I primi vent’anni di Harry Potter – Dietro una grande storia c’è sempre una grande donna

Eccoci dunque alla conclusione del nostro mese dedicato al Potterverse, una serie di articoli inaugurata alla vigilia di Halloween e proseguita focalizzandoci di volta in volta su diversi aspetti della trama e sui vari personaggi che popolano questo mondo. Giunti a questo punto non potevamo non dedicare qualche parola anche alla mente che ha partorito questa storia che ha tenuto lettori in tutto il mondo incollati alle pagine dei sette volumi per un decennio (e oltre!): Joanne Rowling.

Ero un’appassionata frequentatrice del sito ufficiale dell’autrice (quello figo e interattivo con la sua scrivania, non la nuova versione… unpopular opinion in proposito: a me anche di Pottermore piaceva di più la versione precedente) già nel lontano 2005: mi divertivo a spostarle le carte per scovare indizi sul prosieguo della storia, “rovistare nel cestino” per leggere di quello che lei aveva bollato come notizie spazzatura, passare il cursore sui vari oggetti disseminati in giro che si illuminavano come Passaporte solo passandoci sopra e ti portavano altrove. Quel sito mi ha fatto conoscere molto dell’universo esteso di HP così come la Rowling l’aveva concepito, permettendomi di leggere pezzi di storia che alla fine non hanno trovato spazio nei libri pubblicati, vedere scansioni dei suoi manoscritti con le mille note a margine, gli schemi su personaggi, materie di studio a Hogwarts, nomi e luoghi. Ma quel sito mi ha anche permesso di scoprire molto di una donna provata da dure sfide nella vita, che ha risposto alle sofferenze non perdendosi d’animo e mantenendo salda la fantasia che le aveva fatto scrivere i primi racconti già da bambina, inserendo poi molto di se stessa e del suo passato nelle vicende di Harry e di chi lo circonda; ho scoperto molto di una scrittrice dall’enorme talento, capace di delineare un universo fittizio in maniera così dettagliata e determinata a proseguire un progetto in cui credeva per ben 7 anni, senza arrendersi alle porte sbattute in faccia e continuando a presentare il suo “[bambino] di carta e inchiostro” finché una casa editrice, la Bloomsbury (sempre sia lodata), ha lanciato quello che sarebbe diventato un fenomeno a livello globale.
La Rowling stessa allora, madre single con una figlia a carico, sulla soglia di povertà ma con un grande sogno, non aveva idea che la sua creatura sarebbe finita nelle case di milioni di persone, tradotta in un numero stimato di circa 80 lingue diverse (tra cui latino, greco antico, gallese, senza contare variazioni o dialetti della stessa lingua come l’inglese americano, il portoghese brasiliano e il catalano, o la versione in inglese braille). E tutto è partito da un semplice treno in ritardo nel lontano giugno del 1990, dove una giovane donna da poco laureata all’Università di Exeter, pendolare tra Manchester e Londra dove collaborava come ricercatrice per Amnesty International, provata dalla malattia degenerativa della madre, chiudendo gli occhi ha immaginato il volto di un ragazzino dagli occhi verdi, gli indomabili capelli neri, gli occhiali rotondi e una cicatrice a forma di saetta a solcargli la fronte. Al suo arrivo alla stazione di King’s Cross, al termine di quello stesso viaggio, gran parte degli elementi che avrebbero composto lo scheletro della storia erano già stati delineati nella sua mente.

