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How To Get Away With Murder Recensioni

How To Get Away With Murder | Recensione 3×12 – Go Cry Somewhere Else

Nessuna nuova, buona nuova? In questo caso mi verrebbe da dire di sì, perché a tre episodi dalla ripresa post-hiatus di HTGAWM non abbiamo particolari sviluppi dal punto di vista della trama orizzontale… e una parte di me vorrebbe urlare che non potrei esserne più felice! Ok, forse detta così sembra alquanto eccessivo, ma la verità è che, come avevo già accennato nella scorsa recensione, il mistero dietro alla morte di Wes non mi sta facendo arrovellare il cervello come molti altri che hanno tenuto banco nelle stagioni passate, e di certo non per disinteresse nei confronti del diretto interessato quanto per via della parentesi emotiva che si è aperta parallelamente, molto più coinvolgente da seguire.

Questa seconda parte della terza stagione sta procedendo meno freneticamente della prima metà, fermandosi ad analizzare i personaggi, le loro reazioni e il modo di processare un lutto mai così vicino come ora. Non stiamo più parlando del mistero della morte di Lila, che tutto sommato chi la conosceva, o dell’assassinio/incidente di Sam, che come anche Michaela ha tenuto a precisare nello scorso episodio potremmo liquidare lapidariamente con un “se l’è meritato”: qui a essere sotto i riflettori sono i nostri Keating 5 direttamente perché è uno di loro al centro del caso da sviscerare. Non si tratta più di trovare il colpevole a un caso per guadagnarsi un trofeo o un esonero da un esame di metà corso: capire cosa è successo, di chi è la colpa e, soprattutto, PERCHÉ Wes non è più con loro è una questione personale, non si può affrontare con il pragmatismo e in un certo senso il distacco richiesti a un avvocato chiamato a volte a difendere anche il peggiore dei criminali. E mettere uno di loro al centro di questa trama crea le basi per uno sviluppo dei personaggi, specialmente i ragazzi appunto, che finora hanno sempre avuto relativamente poco spazio per esprimersi e in questo contesto riescono invece a regalare momenti estremamente intensi (grazie alle capacità decisamente in crescita dei loro interpreti, s’intende).

A dominare la scena in questo “Go Cry Somewhere Else” per me è a mani basse Karla Souza, interpretando efficacemente una Laurel che passa l’intero episodio, finalmente fuori dall’ospedale, a “cercare Wes”. Ho trovato la sua interpretazione straziante tanto nei momenti in cui urlava dal suo pulpito a coloro che si sono presentati alla veglia in memoria di Wes e “piangono” (da qui l’esclamazione che è anche titolo della puntata) per un ragazzo che tutto sommato neanche conoscevano realmente, quanto (e forse di più) quando passa a un dolore più composto ma ancora teso e lacerante: quando lascia l’impiegata dell’obitorio sibilandole che “andrà all’inferno un giorno” l’ho trovata di una credibilità spiazzante, la scrittura di tutte le sue battute mi è sembrata improntata sulla semplicità di parole che probabilmente noi stessi useremmo in certe occasioni. Perché, diciamocelo, in fase di lutto non si diventa Shakespeare: quanto è verosimile pensare di parlare davanti a una platea dopo essere stata appena dimessa dopo giorni e giorni in ospedale, non ancora pienamente ristabilita, con in grembo il figlio del tuo ragazzo morto nell’incendio che ha quasi ucciso anche te e inanellare abilmente una frase a effetto dietro l’altra? Non è più credibile trascinarsi da un posto all’altro quasi per inerzia e rispondere a una persona che ti ha negato un favore per te di vitale importante con nulla di meno banale e quasi infantile di “andrai all’inferno”? E insieme a una buona scrittura del personaggio e del modo in cui sta affrontando l’intera situazione c’è una resa perfetta da parte dell’attrice che, ricordo, inizialmente sopportavo a giorni alterni. Tanto perché HTGAWM non può semplicemente accontentarsi di lasciarmi in pace con i miei preconcetti, deve sconvolgere le mie idee ogni due per tre, e così Connor comincia a tornarmi sulle palle per il suo ostinato atteggiamento da teenager depresso che proprio non ce la fa a trasudare una goccia di empatia neanche sotto tortura (salvo poi uscirsene con un “amico” in riferimento a Wes, beccandosi giustamente il “che-minchia-dici-che-non-l’hai-mai-tollerato-manco-di-striscio?!?” di Laurel che, fondamentalmente, rispecchia la mia stessa reazione all’uso di quella parola) mentre l’inizialmente bistrattato Asher continua a salire la mia classifica di gradimento.

