I Primi Vent’anni Di Harry Potter – Albus Silente, Severus Piton e Harry Potter: i Personaggi Nel Cuore Della Storia

Eccoci per un altro appuntamento con i nostri articoli a tema “Harry Potter”. Questa settimana parliamo di quelli che, in sostanza, rappresentano le figure centrali e più controverse della saga di J. K. Rowling: Albus Silente, Severus Piton e il protagonista, Harry Potter.

Abbiamo deciso di affrontare anche queste tre figure, che sono quelle in pratica al centro della storia, proprio per il ruolo che ricoprono, forse non davvero di facile comprensione.

Partiamo da Severus Piton.
Un uomo incredibilmente difficile, con un carattere oltremodo discutibile, un uomo dal passato complicato, tragico, nel quale ha commesso errori tremendi e atroci, eppure un uomo che ha sacrificato tutto il resto della sua vita a pagare per quegli errori e a tentare di porvi rimedio, protagonista di una storia di una tristezza assoluta, rivelata in alcuni dei capitoli più commoventi dell’intera saga.
Bambino maltrattato dal suo stesso padre (come Sirius, come Harry coi Dursley), Severus ha visto l’essere dotato di poteri come una via per il riscatto, per l’ottenimento di una vita migliore, finalmente libero dal padre violento, finalmente nel posto cui apparteneva dalla nascita (cosa che lo ha accomunato a Tom Riddle-Voldemort e a Harry, sebbene le reazioni di tutti e tre siano state diverse, in quanto senza ritorno quella di Voldemort, trasformatasi poi in redenzione quella di Severus e del tutto positiva quella di Harry, sin dall’inizio). E tuttavia, questo desiderio di avere una vita migliore, di libertà e rivalsa verso un’infanzia incredibilmente infelice, si è tramutato in sete di potere e questo lo ha portato a legarsi alle persone sbagliate, a seguire un’ideologia di xenofobia e violenza.
Senza nulla togliere al comportamento disgustoso avuto nei suoi confronti da James Potter e Sirius Black, è interessante notare come il famigerato “peggior ricordo” di Severus ponga in evidenza, in realtà, anche ulteriori aspetti: Severus non è mai stato “un debole” (non era, tanto per chiarire il concetto, indifeso come Neville Paciock), era un ragazzo arrivato a Hogwarts con una conoscenza delle Arti Oscure più vasta di studenti ben più grandi di lui (forse di adulti in generale), conoscenza che ha usato nei confronti degli altri studenti, essendosi unito al gruppo degli aspiranti Mangiamorte (che poi lo sono diventati tutti, e tra i più importanti, anche), e per questo era visto dalla generalità degli studenti di Hogwarts come una sorta di “nemico”. E’ decisamente da escludere che lui abbia usato una Maledizione Senza Perdono contro altri studenti, tuttavia ha usato altri tipi di incantesimi e soprattutto ha fatto parte della cerchia ristretta di futuri Mangiamorte che quelle Maledizioni le usava sui compagni di scuola, lasciando che le usassero sugli studenti che erano sì più deboli, cercando poi di giustificare quelle azioni come “non importanti”. Nei suoi ricordi abbiamo visto, infatti, che gli altri studenti (delle altre Case) lo hanno odiato e questo proprio per il suo status di membro del gruppo dei futuri Mangiamorte (Lucius Malfoy, Avery, Macnair, i Lestrange, i Black non rinnegati…) e per quello che tutti loro hanno fatto a coloro non rientranti nella categoria della “purezza di sangue”.
Quello che noi abbiamo visto in quei ricordi è solo un frammento di quello che sono stati quegli anni ed essendo il ricordo di Severus, il suo punto di vista, non solo è parziale (non falso, solo incompleto), ma non ha rivelato pienamente tutte le sue azioni sbagliate. Inoltre, quei ricordi sono i peggiori per Severus perché sono gli eventi che hanno portato, per le sue stesse scelte, allo spezzarsi del suo legame con Lily, l’unico spiraglio di luce e di speranza che aveva sin da quando era un bambino.
Dopo questi accadimenti, come sappiamo, Severus si è legato definitivamente alla causa di Voldemort e due anni dopo aver lasciato Hogwarts ha rivelato a Voldemort la Profezia di Sibilla Cooman.
Eppure proprio questo è stato il punto di svolta. Il momento in cui Severus Piton si è reso conto dell’enormità delle sue azioni, dei suoi errori (anche grazie a Silente, ovviamente) e ha deciso di porvi rimedio. L’obiezione più grande che viene posta a questo fatto è “Lo ha fatto solo per Lily”. Gli stessi romanzi ci rivelano che non è così: parlando con Silente, la frase di Severus è “Li ucciderà tutti”.
In quel momento, Severus ha realizzato con orrore che le sue azioni (anche se in verità a nulla sarebbe servita la sua rivelazione senza il tradimento di Minus, il vero responsabile della morte di James e Lily) avrebbero portato alla morte di un uomo e soprattutto di un bambino innocente, oltre, ovviamente, a quella di Lily.
Da quell’istante è iniziata per lui la redenzione, che lo ha portato ad abbracciare completamente la causa della lotta contro Voldemort, a credere in essa con tutto se stesso, a rischiare la sua vita per quella causa, a sacrificarla, perché era la cosa giusta da fare, perché lui voleva salvare gli innocenti, perché voleva impedire l’affermazione di una società violenta e xenofoba.

