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I Medici Recensioni

I Medici: Masters Of Florence | Recensione 1×01 – 1×02

Per più di un anno si è parlato di questa serie, per tutto quest’anno (o quasi) la si è attesa, soprattutto da quando è iniziata la campagna pubblicitaria, in estate. E infine, eccola qui sui nostri schermi, in prima visione mondiale: “I Medici: Masters Of Florence” è arrivata.
Noi l’abbiamo vista e abbiamo espresso un giudizio su questi primi due episodi.

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Ogni classe che si rispetti è composta da alunni molto diversi tra loro: c’è il secchione, da cui ti aspetti sempre il massimo; colui che ha fatto del minimo sforzo-massimo risultato una filosofia di vita; e poi c’è lui, l’insufficiente cronico, che sai benissimo avere delle potenzialità, ma le nasconde così bene e si sabota talmente tanto che potresti ormai aver gettato la spugna, ormai convinta che non caverai un ragno dal buco.
Quando meno te lo aspetti, il miracolo. Certo, sai benissimo che non potrà mai arrivare ai livelli del secchione, ma quel guizzo, quell’impegno che non avevi mai visto prima, e che non pensavi fosse possibile, ti rende oltremodo contenta per un compito che, in definitiva, non supera il sette.
La RAI mi ricorda questo studente. Dopo anni e anni, e anni, di mediocrità, tenta di rialzare la testa con un produzione internazionale che strizza l’occhio ai giovani e permette la visione in lingua originale e in alta definizione.
Sei cosciente che il risultato finale è ben lontano dall’essere un capolavoro, ma questo salto di qualità rispetto alle solite fiction rappresenta esattamente il miracolo dello studente abbonato al 3 e invece di soffermarsi sui difetti (che ci sono), ci si sofferma su quello che finalmente funziona.
Il secchione invece è sempre secchione. Con lui sei molto più esigente, sai che se sbarella è perché è sotto i fumi dell’alcol e ti innervosisci il doppio.
Aspettavo “I Medici” con grande trepidazione, cosciente del fatto che si trattasse pur sempre di mamma RAI, e non sono stata delusa.
Ho apprezzato la tecnica di narrazione attraverso i flashback, che permettono di rendere meno piatta la storia; non mi hanno infastidito più di tanto le licenze storiche che, essendo l’epoca risalente e le fonti scarse, permettono di giocare maggiormente con la Storia senza stravolgere nella loro essenza i fatti.
Ho apprezzato particolarmente gli italiani. Alessandro Preziosi mi ha stupito tantissimo, non pensavo avesse una tale padronanza della lingua inglese. Unica nota stonata è Miriam Leone che, in queste due prime puntate, è l’unica il cui accento non era passabile.
Ho ADORATO la scelta di David Bradley come suocero di Richard Madden/Cosimo.
Dimostra come si sia ragionato in termini di marketing, con il preciso obiettivo di far riaccendere la televisione a quei giovani che l’avevano spenta da tempo.
Ricordiamoci, poi, che siamo su una tv generalista, nudi espliciti e scene trucide non le vedremo mai. Meglio farsene subito una ragione.
Poteva essere migliore? Certo. Ma come primo esperimento sono molto soddisfatta.

