio cercare di vedere il lato positivo delle cose, e in questo caso è la possibilità di assistere a un evento di questa portata e di poter ammirare tante incredibili donne dimostrare il loro valore al mondo. E se si deve parlare di donne forti, beh, per me è imprescindibile dover spendere almeno qualche parola su Fiona Gallagher. Una ragazza che si è fatta carico della sua famiglia sin da piccola, che non si è mai tirata indietro nemmeno di fronte ai lavori più umili e sporchi, nemmeno ai lavori “da uomo”, se questo serviva a mantenere i suoi fratelli; il tutto senza mai svilirsi, né rinunciare al rispetto che le è dovuto. Una donna che è caduta, che è stata piegata dalla vita ma mai spezzata e che ha sempre saputo rialzarsi e rinascere ancora più forte. Tuttavia, Fiona è anche purezza e fragilità e non si vergogna di mostrarsi con le sue debolezze, di esporre i suoi lati più intimi, senza vergogna, e per questo andrebbe ancora più ammirata.

Ci stanno convincendo che per essere all’altezza degli uomini dobbiamo diventare come uomini, svilire il nostro essere donne e nascondere ciò che ci rende “il sesso debole” per poter essere prese sul serio, diventare infallibili e inattaccabili; ma cosa c’è di più umano dell’errore e della debolezza? Ciò per cui centinai di migliaia di persone hanno marciato non era certo una gara di forza tra l’uno o l’altro sesso, ma la volontà di eliminare questo preconcetto e raggiungere finalmente una parità di diritti perché in futuro non ci si debba più porre questioni di genere.

Anche fuori dal set Emmy Rossum dimostra la stessa verve del suo alter ego sullo schermo. Oltre a essere in generale molto attiva nel campo dei diritti civili, ha combattuto per ricevere nell’ottava stagione dello show un compenso almeno pari a quello del suo co-protagonista maschile. Per questo è stata accusata di essere viziata e pretenziosa, di sopravvalutarsi volendosi ergere al pari di un attore di tutto rispetto come William H. Macy che ha ben altra carriera alle spalle e che, a differenza sua, per la stessa serie, ha ricevuto anche più riconoscimenti, di essere insomma una ragazzina che non si accontenta di fama e denaro e che vuole più di quello che le spetti. Alla stessa notizia io ho reagito con le stesse parole di Macy: it’s about fuc***g time! Giusto perché la mia formazione da ingegnere mi spinge a ragionare in termini di numeri, vorrei ricordare che le donne in generale vengono pagate 80 centesimi per ogni dollaro guadagnato da un uomo – E QUESTO E’ DEL TUTTO INACCETTABILE, nonché privo di logica. Il lavoro di una donna ha lo stesso valore di quello di un uomo, soprattutto il lavoro di OGNI donna: trovo quanto mai ridicolo che chi nell’ambito dello spettacolo si dimostri anche solo infastidito da questa situazione venga accusato di lamentele inutili, dal momento che si trova comunque in una condizione di privilegio rispetto ad altri. Che si tratti di centesimi o di milioni DEVE passare il messaggio che – A PRESCINDERE – la cosa sia inaccettabile. Emmy ha avuto un coraggio da leoni nell’avanzare queste “pretese”, perché si è messa contro un sistema ormai radicato da anni e a cui si sono dovute sottomettere anche attrici ben più affermate di lei (Natalie Portman per citarne una…). Emmy è una lottatrice, ma ancora di più ho apprezzato il sostegno che i suoi colleghi le hanno dimostrato, William H. Macy in primis: “She works as hard as I do. She deserves everything” – e con questo mi pare di avere chiarito a sufficienza quale grande uomo sia. Mi sembra giusto ricordare, infatti, che in quella marcia c’erano donne forti, ma c’erano anche grandi uomini, che, non lasciandosi annebbiare dal proprio testosterone, hanno deciso di appoggiare le loro madri, figlie, compagne e colleghe e dimostrare a chi ancora nasconde la testa sotto la sabbia che si marcia uniti, sempre.