E la domanda è: a fronte di questo importa davvero che all’inizio la sua più grande motivazione fosse Lily? No. Quella è stata la scintilla che ha fatto comprendere a Severus la portata gigantesca dei suoi sbagli, è stata solo la spinta di cui aveva bisogno per capire e non è rimasta l’unica motivazione, si è evoluta diventando comprensione totale, abnegazione ai valori della lotta contro Voldemort. Questo è quello che dicono i romanzi.
E’ altrettanto vero che tutto questo dolore non lo ha reso più gentile, anzi, ha indurito il suo carattere, che è rimasto discutibile e sicuramente difficile da sopportare, ma ciò non toglie che Severus sia diventato un uomo di Silente sino al midollo, arrivando ad assumersi il tremendo compito di porre fine alla vita di Silente, che è sempre stato il suo vero e unico amico. E dopo la morte dell’uomo che lo ha aiutato a capire e ha salvato la sua anima, si è ritrovato proprio nei panni di quest’ultimo: l’uomo solo “al comando”, colui che ha sopportato il peso delle responsabilità più grandi, più terribili e gravose, le conoscenze che dovevano restare segrete dinanzi a un pericolo così vasto e terrificante, per la salvezza di tutti. Dov’era il suo pari, la persona in grado di condividere quelle responsabilità? Dopo la morte di Silente non c’è stato nessuno. Eppure Severus ha fatto ciò che doveva, conscio di attirare su di sé solo l’odio e la condanna di quelli che lo avevano sempre considerato almeno un compagno di battaglia, mentre proteggeva loro e gli studenti (salvandoli dalle punizioni dei Carrow e usando le stesse che Minerva McGranitt e Silente avevano deciso, come l’affiancare Hagrid in una missione notturna nella Foresta Proibita).
E’ rimasto un uomo eccessivamente duro, sgradevole da un punto di vista caratteriale, lo è diventato persino di più, ma Harry ha avuto ragione: era in ogni caso uno degli uomini più coraggiosi mai esistiti.