– Fran

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Quando si parla di serie in costume, io arrivo. E’ più forte di me, ripercorrere la Storia mi affascina in modo incredibile, poter vedere gli abiti e i costumi, perdermi nei meravigliosi paesaggi con le colonne sonore spesso fatte proprio apposta! E allora, quando la mia amica Sam mi ha detto: “Preparati, I Medici, nuova serie”, ho subito pensato “O M G!!!! Firenze, Rinascimento, i Medici… SPETTACOLO”. Peccato che poi mi abbia detto (più o meno in quest’ordine) “Fiction RAI, interpreti internazionali e nazionali, tipo Preziosi”. PANICO GENERALE e un BRIVIDO LUNGO LA SCHIENA. Preziosi quello di “Elisa di Rivombrosa”?!? PER CORTESIA. Sarà la solita poracciata all’italiana.
E invece, lo confesso subito: FATE UNA STATUA AL BRUNELLESCHI DI PREZIOSI! Entrata in scena e battute degne del genio quale è stato. Complimenti davvero.
Queste prime due puntate sono state godibili, il fatto che il tutto sia iniziato con la morte di Giovanni de’ Medici (ovvero un redivivo Dustin Hoffman) mi ha portata subito a pensare che ci avrebbero mostrato il percorso dei protagonisti sia nel dopo morte che nel “pre-morte” diciamo. E, infatti, ecco che attraverso continui flashback del passato di Cosimo, il vero protagonista di questa storia, ripercorriamo la sua ascesa a pater patriae di Firenze. Come la Storia ci insegna, Cosimo de’ Medici è stato un grande Signore di Firenze e ha contribuito non solo al consolidamento del potere (politico ed economico) della Signoria nello scacchiere delle Potenze del tempo, ma anche alla promozione dello sviluppo delle arti (pubbliche e private).
E devo dire che sono delle frasi del padre Giovanni che ci permettono di cogliere appieno la filosofia, lo stile di vita che Cosimo ha scelto (più o meno volutamente) per sé. La prima frase è stata “La percezione è potere”, quello che dai a vedere, quello che gli altri percepiscono di te, ti permette di influenzarli, di averli in pugno. La seconda frase è stata (rivolta in realtà al figlio Lorenzo, ma comunque emblematica) I Medici non attirano attenzione (con abiti sfarzosi)”. E, per quello che ci è stato concesso di vedere, queste frasi rispecchiano appieno il modus operandi (e vivendi) di Cosimo: nessuna ostentazione, molta riservatezza e una sorta di “maschera” che permette di far trasparire solo ciò che si vuole far vedere. E nei flashback ai vent’anni prima della morte del padre vediamo un Cosimo diverso da quello attuale, vediamo un sognatore, un giovane che vuole essere un artista, la cui innata capacità di leggere le situazioni, da diverse angolazioni, e il saper cogliere le opportunità sia di breve che di lungo periodo rendono l’erede perfetto per la conduzione delle attività di famiglia. E Giovanni (il padre) l’ha ben compreso, e ha fatto sì che anche per Cosimo fosse altrettanto chiaro. Sebbene la scelta fatta sia stata rimpianta per lungo tempo, fino alla morte del padre almeno, perché ora Cosimo ha l’opportunità di unire la sua passione con il suo DOVERE.
C’è un’altra frase di cui ho preso nota durante la visione dello show, “E’ necessario fare un po’ di male per raggiungere un bene più grande” e, casualmente proprio, è sempre Giovanni a dirla ai figli a mo’ di insegnamento. E Cosimo la mette in pratica per raggiungere gli obiettivi assegnati. Cosimo è quello in grado di utilizzare a suo vantaggio informazioni riservate (o scomode), proprio perché riesce a vedere la “big picture”, il disegno più grande all’interno del quale si muovono le diverse pedine (i vari Signori, il Papa, i nemici). Ed è proprio grazie a questa capacità che riesce a risolvere non solo la precaria situazione in cui versa Firenze per colpa della guerra (spostando l’attenzione dei cittadini alla costruzione della cupola!) ma anche la guerra stessa.
Vediamo, però, anche che Cosimo ha a cuore la sua Firenze, i suoi cittadini, tutto ciò che fa ha un duplice scopo: da un lato innalzare la grandezza della sua famiglia (quale era desiderio del padre) e dall’altro preservare e innalzare quella della sua città (e della sua gente). Tutto questo, a mio avviso, rispecchia perfettamente la figura di Cosimo de’ Medici così come credo sia stata presentata a tutti noi nei libri di Storia. Quindi, ottimo lavoro fin qui autori. Certo, devo dirlo, Richard è un belloccio con degli occhi meravigliosi ed è anche bravino ma… non so, c’è qualcosa che mi lascia con un “ma”. Ammetto subito di non essere una fan di “GOT” (non giudicatemi solo per questo, please!), quindi mi riservo (causa scarso materiale di giudizio) di dare un’opinione su di lui nelle prossime puntate.
Parlando in generale (ma non sono un’esperta), devo dire che la storia mi piace, è scorrevole e i flashback permettono di ripercorrere (appunto) la crescita personale (emotiva e caratteriale) del protagonista. Devo ammettere che alcune scene mi sono sembrate un po’ “di plastica”, in alcune la faccia di Cosimo mi è sembrata di cera (forse la luce), e la scena (che doveva essere maestosa) di lui che scala il Duomo fin su in cima e si guarda attorno, simbolo sia di vastità che di dominio, mi ha dato l’impressione che lui fosse una pulce nei confronti dell’immensità del creato. Il che, per carità, è cosa vera e giusta, ma la scena doveva dare un’idea di maestosità e in questa maestosità c’era la figura di Cosimo che nasceva dal centro come predominante sul paesaggio. Lui stava nascendo come pater patriae e io ho pensato che fosse inesistente in confronto alla grandezza di quella Cupola (non ancora costruita, peraltro!). E non è un problema di TV, in casa abbiamo un 54 pollici al plasma e guardavo sul canale 501, quindi in HD. Per contro, la scena del matrimonio tra Cosimo e Contessina è stata davvero meravigliosa, sia per la scenografia che per la luce e i colori.