“Shameless” infatti era in prima linea non solo con la sua protagonista ma anche con il resto del cast (tra cui Jeremy Allen White, il nostro caro Lip, e Ruby Modine, la new entry Sierra).

– Al

 

Sfrutterò il fatto che “Star Wars” è anche serie tv, grazie a “The Clone Wars” e “Rebels”, per usare questa incredibile storia e sottolineare come l’intera saga abbia presentato delle figure femminili forti, decise, risolute, combattive, fiere, che hanno fondato e guidato la ribellione alla tirannia.
Avevo sei anni quando mio padre mi fece vedere per la prima volta “Star Wars”, quello che da anni e anni, ormai, è “Episodio IV – Una Nuova Speranza”.
La mia prima, vera eroina, dunque, è stata LEI: LEIA ORGANA, Principessa di Aldeeran, uno dei maggiori esponenti dell’Alleanza Ribelle che si opponeva all’oscurantismo dell’Impero Galattico e combatteva per la libertà e la democrazia. Leia era molto giovane, eppure era un agente dell’Alleanza, uno dei suoi leader, una giovane donna decisa, combattiva, coraggiosa, intelligente, a cui nessuno poteva dare ordini che, invece, era solita impartire lei stessa.
E sabato, mentre guardavo commossa tutti i tweet, i video, le foto, ecco apparire i cartelli con Lei, Carrie Fisher nei panni di Leia, nelle più diverse rappresentazioni: un semplice (e bellissimo) primo piano, Leia con il mano un blaster… e la scritta, ricorrente: “Il posto di una donna è nella Resistenza”.


E poi, ecco un tweet con la foto della scaletta delle donne famose che dovevano prendere la parola a Los Angeles ed ecco il nome: Natalie Portman.
La giovane donna che è attrice molto stimata sin da quando era una bambina, ma che è più di questo: è donna in carriera, è moglie, è madre ed è, soprattutto, donna colta e intelligente, che ha usato il cognome della nonna per iscriversi all’Università e prendere una Laurea, nonostante fosse già attrice affermata, che parla svariate lingue e non ha mai taciuto su temi importanti.
L’interprete di un’altra meravigliosa figura femminile ed eroina di “Star Wars”: Padmé Amidala Naberrie, Regina di Naboo a soli tredici anni, in carica per due mandati, e poi Senatrice del pianeta al Senato della Repubblica Galattica. E, non a caso, madre di Leia (già, tale madre, tale figlia).
Padmé Amidala, una delle donne più forti e coraggiose della Repubblica Galattica, bellissima e apparentemente delicata come un fiore, ma in verità forte e indomita, impegnata a battersi senza sosta non solo per il proprio pianeta, ma per la democrazia, per la salvezza della Repubblica, e, poi, una dei fondatori dell’Alleanza Ribelle (nel film non si vede, ma dal romanzo ufficiale ciò emerge piuttosto chiaramente e ci sono, altresì, le scene eliminate che mostrano una parte di tutto questo, anche se come sappiamo Padmé purtroppo non ha visto l’Alleanza nascere ufficialmente e svilupparsi).
Come dimenticare una delle frasi simbolo della saga e di Padmé Amidala?


Chi conosce anche solo un pochino la biografia di Natalie Portman sa quanto lei fosse adatta a dare volto e sembianze a Padmé e infatti sabato lo ha dimostrato ancora una volta, salendo sul palco della Women’s March a Los Angeles, sorridente e luminosa, con un bellissimo pancione che testimonia la sua seconda maternità, agguerrita come non mai.
E i parallelismi saltano subito agli occhi. Padmé era incinta e col pancione quando si riuniva in segreto con i senatori Bail Organa, Mon Mothma e altri per parlare delle azioni da mettere in atto per contrastare Palpatine e, altresì, quando si presentò proprio a quest’ultimo, in rappresentanza di una delegazione che costituì l’ultimo tentativo diplomatico di far ragionare il Cancelliere (presto Imperatore… il quale, infatti, non vedeva l’ora di eliminarla).
Ecco la parte finale del discorso di Natalie Portman a Los Angeles, che lei ha pronunciato con la stessa voce ferma e decisa che la sua Padmé aveva in Senato:

“Dobbiamo trarre ispirazione dalla natura e ricordare che noi custodiamo il mistero della vita e il seme di qualunque opportunità nei nostri corpi.
Noi dobbiamo chiedere libertà dalla paura (che aleggia) sui nostri corpi e dal controllo sui nostri stessi corpi. E per farlo efficacemente, dobbiamo mirare a posizioni di leadership e supportare le altre donne che fanno lo stesso.
Finché non renderemo normale il fatto di avere almeno la metà, se non di più, di leader donne, noi serviremo e finanzieremo con le nostre tasse un Governo che crede sia in suo potere decidere per il nostro futuro.
Grazie a tutti di essere qui e di mostrare il nostro potere al mondo e grazie agli uomini meravigliosi che ci dimostrano che noi donne abbiamo anche tanti campioni (maschili).
Adesso, dal profondo di entrambi i cuori che battono nel mio miracoloso corpo femminile, voglio ringraziare il nostro nuovo Presidente: Lei ha appena dato inizio alla rivoluzione.”

Padmé Amidala vive, è tornata e prende a calci gli esponenti del Senato della Galassia. E, come ha già fatto un tempo, “fonda e guida” la Ribellione.



Al pari di lei, tanti altri hanno sfilato nel mondo, anche senza salire sui palchi, in mezzo ai cittadini comuni. Tra questi, i membri del cast di “Shadowhunters”, chi in Canada, chi negli USA.
E proprio la storia degli Shadowhunter è portatrice di un incredibile messaggio di potere femminile, nonché tolleranza e solidarietà.
Una delle frasi più rappresentative di Isabelle Lightwood (presente nello show perché presa dai romanzi) è “Non c’è niente che una Shadowhunter non possa fare sui tacchi alti”, il che è un modo, adattato per la storia, di dire “Non c’è niente che una donna non possa fare sui tacchi alti”.

Perché i tacchi alti? Non perché simbolo di schiavitù alla moda o a superficiali canoni estetici, ma perché camminare sui tacchi alti non è facile. I tacchi alti sono un simbolo delle difficoltà affrontate dalle Donne e, poiché le Donne sono in ogni caso in grado di camminarvi, sono altresì un simbolo delle incredibili capacità di cui sono dotate e delle cose che possono fare, come combattere i demoni per la salvezza dell’umanità. Che poi si indossino delle Manolo Blahnik, degli anfibi o delle Sneakers, non ha importanza e non fa alcuna differenza.
Oltre a questo, “Le Cronache degli Shadowhunters”, di cui “The Mortal Instruments” è solo una parte, hanno al centro il tema politico della discriminazione “razziale”; infatti, la società Shadowhunter ritiene inferiori le quattro razze che, insieme a loro, compongono il Mondo delle Ombre: Stregoni, Popolo Fatato, Vampiri, Licantropi. Tutti loro vengono discriminati, in passato erano oggetto di persecuzioni e violenze e per uno dei protagonisti della storia, il villain (Valentine, una sorta di corrispondente di Hitler), sono ancora da sterminare. E tra gli Shadowhunter la discriminazione non vige solo nei confronti degli esponenti di quelle razze, ma anche verso i gay, non in modo fisico ma psicologico (il che non è meno grave, anzi). La condizione, difatti, è vissuta con imbarazzo, da far passare sotto silenzio.
Come si può vedere, i parallelismi con la realtà passata e, purtroppo, anche odierna, si sprecano.
Eppure, i personaggi che compongono la nuova generazione degli Shadowhunter, grazie a Clary Fairchild (che con la sua presenza esalta e fa emergere in modo dirompente le loro innate buone qualità) decidono di abbattere quei muri di pregiudizi costruiti dai loro predecessori, di rifiutare le ideologie misogine, omofobe, razziste che continuano a connotare la loro società e di crearne un nuovo modello, fatto di tolleranza ed equità, di collaborazione e solidarietà. Di unione.
Non è facile e incontrano moltissima resistenza, ma oltre a rischiare la vita per salvare il mondo lottano ogni giorno per avere successo in questo scopo che non si sono prefissati a tavolino, ma che è nato in modo naturale e che non sono disposti ad abbandonare.