Passiamo al Preside di Hogwarts per eccellenza: Albus Percival Wulfric Brian Silente.
Altra figura incredibilmente molto controversa. Negli anni vi è stato chi si è domandato se egli sia un bonario vecchietto o un machiavellico stratega. Una domanda che, personalmente, devo dire mi ha sempre stupito, perché la risposta è ovvia: machiavellico stratega. Il punto è, tuttavia: avrebbe mai potuto essere altro? Assolutamente no. Inoltre: questo vuol forse dire che a lui non è mai importato nulla di James, di Lily, di Sirius, di Remus, di Severus, dei Weasley, di Minerva, di Hagrid e tutti gli altri? Di nuovo, assolutamente no. Sono i romanzi stessi a fornirci questa verità, mostrandoci la sua preoccupazione, sottolineandola esplicitamente, facendoci vedere che il peso delle responsabilità di essere la figura di riferimento, il leader della lotta contro Voldemort, ha sempre avuto effetto anche su di lui, facendoci vedere la sua sofferenza, il suo senso di colpa, le sue lacrime.
Silente ha dovuto prendere delle decisioni tremende e lo ha fatto perché era la cosa giusta da fare. Ha lasciato Harry dai Dursley (e forse nella mente di molti questo è il suo peccato più grande o uno di essi), pur consapevole dei maltrattamenti a cui il povero Harry era sottoposto. Il fatto è che non aveva altra scelta. Non lo ha fatto infischiandosene, non lo ha fatto a cuor leggero (e le minacce a Petunia ne sono la prova), non lo ha fatto ignorando che questo avrebbe condotto a sofferenza. Sapeva tutto questo, ma lo ha fatto perché non c’era altra scelta, come viene spiegato nei romanzi Harry DOVEVA stare coi Dursley perché era la sua permanenza con loro ad assicurare il funzionamento della protezione che il sacrificio di Lily aveva posto su di lui, per via del legame di sangue tra lui e Petunia. Se quel legame coi Dursley si fosse infranto si sarebbe infranta anche la protezione. E questa protezione è stata l’unica cosa che ha assicurato la sopravvivenza di Harry, sino alla fine. La caduta di Voldemort non ha portato immediatamente a un periodo di pace, poiché il Signore Oscuro era caduto, ma i suoi più fedeli seguaci erano ancora liberi e, come ci viene detto espressamente nei romanzi, alcuni pericolosi quanto lui. Alcuni non sono mai finiti nemmeno ad Azkaban. Inoltre, come affermato da lui stesso parlando con Severus dopo la morte di Lily e James, Silente ha sempre saputo che Voldemort sarebbe tornato, non poteva sapere quando, ma che sarebbe successo lo sapeva, come lo sapevano Sirius e Remus.
Per Harry erano i Dursley o la morte. Non solo nel periodo dopo la caduta di Voldemort, ma anche una volta arrivato a Hogwarts: se non avesse avuto la protezione attiva, tale grazie al legame e alla permanenza dai Dursley, Harry non sarebbe stato in grado di neutralizzare Raptor e quest’ultimo lo avrebbe ucciso, alla fine del primo anno; se non avesse avuto la protezione attiva, sarebbe morto nel cimitero in cui Vodemort è “risorto”, alla fine del quarto anno; se non avesse avuto la protezione attiva, Voldemort avrebbe potuto ucciderlo in qualunque momento, dopo il suo ritorno; se non avesse avuto la protezione attiva, Harry sarebbe morto durante la battaglia di Hogwarts.
Lasciandolo con i Dursley, per quanto la vita per Harry sia stata dura e orribile (una cosa che nessuno negherebbe mai), Silente gli ha salvato la vita. Ripetutamente.
E quando Silente ha mandato Harry a morire, lo ha fatto sapendo che sarebbe sopravvissuto grazie a quella protezione, perché sapeva che Voldemort l’aveva involontariamente presa dentro di sé quando aveva ordinato a Minus di usare il sangue di Harry per la pozione che lo avrebbe riportato alla forma corporea (“Harry Potter e Il Calice di Fuoco” “Harry Potter e I Doni Della Morte”) e che così facendo aveva legato la vita di Harry alla sua, assicurando la sopravvivenza di Harry. E questo è sempre stato proprio ciò in cui Silente ha sempre sperato. Silente ha sempre voluto che Harry sopravvivesse, che a Harry fossero risparmiati dolori, che Harry fosse felice, come ha sempre voluto che tutte le persone che negli anni hanno guardato a lui per avere una guida fossero al sicuro e non dovessero mai rischiare la vita… ma da uomo saggio e con notevole esperienza, ha altresì sempre saputo che Voldemort sarebbe tornato, che a nessuno sarebbero stati risparmiati sofferenza e sacrifici e non c’era niente che potesse fare per evitarlo.
Sirius e Remus hanno acconsentito al fatto che Harry restasse con i Dursley. E questo è un chiaro indice dell’impossibilità di fare altrimenti. Inoltre, quando è stato possibile, ovvero dopo che Harry è arrivato a Hogwarts e ha trovato prima Ron e poi i restanti membri della sua famiglia, Silente ha lasciato, e quando ha potuto fatto direttamente in modo, che Harry passasse il minor tempo possibile dai Dursley. 

