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How To Get Away With Murder | Recensione 3×11 – Not Everything’s About Annalise

Un titolo un programma, verrebbe da dire: “non tutto riguarda Annalise” a questo punto della storia è come voler ribadire che HTGAWM sta viaggiando sempre più nella direzione di uno show quanto più corale possibile. E in questi episodi in cui il carcere sta fisicamente tenendo Annalise fuori dai giochi abbiamo molte più occasioni per entrare nelle vite degli altri personaggi, esplorare le loro personalità e reazioni senza l’ingombrante presenza della Keating (non in senso negativo, penso sia ormai chiaro quanto io stimi immensamente il talento di Viola Davis e adori vederla in azione con un personaggio sempre interessante e ricco di sfumature come Annalise… ma è fuori di dubbio una presenza ingombrante nel senso che tende a catalizzare l’attenzione distogliendoci dalle dinamiche del resto del gruppo).

Questo undicesimo episodio vede infatti un minutaggio ridottissimo dedicato alla nostra protagonista, eppure le sue poche scene colpiscono nel segno a mio parere proprio per la capacità attoriale della Davis unita a buone scelte a livello di scrittura, regia e montaggio: ogni sequenza in prigione è una escalation di umiliazione per Annalise, l’astio delle altre detenute e le loro frecciatine sono continue punture che cercano di scalfire una scorza sempre più sottile a isolarla da ciò che la circonda. La leonessa che ha affrontato di tutto e di più negli ultimi due anni e mezzo aveva già mostrato cenni di cedimento, dubbi e indecisioni in passato, ci era stata mostrata al limite in un paio di occasioni, ma mai l’avevamo vista ridotta così: parla a malapena, non cambia espressione per un attimo, è afflitta e incapace di reagire… o forse semplicemente non ha più neanche voglia di provarci, come dimostrano i suoi pacati ma secchi appunti a una Bonnie dal canto suo sempre più in difficoltà e, nel momento di maggior bisogno per la sua mentore, a corto di strategie e mortificata per questo. In questo senso direi che il minutaggio dedicato ad Annalise, sebbene minimo e limitato a scene perlopiù silenziose, coglie nel segno, perché riesce comunque a trasmetterci tutto il malessere della donna, il suo sconforto e perfino un sottotesto di sconfitta e rassegnazione con pochi dettagli ben orchestrati, le giuste inquadrature e le giuste battute: Bonnie che, nell’ammettere che ancora una volta i suoi tentativi di tirare Annalise fuori di prigione non sono andati a buon fine, anziché porsi come un sostegno per l’altra finisce per accartocciarsi su se stessa in autocommiserazione, l’inquadratura trasversale dall’alto ad Annalise nella doccia che soffre le insinuazioni delle altre detenute in doloroso silenzio, e quando infine sembra cedere alle pressioni dall’esterno e reagisce con quel gesto forte del tagliarsi e strapparsi i capelli con una lametta.

Ma come dicevo all’inizio, nonostante la penetrante rappresentazione del dolore interiore di Annalise, in questo episodio il fulcro sembra in realtà spostarsi notevolmente sugli altri personaggi, facendo particolarmente spiccare per incisività le ragazze: Michaela, semplicemente MERAVIGLIOSA, energica e decisa come poche altre volte, sia nel rispondere a tono alla Preside che nel parlare a chiari termini con Oliver, forte nella sua risolutezza al punto da ispirarmi un fiero “that’s my girl” con tanto di petto gonfio e sorrisetto orgoglioso manco fosse mia figlia; ma anche Laurel che, sebbene immobile sul suo letto d’ospedale, in realtà fa molto più che tenere il muso tutto il tempo – sia in maniera attiva, confermando su suggerimento di Bonnie la versione dei fatti di Frank, che “passiva”, essendo chiaramente il motore delle azioni di lui: l’unica parte sicuramente vera della confessione di Frank è quel semplice “Laurel” pronunciato dopo una breve esitazione alla domanda “perché avrebbe dovuto uccidere Wes?”… non sarà lui l’assassino del ragazzo, ma “Laurel” è sicuramente la risposta al perché si sia costituito per un crimine non commesso, per ragioni che sfuggono ai più, compresa la Atwood (Dio quanto la odio! Avrei dato tutto per una Annalise stile Hulk che, nella scena di quell’indecente punzecchiamento con le foto del cadavere di Wes, distrugge le manette e la pesta di santa ragione. Aridatece facciadaculo-Sinclair piuttosto!) che continua ostinatamente a vedere l’ombra di Annalise dietro a tutto questo. Ma “not everything’s about Annalise”, ci ricorda Frank, e se normalmente le intuizioni della Atwood avrebbero anche ragione di esistere (le insinuazioni sul suo calamitarsi attorno gente problematica e sfruttarne le insicurezze… magari lo fa inconsapevolmente ma quante volte anche noi l’abbiamo pensato nel vedere sia Bonnie che Frank prostrati al suo volere, pronti a rovinarsi in prima persona per proteggere lei?), in questo episodio ci viene ricordato che i rapporti che intercorrono in questo gruppo sono, come anche Laurel afferma nella sua confessione, “more complicated”.