E il punto della Women’s March non è solo costituito dai diritti delle donne; infatti la manifestazione, che pure è partita da essi per via dei commenti misogini, volgari (oltre che omofobi e razzisti) del neo Capo di Stato (e non solo lui, noi ad esempio siamo arrivati prima degli Americani), si è allargata alla difesa dei diritti civili e quindi umani in generale (perché i diritti delle donne sono diritti umani), ai diritti e alla tutela delle minoranze, alla solidarietà. Il messaggio è iniziato come protesta degli americani al neo Presidente eletto e ai suoi atteggiamenti ben più che discutibili, ma in verità Donald Trump non è diventato che un simbolo di ciò che stiamo vivendo e la manifestazione, che si è allargata a tutto il mondo, è stata in realtà contro l’ondata di disprezzo, odio, pregiudizio che si ripresenta dopo essersi già presentata il secolo scorso (e sappiamo bene a cosa ha portato).
Per avere testimonianza di tutto questo basta ascoltare il discorso di America Ferrera, ex interprete di “Ugly Betty”, che al pari della sua Betty (la quale mostrava che in una donna oltre all’aspetto c’è molto di più e che la discriminazione basata sui canoni estetici è disgustosa quanto ogni altro tipo di discriminazione, come anche che l’aspetto fisico e il look sono sempre migliorabili, ma all’assenza di cervello non c’è rimedio), anche se con molta più decisione e a voce più alta, ha parlato di minoranze e di diritti civili in genere, dell’odio e dell’intolleranza dilaganti e di cui Trump è solo l’esempio più celebre e pericoloso (ma che pervadono anche il nostro Continente).

Un discorso, quello di America Ferrera, potentissimo, da vera leader.

“We march today for our families and neighbours. We march today for the moral core of this Nation… We are gathered here, and across the Country, and around the world, today, to say: Mr. Trump, we refuse. We reject the demonisation of our muslim brothers and sisters! We demand an end of the systematic murder and incarceration of our black brothers and sisters! We will NOT give up our right to safe and legal abortions! We will not ask to our LGBTQ families to go backwards. We will not go from being a Nation of immigrants to a Nation of ignorance! We won’t build walls and we won’t see the worst on each other… Today, we march with and for them. Together, we, all of us, will fight, resist and oppose every single action that threatens the lifes and dignity of any and all of our communities.”