Completamente fuori chart invece Michaela, che continua a essere uno dei personaggi migliori in un contesto che cade a pezzi, sobbarcandosi i problemi dell’intero gruppo in assenza di Annalise (parallelo con la prof esplicitato anche da Asher) e, in particolare, rivolgendo il massimo delle attenzioni a Laurel: mi piace molto com’è evoluto il loro rapporto, era chiaro fin da subito che quella vaga rivalità iniziale sarebbe presto capitolata e avrebbe potuto nascere qualcosa tra le due. Certo, un anno fa a quest’ora magari avrei usato il termine “amiche” con le pinze, sempre sottolineando che in generale non riuscivo a vedere i K5 come un consueto gruppo di amici quanto perlopiù gente legata da trascorsi complicati che devono sopportarsi a vicenda perché sì… i rapporti tra tutti loro avevano già iniziato a solidificarsi (mooooolto gradualmente) nel corso di questa stagione, la morte di Wes è stato probabilmente il fattore definitivo per cementificarli. Michaela che fa la carina con Laurel in ospedale puzza senz’altro di fake all’inizio, ma più siamo andati avanti con gli episodi e abbiamo assistito al loro avvicinarsi e più mi sono convinta che quello che potrebbe sì essere iniziato come un mero esempio di politically correct si sia in realtà trasformato in amicizia sincera e genuina, ed è un piacere da guardare in uno show in cui, altrimenti, veniamo sempre messi di fronte a tradimenti, delitti e paranoie, in cui le carinerie vengono generalmente guardate con sospetto (vedi Meggy).
Chiudo poi la parentesi ragazzi con Oliver che, ora che è entrato a pieno titolo nel “murder club”, sta subendo un cambiamento estremo in un brevissimo minutaggio, semplicemente perché costretto a passare per tutte le fasi che gli altri hanno attraversato nel corso di tre stagioni nell’arco di una puntata e mezza, e anche in questo caso la scrittura del suo personaggio evidenzia tutte le reazioni che si potrebbero realisticamente vivere nella sua situazione, dagli attacchi di panico alle risate isteriche. Conrad Ricamora possiede completamente questo personaggio e lo rende a mio parere perfetto in ogni minima sfumatura.

 