La verità è che quando si è in guerra contro una tirannia fatta di sopruso, violenza, xenofobia, non c’è niente e nessuno che possa evitare le sofferenze e i rischi. E chiunque è sacrificabile, perché c’è davvero qualcosa di più importante: il bene comune, la salvezza di tutti. E Silente, pur chiedendo moltissimo, quasi l’impossibile, ai suoi uomini (in senso lato), non ha chiesto niente che lui stesso non fosse disposto a dare e che, in verità, lui stesso ha dato.
C’è una strada facile e una giusta: quella giusta non è mai facile, ma è irta di sacrifici e sofferenza.

Silente ha lasciato Sirius ad Azkaban, anche se ha dato seconde possibilità ad altri, tra cui Severus, è verissimo, ma non solo non è stato l’unico (Minerva lo ha lasciato lì, Hagrid, e soprattutto Remus lo ha lasciato lì), anche qui sono i romanzi a darci la spiegazione: Silente aveva informazioni parziali che riteneva assolutamente vere e l’Incanto Fidelius non lascia scampo a interpretazioni. Solo il Custode Segreto può rivelare il segreto stesso, non ci sono mezze misure, non ci sono alternative. E’ una “realtà assoluta”, l’Incanto Fidelius è “senza appello”. E James, James stesso aveva rifiutato l’offerta di Silente di ricoprire quel ruolo, per proteggerli, e gli aveva detto che Sirius sarebbe stato il loro Custode Segreto. Silente non ha mai saputo la verità sino a quando Sirius, Harry e Hermione gliel’hanno rivelata e, visto che la versione in suo possesso proveniva da James stesso, non ha mai avuto ragione di dubitarne, perché James gli aveva detto che avrebbero fatto in quel modo (e non gli ha mai detto come avevano fatto in realtà, per quanto di occasioni ne abbia avute). Silente non ha dubitato che la realtà fosse quella perché avrebbe voluto dire mettere in discussione la parola di James e Silente non lo avrebbe mai fatto. E alla fine, è lo stesso ragionamento che ha fatto Remus (anche se lui qualche dubbio in più lo ha avuto a livello inconscio, come dimostra “Il Prigioniero di Azkaban”, sebbene non se ne sia mai reso conto). Inoltre, c’erano dei testimoni sul luogo dello scontro Sirius-Peter Minus. Un’altra condanna senza appello. E diciamo pure che Sirius non ha davvero dato modo di far sorgere dubbi: farsi trovare a ridere e ripetere “E’ colpa mia” non è la migliore dichiarazione di innocenza del mondo (avesse almeno aggiunto “Perché ho detto loro di usare Peter per ingannare Voldemort”… il Ministero non gli avrebbe creduto, ma le antenne di Albus Silente si sarebbero drizzate e il suo notevole cervello si sarebbe messo in moto per appurare la verità). Dinanzi a questi fatti persino Albus e Remus non hanno avuto alternative che accettarli come verità. Sirius era preda del dolore, disperato, lo sappiamo tutti… ma forse non ci rendiamo conto che lo stesso valeva per Silente e Remus.
E’ stato un errore? Certo che lo è stato. E non è stato l’unico. E’ colpa di Silente se Sirius è morto. Lo è, senza se e senza ma, perché lui, il leader, la guida, l’adulto più adulto di tutti, colui che ha detto “E’ mia convinzione che la verità sia generalmente preferibile alla menzogna” si è poi lasciato accecare dal sentimentalismo, dai suoi stessi timori, e ha taciuto a Harry la verità, che è ciò che ha condotto i ragazzi al Ministero, dritti nella trappola tesa per Harry. E questo ha condotto Sirius alla morte. E’ stata colpa sua. Tuttavia, c’è un fatto che dimentichiamo: come Harry stesso afferma in Sala Grande dopo la morte di Cedric Diggory, alla fine, Silente è solo un essere umano. Non è una creatura onnipotente e onnisciente, non è altro che un uomo. Un normale essere umano, con i suoi difetti e i suoi pregi, che cerca di agire per il meglio ma sbaglia (e, vista la situazione e il suo ruolo, i suoi errori possono avere portata molto più grande di quelli di altre persone), prova emozioni e sentimenti come tutti gli altri.