Per questo si è marciato in tutto il mondo: si è voluto far rimbalzare il messaggio in Italia, in Francia, Germania, in Austria, in Olanda, in Ungheria, in Gran Bretagna, OVUNQUE, dall’Artico all’Australia.
Non è una questione di chi vince o chi perde un’elezione. E’ qualcosa di più profondo. È un’ondata di odio, rabbia, disprezzo, che attraverso misoginia, omofobia, razzismo, porta a un nazionalismo estremizzato, il che porta al credere che la propria Nazione sia migliore di altre… il che alla fine porta allo scontro. Si inizia dal no all’aborto, si passa al togliere i diritti civili alle coppie di fatto (non solo gay, anche eterosessuali), al condannare i media e la stampa come fabbriche di bugie, poi al “Prima il popolo del determinato Paese”, poi al “Prima i bianchi”, via gli immigrati, al perseguitare chi non è della razza “giusta” o della religione “giusta” e si arriva allo scontro.
Non accadrà l’anno prossimo, tra due anni, o quello dopo ancora, ma il punto è che non deve accadere nemmeno tra vent’anni, tra trenta o cinquanta. Non deve accadere più. E anche nel caso non accadesse mai, come tutti noi ci auguriamo (si spera che la lezione della tragedia immane della Seconda Guerra Mondiale sia stata appresa), niente e nessuno autorizzano a trattare con disprezzo chi in qualche modo presenta delle differenze, per colore della pelle, orientamento sessuale, per religione… Niente e nessuno. E niente e nessuno autorizza un uomo a parlare delle Donne come di oggetti da afferrare per le parti intime, né di mettere in discussione ciò che dopo lunghi anni di battaglie hanno conquistato. E se ci si sofferma a pensare al fatto che le nostre Democrazie hanno ancora bisogno di leggi contro il bullismo, il femminicidio e quant’altro, ci si rende conto quanto questi discorsi siano reali, concreti, attuali, e che di battaglie per i diritti civili e la comune decenza si ha ancora molto bisogno.
Questo è il solo e unico punto.
I diritti delle donne sono diritti umani, i quali sono i diritti delle minoranze, di tutti coloro che la pensano in modo diverso, che pregano un Dio diverso, che presentano una pigmentazione della pelle diversa, che hanno una sessualità diversa… e che meritano rispetto, perché siamo tutti esseri umani.
Le parole chiave risuonate ovunque, infatti, sono state: solidarietà, unità, uguaglianza, equità, giustizia per tutti, diritti.
E’ questo il messaggio che sorge da tutte le storie che amiamo, che ci hanno trasmesso e ci trasmettono i nostri personaggi preferiti, di cui abbiamo parlato qui e che non abbiamo potuto trattare, è questo il messaggio che coloro che hanno dato e danno volto ai nostri personaggi preferiti, che danno vita alle storie che amiamo, hanno voluto declamare a gran voce con la loro presenza per le strade e sui palchi. Infatti, non c’erano solo grandi Donne, c’erano anche grandi Uomini, come Sir Ian McKellen, Peter Capaldi, Mark Gatiss.

Proprio perché il punto è la solidarietà, la difesa dei diritti di tutti, vi lasciamo con le parole di uno dei più grandi personaggi letterari mai esistiti, adattati per lo schermo (questa volta grande): Gandalf Il Grigio, da “Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato”.

Sappiamo che a volte, come noi, potete pensare che sia difficile avere fiducia nell’umanità, ma dobbiamo sempre tenere presente un concetto verissimo:

“Rebellions are built on hope.” (Cassian Andor – “Rogue One: A Star Wars Story”)

Sam

 

E ancora una volta, vi ringraziamo per averci letto, anche se abbiamo allargato il discorso dalle storie che amiamo alla situazione mondiale che stiamo vivendo. Tuttavia, come vi dicemmo quasi due anni fa, la difesa dei diritti civili e della giustizia sociale è fondamentale ed è al centro delle storie che tanto amiamo, televisive e letterarie, fantasy o realistiche che siano, e tutti noi favolosi nerd siamo cresciuti con questi modelli e insegnamenti. Ora possiamo metterli in pratica, sempre ricordando che tali temi, come queste storie insegnano, sono destinati a rendere migliori la nostra società e, dunque, noi stessi.
Un’ultima precisazione: come avrete capito, noi abbiamo parlato solo di alcuni dei presenti, ma semplicemente perché abbiamo dovuto scegliere degli esempi e lo abbiamo fatto seguendo i nostri particolari gusti.
A sfilare, tuttavia, erano in tantissimi, Donne e Uomini, ed eccone un elenco, al quale sicuramente mancherà qualcuno:

