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Il ciclo del progresso – Il tabù su Netflix

Il dramma nel poter contare su un così vasto catalogo come quello di Netflix sta principalmente nel ritrovarsi, nel momento in cui ci si vuole rilassare guardando qualcosa, a vagare fra una sezione e l’altra alla ricerca di un titolo perfetto per il momento che si sta vivendo. Lo trovi, quello è sicuro, ma solo dopo aver segnato millemila titoli da vedere tipo subito ed aver perso delle mezz’ore senza aver ancora iniziato niente. E’ stato proprio un momento come quello sopra citato a farmi entrare in contatto col prodotto di cui vorrei parlarvi oggi, una visione davvero molto veloce (26 minuti circa) ma che porta lo spettatore ad una forte riflessione una volta terminato il tutto.
Quello odierno non sarà un titolo come tanti di cui si parla più spesso, anzi, forse arriverà anche a toccare la sensibilità di qualcuno di voi alla lettura ma sono dell’idea che di argomenti e situazioni similari si parli sempre troppo poco e, a mio modesto parere, non è positiva come cosa.

il ciclo del progresso-documentario-netflix-femminismo

Il ciclo del progresso è un viaggio fra le isolate campagne indiane dove, ancora oggi, vige un vera e propria società patriarcale e dove essere donna vuol dire essere considerata quasi pari a zero (se non si conta il discorso badare alla casa e ai figli), soprattutto quando si arriva a parlare di un qualcosa naturalmente normale ma che spesso risulta essere un vero e proprio argomento tabù un po’ ovunque: il ciclo mestruale. Tramite quella che è la storia di alcune donne/ragazze e attraverso quello che è il loro (e di tutte le altre donne) rapporto con esso, soprattutto con quello che questa normalità coltiva in una società retrograda che le circonda di giorno in giorno, entreremo letteralmente in contatto con quell’elemento che nella sua normalità risulta essere anormale, quasi una malattia che una volta al mese fa loro percepire che il loro essere “sporche” e rifiutate da ciò che le circonda è la pura quotidianità.

Un breve documentario (originale Netflix) che mostra quanto questo possa essere un grande tabù nel Paese, che vede solo per il 10% l’utilizzo di un assorbente, dove nessuno parla con nessuno e, di conseguenza, la disinformazione e l’ignoranza in materia si estendono a vista d’occhio. E’ stato bello, però, vedere come queste donne si sono date da fare perché tutto questo potesse cambiare, rimboccandosi per prime loro le maniche così da poter “scappare” da questi luoghi comuni.

So che è brutta da dire ma fermiamoci un attimo a riflettere quanto, anche noi, abitanti di una fetta di mondo molto più civilizzato, ci troviamo per credenze e convinzioni, in molti casi, poi non così tanto lontano da loro e ad ormai 2019 inoltrato, non risulta essere proprio positiva come situazione, ed ecco perché ne consiglio a tutti la visione prima di subito.
Spero di avervi incuriosito e ci vediamo il prossimo mese.

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