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Il Poema del vento e degli alberi di Takemiya Keiko

Durante il Lucca comics & games del 2018 è uscita una box contenente un titolo che sconvolse il Giappone negli anni ’70, sto parlando de “Il poema del vento e degli alberi” di Takemiya Keiko (titolo originale: Kaze to ki no uta).

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L’opera è edita dalla casa editrice J-pop in 10 volumi, la box era già disponibile al Lucca Comics mentre i volumi singoli sono disponibili da fine Dicembre.
Il costo di ogni singolo volume è di 10 euro mentre la box costa 100 euro, potete trovarli entrambi scontati su Amazon. Dal manga è stato tratto anche un OAV uscito nel 1987.

Personalmente ho deciso di acquistare i volumi singolarmente proprio per il costo della box che per me risulta eccessivo per un acquisto in blocco, e oggi vi volevo proprio parlare proprio del primo volume nonché l’unico che per ora ho acquistato.

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La storia si sviluppa all’interno del collegio maschile Lacombrade, nel sud della Francia, verso la fine dell’800. Serge è il figlio di un visconte francese e di una prostituta gitana, e seguendo le ultime volontà del suo defunto padre, il figlio si ritrova iscritto allo stesso collegio frequentato dal padre nella sua gioventù. All’inizio viene isolato a causa del colore della sua pelle, non candida come quella degli altri studenti a causa delle proprie origini, ma pian piano riesce ad instaurare rapporti amichevoli con tutti, grazie al suo carattere gentile, solare e generoso. I responsabili dell’istituto decidono di assegnargli un posto nella stanza di Gilbert, uno studente che per ottenere qualsiasi cosa, vende il proprio corpo senza scrupolo, sperando che il nuovo arrivato sia in grado di riportarlo sulla retta via, ma vedremo che non tutto andrà secondo le loro aspettative.

Quello che mi ha colpita particolarmente del primo volume è la caratterizzazione dei personaggi secondari, molto curata sotto ogni punto di vista, soprattutto il personaggio di Pascal che è profondamente differente rispetto a tutti gli altri ragazzi del collegio.
Pascal è un personaggio che si discosta da tutti i problemi, le vendette e le cospirazioni che si vengono a creare all’interno dell’istituto, anzi lui trova il modo di studiare i vari comportamenti e riesce a captare qualsiasi tipo di sfumatura analizzandolo in modo scientifico.
L’autrice riesce fin da subito ad incuriosirti e cerca di attirare il lettore con i suoi disegni decisamente anni ’70 e poetici ma, soprattutto, con l’ambiguità sessuale che è costante durante tutto il volume.

Recentemente ho inoltre acquistato un saggio molto interessante che si intitola “Come bambole” edito da Tunué e scritto da Mario A. Rumor, che tratta del fumetto giapponese per ragazze, cioè lo shojo.

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In questo saggio troveremo una parte dove si parla proprio dell’opera e di come sconvolse il Giappone dell’epoca, in quanto questo tipo di manga era concepito come divertimento per ragazzine di 11-13 anni, e questo tipo di amore che supera le barriere razziali ma non solo, supera anche la definizione di normalità, ha portato un nuovo genere di amore.

Quest’opera sfata molti tabù, l’omosessualità, le nascite illegittime, l’incesto, il sesso e si parla anche di un argomento orribile quale la violenza sessuale su bambini.

Il primo numero mi ha sconvolta in senso positivo, ti invoglia a proseguire la lettura per conoscere più a fondo ogni singolo personaggio e cercare di capire la psicologia di Gilbert, un ragazzo molto ambiguo e con un passato, sicuramente, doloroso.

Vi consiglio la lettura, sia per la bravura dell’autrice non solo per quanto riguarda la parte grafica ma, soprattutto, per la storia, i dialoghi e la caratterizzazione dei personaggi. Nessuno si aspettava la sua pubblicazione quindi ringrazio la casa editrice J-pop per questo splendido regalo.

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