Emma Watson, Melissa Benoist, Kristen Stewart, Zendaya, Ariana Grande, Katy Perry, Charlize Theron, Peter Capaldi, Troye Sivan, Ricky Whittle, Candice Accola, Madonna, Ian Mckellen, Lena Dunham, Gina Rodriguez, Cher, Helen Mirren, America Ferrera, Miley Cyrus, Brie Larson, Mandy Moore, Caitriona Balfe, Ellen Page, Claire Holt, Evan Rachel Wood, Alberto Rosende, Jack Falahee, Rupert Friend, Lana Parrilla, Tobias Menzies, Genevieve Cortese, Scarlett Johansson, Ashley Judd, Jenna Coleman, Lin-Manuel Miranda, Sophia Bush, Heida Reed, Riz Ahmed, Douglas Booth, Pink, Torrey de Vitto, Aja Naomi King, Luke Evans, Stephanie Corneliussen, Alicia Keys, Tatiana Maslany, Tom Austen, Jake Gyllenhaal, Natalie Portman, Julie Plec, Chloe Grace Moretz, Jessica Chastain, Paul Wesley, Jane Fonda, Holland Roden, Gillian Anderson, Yoko Ono, Amy Schumer, Drew Barrymore, Maggie Gyllenhaal, Elizabeth Banks, Zoe Saldana, Gwendoline Christie, Rami Malek, Alfred Enouch, Misha Collins, Jared Padalecki, Emily Bett Rickards, Katheryn Winnick, Chloe Bennet, Ming-Na Wen, Natalia Cordova, Daisy Ridley, Markiplier, Sebastian Roché, Max e Charlie Carver, Karen David, Theo Hutchcraft, Tom Riley, Laura Carmichael, Chris Colfer, Tricia Helfer, Meghan Ory, Ian Harding, Dakota Johnson, Jaimie Alexander, Ashley Johnson, Vanessa Hudgens, Floriana Lima, Danielle Panabaker, Leah Pipes, Kaya Scodelario, Jennifer Morrison, Krysten Ritter, Bellamy Young, Rachael Taylor, Keisha, Lesley-Ann Brandt, Meaghan Oppenheimer, Rachael Harris, Phoebe Tonkin, Rose McIver, Rooney Mara, Toby Stephens, Sasha Alexander, Patrick Dempsey, Joseph Gordon Levitt, Amanda Abbington, Janet Montgomery, Hayley Atwell, Ashley Madekwe Kristin Davis, Margaret Atwood, JR Bourne, Lindsey Morgan, Sachin Sahel, Devon Bostick, Pedro Pascal, Michael Moore, Madison Davenport, Emily Kinney, Kerry Washington, Ellen Pompeo, Sarah Gadon, Lauren Jauregui, Nicola Correia Damude, Nick Offerman, The National (Aaron Dessner, Scott Devendorf, Matt Berninger ), Willow Smith, Conrad Ricamora, Stephen Daldry, Jessie Mueller, Jenna Ushkowitz, Stella Mozgawa, Kristin Davis, Margaret Atwood, Danielle Panabaker, Carlos Valdes, Tom Cavanagh, Keiynan Lonsdale, Caity Lotz, Arthur Darvill, Julianne Moore, Darren Criss, Laura Prepon, Bonnie Wright, Nazanin Boniadi, Sharon Lawrence, Edoardo Ponti, Camilla Luddington, Kelly McCreary, Kirk Acevedo, Diane Guerrero, Jackie Cruz, John C. Reilly, Shia LeBeouf, Jeremy White Allen, Emilie de Ravin, Sean Maguire, Eloise Mumford, Shelley Hennig, Alicia Vikander, Michelle Rodriguez, Emily VanCamp, Dianna Agron, Marcia Cross, Mark Ruffalo, Willa Fitzgerald, Yvonne Strahovski, Odette ed Dave Annable, Amber Rose Tamblyn, Olivia Wilde, Zoe Kravitz, Jason Momoa, Beth Behrs, Blake Lively, Shay Mitchell, Vera Farmiga, Katrina Law, Luke Mitchell, Demi Lovato, Bella Heathcote, Taylor Schilling, Amy Brenneman, Emma Greenwell, Toby Regbo, Madison Davenport, Audrey Esparza, Bonny Castle, Clara Paget, i Beckam, Rihanna, Tina Huang, Mark Ryder, Kiersey Clemons, Christa Brittany, Eiza Gonzalez, Ashley Madekwe, Laura Dern, John Legend, Courteney Cox, Mark Gatiss, Luc Besson, Caitlin Stacey, Rose McGowan, Miguel Angel Silvestre, Toby Onwumere, Kevin McHale, Charisma Carpenter, Marlene King, Sarah Grafferty, Clark Gregg, Annie Briggs, Deborah Ann Woll, Tom Cullen, i Greenday, Luke Norris, Ruby Bentall, Katie McGrath, Lily Allen, Sandi Toksvig, Rebecca Hall, Lea DeLaria, Uzo Aduba, Yael Stone, Alysia Reiner, Margaret Qualley, Halsey, Brendan Hines, Yasmine Al Massri, Mercedes Mason, Haley Webb, Carlson Young, Megan Follows, Monica Raymund, Bella Thorne, Jaimie Lee Curtis, Maia Mitchell, Tamara Taylor, Laverne Cox, Mike Shinoda, Bridget Regan, Dita Von Teese, The Edge degli U2, Sandra Oh, Bryan Fuller, Denis O’Hare, Ben Barnes, Benjamin McKenzie, Beatie Edney, James Paxton, Alyssa Milano, Debra Messing, Matt McGorry, Florence Welch, Melissa Ponzio, Shelley Henning, Laura Dreyfuss, Ashley Fink, Ashley Benson, Ana Ortiz, Michael Urie, Mark Indelicato, Ilaria Rubinati, Niecy Nash, Charlie Heaton, Natalia Dyer, Erik Andre, Lena Headey, Alan Tudyk, Georgina Haig, Karen David, Emeraude Toubia, Aya Cash, Lee Pace, Lauren Jauregui, Amanda Palmer, Florence Welch, Sharon Leal, Beverley Elliott, Tyler Blackburn, Georgina Haig, Troian Bellisario, James Franco, Josh Hutcherson, Richard Armitage, Claire Danes, Poppy Drayton, Alyssa Sutherland, Alexandra Daddario, Alex Kingston, Courteney Cox, Max Irons, Julia Roberts, Vanessa Hudgens, Jane Fonda, Barbara Streisand, Jennifer Grey…