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Quindi, per riassumere, devo dire che non è la miglior fotografia che io abbia mai visto ma non è nemmeno la peggiore. Voglio dire, “ONCE” mi ha abituata a robe di ben più bassa lega eppure i più stravedono per la serie (senza nulla togliere a “ONCE” ovviamente seguo anche quella!).
Devo poi ricredermi sulla recitazione di alcuni italiani (non che io ne abbia riconosciuti parecchi sono onesta) ma Bianca di Miriam Leone mi ha piacevolmente stupita, l’ho trovata davvero credibile. E Preziosi come Brunelleschi, niente, ve l’ho già detto, l’ho adorato. Matto e geniale allo stesso tempo. Un genio in anticipo sui tempi. Confermo.
Eppure su una cosa sbagliava Giovanni: “Le imprese non le compiono gli artisti, ma gli uomini di potere”. Ebbene, quella non è la cupola degli uomini di potere, quella è la Cupola del Brunelleschi. E dopo seicento anni è arrivata a noi così. Sicuramente, però, senza gli uomini di potere quella Cupola ora non ci sarebbe; tuttavia, nessuno si ricorda chi ha commissionato la Cappella Sistina, tutti si ricordano di chi l’ha dipinta. Quindi sì, gli artisti compiono le imprese, gli uomini di potere aiutano a renderle possibili (anche se oggi forse non vale nemmeno più nemmeno tanto questo discorso).
Personalmente non vedo l’ora di vedere come va avanti, ora che arriva la peste poi…