La gioventù della Rowling non è stata diversa da quella di molti altri ragazzi: genitori amorevoli che si sono conosciuti (durante un viaggio in treno verso la Scozia!) e sposati molto giovani, neanche ventenni, dando alla luce Jo il 31 agosto (lo stesso giorno di Harry) del 1965 e due anni dopo sua sorella Di (Diana, una delle persone a cui è dedicata La Pietra Filosofale insieme alla primogenita dell’autrice Jessica e a sua madre Anne). Anche se alle due non piacevano molto le etichette, la Rowling ha dichiarato che fosse universalmente riconosciuto che Di fosse “quella carina” mentre lei era il topo di biblioteca, con tanto di occhiali e lentiggini, fin da piccola desiderosa di brillare a livello accademico (Hermione anyone?): già alle elementari aveva scoperto il suo lato creativo, incoraggiato da vari professori… ma non tutti sembravano vedere l’acume della bambina e un’insegnante in particolare rimane nella memoria di Joanne per la frustrazione inflittale dai metodi intimidatori nei confronti della classe (indovinate quale prof. di Hogwarts è stato ideato su questo modello).
Le sorelle Rowling andavano generalmente d’accordo nonostante le differenze e Diana è sempre stata la prima ascoltatrice delle storie create da Jo (“…and for Di, who heard this one first”). Il periodo peggiore per la famiglia ha avuto inizio quando Joanne era appena quindicenne, con la diagnosi di sclerosi multipla a sua madre. La lotta di Anne contro la malattia è durata 10 anni, un periodo in cui Jo ha affrontato alti e bassi nella sua vita personale (il rifiuto da Oxford ma anche un ultimo anno alle superiori caratterizzato dalla stretta amicizia con un ragazzo di nome Sean Harris, libera ispirazione per il fedele amico Ron, a cui è dedicato La Camera dei Segreti in quanto proprietario di una vera Ford Anglia azzurra, simbolo di libertà per una Joanne che stava affrontando dolori a casa e a scuola e scelta infatti come modello dell’auto volante con cui nel secondo libro proprio Ron con i suoi fratelli liberano Harry dalla prigionia dei Dursley). Uno dei rimpianti che la Rowling ha dichiarato di non riuscire a scrollarsi di dosso è di aver iniziato a scrivere Harry Potter negli ultimi mesi di vita di Anne ma di non aver mai avuto l’occasione di condividere con lei la sua creazione (“for Jessica, who loves stories, for Anne, who loved them too…”).

La vita di Joanne è caratterizzata da molti trasferimenti in Gran Bretagna fin da piccola e in seguito anche all’estero: la sua passione per la lettura e la scrittura e, più in là, per le lingue sono tra i motivi per cui mi sono sentita naturalmente attaccata a questa figura che, ai tempi del primo sito ufficiale, vedevo come quasi “mitologica”. L’autrice ha sempre tenuto molto alla privacy e si dedicava ai fan tramite la rete (e tuttora si fa sentire molto tramite Twitter, se non avete mai esultato con lei per una delle sue risposte al vetriolo non sapete che vi siete persi!) ma limitando le apparizioni pubbliche a eventi speciali e di beneficienza. Tuttora tra le cause che le stanno più a cuore ci sono la MS Society Scotland, che sostiene le persone malate di sclerosi multipla (come sua madre), e il National Council for One Parent Families, memore del suo periodo come madre single costretta a sostenere sua figlia con l’unico supporto del sussidio di disoccupazione. Ha inoltre fondato le associazioni per l’infanzia Children’s High Level Group e Lumos e ha partecipato spesso alle iniziative di Comic Relief con la pubblicazione di volumi “di contorno” alla saga. Non per esaltarla a priori, ma è l’unica persona di cui abbia mai sentito che perde lo status di miliardaria perché “ha donato troppo in beneficienza”, segno che quando le sofferenze le vivi sulla tua pelle poi non te le scordi e senti di dover ridare qualcosa indietro alla società, aiutando i meno fortunati.
Dei suoi molti traslochi con la famiglia, quelli che avranno qualche influenza nel delineamento dell’universo potteriano sono perlopiù quello a Winterbourne prima (dove le sorelle Rowling fanno amicizia con i figli dei vicini, i Potter, anche se l’autrice ha dichiarato di non aver scelto questo nome per il suo protagonista per omaggiare quella famiglia, per quanto ne abbia ottimi ricordi) e a Tutshill poi, vicino la Foresta di Dean (dove Harry ed Hermione si Materializzano ne I Doni della Morte e in cui Harry troverà finalmente la Spada di Grifondoro). È in questo periodo in campagna che Joanne coltiva la sua amicizia con Sean Harris, ma prima della notizia della malattia della madre la ragazza aveva dovuto affrontare anche un altro lutto in famiglia: la morte della sua nonna preferita, Kathleenche omaggerà in futuro scegliendone il nome come parte del suo nome d’arte, quando il suo editore suggerirà di firmarsi con le sole iniziali per “non scoraggiare il pubblico di ragazzini maschi” alla vista di un nome femminile. I lutti in famiglia pervadono l’intera saga, a partire dal protagonista rimasto orfano a solo un anno d’età. La Rowling ha dichiarato di aver sofferto nell’uccidere alcuni personaggi della storia, ma che il capitolo con cui si è commossa di più in fase di stesura è stato probabilmente quello in cui Harry scopre lo Specchio delle Brame e rivede la sua famiglia all’interno, un chiaro riflesso del suo stesso desiderio di riavere con sé Anne.