E nonostante i suoi errori, Silente è l’emblema del leader, di colui che si assume responsabilità inimmaginabili per la salvezza di tutti, l’uomo solo al comando oltremodo gravato dalla conoscenza di verità terribili e inevitabili, che deve prendere decisioni devastanti perché non c’è altra alternativa, perché è ciò che va fatto in una situazione come quella di una guerra totale e lo fa perché è la cosa giusta da fare, sopportandone in silenzio la sofferenza, senza chiedere a nessuno di portare quel peso con lui, di aiutarlo.
Anche se non fosse stato nei piani di J. K. Rowling, la Prima e la Seconda Guerra del Mondo Magico sono una sorta di allegoria delle due Guerre Mondiali del XX Secolo e Silente è modellato sui grandi leader a capo dello schieramento che combatteva contro il Nazismo: Churchill, De Gaulle, Roosvelt, Eisenhower, ecc. Questi leader hanno mandato uomini a migliaia a morire in battaglia. Ne erano felici o lo hanno fatto a cuor leggero? Ovviamente no. Lo avrebbero rifatto, perché era l’unica cosa da fare e perché andava fatto? Certo che sì. Questo fa di loro dei grandi leader e dei grandi uomini, la capacità di assumersi quel peso sulle spalle perché è ciò che va fatto per la salvezza di tutti e perché in quelle situazioni non c’è alternativa.
Silente corrisponde a tutto questo. Quegli uomini erano machiavellici strateghi e lo stesso è Silente. Questo non vuol dire, però, che non avessero un cuore. Una cosa non esclude l’altra, ma in certe situazioni i sentimenti personali vanno messi da parte ed essere in grado di farlo, oltre a essere d’ispirazione e modello per altri, è ciò che rende leader. Silente ne è stato in grado e per questo è un grande uomo e un grande leader.

Infine, lui, il protagonista, Il Ragazzo Che E’ Sopravvissuto, Harry James Potter.

“Non posso essere un mago… io sono solo Harry. Solo Harry.”