– Gnappies_mari

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Devo dire che, per quanto attendessi spasmodicamente questo show (adoro le serie storiche), avevo moltissimi timori, invece sono rimasta piacevolmente colpita.
Partiamo subito dalle critiche.
La serie, almeno stando a questi primi due episodi, non è certo priva di difetti: nei costumi si nota qui e là il mancato celare o mimetizzare, se preferite, alcuni elementi un po’ troppo moderni; Cosimo e Lorenzo possono andare bene per la versione “del presente” (sono stati palesemente un po’ invecchiati col trucco e dei tocchi di bianco tra i capelli e la barba), ma almeno dovevano essere ringiovaniti un po’ di più nei flashback; e, dicendolo per amor di obiettività, la CGI a volte si nota. Di quest’ultimo aspetto, tuttavia, francamente non si dovrebbe neanche parlare, perché diciamolo in modo chiaro: non è che non si noti in “Game Of Thrones” o in altre serie. A volte si nota persino in “Star Wars” e nei film Marvel. Capita. Pazienza.
Il mio timore più grande era e resta sulle licenze storiche, che spero non siano eccessive. Va bene romanzare, è inevitabile, in quanto non si possono avere testimonianze dirette e presenti che permettano di ricostruire gli eventi nei minimi dettagli (e, come dire, noi non sappiamo cosa accadesse “tra le quattro mura”), ma credo si debba comunque cercare di mantenere intatta la struttura degli eventi e il loro ordine cronologico, il modo in cui si sono svolti (ad esempio, Brunelleschi per la costruzione della cupola partecipò a un concorso che venne indetto nel 1418 e l’inizio della costruzione della cupola avvenne anni prima degli eventi narrati nella serie). L’assedio di Lucca del 1429 avvenne in modo un po’ diverso rispetto a quello narrato, seppur sia vero che Firenze pagò Francesco Sforza affinché questi si ritirasse.
Insomma, avete capito: pur accettando il fatto che in parte si debba romanzare, temo errori troppo evidenti sulla parte storica. Bisogna sempre mantenere una generale fedeltà.
Sono d’accordo con quanto espresso, in generale, da Fran e Gnappies_mari, quindi non ripeterò nulla di quanto detto da loro, non è necessario.
Avendola vista in inglese, posso dire che la serie è generalmente ben recitata (onore ad Alessandro Preziosi che non solo è del tutto credibile – d’altronde quest’attore ha portato a teatro “Re Lear”, non è l’ultimo dei pivelli –, ma che sfoggia un inglese favoloso). Certo, si può non apprezzare la cupezza data a Cosimo de’ Medici, ma si capisce il perché lui sia così, in quanto uomo che ha sacrificato (costretto dal padre) tutto se stesso alla ragion di Stato e a quella del proprio Casato e, quindi, uomo profondamente infelice (senza contare che di certo il momento presente, con tutto ciò che capita, non è sereno, anzi). Le musiche sono bellissime, così come la maggior parte delle scenografie (che l’Italia ha in dotazione, ricordiamolo) e in certe inquadrature in particolare la fotografia era davvero notevole; inoltre, il ritmo è quello tipico di una serie storica, che hanno avuto tante altre prima (“I Tudor”, “I Borgia”, “I Pilastri della Terra”, “Mondo Senza Fine”, “The White Queen”, “Versailles”…).
In primo luogo, c’è da sottolineare come sia da apprezzare l’introduzione del tema dell’omosessualità di alcuni artisti, che all’epoca era vista come peccato mortale e portava alle condanne a morte per sodomia. Per un’emittente che solo quattro mesi fa ha censurato un bacio gay in un famosissimo show (“How To Get Away With Murder”), introdurre non solo il tema, ma farlo in quel preciso modo, è un bel passo avanti. Infatti, il significato implicito delle parole di Donatello, “Ha solo diciannove anni. Lo condannerebbero a morte. Non denunciarci”, della preghiera di Donatello, è chiaro: la condanna è qualificata come ingiustizia. Un concetto davvero notevole.
In particolare, ho amato molto le inquadrature aeree della splendida campagna toscana (e dintorni), così come quella del castello vicino al mare; per il gioco di luci, invece, la scena in cui Cosimo vede Bianca per la prima volta e quelle in cui lei è in posa, nonché la scena in cui Cosimo entra nel cono di luce lunare al Pantheon e vede la luna attraverso la cupola di esso.