Anche i viaggi e la passione per le lingue, oltre agli studi universitari (avrebbe voluto frequentare la facoltà di Inglese ma opta infine per Lettere Classiche), emergono nella saga: il francese di Fleur (sua madre era per metà francese, inoltre la Rowling ha vissuto a Parigi per un anno prima della laurea e ne ha tuttora un ottimo ricordo) ma soprattutto il latino, che è tornato utile in fase di ideazione di incantesimi e formule magiche. Dopo la laurea e la scomparsa della madre, la Rowling decide di lasciare per un po’ l’Inghilterra e, ricordando il soggiorno parigino, si trasferisce a insegnare inglese in Portogallo. Qui conosce un giornalista che sposa ma da cui divorzia dopo breve tempo, rientrando in Gran Bretagna (a Edimburgo, dove viveva anche la sorella) con la primogenita Jessica (in onore di Jessica Mitford, un’intraprendente aristocratica inglese dalle radicali idee politiche) e i primi tre capitoli de La Pietra Filosofale in valigia. Finisce di scrivere il primo volume nell’anno in cui frequenta il corso per abilitarsi all’insegnamento in Scozia, barcamenandosi tra la bambina e lo studio e mantenendosi solo con lo scarso sussidio di disoccupazione (pare che la depressione di quel periodo buio le abbia ispirato le figure dei Dissennatori).

Se oggi abbiamo la possibilità di esibire i nostri volumi di Harry Potter su uno scaffale, però, lo dobbiamo non solo alla caparbietà della Rowling ma all’assistente di Christopher Little, che gli ha sottoposto il manoscritto inizialmente scartato dall’agenzia letteraria perché fuori target rispetto ai prodotti generalmente trattati. Little si è a quel punto impegnato per trovare una casa editrice per la saga e di lì a poco Harry Potter and the Philosopher’s Stone è stato stampato; nello stesso 1997 la Scholastic (casa editrice americana) ne ha acquistato i diritti per 100.000$ e l’ha massicciamente pubblicizzato oltreoceano, pubblicandolo come Harry Potter and the Sorcerer’s Stone. La fama improvvisa ha convinto la Rowling a lasciare il lavoro di insegnante e dedicarsi alla scrittura a tempo pieno.
Negli anni successivi non è sempre stato tutto rose e fiori (cause legali per plagio, critiche negative ai libri e addirittura ridicole accuse di incitamento al satanismo) ma il secondo matrimonio con il dottor Neil Murray e la nascita degli altri due figli David (citato con Neil e Jessica nella dedica a L’Ordine della Fenice) e Mackenzie (a cui è dedicato Il Principe Mezzosangue) fanno sì che il passato travagliato dell’autrice lasci finalmente il posto a un orizzonte molto più sereno.