Non c’è bisogno di altro per rendersi conto di quanto sia il protagonista perfetto. Non una persona perfetta, anzi, ben lungi dall’essere tale, ma il protagonista perfetto.
Harry è una testa calda. Man mano che cresce, il suo sangue Black emerge in superficie (sicuramente aiutato dai tratti caratteriali ereditati da mamma Lily e papà James, elemento tutt’altro che trascurabile) e questo è alla base della sua rabbia che spesso “raggiunge la temperatura di ebollizione” (I feel you, Harry); è testardo e a volte sordo alla ragionevolezza, ma questi suoi difetti sono bilanciati dalle sue qualità indiscutibili: è coraggioso, leale come suo padre (come Sirius, come Remus), è orgoglioso in senso positivo, ha un carattere forte, è incline a perdonare, è giusto e, soprattutto, ha un cuore puro. Questo non vuol dire essere privo di difetti, vuol dire semplicemente che, nonostante essi, la vera essenza di una persona è quella di voler fare la cosa giusta. Harry è generoso: da bambino che è stato privato di tutto, dell’amore di una madre e un padre in primis, e non è stato trattato che come un peso e non ha mai avuto niente di veramente suo, quando finalmente lo ottiene il suo primo pensiero, istintivo, è quello di condividere tutto ciò con qualcuno.
Harry è altruista ed è naturalmente portato a ergersi dinanzi alle ingiustizie, a non accettarle, a rifiutarle con tutto se stesso e a combatterle, nonché ad aiutare chi appare bisognoso ai suoi occhi. A combattere in prima linea per la salvezza di tutti, a fare dei sacrifici, perché è la cosa giusta da fare, e, quindi, ad assumersi quelle responsabilità perché è l’unico a conoscenza della verità (suona familiare?), come fa sin da quando è solo un ragazzino di nemmeno dodici anni.
E soprattutto, Harry è intelligente: quello che forse sfugge troppo spesso, è che Harry ha quasi sempre ragione, nonostante i fumi del suo carattere esplosivo. E’ l’unico che capisce che un insegnante non sta difendendo la Pietra Filosofale, ma al contrario, sta lavorando per Voldemort (sbaglia docente, però, si potrebbe dire… ma davvero ci si aspetta che un bambino debba capire tutto nei minimi dettagli, quando gli adulti si sono persi dei passaggi fondamentali, e dopo che ha capito il punto centrale, ovvero che un insegnante aiuta Voldemort e che questo sta per tornare?); si rende conto, ascoltando Remus e Sirius, che effettivamente le circostanze che hanno condotto alla morte dei suoi genitori e alla detenzione di Sirius non tornano ed è grazie a questo che la verità emerge e, poi, capisce il meccanismo del Tempo, quando si rende conto che è lui che ha evocato il Patronus, di aver visto se stesso (e invece Hermione ha difficoltà); ha ragione quando insiste che Draco è divenuto un Mangiamorte e la sua rabbia è data solo dal fatto che nessuno gli dà retta (a parte Silente che, invece, sa bene quanto Harry abbia ragione e volontariamente tenta di sviarlo, per evitare che capisca il piano che lui ha ideato con la collaborazione di Severus); e ne “I Doni della Morte” arriva a comprendere sia Voldemort che il piano di Silente, ciò che Silente voleva fargli capire, insegnargli, ovvero rinunciare ai Doni, ai desideri del proprio cuore, per fare ciò che è giusto e che va fatto. E alla fine, alla sua giovanissima età, è l’unico all’altezza di Voldemort e gli è perfino superiore.
Le volte che le cose sono andate male, come al Ministero, quando è caduto nella trappola tesa da Voldemort e Mangiamorte, sono sempre state il risultato dell’avergli mentito o aver omesso la verità, averlo tenuto all’oscuro di qualcosa: se solo Silente gli avesse spiegato davvero cosa gli stava succedendo e perché dovesse studiare Occlumanzia, Harry non si sarebbe fatto guidare dal terrore e dal bisogno di salvare uno dei due unici membri della sua famiglia rimastigli, ma avrebbe ragionato (posto che comunque ci ha provato a mettersi in contatto con l’Ordine).