Dal punto di vista della storyline di Annalise, invece, vediamo finalmente una svolta alla stasi in cui era stata gettata, ed è indicativo che a spingerla a reagire e a cambiare quell’atteggiamento passivo sia stata la ricomparsa di sua madre e la conseguente realizzazione che la donna abbia bisogno di lei. Cicely Tyson è come sempre impeccabile nel ruolo di Ophelia e le sue scene con la Davis non deludono mai a livello di qualità recitativa e, soprattutto, di pathos. Questo episodio non ha fatto eccezione: i loro incontri in tribunale e successivamente in carcere sono decisamente tra i momenti più pervasi da un mix di emozioni, tra rabbia, rancore, tristezza e preoccupazione, anche per via della presenza del padre di Annalise (verso cui lei nutre ancora evidentemente un certo rammarico ricordando gli abusi subiti dallo zio e l’apparente noncuranza di suo padre in merito. Questo porta a un altro dialogo decisamente intenso per via della sensibilità dell’argomento: il passato tormentato di Annalise sono cicatrici mai guarite e per questo lei incolpa in parte anche suo padre, che non è stato dalla sua parte quando ne aveva bisogno). Ma principalmente a scuotere l’apatia che la morte di Wes e tutto ciò che ha girato intorno a questo evento cruciale ha gettato su Annalise è stato accorgersi dello stato in cui versa sua madre, quella donna dall’apparenza fragile ma che in passato abbiamo visto più volte correre in soccorso della figlia e accoglierla a braccia aperte e pronta a sorreggerla quando invece è stata lei a cercare sostegno. Ophelia si è sempre posta come la piccola donna gracile ma dalla tempra di ferro, forte e volitiva, ancora pronta nonostante l’età a mettere tutti in riga (basta pensare al piglio con cui si è subito lanciata a riprendere Nate per il suo non interessarsi a togliere Annalise dai guai in cui si trova), è sempre stata la roccia di Annalise di cui, quindi, possiamo immaginare lo stato d’animo nell’accorgersi che la demenza senile la sta facendo vacillare dal punto di vista della salute mentale, perché è più o meno lo stesso senso di spaesamento e in un certo senso rifiuto che quasi viene da provare a noi spettatori dopo aver imparato a conoscere questo personaggio al meglio della sua forma.
Laddove le premure della compassionevole compagna di cella (sempre per tornare al contesto dello show che ci porta naturalmente a sospettare di ogni carineria, non ho potuto fare a meno di pensare che anche lei avesse qualcosa da nascondere, ho fatto fatica a leggere il suo interesse per Annalise come semplicemente spassionato e disinteressato, o magari messo lì apposta per controbilanciare la personalità invadente e fastidiosa dell’altra detenuta… chissà che non la rivedremo in futuro) e le rassicurazioni di Bonnie tuttavia senza un vero risvolto dal punto di vista pratico non erano riuscite a smuovere Annalise di un millimetro, la certezza di dover uscire di galera per stare vicino a sua madre che ha bisogno di lei è la spinta necessaria a riprendere in mano la situazione… e anche qui vedere come al solo decidere di reagire Annalise partorisce immediatamente l’idea vincente che invece alla povera Bonnie continuava ostinatamente a sfuggire enfatizza ulteriormente la naturale predisposizione della Keating alle scappatoie, spesso intraprendendo vie inconsuete e a volte anche drastiche (come in questo caso), ma con comunque alla fine della strada, in un modo o nell’altro, il risultato che si è prefissa.

Il suo ritorno in pista ci porterà sicuramente a scoprire fino a che punto l’ufficio del procuratore è invischiato nel cercare di incastrarla… nonché fino a che punto è invischiato Nate: il finale con il breve incontro tra lui e Wes a casa di Annalise non ha per me personalmente avuto un grande effetto semplicemente perché io non sospetto minimamente di Nate, è uno dei pochi personaggi che ha sempre cercato, per quanto possibile, di mantenersi su una via moralmente retta, quindi non riesco a immaginarlo colpevole dell’uccisione del ragazzo… ma cosa era andato a fare a casa Keating quella sera è senz’altro una domanda a cui si dovrà dare risposta, e il suo apparente coinvolgimento nella sparizione del corpo di Wes (sempre che sia vero e non faccia anche questo parte di un piano per incastrare anche lui) è un altro nodo da sciogliere.

  