Ognuno affronta delusioni e fallimenti più o meno grandi nella propria vita personale e professionale, ma trovo che l’esempio di determinazione della Rowling siano un’ispirazione. Da ragazzina la idolatravo per avermi regalato momenti indimenticabili con i suoi libri in un periodo in cui ne avevo davvero bisogno; ora la ammiro per la fedeltà ai suoi principi e le granitiche convinzioni raramente scalfite dal primo che passa, l’incrollabile dedizione ai suoi obiettivi infine ricompensata da innumerevoli traguardi, come usi la sua influenza per portare all’attenzione dei fan (e poi della stampa in generale) il suo parere su tematiche che le premono (se non avete mai letto il suo rant contro i modelli irrealistici di fisico femminile ve lo lascio QUI, perché purtroppo non è più disponibile sul suo sito ufficiale ma merita).
So che in molti come me conoscono e apprezzano già da anni la Rowling per le sue conquiste e la sua personalità, ma se vi siete avvicinati solo da poco alla saga e non sapevate quanto della scrittrice c’è dentro spero di avervi trasmesso almeno in parte l’ammirazione che nutro per ciò che lei rappresenta e che è riuscita a creare (e non mi riferisco solo ai suoi romanzi), tra le altre cose partorendo una storia che ha portato milioni di persone a immergersi nella magia di un mondo che ha catturato i bambini con il fascino degli incantesimi e gli adulti con quello di una storia di amore, amicizia, lealtà e lotta, con messaggi che spero insegnino a quei bambini come diventare adulti migliori. Tutto perché un giorno del 1990 una grande donna con un grande cervello, una grande fantasia e una grande forza di volontà ha ideato una grande storia da condividere con tutti noi.

#FiftyShadesOfHogwarts xD

Al di là della saga di Harry Potter, consiglio di leggere anche altre sue pubblicazioni indirizzate a un pubblico più adulto, tra cui The Casual Vacancy (Il Seggio Vacante) e la trilogia di Cormoran Strike firmata con lo pseudonimo Robert Galbraith. Nel 2015 è inoltre uscito un piccolo volume intitolato Buona vita a tutti, che raccoglie il discorso tenuto dalla Rowling nel 2008 alle lauree di Harvard e i cui proventi sono, anche in questo caso, destinati al Comic Relief: un saggio sull’importanza formativa del fallimento, sull’importanza dell’empatia e un incoraggiamento a rialzarsi sempre. Pensavo fosse appropriato lasciarvi con questo perfetto esempio del perché stimo immensamente questa donna:

Per il mese potteriano di TA questo è tutto, ma per non lasciarvi totalmente a digiuno da iniziative a tema stiamo organizzando un Trivia a cui potrete partecipare a squadre (pardon, Case) e dal 1° dicembre siamo partiti con il nostro “club del libro” per rileggere tutta la saga e rivedere tutti i film e poi discuterne insieme, un volume a settimana. Per rimanere aggiornati su questi e altri eventi potteriani da parte del nostro staff, ci trovate nel gruppo Facebook

Harry Potter era un ragazzo insolito sotto molti punti di vista

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Ale

Tour leader/traduttrice di giorno e telefila di notte, il suo percorso seriale parte in gioventù dai teen drama “storici” e si evolve nel tempo verso il sci-fi/fantasy/mistery, ora i suoi generi preferiti…ma la verità è che se la serie merita non si butta via niente! Sceglie in terza media la via inizialmente forse poco remunerativa, ma per lei infinitamente appagante, dello studio delle lingue e culture straniere, con una passione per quelle anglosassoni e una curiosità infinita più in generale per tutto quello che non è “casa”. Adora viaggiare, se vincesse un milione di euro sarebbe già sulla porta con lo zaino in spalla (ma intanto, anche per aggirare l’ostacolo denaro, aspetta fiduciosa che passi il Dottore a offrirle un giretto sul Tardis). Il sogno nel cassetto è il coast-to-coast degli Stati Uniti [check, in versione ridotta] e mangiare tacchino il giorno del Ringraziamento [working on it…]. Tendente al logorroico, va forte con le opinioni non richieste, per questo si butta nell’allegro mondo delle recensioni. Fa parte dello schieramento dei fan di Lost che non hanno completamente smadonnato dopo il finale, si dispera ancora all’idea che serie come Pushing Daisies e Veronica Mars siano state cancellate ma si consola pensando che nell’universo rosso di Fringe sono arrivate entrambe alla decima stagione.

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