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Inoltre, sono pregevoli alcuni richiami simbolici, sia nelle immagini che nei dialoghi: proprio le scene in cui Bianca è in posa, poiché lei è una figura a metà tra il classico (per l’appunto per la posa che assume quando fa da modella, così come per il drappeggio del tessuto che la copre) e la donna rinascimentale e botticelliana (per i suoi colori); l’immagine di Bianca e Cosimo dopo aver fatto l’amore, che penso tutti, come me, abbiano associato alla Pietà di Michelangelo. Ovviamente, per il tipo di amore e dolore espresso, la splendida scultura è lontana dall’immagine di Cosimo e Bianca, eppure il richiamo è evidente.
Ancora, come dicevo, nei dialoghi, con le parole di vari personaggi storici: Donato di Niccolò di Betto Bardi (Donatello), “Non siamo forse fatti a immagine di Dio? Mostrando la bellezza dell’uomo non si mostra quella di Dio?”; Giovanni de’ Medici, “Gli uomini sono creature di Dio, ogni cosa che conquistiamo glorifica Dio” (principio poi ripetuto da Cosimo al fratello Lorenzo nel finale del secondo episodio); il famoso principio per cui a volte, per fare del bene, bisogna prima fare del male, ovvero “Il fine giustifica i mezzi”.
Perché sono importanti e pregevoli? Perché tutti, immagini e parole, richiamano la grandezza culturale del periodo, vogliono ricordare a noi spettatori a cosa diede vita la Repubblica di Firenze e con lei la famiglia de’ Medici. Ci ricordano Michelangelo con le immagini (Cosimo e Bianca, per l’appunto), Niccolò Machiavelli con le parole,“Il fine giustifica i mezzi”, principio che proprio lui mise su carta nel famoso “Il Principe”, rivolto, non a caso, a Lorenzo de’ Medici. E con le parole di Donatello, di Giovanni e poi di Cosimo ci ricordano, altresì, la grandezza innovativa (a dir poco) di quel pensiero, in un’epoca in cui la Chiesa pretendeva ancora di essere l’unica via attraverso la quale arrivare a Dio, l’unica detentrice della Verità Assoluta, quando la rivoluzione luterana era ancora lontana. Tutto questo, dunque, rimanda a quel fervore culturale. Ed è per tale motivo che si è scelta questa famiglia: i Medici, pur di certo non diversi dai loro contemporanei e più che disposti a usare mezzi discutibili per ottenere i propri scopi, in un’epoca che era ben lontana dal riconoscere l’importanza della vita umana di per se stessa, in cui violenza e corruzione erano la norma (e sì, sembra esserci un richiamo ai nostri giorni e una critica implicita alla situazione attuale), in cui il Papa aveva la supremazia sui regnanti, erano in ogni caso uomini moderni, all’avanguardia, dal pensiero innovativo.
Ecco il motivo per cui, personalmente, per quanto falsa ho apprezzato la scelta della morte di Giovanni non solo per avvelenamento, ma per avvelenamento da cicuta. La cicuta fu il veleno che assunse Socrate in seguito alla condanna a morte. Il processo e la condanna di Socrate furono ingiusti e voluti dai suoi oppositori, in sostanza, in quanto egli venne ritenuto un nemico politico, dedito a contrastare i valori della società. Ed è in questo modo che gli oppositori dei Medici, tradizionalisti e contrari a un’evoluzione della plebe, a una società più democratica, vedevano loro. La valenza simbolica di questo parallelismo, magari non pianificato, mi ha colpito.

In generale, e quindi anche a livello tecnico, si può e si deve migliorare, anche in una prospettiva futura, di altre serie (magari iniziando con una seconda stagione sui Medici, con protagonista Lorenzo Il Magnifico), ma, per essere un primo passo di quella che vuole essere una nuova direzione per le serie italiane di modo che esse innalzino il livello della nostra tv nazionale per portarla quantomeno a quello europeo ed entrare nel mercato, e stando a queste due sole prime puntate, “I Medici: Masters Of Florence” sembra essere non un capolavoro, ma un buon prodotto.
Inoltre, abbiamo bisogno di show così, che mostrino la bellezza e la ricchezza del nostro Paese e della nostra storia, della nostra cultura (che “ha fatto il mondo”), che fin troppo spesso tendiamo a dimenticare. E non dovremmo, mai.
La mia speranza, dunque, è che la serie migliori sempre più, tenuto anche conto del fatto che questi due episodi erano, per forza di cose, introduttivi. E spero in un seguito con Lorenzo Il Magnifico.
Infine, menzione d’onore alla sigla (tralasciando la splendida “Renaissance”), che mi ha colpito già nell’anteprima dei cinque minuti di lunedì: per lo stile innovativo, creativo e artistico ricorda quella di “Game Of Thrones”. Uno sforzo davvero apprezzabile.

– Sam

 

Appuntamento a fine stagione per un altro commento!

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