“… “Se Voldemort non avesse mai sentito parlare della profezia, si sarebbe realizzata? Avrebbe avuto un senso? Certo che no! Credi che tutte le profezie della Sala delle Profezie si siano compiute?”
“Ma” fece Harry sconvolto, “ma l’anno scorso lei ha detto che uno di noi dovrà uccidere l’altro…”
“Harry, Harry, solo perché Voldermort ha commesso un grave errore, e ha agito secondo le parole della professoressa Cooman! Se non avesse ucciso tuo padre, ti avrebbe provocato un furioso desiderio di vendetta? Certo che no! Se non avesse costretto tua madre a morire per te, ti avrebbe conferito una protezione magica che non sarebbe riuscito a penetrare? Certo che no, Harry! Non capisci? Voldemort stesso ha creato il suo peggior nemico, come fanno ovunque i tiranni! Hai idea di quanto i tiranni temano coloro che opprimono? Sanno benissimo che un giorno tra quelle molte vittime ce ne sarà certamente una che si leverà contro di loro e reagirà! Voldemort non è diverso! Ha sempre cercato chi l’avrebbe sfidato. Ha ascoltato la profezia ed è entrato in azione, col risultato che non solo ha scelto colui che molto probabilmente lo finirà, ma gli ha anche consegnato armi straordinariamente letali!”
“Ma…”
“E’ essenziale che tu lo capisca!” gridò Silente. … “Cercando di ucciderti, Voldemort stesso ha designato la persona eccezionale seduta davanti a me e le ha dato gli strumenti per agire! E’ colpa di Voldemort se sei riuscito a leggere nei suoi pensieri, nelle sue ambizioni, se comprendi perfino il linguaggio serpentesco con cui dà gli ordini; eppure, Harry, nonostante il tuo privilegiato accesso al mondo di Voldemort…, non sei mai stato sedotto dalle Arti Oscure. Mai, nemmeno per un istante, hai mostrato il minimo desiderio di diventare uno dei suoi!”
“Certo che no!” reagì Harry indignato. “Ha ucciso i miei genitori!”
“… Nonostante tutte le tentazioni, tutte le sofferenze che hai conosciuto, rimani puro di cuore, puro come lo eri a undici anni, quando guardasti dentro uno specchio che rifletteva il tuo più profondo desiderio e vedesti solo il modo per piegare Lord Voldemort, e non l’immortalità o la ricchezza. Harry, hai idea di quanto pochi siano i maghi che avrebbero potuto vedere quello che hai visto tu in quello specchio? Voldemort avrebbe dovuto capire e invece no! …”
“Ma signore” ribatté Harry, facendo un enorme sforzo per non sembrare polemico, “la conclusione è sempre la stessa, no? Devo cercare di ucciderlo, o…”
“Devi?” chiese Silente. “Certo che devi! Ma non a causa della profezia! Perché tu, tu stesso, non sarai mai in pace finché non avrai tentato! Lo sappiamo entrambi! Immagina solo per un istante di non aver mai ascoltato quella profezia! Che cosa proveresti per Voldemort, ora? Rifletti!”
Harry guardò Silente camminare su e giù davanti a lui e rifletté. Pensò a sua madre, suo padre e a Sirius. Pensò a Cedric Diggory. Pensò a tutte le orribili azioni compiute da Lord Voldemort. Una fiamma gli balzò nel petto, bruciandogli la gola.
“Vorrei che morisse” mormorò. “E vorrei ucciderlo io.”
“Certo!” gridò Silente. …
Ma finalmente capiva quello che Silente aveva cercato di dirgli. Era, si disse, la differenza fra l’essere trascinato nell’arena ad affrontare una battaglia mortale e scendere nell’arena a testa alta. Forse qualcuno avrebbe detto che non era una gran scelta, ma Silente sapeva – ‘e lo so anch’io’, pensò Harry con uno slancio di feroce orgoglio, ‘e lo sapevano i miei genitori’ – che c’era tutta la differenza del mondo.” (Da “Harry Potter e Il Principe Mezzosangue”)

“ …. Il ritmo regolare delle braccia scandiva il tempo dei pensieri. I Doni… gli Horcrux… i Doni… gli Horcrux… eppure non ardeva più di quel desiderio ossessivo. … Pensò a Codaliscia, morto a causa di un solo minimo, istintivo moto di pietà… Silente l’aveva previsto… di quante altre cose era già a conoscenza?
… ‘A Hogwarts chi chiede aiuto lo troverà sempre’. Si asciugò le mani, indifferente alla bellezza della scena fuori dalla finestra e al mormorio degli altri in salotto. Guardò l’oceano e, in quell’alba, si sentì più vicino di quanto non fosse mai stato al cuore di tutto quanto.
La cicatrice bruciava ancora, e seppe che anche Voldemort era vicino alla soluzione. Harry capiva e non capiva. L’istinto gli diceva una cosa, il cervello un’altra. Il Silente nella testa di Harry sorrideva, contemplandolo sopra le dita unite come in preghiera.
Hai dato a Ron il Deluminatore. L’avevi capito… gli hai dato un modo per tornare…
E avevi capito anche Codaliscia… sapevi che c’era un briciolo di rimpianto da qualche parte dentro di lui…
E se conoscevi loro… cosa sapevi di me, Silente?
Il mio destino è sapere, ma non cercare? Sapevi quanto mi sarebbe stato difficile? E’ per questo che l’hai reso così complicato? In modo che avessi il tempo di capirlo?