E a proposito del corpo “misplaced”, voi che ne pensate: c’entra davvero Nate? Sta coprendo qualcuno o è stato messo in mezzo a sua insaputa? Oppure, teoria del complotto super-selvaggia che ho letto in rete, no corpse no party, ovvero “come la scomparsa di un cadavere spesso significhi che un cadavere non c’è mai davvero stato”? Io personalmente non do molto credito a questa voce, sarebbe troppo folle perfino per HTGAWM e, soprattutto, se davvero così fosse avrebbero sprecato episodi ed episodi di character development di tutto il gruppo e di intensa analisi emotiva nel processare un lutto importante come quello di uno di loro… senza contare che non puoi intraprendere una strada così impegnativa e per certi versi coraggiosa come eliminare un personaggio dal cast principale per poi fare dietrofront e rimangiarti tutto senza perdere mille punti credibilità. Spero quindi davvero non sia questo il caso, ma al di là di come si deciderà di sbrogliare la matassa del “caso Wes” continuo a dire, come ormai da tre settimane, che il modo in cui lo show sta lavorando al momento mi piace, sono sempre catturata da ciò che vedo, mi lascio coinvolgere e spesso anche commuovere e tutto anche senza la fretta di capire dove la trama mi sta portando e senza l’ansia di farmi un’idea sulla risoluzione del mistero. Continuo a ribadire, e aspetto di leggere anche i vostri pareri in merito se vi andrà di condividerli qui sotto nei commenti, che finché la qualità dell’intrattenimento rimane a questi livelli per me va più che bene che il minutaggio dedicato al procedere della trama orizzontale tramite i flashback rimanga limitato e relativamente in secondo piano.

In attesa del prossimo episodio, che dal promo che potete vedere qui sopra promette (come da titolo) “guerra”, vi ricordo come sempre di passare dai nostri amici di

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Alla prossima!

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2 comments

The Lady and the Band
The Lady and the Band 12 Febbraio 2017 at 17:23

Ciao!
Complimenti per la recensione 🙂 Ti leggo ogni settimana anche se – eh eh – di solito sono seduta talmente scomoda che non riesco mai a commentare.
Concordo con tutto ciò che hai scritto e a proposito della teoria che esponi alla fine, ammetto di averlo pensato ed il fatto che Wes abbia telefonato a qualcuno chiamandosi Cristophe, mi fa chiedere se non esista realmente un legame col passato e la famiglia Mahoney. Ma sarebbe talmente ovvio che…non so.
Secondo me sarebbe molto più interessante se Wes fosse morto veramente l’avesse ucciso uno dei K5 e ammetto che la scorsa settimana per un attimo ho persino pensato a Bonnie, salvo poi fare lo stesso ragionamento tuo: è l’ennesimo specchietto per le allodole.
Comunque, sto apprezzando l’approfondimento dei personaggi e sono curiosa di cosa cambierà ora che Annalise è fuori.
Alla prossima!

Reply
L@ur@ 14 Febbraio 2017 at 16:15

Bella recensione, concordo su tutto, Laurel ha sempre avuto le palle secondo me, e vederla sbroccare in questo episodio è stato molto bello e, come dici bene tu, realistico.
L’abbiamo vista all’inizio reagire quasi con tranquillità alla morte di Wes (causa forse delle medicine e dello shock), ma ora pian piano sta esplodendo e mi piace un sacco…
Anch’io ho sentito le teorie secondo le quali Wes non sarebbe davvero morto e, bhè, spero proprio che non siano vere, gli autori non possono gettare una bomba così e poi tirarsi indietro, senza contare che il corpo mezzo carbonizzato lo abbiamo visto tutti, sarà mica un fantoccio tipo “Strager Things”? XD
Ho letto invece un’interessantissima teoria secondo la quale proprio Laurel sarebbe coinvolta nella morte di Wes, involontariamente, e devo dire che mi ha messo la pulce all’orecchio…
Abbiamo visto Frank costituirsi, e tutti dicono sia per redimersi agli occhi di Annalise, e se invece stesse proteggendo Laurel?
SE, come lei dice, Frank fosse stato in casa Keating con lei e Wes e fosse successo qualcosa?
Un incidente tipo Sam, e l’incendio causato per coprire tutto?
Non spiegherebbe perchè anche lei sia rimasta intrappolata in casa, ma devo dire che come teoria per ora è la migliore che ho sentito.
Per concludere scommetto qalsiasi cosa che il povero Nathaniel (lol) si sia di nuovo ritrovato fregato da altri!

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