  

E il tirare in ballo così tanti diversi fattori aiuta senz’altro l’infittirsi della trama, ricordandoci ad esempio che Frank sarà pure un sociopatico dall’istinto omicida facile, ma è anche stato a lungo il cagnolino di Annalise e, senza dubbio, tiene molto a Laurel in maniera genuina e farebbe per lei gli stessi sacrifici che farebbe per Annalise. Ci ricorda che Bonnie è stata la mano dietro all’uccisione di Rebecca, e nel mostrarcela al telefono con Frank dopo aver scoperto che Wes sa della fine che ha fatto la ragazza gli autori parrebbero volerci suggerire un suo coinvolgimento nella morte di Wes… e proprio per questo io la escluderei, troppo scontato che si sia trattato di uno qualsiasi tra lei e Frank. Non ho ancora le idee chiare sull’accaduto ma l’idea di Wes che si toglie la vita da solo per qualche motivo mi ronza ancora nell’anticamera del cervello. Altra ipotesi potrebbe essere sempre quella di mamma Mahoney, chi lo sa… il fatto che non mi stia arrovellando per cercare questa risposta la dice lunga comunque: proprio come lo scorso anno la seconda parte di stagione sta decelerando a livello di plot twist, dandoci più ampio respiro per godere della narrazione senza soffocarci in scoperte e nuovi indizi da decifrare… e a me così piace. Certo, il ritmo incalzante e la complessità (a tratti quasi ermeticità) delle linee narrative per trovare la soluzione a un mistero dopo l’altro sono tra i tratti distintivi di questa serie, ma sempre più spesso quest’anno mi trovo a chiedermi per quanto ancora potrà andare avanti così senza stancare o dare quella sensazione di già visto all’ennesimo ripetersi di dinamiche familiari e collaudate. Mi ripeterò, lo so, ma trovo che lo show sia arrivato alla maturità giusta per distaccarsi dal fiato-sospeso-per-40-minuti-di-fila a tutti i costi e che il livello di attaccamento a cui siamo arrivati con questi personaggi, unito a una comunque ottima capacità di scrivere colpi di scena ben studiati e ben assestati, potrebbe garantirgli qualche altro anno di messa in onda passando a un format più simile a queste stagioni 2B e 3B.

D’altronde la complessità e la catena di eventi (uno più incasinato dell’altro) di cui questi personaggi sono stati protagonisti sta già mostrando il fianco dal punto di vista della credibilità, come vediamo in questo stesso episodio: quando Michaela, che qui sembra davvero una mini-Annalise (e d’altronde non era quello il suo sogno, a inizio serie? “Voglio essere come lei”… per poi passare al “sebbene la odio una parte di me ancora vorrebbe compiacerla” alla vigorosa difesa in questo episodio di una donna per la quale potrebbe anche aver perso gran parte del rispetto sul piano personale, ma che ritiene ancora un modello professionale esemplare), mette Oliver al lavoro e gli fa hackerare il pc della Atwood, quello che i nostri K5 trovano è un riepilogo di tutti i casi che hanno rovinato le loro vite, da Lila e Sam agli Hapstall e la Sinclair, passando ovviamente per Rebecca. Un breve recap per ricordarci quanto è accaduto, quanto è stato insabbiato, quanti segreti esistano ancora anche tra di loro (nessuno dei ragazzi sa ancora della colpevolezza di Bonnie riguardo Rebecca, tanto per dirne una, e credo che questo punto giocherà un ruolo di una certa rilevanza nelle prossime puntate), ma che allo stesso tempo mi rimanda a un pensiero che avevo già avuto l’anno scorso e che non posso che esprimere nel mio migliore francese rinascimentale: quanta merda deve ancora capitare a ‘sti quattro sfigati senza che nessuno di loro ne paghi direttamente le conseguenze? Quanto ancora lo show può andare avanti su questa falsariga e chiederci di sospendere l’incredulità davanti al fatto che una miriade di eventi che in genere comprendono anche uno o più morti accadano sempre allo stesso gruppo di persone che, per di più, la fanno puntualmente franca?

Con questo concludo quindi dicendo che, sul piano generale, ho trovato questa 3×11 un altro buon esempio del dirottare la narrazione su binari più incentrati sull’introspezione dei personaggi (sono stati molti i momenti in cui siamo entrati nell’intimità di uno o dell’altro, e il fatto di essere arrivata a fine puntata senza essermi accorta del tempo passato e con la sensazione di aver assistito a buon intrattenimento mi conferma che, personalmente, a questo punto non ho bisogno di svolte al cardiopalma per considerare un episodio di HTGAWM uno da 10+), ma allo stesso tempo ho notato diversi momenti in cui, andando a ripescare forse in maniera eccessiva dal passato, si è rischiato di appesantire la trama. Sappiamo che eventi come la morte di Sam o quella di Rebecca saranno forse per sempre fili conduttori, che vedremo riemergere più volte nell’arco della serie, ma ho trovato che la narrazione tendenzialmente più lineare (e godibilissima così) di questo episodio non abbia giovato del rimettere in mezzo troppi nodi del passato, perlomeno non tutti insieme.
Voi che ne dite, siete d’accordo? Come vedete il futuro di HTGAWM e in particolare che ve ne pare di questa seconda parte di stagione finora? Aspetto di leggere le vostre opinioni qui sotto nei commenti e, intanto, vi lascio come sempre il promo della prossima puntata (Cicely’s back!!!) e vi ricordo, se siete costantemente alla ricerca di news e info sullo show, di passare dai nostri amici di

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Alla prossima!

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1 comment

Marianna 8 Febbraio 2017 at 01:22

Comincio a pensare che Bonnie centri qualcosa: o fa veramente schifo come avvocato o non ha nessuna intenzione di fa uscire Annalise di prigione.
Per quanto riguarda la durata della serie anche io ho i miei dubbi. Per quanto possono andare avanti senza diventare ripetitivi? Una soluzione potrebbe essere eliminare un personaggio principale facendo in modo che si prenda la colpa di tutto e ricominciare da capo con una nuova trama ma non so come potrebbero rendere il tutto credibile senza rendere l’intera situazione surreale (o qualcuno potrebbe dire ancora più surreale 🙂 )

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