‘Non voglio aiuto’ disse Harry, e nel silenzio assoluto la sua voce risuonò come uno squillo di tromba. ‘Deve andare così. Devo essere io.’

‘… Non puoi torturarli. Non puoi toccarli. Non impari dai tuoi errori, Riddle, vero?’
‘Tu osi…’
‘Sì, io oso’ continuò Harry. ‘Io so cose che tu non sai, Tom Riddle. Io so molte cose importanti che tu non sai. Vuoi sentirne qualcuna, prima di commettere un altro grosso errore?’

‘E’ la tua ultima possibilità’ continuò Harry, ‘tutto ciò che ti resta… ho visto quello che sarai altrimenti… sii un uomo… cerca… cerca un po’ di rimorso…’

‘Tu osi?’
‘Sì, io oso’ rispose Harry, ‘perché l’ultimo piano di Silente non si è ritorto contro di me. Si è ritorto contro di te, Riddle.’

‘Il vero padrone della Bacchetta di Sambuco era Draco Malfoy’. … ‘E’ troppo tardi’ osservò Harry. ‘Hai perso l’occasione. Sono arrivato prima io. Ho battuto Draco due settimane fa. Gli ho portato via questa’.

Harry agitò la bacchetta di biancospino e sentì gli sguardi di tutti i presenti su di essa.
‘Quindi è tutto qui, capisci?’ sussurrò. ‘La bacchetta che hai in mano sa che il suo ultimo poprietario è stato Disarmato? Perché se lo sa… sono io il vero padrone della Bacchetta di Sambuco’.

Ma Harry aveva occhi solo per l’uomo in piedi nel ritratto più grande, proprio dietro la poltrona del Preside. Le lacrime cadevano dietro gli occhiali a mezzaluna per finire nella lunga barba d’argento, e l’orgoglio e la gratitudine che emanava colmavano Harry di un balsamo simile al canto della fenice.”
(Da “Harry Potter e I Doni della Morte”)

 

Bene, per questo appuntamento mi fermo qui. Vi aspettiamo a fine settimana per l’ultimo articolo, sulla donna che ci ha donato questa splendida storia, J.K. Rowling!

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Sam

Simona, che da bambina voleva diventare una principessa, una ballerina, una cantante, una scrittrice e un Cavaliere Jedi e della quale il padre diceva sempre: “E dove volete che sia? In mezzo ai libri, ovviamente. O al massimo ai cd.” Questo amore incondizionato per la lettura e la musica l’ha portata all’amore per le più diverse culture (forse aiutato dalle origini miste), le lingue (in particolare francese e inglese) e a quello per i viaggi. Vorrebbe tornare a vivere definitivamente a Parigi (per poter anche raggiungere Londra in poco più di due ore di treno). Ora è una giovane legale con, tralasciando la politica, una passione sfrenata per tutto ciò che all’ambito legale non appartiene, in particolare cucina, libri e, ovviamente, telefilm. Quando, di recente, si è chiesta in che momento, di preciso, sia divenuta addicted, si è resa conto, cominciando a elencare i telefilm seguiti durante l’infanzia (i preferiti: Fame e La Famiglia Addams… sì, nel fantasy ci sguazza più che felicemente), di esserci quasi nata. I gusti telefilmici sono i più vari, dal “classico”, allo spionaggio, all’ambito legale, al “glamour”, al comedy, al fantastico in senso lato, al fantascientifico, al “giallo” e via dicendo. Uno dei tanti sogni? Una libreria. Un problema: riuscirebbe a vendere i libri o vorrebbe tenerli per sé?

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