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8 comments

bruna lodigiani 24 Gennaio 2017 at 18:24

Sono orgogliosa e ammirata per i vostri articoli ma…non avrei mai immaginato di essere ancora a questo punto, speriamo di andare avanti e di non tornare mai più indietro!

Reply
Syl
Syl 24 Gennaio 2017 at 18:25

Grazie per il commento 🙂 È un articolo a cui teniamo moltissimo! Certo… sarebbe stato meglio se non ci fosse stata la necessità di scriverlo, come dici tu. Non si deve tornare mai più indietro!

Reply
Sam
Sam 24 Gennaio 2017 at 18:53

Grazie mille!

Purtroppo lo siamo.
La Casa Bianca ha tolto dal suo sito, tra gli argomenti al centro dell’azione politica, il riconoscimento dei diritti civili della comunità LGBTQ, il primo ordine esecutivo che è stato firmato, sabato, è il primo passo per lo smantellamento dell’ObamaCare, ovvero della legge che ha concesso a tutti l’assistenza sanitaria (che negli USA era privata, quindi chi aveva i soldi per farsi l’assicurazione aveva l’assistenza sanitaria, chi non li aveva era scoperto e la cosa è sempre stata grave, perché in USA l’assistenza sanitaria è carissima… e invece di migliorare questa legge e rendere i suoi effetti più sostenibili per tutti vogliono eliminarla), ieri è stato tolto il sostentamento per mezzo di stanziamenti dello Stato Federale all’aborto (legale… anche se molti vorrebbero renderlo illegale).

I termini usati nei confronti delle donne in campagna elettorale sono stati vergognosi.
I messaggi passati in questi mesi sono stati di omofobia, misoginia e razzismo e non solo lì, ma anche sul nostro Continente. E’ notizia di ieri che Balotelli è stato insultato per il colore della sua pelle (ora, può essere antipatico quanto si vuole, ma non lo si può insultare perché non ha la pelle bianca), in Italia di quanti femminicidi e aggressioni varie si parla?

Purtroppo è tutto molto concreto e vedendo questa voce mondiale che si è alzata e visto che in essa c’erano quasi tutti gli esponenti delle serie che amiamo (e non solo loro), abbiamo sentito che potevamo e dovevamo dire qualcosa. 🙂

Grazie mille per aver letto! 😀

Reply
Benny 24 Gennaio 2017 at 18:43

Ho letto ed amato il vostro articolo riguardo le unioni civili e, qualche giorno fa, in seguito alla bellissima marcia e a tutti i discorsi tra i miei primi pensieri è balenata subito proprio la possibilità di un vostro articolo, SAPEVO che non vi sareste persi questa occasione. Infatti quando ho saputo che sarebbe arrivato non stavo più nella pelle e non vedevo l’ora di leggere. Ormai mi affido a questo sito per quasi tutto, preferisco leggere le news da qui, se devo leggere recensioni lo faccio da qui e amo anche le vostre rubriche, quindi avere il piacere di leggervi anche in un argomento come questo è bellissimo. Sentire la vostra “voce”, vedervi uniti ed impegnati.
Ho amato leggere anche le parti di serie che magari non conosco e ho amato come questo articolo parlava principalmente di UMANITA’, mi ha emozionata in ogni sua parte. Ho rivissuto quella sensazione di speranza, unione e voglia di far sentire la proprio voce che ho provato il giorno della marcia nel vedere i vari commenti e le varie foto.
Avevo delle aspettative per questo articolo, perché sapevo che sarebbe stato bellissimo, ma voi le avete anche superate… è stato incredibile.
Grazie a tutti voi per questo pezzo! E’ sicuramente diventato uno dei miei preferiti ed è stato un immenso piacere leggere ogni singola parola.

Reply
Sam
Sam 24 Gennaio 2017 at 18:55

Grazie, Grazie, Grazie! 😀

Si parla solo e sempre di umanità. 🙂

DOBBIAMO SPERARE.
E fare ciò che possiamo nel nostro piccolo. 🙂

Grazie ancora. 😀

Reply
Carmen 29 Gennaio 2017 at 14:05

Seguo da molto tempo il sito e leggo sempre con molto entusiasmo e apprezzamento i vostri articoli che mixano storie televisive con le storie di vita quotidiana o temi sociali importanti. Così come ho amato l’articolo scritto sulle unioni civili americane, ho amato anche questo. E’ tra i migliori che abbiate mai scritto durante questi anni. Mi ha smosso, mi ha commossa, mi reso ancor di più fiera di essere donna. Ve lo dico con la massima sincerità ragazze: anche le vostre parole mi hanno ispirata a continuare a credere nei diritti inalienabili dell’essere umano. Ottimo lavoro 🙂

Reply
Syl
Syl 30 Gennaio 2017 at 13:12

Ti ringrazio tantissimo, dal profondo del cuore e confesso di essermi un po’ commossa a leggere questo commento. Grazie mille, Syl

Reply
Sam
Sam 30 Gennaio 2017 at 18:47

Grazie mille!

Le vostre parole ci sollevano dal nervosismo e dall’ansia che avevamo quando abbiamo valutato l’ipotesi e poi preso la decisione di scrivere questo articolo.

Grazie. 😀
Sam.

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